lunedì, 31 marzo 2008
Image Hosted by ImageShack.usRepulsion di Polanski è gran cinema: ottima regia, con un gioco di specchio geniale (Colin s'avvicina allo spioncino, Carol se n'allontana) e luci usate al meglio (Carol vede l'impronta sulla mano, si scosta e si vedono le altre); ottima recitazione, una Deneuve intensissima e credibilissima e bravi caretteristi; dramma intrigante; un personaggio accattivante. Per me si tratta d'immedesimazione per avvenenza (proprio così), sessuofobia, pazzia (scherzo... forse) e belgità (un dettaglio, come lo è giustamente nel film - secondo Sergio Romano l'instabilità contradistingue i belgi: Bosch, Ensor, i mesi impiegati per formare l'ultimo governo).
Londra, 1965: Carol Ledoux (Catherine "Deneuve" Dorleac) è una bellissima manicure che vive con la sorella Hélène, amante di Michael, un uomo sposato che comincia a passare la notte da loro, infastidendo Carol con rumori notturni e l'uso del bagno. Pur scongiurata da Carol, Hélène parte con Michael per una vacanza di 10 giorni in Italia; la solitudine e il bacio datole da Colin, un corteggiatore gentile e sincero, mutano il suo disagio in follia.
La genialità sta nel rappresentare delle ossessioni, ossia cose che si presentano continuamente (la fascinazione per il rasoio, il coniglio; le allucinazioni: crepe, mani che spuntano dal muro, stupri subiti - sempre per via anale) evitando la ripetitività. A parte il ferro da stiro usato col filo staccato, la follia di Carol non è mai esibita con compiacimento: grazie all'intensità della Denuve il tic (strofinarsi il naso camminando) è preso sul serio. Non si scade nel collegamento moralista sessuofobia-follia: Carol impazzisce per il terrore che le fanno gli uomini, ma non è la sessuofobia il suo male, bensì l'aggressività maschile. Si simpatizza perImage Hosted by ImageShack.us lei. E' infatti raffigurata come una vittima: la sorella è scostante, salvo rari momenti di gentilezza; le clienti sono laide e non esitano a riprenderla; il padrone di casa l'assale. Oltre alla datrice di lavoro sono buoni con lei però due uomini; Michael, sempliciotto ma premuroso e Colin che non spaventato dall'evidente disagio di Carol la corteggia e cerca d'indagarne la condizione.
Cinema degli oggetti, cinema dei luoghi, quello di Polanski diviene cinema delle persone: claustrofobia, repulsione, fobia sono condizioni di Carol, l'indagine è mossa su di lei: una persona "più grande della vita" nella sua straordinaretà, in un BEL cinema, riflessivo e artistico, suggestivo ma non effettistico.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:47 | Permalink | commenti (4)
categoria:cinema, arte
sabato, 29 marzo 2008
Si sa... in chimica organica le cose da capire si contano sulle dita delle mani (forse anche su qualcuna dei piedi), ma le cose da ricordare superano ogni logica! Solo la nomenclatura degli alcani, che sono solo un tipo di idrocarburi, consta di una miriade di regole e sottoregole per ordinare catene e sostituenti, con prefissi, suffissi e infissi dedicati per ogni tipo di ramificazione o che altro! Sono stufo...un ingegnere le cose deve carpirle, elaborarle, interconnetterle, non deve ricordarsele a memoria!!! Aiutoooooooo...in certi casi vorrei essere un professore di lettere!

Luca
postato da: Mironcino2003 alle ore 17:07 | Permalink | commenti (3)
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venerdì, 28 marzo 2008
Giornata artistica milanese ieri:
mattina- Triennale: mostra Anni'70. Peccato che metà fosse sul design (la Triennale è Museo del Design) - spesso non degli anni '70. E di 2 stanze su Fiorucci (in foto con Bowie, Jagger, Capote, Debbie Harry, Divine, Capote etc.) si faceva anche a meno.
mezzogiorno: pranzo con Dance Hall Days, soundtrack di To Live and Die in L.A. alla radio!
pranzo: (adorato) cinema Apollo per Vogliamo anche le rose. Bello! Molto mirato e intelligente, senza piagnistei. Grande nella colonna sonora la stonatissima Jo Squillo che canta "Orrore, orrore, mi fai vomitare"

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:28 | Permalink | commenti (5)
categoria:cinema, milano, arte
mercoledì, 26 marzo 2008
Non credo si debba far condizionare da qualcuno, ma non trovo nulla di male nell'avere un punto di riferimento, qualcuno da seguire senza però imporsi i suoi pensieri come regole. Qualcuno con cui si ha qualcosa in comune.
Ho trovato la mia guru: Katharine Matilda "Swilda" Swinton.

