venerdì, 31 agosto 2007
Stanotte danno Serpico in TV ma io l'ho visto alcuni giorni fa. Mia mamma infatti alcuni giorni prima (se metto ancora "alcuni giorni fa/prima" arriviamo alla mia nascita) ha intercettato e placcato il DVD. Il suo fanatismo paciniano ha dato un buon frutto. Fotografia livida, atmosfera angosciante quasi pinteriana coi poliziotti che vorrebbero far fuori Frank Serpico ma non lo fanno, prima cercano d'irretirlo poi lo ammoniscono gentilmente poi lo sopportano infine cominciano a maltrattarlo - almeno, vorrebbero perché non li lascia mica fare. Come in Birthday Party di Pinter o nel telefilm The Prisoner. Non a caso il regista è Sidney Lumet, del cui 12 Angry Men il pinteriano (vedi appunto Birthday Party) Friedkin (legato a Pacino da Cruising su un altro poliziotto in ambiente ostile, anche se in tal caso l'uomo nel mirino era il regista) fece un remake televisivo. Al Pacino che dà di matto poi è fortissimo. Strano che il grande Francis Murray Abraham (indovinello: con Al in ...?), allora ignoto ma in una parte vera, non una comparsata non sia accreditato.

Selah!
postato da: thomaspendragon alle ore 15:18 | Permalink | commenti (6)
categoria:cinema, sogni, attori, al pacino, william friedkin
giovedì, 30 agosto 2007
Sarà giustiziato stasera Kenneth Foster, colpevole di favoreggiamento nei confronti d'un omicida: per la legge del Texas chi aiuta un omicida anche senza concorrere nel delitto è passibile di sentenza capitale. Assurdo, come uccidere l'omicida (già giustizato). Chi è a favore di ciò s'offende anche quando gli si chiede se si sente migliore di Saddam Hussein quando esulta per la sua impiccagione: uccidere un assassino sarebbe atto più lodevole di uccidere migliaia d'innocenti.

http://www.la7.it/blog/default.asp?idblog=6

Il governo britannico ha rimandato l'estradizione di Pegah Emam Baksh, tutt'altro che pericolosa iraniana che nel proprio paese è attesa dalla sentenza capitale. Al link di seguito si può scrivere alle autorità italiane per chiedere di convincere quelle britanniche ad annullare addirittura il volo; si attende che chi s'è strappato le vesti per "quella" mostra di Milano (in cui ci fu certo un caso di censura fascista gravissimo, ma non si può monopolizzare l'attenzione d'un paese per settimane per foto che insultavano persone in risposta agli insulti di queste) sprechi almeno una parolina per questo caso.

relazioni.pubblico@esteri.it

Selah!
postato da: thomaspendragon alle ore 16:01 | Permalink | commenti (2)
categoria:
sabato, 25 agosto 2007
Oggi compiono gli anni:

Thomas Sean "Big Tham" Connery
Marinaio, camionista, lattaio, culturista, attore, poeta, regista di documentari (l'immortale compie 77 anni);

 

e

Mel Ferrer
mio... rivale (90).



Auguri ragazzi!

Selah!
postato da: thomaspendragon alle ore 15:42 | Permalink | commenti (6)
categoria:cinema, sogni, gioia, attori, sean connery
martedì, 21 agosto 2007
Visto ieri Gli implacabili (in originale "The Tall Men": non m'ingaggiarono solo perché nel '55 non ero ancora nato). Aspettandolo ho visto 15 minuti della novela tedesca Tempesta d'amore, il che ha reso ieri la giornata migliore della mia vita. Grande il tizio che dovrebbe riparar un'ascensore quando dà una torcia al proprietario d'un albergo (o era il contrario?) dicendo "Tieni, t'illuminerà la mente". Altra gran frase è pronunciata nel film da Robert Ryan: "La gente invidia le persone di successo, non i perdenti" DAVVERO? I film insegnan molto. Notevole comunque e Clark Gable (dal torace più ampio di Jane Russell) è davvero "The King of Hollywood": Tall, Dark and Handsome. Pettinato e impomatato anche nel deserto e gentiluomo impeccabile, ma solido, roccioso (solid rock!) e forte.