Image Hosted by ImageShack.usTilda Swinton è uno dei più grandi geni del cinema (attivissima nel sociale), un'attrice che non s'è limitata ad apparire ma porta un contributo intellettuale a ciò che fa (le calza la definizione di Max von Sydow data da Melvyn Bragg: "thinking face") e crea al di là del cinema: nel '95 espose la sua opera The Maybe (una teca in cui dormiva) a Londra e Roma; ha collaborato alle opere multimediali di Lynn Hershmann.
Lo scorso anno "Vertigo", splendida rivista online sul cinema indipendente pubblicò la sua Lettera a un bambino da sua madre in cui risponde alla domanda del figlio "Com'erano i sogni della gente prima dell'invenzione del cinema?", spaziando dal Cinema alla libertà d'opinione, alla politica e alla società. ritica a TV e al cinema mainstream che monopolizzano l'attenzione della gente diffondendo il sogno americano, diventare "cheerleaders o i loro atletici fidanzati", che fanno confondere la vita con la "realtà" della TV; rivendicazione del diritto d'esser comunista; rievocazione del declino britannico negli anni '80 (illustrato in The Last of England); volontà d'un cinema "bello", indipendente, come quello fatto con Jarman.
Teorizzazione dello Stato del Cinema.
Non condivido la visione del Cinema come esperienza preminentemente sensuale (perché se dev'essere strumento sociale non può aver tale priorità; soggettivamente perché non credo nella sensualità), ma la Lettera è un documento splendido. Raffigura perfettamente un mondo dominato dalla finta realtà e felicità propinata dalla TV del pomeriggio, dalla libertà donata dal cellulare perché life is now e bisogna approfittare dell'ultima offerta del piano tariffario per esser felici come un calciatore, dell'ossessione della "realtà" che tanto illude (chi ci crede) di poter dominare il mondo col telecomando, di conoscere la verità con un reality show confondendo il reality con la realtà, identificandosi in un mediocre microcosmo nazionale. In un cinema che produce "film che paiono giochi della PlayStation" (disse Friedkin lo scorso anno a Milano), qualcuno rivuole il film indipendente. Ribadisco la mia elitarietà culturale, sguazzo nell'autocompiacimento dei burini e nel proliferare di brutti film, pur preferendo la fabbrica al mondo accademico (ma in fabbrica si trovano esseri umani e a volte colti, molti professori ti squadrano e non sanno scrivere il proprio nome) ma i discorsi di Tilda son anche miei. Perché chi fa programmi televisivi stupidi e brutti film s'arroga la proprietà della verità: la massa è con me, io ho ragione. Il programma che fa più ascolti è il più bello, quindi se i cinepanettoni sbancano i botteghini e il carinissimo As You Like It by Branagh fa fiasco i Vanzina son meglio di Shakespeare. Allora dico che è bello esser pochi, felici pochi, ma NOI abbiamo ragione; gli altri tengano il loro share, ma lascino il merito ha chi ne ha diritto. La sposa che si lacera in The Last of England è un intellettuale emarginato. "I mostri esistono" legge su un televisore il suo personaggio nel clip The Box degli Orbital: il mostro è chi non segue la massa, chi non si conforma alla normalità assumendo tratti propri.
Tilda ha vinto l'Oscar, ha recitato nel kolossal hollywoodiano Le cronache di Narnia, di recente è spesso a Hollywood ma non s'arrende; nelle interviste graffia ancora (senza la boria dello pseudo-antagonista a tutti i costi il cui unico scopo è per sua stessa ammissione rompere le scatole a tutti senza schierarsi) e rimane un'"attivista culturale".

QUI
un mio scritto su di lei fuori dal blog e la mia traduzione della Lettera.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:39 | Permalink | commenti (4)
categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, attori, tilda swinton
lunedì, 24 marzo 2008
Ossia: un film più grande di tutto.

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Blade Runner è più d'un film: va oltre l'essere film in quanto tali degli altri film: non solo una trama, nonImage Hosted by ImageShack.us solo un contenuto, non solo un insieme d'espressioni visive e sonore, è la vita portata sullo schermo FISICAMENTE. Così l'esperienza Blade Runner non si limita alla sua visione, è qualcosa che circonda il suo spettatore. Il suo essere ovunque sta nel suo rappresentare totalmente il mondo. E' cinema realista visto fantascientificamente; la definizione "fantascientifico" è limitante, indicando solo l'ambientazione. E' miscuglio di generi (noir per la "chandlerianità" del personaggio di Ford, Deckard; sentimentale per la love story con Rachel; melò per il dramma interiore dei replicanti; azione per le scene violente; poliziesco per l'indagine di Deckard) che in quanto tale annulla i gImage Hosted by ImageShack.useneri di cui è costituito. La mediazione realtà/finzione è costituita dallo spostamento nel futuro dell'azione; se non fosse così, l'immediatezza sarebbe la più devastante mai vista. E' il cinema di Eastwood potenziato ma ammorbidito dall'essere irreale, distante. Questo suo mediare la realtà è la funzione primaria del cinema; se Blade Runner non fosse una proiezione, sarebbe nel mondo più di quanto non sia già. In un monologo scritto da David Peoples poi sostituito dal celebre "I've seen things..." di Rutger Hauer che lo pronuncerà, Roy immagina quanto debba esser triste tornare a casa la sera e trovare "the ordinary things": Blade Runner è la ricercaImage Hosted by ImageShack.us della straordinarietà, a ciò mira la ricerca della vita di Roy, un Pre-Raffaellita in cerca dell'arte utile o Wilde e Chrissie Hynde che guardano le stelle a dispetto della massa. A ciò si riferisce il suo "little man" a Deckard, che è sì Eroe della vicenda perché libera Rachel, perché è un ribelle, perché ha la simpatia di HImage Hosted by ImageShack.usarrison Ford ma è pur sempre uno che spara a una donna alle spalle (nota giustamente Hampton Fancher) e non capisce il dramma dei Nexus 6. "All'inizio non capì perché mi salvo" pensa la sua voce fuori campo (tagliata nel recente Director's Cut), nonostante il proprio altruismo nei confronti di Rachel non capisce quello di Roy, macchina che l'ha seguito per vendicarsi. Forse il messaggio di Roy è stato sprecato, sono state davvero "tears in rain". Come spesso le cose più intelligenti sono sottovalutate. Blade Runner fu stroncato all'uscita, si scrisse che crea un mondo affascinante ma non una storia solida; per Ghezzi è arretrato poiché ripete senza umorismo il cliché dei replicanti; le sale eran vuote, i trailer incentrati su scene d'azione illusero gli spettatori e il passaparola fece il resto. Fu presto recuperato come film di culto in cinema notturni e l'avvento delle VHS lo tramutò in successo planetario. Ma il fenomeno era già cominciato, c'era già chi vi vide qualcosa d'immenso e ne mutuò l'architettura, lo stile, gli abiti.
Visionarietà, gran recitazione, spettacolo, profondità: in Blade Runner c'è tutto, Blade Runner è tutto. La vita finta (il cinema) e la vita vera.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:17 | Permalink | commenti (7)
categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, ridley scott, blade runner
sabato, 22 marzo 2008
E' d'un paio di giorni la notizia che dà Clint alle prese con Gran Torino (come la Fiat resa celebre da Starsky & Hutch) sia come attore che regista. Ignoti altri dettagli: c'è chi dice che sia il 6° film su Callahan... bisogna aspettare fine anno.
Quando lessi che Clint stava girando un film in cui con Morgan Freeman allenava Hilary Swank come pugile, pensai a una filmetto... e Million Dollar Baby fu. E' imminente The Changeling in cui Clint è solo regista è non sono troppo entusiasta ma vedremo. Negli anni '20, Angelina Jolie è una donna che smarrisce il figlio; dopo pochi giorni le viene riportato ma sospetta non sia l'originale.

Tra i film che vorrei vedere, alcuni però non si son visti o non si vedranno nelle sale italiane:
- Bug di Friedkin s'è visto solo al Torino Film Festival del 2006 e agli incontri serali del CorSera della scorsa estate;
- Nessuna traccia di The Tiger's Tail di Boorman, del 2006, con Brendan Gleeson, Ciaran Hinds e Kim Catrall (attrice di -sic- Sex and the City quindi con un certo richiamo);
- sempre di Boorman è sparito Le memorie di Adriano, dato ancora per "in produzione" quindi si può sperare;
- L'uomo di Londra di Bela Tarr con Tilda Swinton, da Simenon, è interessantissimo, presentato a Cannes '07, qui invisibile;
- sempre con Tilda, Julia è distribuito in questi mesi in Europa; un articolo del CorSera sui film Indie in uscita lo citava; ci si può sperare?