Selah!
postato da: thomaspendragon alle ore 16:03 | Permalink | commenti
categoria:cinema, arte, attori, clark gable
domenica, 19 agosto 2007
Sabato scorso son stato al Museo Nazionale del Cinema di Torino, creato nel 2000 nella Mole Antonelliana con la stessa materia di cui son fatti i sogni. C'ero già stato in 3° sup., ma per questioni di tempo (la mattina andammo al Museo Egizio e una gita scolastica a Torino non è tale senza passarci, come ogni scolaresca elementare brianzola deve sottoporsi all'orrendo rito di visitare Crespi d'Adda) la visita fu parziale e dovevo togliermi un peso dalla coscienza.Museo-moloch.jpg (34046 bytes) Poche volte m'è sembrato d'arrivar così vicino all'essenza del Mito della Settima Arte, fra tutte la prima volta che vidi Million Dollar Baby al cinema: la leggenda di Clint, film vecchio stile, voce fuori campo, i topòs di un'America rimasta alla Depressione tra pugilato, blues e tough guys, l'esser in una multi sala (Torri Bianche di Vimercate) quindi ricordare gli enormi cinematografi parigini o statunitensi che si vedon per l'appunto in film d'allora o d'ambientazione "vecchia". Nonostante le eterne polemiche su Hollywood, il Museo celebra molto il divismo hollywoodiano, aggiungendogli fascino ma non trascurando il cinema indipendente e/o europeo (poca Asia). Si parte dall'archeologia: effetti ottici, camere oscure, primi esperimenti, spesso inquientante (andavan di gran moda fantasmagorie, demoni, silhouttes d'ambigue processioni al chiaro di luna, quasi terrificante); si passa alla galleria delle professioni necessarie a realizzare film, narrante con cimeli, foto, frasi e spezzoni di film (son capitato nella nicchia sui costumi proprio quando proiettavan la scena di Breakfast at Tiffany's in cui Audrey/Holly dopo essersi abbigliata furiosamente esce dal bagno e chiede a George Peppard "Come sto?" La vera domanda è CHE DIAMINE DI RISPOSTA S'ASPETTAVA?); tra i costumi esposti c'era quello di Peter O'Toole per Lawrence d'Arabia (a proposito di David Lean: ieri sera su Rai1 eran allegri e han dato Dottor Zivago: non l'ho ri-visto - quindi niente tifo morettiano sul finale - ma mi son addormentato col "Tema di Lara" in testa): par della mia misura, volevo prenderlo. Poi la galleria dei manifesti "storici". Tutto ciò in corridoi lungo il perimetro della Mole, ai piani bassi: al centro, una cavità di più d'80 metri le cui pareti son percorse fino a circa metà da una passerella in cima alla quale si posson far giochini divertenti come entrare in Matrix o vedersi proiettati su vari televisori da più angolature. Ci son le ricostruzioni di salotti italiani di varie epoche: in quello anni '80 vinili di Duran Duran, Madonna, Nick Kamen... protesterò con la direzione per l'assenza dei dIRE sTRAITS. Alla base, una teca espone l'uovo di Alien (ho quasi pianto); calpestando una bara (très jolie) s'arriva alla stanza "horror"; poi "musical"; dalla sagoma di Will Coyote intagliata in una porta rossa (scomoda, è a misura di bambino, solo uscendo ho scoperto che bastava spingere) s'entra nella stanza "cartoon"; il Caffè Torino ospita il neorealismo italiano (ilbalcone m'ha ricordato più l'Overlook Hotel) e tante altre cose carine. Bello, bello.

D'allora sulla mia scrivania campeggia:

(prima c'era Taxi Driver che misi da 14-5enne esaltato e idiota che sbraitava aberranti stupidaggini nelle assemblee - ho pure beccato qualche sassata, ma almeno si parlava di politica a scuola e parlo dell'anno scolastico 2001-'02, non torno addirittura al '77; ora solo MTV, SMS, tvtb, 3msc, cicci-cì ciaccia-cià, dudu-dù dada-dà; T.D. è un grandissimo film, ma mi ricordava quanto son stato stupido - utile come monito, però; e almeno posso dir d'aver fatto "politica attiva", e questo poster è comunque molto più bello)