Tommaso
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categoria:cultura, cinema, sogni, arte, gioia, attori, clint eastwood, john boorman, tilda swinton
venerdì, 21 marzo 2008

"Nella classifica delle 10 migliori interpretazioni inglesi, 7 posti son occupati da Paul Scofield"
(Richard Burton)

AQUIS è l'associazione delle Università italiane virtuose: le 19 che, su un totale di 80, rispettano parametri di qualità e redditività. I miei complimenti a chi, in una delle 61 restanti si crede chissachì...

... e condivide con gli iscritti italiani di un forum dedicato a Audrey Hepburn la dedica da parte mia di una frase, campeggiante in questi giorni sul CorSera, da Il Marchese del Grillo: "Mi dispiace, ma io so' io e voi non siete un c***o!" per la loro mancanza di democrazia, il loro rancore verso chi osa contraddirli, il loro classismo (io sono élitario, ma non economicamente, W la meritocrazia), la loro maliziosità, lo sfruttare i fatti del Tibet per fare sarcasmo sulla politica italiana o compiacersi del suicidio del ginecologo di Genova.

Spero che il post sulla venditrice d'agende non sia sembrato scritto per vantarsi (dai commenti ho avuto l'impressione che voi abbiate avuto quest'impressione), comunque andando il sottoscritto a Bergamo raramente non dovreste incappare più in simili vaccate e che questo post non sembri cattivo anche se lo è.

Tommaso
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martedì, 18 marzo 2008
Mattina a Bergamo. Al ritorno attraverso un affollatissimo semaforo e una ragazza molto carina dice "Scusa hai perso una cosa". Mi volto e vedo un tovagliolo unto svolazzante che non ha niente a che fare con me. La guardo pensando per chi m'abbia preso e lei "No, hai perso un sorriso". Sono sempre più confuso e mi chiede se parlo italiano, al che capisco l'antifona ma la mia lingua e più veloce del mio cervello e rispondo sì.
- Sorridi! Non ti spaventare [sono rassegnato, non spaventato], sono una volontaria e distribuisco lavoretti di ragazzi appena usciti da una comunità. Con una piccola offerta puoi offrirgli una cena.
Pur non credendo a una parola estraggo il portafogli e lei:
- 15 euro per quest'agenda... rinunci a una pizza [che è, una pizza dorata?] ma ogni volta che ci scriverai penserai alla comunità... io sono Xxxxxx, tu?
- Tommaso.
- Sei fidanzato?
- No. Ti interesso? [certo che non le interesso]
- Sai non sono alta [prima cosa che si nota!], bionda e con gli occhi azzurri come te...
- Sono verdi [perché faccio il pignolo? Già che ci sono, ho i capelli castani - come avrete notato in giro per il blog].
- Già, un pò verdi... comunque se vuoi un'amante brutta e simpatica...
- Ma no, sei bellissima [davvero!]... se vuoi ho 5 e non prendo l'agenda...
Li prende - Arrivi a 10?
Non ho altri 5 così le dò un 10. So che terrà entrambi.
- Tieni. Grazie e sesso libero!
Tento di dire che non è il mio caso, ma capisco che non gliene frega niente (e forse manco a me). Una volta non scucivo niente perché i contanti che avevo in tasca non erano miei; da quando imbottisco il portafoglio con soldi miei sono un pò più agile - non sprecone. Per prendere 15 euro devo passare mezza giornata in fabbrica (ossia: mica ogni giorno, eh?), ma (che la storia della comunità sia vera o no) servono più a lei che a me. Non sono sprecati.
Comunque da quando mi son tolto l'acne col diserbante e non porto più gli occhiali in pubblico sono osservato. Con occhiali da sole fighi e abbigliamento a metà tra ispettore Callahan e William L. Petersen in To Live and Die in L.A. poi... quanto sono modesto. E affascinante. E alto.
Agenda spacciata per artigianale ma che si trova in qualsiasi libreria: 15 euro;
Ricevere complimenti fasulli: non ha prezzo.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:47 | Permalink | commenti (6)
categoria:bergamo
lunedì, 17 marzo 2008

Ancora al cinema di Osnago ieri, per La famiglia Savage (dopo le menzogne su mio padre, c'è chi si mostra a vedere un film sulla famiglia).
Per me i film devono uscire dall'ordinario, quindi sono diffidente verso l'argomento, ma se la cosa è fatta bene e sinceramente non la disdegno. Forse le lente carrellate nelle strade della provincia U.S.A. son viste e riviste, ma Tamara Jenkins ha il senso del ridicolo e gli abitanti di Sun City son ben descritti in poche immagini. Non c'è compiacimento, le spietate gag (in sala molti hanno riso per la prima scena...  perché?) non sono comiche.
E' un film intelligente e sincero, che non cerca la spettacolarità della situazione comica o del pianto plateale, in un cinema indie col coraggio di non seguire la moda della pornografia del dolore, senza ralenti o musiche tristi.

Tommaso

postato da: thomaspendragon alle ore 17:26 | Permalink | commenti (6)
categoria:cinema
venerdì, 14 marzo 2008
Visto il 2 di questo mese all'adorato cinema di Osnago.


Certo il povero Bauby era un personaggio interessante... il paragone tra la propria condizione e lo scafandro eImage Hosted by ImageShack.us la farfalla e lo spirito di ingegnarvisi in una situazione simile (o ridere per l'amico che s'inceppa nell'uso del suo alfabeto: "Che spasso", il senso del ridicolo nella disperazione) mostrano la sua forza. Un artista suo malgrado, un artista per caso (o disgrazia) ma pur sempre un artista. Belle immagini e belle parole, ma la cosa più grande è l'umanità delle donne che l'aiutano, ritratte da uno Schnabel commosso ma non piagnucolante - s'è scritto che registicamente poteva osare di più, ma sarebbe stato approfittare della situazione. Ne ho approfittato io, vedendo per la prima volta su grande schermo il mio attore preferito, l'immenso Max von Sydow, a suo agio in un film europeo, con la sua recitazione calma e intensa, pensata e partecipe. Attendo Mathieu Amalric al varco del prossimo Bond in cui sarà il cattivo: col cameo di Pacino, si prospetta qualcosa di grande (a novembre).

Tommaso
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categoria:cinema, arte, attori, james bond, max von sydow
mercoledì, 12 marzo 2008

Rieccomi.

Certo Mironcino2003 ha fatto cose eccellenti in mia assenza... pensavo quasi di mettermi da parte.

Invece no.

Tommaso

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categoria:saluti
lunedì, 10 marzo 2008

Uhff...tra le fatiche degli esami e quelle della vita è finito un'altro semestre!! Non è andato alla grandissima...3 esami su 5 non sono poi 'sto gran che...ma tutto sommato " MAI LAMENTàS", come si usa dire in queste terre lombarde, anche perchè i risultati sono più che buoni! Ed oggi ho iniziato il secondo semestre di quest'arido anno accademico rivedendo tutti, anzi, quasi tutti i miei colleghi preferiti... e ci voleva proprio! Immagino che tutti i lavoratori (e Thomas) me ce manneranno, ma credo di amare la vita universitaria!!! Poi, adesso che arriva la primavera, la faccenda si fa ancora più vantaggiosa. Eh si...perchè noi universitari, con la scusa che siamo "indipendenti" (ma co' i sordi dei nostri genitori, e poracci loro ch'hanno deciso de mantenerce) scorazziamo, più o meno (più) ogni volta che abbiamo un buco, per i meandri della nostra città o per il parco più vicino! Ma in fondo... Un caffè con gli amici o una partitella a calcio all'ombra di un pino non costano così tanto!

P.S. Infinitamente grato ai miei genitori che con numerosissimi sacrifici, perchè la mia famiglia è assolutamente modesta, mi permettono di frequentare un'università di prestigio come il Politecnico di Milano. Un bacio.

Luca

postato da: Mironcino2003 alle ore 23:06 | Permalink | commenti (6)
categoria:
mercoledì, 05 marzo 2008

persepolis_manifestoEra un bel po' di tempo che non andavo più al cinema, forse dai tempi de "Il codice Da Vinci" (il titolo italiano suona meglio) visto col mio amico Thomas Pendragon... E ieri sera un grandissimo ritorno nelle sale per vedere un film, sia pur d'animazione, di un'intesità quasi paragonabile a "Schindler's 600px-Marjane_Satrapi_mg_7514list", per il quale, ogni volta, riesco a malapena a trattenere le lacrime.