La sera ho poi visto (a scrocco) What's New Pussycat e nella mia sessuofobia (scusate l'outing) ho adorato ("per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare / quei programmi demenziali con tribune elettorali" nuovo concorso "Trova la citazione" - Isy ha vinto l'edizione precedente con Industrial Disease, da Love Over Gold, dIRE sTRAITS, 1982, musica e testo di Mark Knopfler e s'è beccata il lauto premio, trovando anche un mio errore) il film bollato dalla critica U.S.A. (ma apprezzato in Europa) come licenzioso e immorale. Era il 1965: un pastiche simile poteva aver successo solo allora. Nel '90 il meno riuscito Zia Julia e la novela fu un fiasco; oggi un film bizzarro non avrebbe speranze, dev'esser tutto lineare (non oso pensare al destino che il delirante - ma razionale, quasi freddo nel suo prendersi sul serio - Zardoz di Boorman avrebbe uscendo oggi anziché nel '74). E un cast così (Allen, Andress, Sellers parteciparon anche al primo Casino Royale, la parodia non ufficiale di 007 con David Niven / James Bond e Orson Welles / LeChiffre) è difficile da trovare (grande l'apparizione di Richard Burton!). Clive Donner è regista pinteriano, ma non mi stupisce abbia messo mano a quest'opera così british-style. Le battute della sceneggiatura di Woody Allen son elaborate, ragionate ("Stai zitta quando urli con me!") ma tutto scivola nel delirio più totale: nella scena dell'albergo, quando son tutti preoccupati per l'arrivo della polizia notate Romy Schneider (sì, l'avete notata per tutto il film): non riesce a trattenere le risate. Grande Allen che cena in riva alla Senna per il compleanno e chiede a Peter Sellers che, avvolto nella bandiera norvegese, vuole dar fuoco al suo "bellissimo corpo", il sale; come O'Toole che rievocando le sue passate avventure si vede alle medie corteggiare un'insegnante con cappellino e pantaloni corti.
Il leit-motiv del suo personaggio è sempre stato il mio motto: "Se la luce mi colpisce in un certo modo son quasi bello" (ridicolo per un bellissimo come lui). Abituato a smaniare per i truci Michael Caine e Lee Marvin, sto ammirando sempre più quest'attore, ormai è un mio mito.

Selah!
postato da: thomaspendragon alle ore 17:10 | Permalink | commenti (8)
categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, attori, audrey hepburn, apertura mentale, anglofilia
venerdì, 17 agosto 2007

M'è spiaciuto molto non poter scrivere in tempo del compleanno del mio musicista preferito...

...il 12 c.m. MARK KNOPFLER compiva 58 anni! AUGURI!

Image Hosted by ImageShack.us

Per me molto più che un chitarrista-cantautore d'altissimo livello: il cantore di chi vive in dIRE sTRAITS, terribili difficoltà, ciò che Eastwood è stato al cinema e Steinbeck in letteratura: Making Movies è il sogno di chi lotta ogni giorno per un domani e per poter sognare, On Every Street il motto di chi affronta tutto, All The Roadrunning la sfida di chi va sempre avanti e colui che m'ha fatto incontrare la splendida community www.knopfleriani.it/forum e la gran tribute-band Lady Bugs.

Skateaway il mio inno.

Telegraph Road la più gran canzone di sempre.

 parte 1  pt. 2 

Un nuovo modo di suonar la chitarra, un nuovo modo di far vecchia musica, rielaborare rock'n'roll, country e rockabilly, scavare nel passato della musica per esplorare la società e creare qualcosa d'insolito. Una musica con un movimento orizzontale, un suono che va in avanti con coretti paralleli alla chitarra, un raggio di luce che rischiara il cammino per non sentirsi soli: Sultans Of Swing.


Giusto stamane ho comprato Dire Straits, il loro primo album. Un vero fan doveva averlo ('sta storia del vero fan costicchia... vabbè, i CD dei DS si trovan a poco, almeno quelli), anche se ammetto di esser in ritardo (è però preceduto da Making Movies, Brothers In Arms, Love Over Gold e Live at the B.B.C., oltre che dai DVD Sultans Of Swing - per quanto riguarda MK solista, il singolo Boom, Like That e le collaborazioni Neck and Neck con Chet Atkins e All The Roadrunning con Emmylou Harris). Con Mark che mostra una sua polaroid a ribadire la propria immagine, come nei clips da MM (Skateaway, Tunnel Of Love - 1° versione, quella senza Falco - e Romeo & Juliet) in cui appare tutto ciò che è evocato dal testo, un pò didascalicamente forse, a differenza del sopracitato Clint che in Million Dollar Baby nasconde tutto, lascia immaginare allo spettatore.

Auguri Mark e grazie ancora per tutta la strada percorsa e il segno che hai lasciato: "There's gotta be a record of you some place..."

Selah! (Shala shaley hey-hey...)

postato da: thomaspendragon alle ore 15:13 | Permalink | commenti (3)
categoria:musica, sogni, gioia, dire straits, mark knopfler
giovedì, 16 agosto 2007

PER PROBLEMI TECNICI QUESTO BLOG E' RIMASTO FERMO.

La linea del telefono è collassata per "problemi di banda" e oggi pomeriggio un tecnico ha risolto il problema.

Non ho potuto scriver in tempo reale del compleanno di Mark Knopfler, dell'avventura a Torino, dei film recentemente visti e soprattutto COMMENTARE I VOSTRI SPLENDIDI BLOGS.

Spero non ve ne siate rammaricati.

Da domani questo blog riparte.

Grazie per la pazienza, tanti saluti.

Selah!

postato da: thomaspendragon alle ore 15:28 | Permalink | commenti
categoria:scuse
mercoledì, 08 agosto 2007

Ho già scritto della mia passione per il british-style, tralasciando la componente più importante in ciò: il telefilm anglo-gallese del 1967 Il prigioniero, dal genio di Patrick mcGoohan. Da anni ne conoscevo tracce, come un'ammaliante puntata de I Simpson che non apprezzai a fondo non sapendo ancora bene di che trattasse (ma poi la rividi); alle Messagerie Musicali di Milano a 15 anni ne trovai una VHS che non comprai perché per tutti quei soldi (tantissimi!) non m'interessava una piccola parte d'una serie; quando lo trasmise Italia 1 (dai, si salvano), nell'estate tra 2° e 3° superiore, andai in delirio. Ora faccio il cat-sitter e a scrocco vedo le ultime puntate di questa meraviglia. Ieri poi Blob (indicando erroneamente la data '77 - quest'estate fanno una serie di spezzoni tv di quell'anno, aggiungendone qualcuno del '67, avranno dimenticato di cambiare didascalia) ha mostrato la prima parte della sigla - ahimè in b/n.

Cielo in tempesta, si ode un tuono: l'inquadratura si sposta su una strada in cui sfreccia una decapottabile guidata da un uomo che vediamo poi percorrere svelto un corridoio. E' alto, robusto, vestito di nero. Primo piano: volto irregolare, occhio destro semichiuso, sinistro spalancato, pettinato con precisione. Sbatte sulla scrivania d'un impiegato le sue dimissioni che vengon archiviate, la sua foto "annullata" con x battute a macchina. Torna a casa, prepara le valigie ma un uomo in bombetta lo stordisce con del gas: si risveglia in un bizzarro villaggio, in cui è sottoposto al dialogo:

-Dove sono?
-Nel Villaggio
-Che cosa volete?
-Informazioni
-Da che parte state?
-Vogliamo informazioni...informazioni...informazioni.
-Non le avrete mai.
-AH AH AH AH!!!!!!
-Chi è lei?
-Io sono il nuovo numero 2.
-Chi è il numero 1?
-Lei è il numero 6
-Io non sono un numero. Sono un uomo libero!

(nell'ultima frase la regia è geniale, zoom rapido sul protagonista che leva un pugno al cielo)

Angosciante, claustrofobico, pinteriano (ho già deciso il tema della mia tesi), bellissimo: l'ambientazione è quanto di più bello abbia mai visto in TV, il villaggio di Pontmeiron (un pò meno i vestiti a righe bianco+colore a scelta...). Ieri davano uno degli episodi meno complessi ma bello e significativo: Cambiamento di personalità ("Change of mind") in cui Numero 6 è accusato di esser asociale e disarmonico; la lobotomia simbolo della violenza della massa che cerca di uniformare il ribelle dopo averlo emarginato e insultato (anch'io però voglio esser tampinato da Numero 86!).

Una mente originale come quella di Patrick mcGoohan è purtroppo stata dimenticata: a parte piccoli ruoli in film di guerra come Brass Target ("Obiettivo Brass", 1978) lodevoli più per il cast (John Cassavetes, Max von Sydow, George Kennedy, Robert Vaughn e... Sophia Loren) o esser stato co-protagonista (Edoardo II il Plantageneto) di Braveheart (grande ma al servizio del divo Mel Gibson), la sua carriera risulta fondata sul co-protagonismo nel grandissimo Escape from Alcatraz in cui curiosamente fa il direttore del carcere e Clint diventa Numero 6, l'esser stato colpevole in 4 Colombo (è amico di Peter Falk - a sua volta amico di Cassavetes, vedi sopra) e averne scritti e diretti vari. Peccato, perché ne Il prigioniero dimostra di saper dirigere, scrivere, recitare; soprattutto, la profondità della cosa ne mostra l'enorme cultura e intelligenza. Forse il telefilm l'ha "imprigionato", forse accettare d'interpretare James Bond l'avrebbe reso più celebre (ma forse il telefilm sarebbe stato il tentativo di "James Bond" di dimostrarsi cresciuto). So che dovessi scegliere tra una carriera più ricca (non proprio misera in fondo) della sua e l'aver creato Il Prigioniero o anche averlo solo intepretato...

Certo il telefilm è spaventosamente attuale. In un mondo che impone modelli peggiori l'uno dell'altro, che volgarizza e banalizza tutto, il fine, riflessivo, casto Numero 6 che difende in ogni modo la propria identità è una luce, 40 anni fa come oggi. Fuori dall'ambiente ristretto del Villaggio, dalla delazione, dal controllo del comitato, dei Rover e del Numero 2, fuori dal Vortex.

Se poi lo si fa con tanto stile...

Selah!

postato da: thomaspendragon alle ore 16:28 | Permalink | commenti (2)
categoria:cultura, libri, opinioni, sogni, arte, gioia, telefilm, attori
martedì, 07 agosto 2007

 Sto facendo il catsitter a due condomini, mentre son via controllo Simba e guardo film a scrocco (hanno Sky). Ieri c'era Ispettore Brannigan la morte insegue la tua ombra (in originale non danno retta alla Wertmuller e l'hanno intitolato "Brannigan"), con il Duca nei panni di Jim Brannigan (ho già letto questo nome...), ispettore della polizia di Chicago che va a Londra a prendere il criminale Lenkin (John Vernon, Point Blank) da estradare. Scotland Yard gli affianca la giovane detective Jennifer (Judy Geeson) e l'ufficiale sir Charles (il mitico Richard Attenborough). Quanto Lenkin viene rapito, devono collaborare col suo ambiguo avvocato Mel Fields (Mel Ferrer, il mio rivale...); Lenkin ha poi messo sulle tracce di Brannigan il sicario John Gorman (Daniel Pilon). Si vede anche Lesley-Anne Down, co-protagonista con Connery e Sutherland di 1855: la grande rapina al treno e ex moglie di William Friedkin.

Solo un poliziesco, ma carino, giusto per il gusto di veder il Duca assestare qualche pugno. Peccato per due ralenti inutili e un momento di suspence sprecata: Fields punta la pistola a Lenkin e dice "Quando ci incontrammo mi dicesti una frase che d'allora è il mio motto..." io da semi-sdraiato mi metto seduto, aspettando una frase memorabile e pronto a incidermela in testa odo: "... 'non fidarti mai di nessuno'..." Sconforto. Quando Brannigan arriva all'aeroporto di Londra chiede a Judy come ha fatto a riconoscerlo e lei risponde: "M'han detto di aspettare un uomo leggermente più piccolo della Statua della Libertà". La frase migliore potrebbe esser questa (ma se fossi stato lì ci avrebbe confusi... MUAHAHAHAH impossibile, era il '75). Ferrer brilla di luce propria.

Grazie a Pietro e Chiara, buone vacanze, gli animali stanno bene.

Selah!

postato da: thomaspendragon alle ore 15:44 | Permalink | commenti
categoria:cinema, arte, ringraziamenti, gioia, attori, audrey hepburn, john wayne
domenica, 05 agosto 2007

... about any trumpet playing band, it ain't what they call rock'n'roll (taratara-tatta-ta-ta-ta)... and the Sultans (ta-ta-ta-taaaaa)... yeah, the Sultans, THEY PLAYED CREOLE! (visto che la citazione torna?)

Ieri su Rai1 serata Via col vento. Scioccante scoprire che la sigla d'una trasmissione della stessa rete è il tema di questo film. Ta-tiiiiiiiii-ta-tiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii... ta-tiiiiiiiiiiiiiiii-ta-tiiiiiiiiiiiiiiiiii... ta-ti-ta-ti... ta-ti-ta-tiiiiiiiiii... già sapebo che negbi parlare a infinido e come se avede baffdedode, ma non immaginade che pbotagonista pablabe in bolognese. Beddo comunque, gbande spettacolo, fatto scopbibe emozione che pbobabe pubblico di vecchio cinema, come bacconta Scobsese di quanto suo padbe pobtabe lui a cinema e fabe vedebe film noib o westebn o kolossal. Bei colobi. Clabk Gable poi essebe davvebo gbande. Un pò boba da telefoni bianchi, ma appasionante. Confebma che meglio lingua obiginale, se possibile. Vedi Excalibub, che in italiano essebe da 3 stelle su 5, in inglese da 4. Comunque doppiaggio dare posti di labobo, quindi buona cosa. Se poi doppiatobi no ammibatobi di Faccetta neba, meglio. Anche pubblicità dare lavobo, ma fabe dubabe 4 ore un film che in tv dubabe poco più di 3 (a cinema 3h22', in tv gibabe più velocemente) esagebazione. Come esagebata pazienza di govebnante con miss Bossella (parente?): dobo quabto d'oba di capbricci, pbendebe falce peb cotone e inseguibe.

Selah!

postato da: thomaspendragon alle ore 16:57 | Permalink | commenti (3)
categoria:cinema, sogni, arte, gioia, attori
sabato, 04 agosto 2007

Il blog m'ha fatto riflettere sull'importanza delle persone. Scriverne uno non è azione egoista, perché si comunica con altre persone indipendentemente da quanto sian egocentrici i contenuti; venendo letti, ci si accorge che se non si entrasse in relazione con altre persone postare sarebbe inutile. La gioia di ricever commenti e veder incrementare il numero delle visite non ci sarebbe e non si leggerebbero opinioni utili. Tutto ciò nonostante la lontananza fisica degli altri blogger. C'è una distanza più che fisica dagli altri blogger e questo è rassicurante dopo aver dedicato mesi della propria vita a una persona che si è poi sentita libera di usarti come yo-yo. Non son mai stato troppo espansivo a causa di timidezza e balbuzie (appena accennate) e forse dopo questa esperienza lo sarò ancor meno: non me ne lamento, è stato utile. Prima di ciò il mio motto era "IO NON APPARTENGO A NESSUNO"; dopo tale incontro pensai che avrei potuto appartenere a qualcuno; ora vado per la mia strada, se qualcuno tiene a seguirmi prego, sarò lieto di seguirla/o a mia volta. Perchè so anche se non si può viver per sè.

SO FAR AWAY

(testo e musica di Mark Knopfler - da Brothers In Arms, dIRE sTRAITS, 1985)

Here I am again in this mean old town
And you're so far away from me
And where are you when the sun goes down
You're so far away from me

So far away from me
So far I just can't see
So far away from me
You're so far away from me

I'm tired of being in love and being all alone
When you're so far away from me
I'm tired of making out on the telephone
'cause you're so far away from me

So far away from me
So far I just can't see
So far away from me
You're so far away from me

I get so tired when I have to explain
When you're so far away from me
See you've been in the sun and I've been in the rain
And you're so far away from me

So far away from me
So far I just can't see
So far away from me
You're so far away from me
 
 
Sono ancora qui in questa brutta, vecchia città
e sei così lontana da me
dove sei quando il sole tramonta?
sei così lontana da me
Sei così lontana da me
tanto che non posso vederti
sei così lontana da me
sei così lontana da me

Son stanco d'esser innamorato e tutto solo
quando sei così lontana da me
son stanco di non trovarti al telefono
quando sei così lontana da me

Sei così lontana da me...

Son così stanco quando devo spiegare
perchè sei così lontana da me
vedi tu sei stata al sole e io nella pioggia
perchè sei così lontana da me

Sei così...
 
 videoclip live

 WHAT IN THE WORLD

(testo e musica di David Bowie - da Low, 1977)

You're just a little girl with grey eyes
Never mind, say something
Wait until the crowd cries
Oh, wait until the crowd cries
You're just a little girl with grey eyes

So deep in your room, you never leave your room
Something deep inside of me, yearning deep inside of me
Talking through the gloom
What in the world can I do
What in the world can I do
Im in the mood for your love
For your love
For your love
For your love

Oh

I'm just a little bit afraid of you
'cause love won't make you cry
But, wait until the crowd goes
Oh, wait until the crowd goes
I'm just a little bit afraid of you

So deep in your room, you never leave your room
Something deep inside of me - yearning deep inside of me
Talking through the gloom
What in the world can I do
What in the world can I do
Im in the mood for your love
For your love
For your love

Oh, what you gonna say?
Oh, what you gonna do?
Ah, what you gonna be?

To be real me, to the real me
Under the cool, under the cool and under having a ball
What you gonna say to the real me, to the real me
Ahhhh, ahhhh, ahhhh, ahhhh, ahhh
 
 
Sei solo una ragazzina dagli occhi grigi
non importa, dì qualcosa
aspetta che la gente urli
oh, aspetta che la gente urli

Così sommersa nella tua stanza, non lasci mai la tua stanza
qualcosa profondo in me, sospira profondo in me
parla attraverso il buio
cosa al mondo posso fare
cosa al mondo posso fare
ho bisogno del tuo amore
del tuo amore

Son solo un poco spaventato da te
perchè l'amore non ti fa piangere
ma, aspetta che la gente vada
oh, aspetta che la gente vada
son solo un poco spaventato da te

Così sommersa dalla tua stanza...
Oh, che dirai?
Oh, che farai?
Oh, che sarai?

Per esser davvero me, per il vero "me"
soggetto alla tua freddezza e al ballare con te
che dirai a me, al vero "me"
aaaahhh...
 
Selah!
postato da: thomaspendragon alle ore 15:21 | Permalink | commenti (6)
categoria:musica, opinioni, sogni, arte, concerti, david bowie, dire straits, mark knopfler
venerdì, 03 agosto 2007

(OK Isy ti pago i diritti d'autore per il titolo)

Ieri mi son iscritto a "Biblio Hospitalis", associazione che offre letture ai pazienti ospedalieri per tenergli compagnia. La cosa più esaltante è che mi daranno il camice con tesserino di riconoscimento. Mi sento come Snoopy che immagina d'esser un chirurgo di fama mondiale orgoglioso delle ciabatte verdi.

Dopo un impiegato al Niguarda e un'infermiera, arriva in famiglia... un lettore.

Volevo vantarmene... MUAHAHAHAHAHAHAH spero non sembri che mi faccio pubblicità ma mi sembrava una cosa carina da scrivere.

"dr. Parkinson declared 'I'm not surprised to see you there...' "

Lauto premio in palio a chi indovina la citazione. Anche se CHISSOIO la sa già.

Selah!

postato da: thomaspendragon alle ore 15:35 | Permalink | commenti (5)
categoria:sogni, gioia, telefilm
giovedì, 02 agosto 2007

Oggi è il 75° compleanno di Peter O'Toole da Connemara, grandissimo attore, irlandese rugbista e gran alzatore di gomito con Richard Harris e Richard Burton:

"Non sono una mosca da salotto, sono una lucertola da bancone, mangio mosche da salotto a colazione"

(questa sua frase è riportata in un suo ritratto al "Oliver st.John Gogarty's pub di Dublino, vicino a Temple Bar)

Tanti auguri! Foto scelta A CASO:

img293/5002/287bisfy9.jpg

Selah!

postato da: thomaspendragon alle ore 13:24 | Permalink | commenti (3)
categoria:cinema, sogni, gioia, audrey hepburn