Una storia di guerra, violenze, emancipazione...che sa far ridere quanto riflettere sull'assurda storia di un paese, l'Iran, scivolato maldestramente da una monarchia ad una dittatura.
Persepolis è il titolo di un fumetto storico/autobiografico scritto e disegnato da Marjane Satrapi (nella foto a destra), trasformato in film d'animazione nel 2007, in Italia uscito il 29 febbraio 2008, con la regia e la sceneggiatura della stessa Satrapi e di Vincent Paronnaud. La storia inizia poco prima della rivoluzione iraniana, quando Marjane, ancora bambina, vive spensierata la sua vita fanciullesca...con la rivoluzione, e con due grandi guide sprituali quali erano la nonna e lo zio (imprigionato ai tempi dell'impero), la piccola marjane impara l'importanza dell'indipendenza e dell'integrità morale.
La rivoluzione si scopre essere un disastro, caduto il regime dello Scià (l'imperatore) prende il potere una dittatura integralista che instaura un clima di terrore politico, in cui ogni persona è un potenziale nemico del popolo. In questo periodo alle donne è imposto di indossare il chador, oltre che ad altre numerose limitazioni. Come se non bastasse scoppia una sanguinosa guerra tra l'Iran (indebolito dalla Persepolis 2rivoluzione e dalle purghe della dittatura) e l'Iraq di Saddam.
E' questo il quadro storico-politico in cui la protagonista articola la propria vita e sogna l'occidente comprando al mercato nero gli album degli autori europei ( Abba, Bee Gees, Iron Maiden).
La storia prosegue a cavallo tra Europa e Medio Oriente, alternando magistralmente il bianco e nero e il colore a seconda del tempo della narrazione (bn per i flesh backs e colore per i giorni d'oggi).
La fine lascia di stucco, con un particolare sentore malinconico in gola.

Nel complesso la mia critica è positiva, forse la Satrapi poteva sforzarsi un pochettino a diversificare meglio i personaggi, che a volte si confondono, ma tale è il parere generale della critica internazionale. Secondo l'aggregatore di recensioni Rotten tomatoes il 96,5% delle 93 recensioni raccolte è risultato positivo.
Persepolis1Nel doppiaggio sono intervenute numerose celebrità come Catherine Deneuve (la madre di Marjane) per il doppiaggio francese ed inglese, Sean Penn (il padre) per quello inglese, mentre per il doppiaggio italiano sono intervenuti Paola Cortellesi (quella donna continua a stupirmi) per il ruolo di Marjane adulta e Sergio Castellitto per il padre.
Bene anche per i premi internazionali: nominato agli oscar 2008 come miglior film d'animazione, nominato al 65° golden globe come miglior film straniero, vincitore del premio della giuria e nominato alla palma d'oro al festival di Cannes 2007, vincitore come miglior film straniero al Sao Paulo international film festival, vincitore al premio Cèsar per il miglior adattamento e la miglior opera prima e numerosi altri riconoscimenti.
Il governo iraniano non ha reagito molto bene alla produzione di persepolis: anche prima del suo debutto al festival di cannes l'organizzazione legata al governo iraniano "Iranian Farabi Foundation" ha inviato una lettera all'ambasciata francese di tehran dicendo: "Quest'anno il festival del cinema di Persepoliscannes, con un atto anticonvenzionale e non idoneo, ha selezionato un film sull'Iran che ha presentato una faccia irrealistica dei traguardi e dei risultati della gloriosa Rivoluzione islamica in alcune delle sue parti". Nel 2007 il film è stato scartato dalla "Bangkok International Film Festival" a seguito di pressioni provenienti dal governo iraniano; il direttore ha commentato:"Sono stato invitato dall'ambasciata iraniana a discutere  la questione ed abbiamo raggiunto entrambi un accordo comune sul fatto che sarebbe stato benefico per entrambi i paesi se il film non fosse stato proiettato"e ancora "E' un buon film in termini artistici, ma dobbiamo considerare altre questioni che potrebbero presentarsi qui".

Ebbene, penso che siano tutte baggianate! Si tratta esattamente dello stesso tipo di atto di boicottaggio che il mondo islamico sta facendo per la fiera del libro di Torino...un atto di oscurantismo culturale che fa vacillare millenni di evoluzione e di elevazione dell'uomo, il tutto in nome di un credo, non religioso, ma politico; perche l'integralismo islamico è questo: solo politica nascosta dietro ad un beffardo velo di religione. Le crociate sono finite da quasi mille anni e mi ripugna pensare che nel mondo ci sia ancora tanta gente che crede nella guerra santa (ovviamente a tale categoria sono esclusi i politici, viscidi e corrotti...cioè uguali ed omogenei in tutto il mondo), e preciso che non sono affatto razista! Solo mi lascia perplesso tutta questa violenza, tutta, oserei dire, quest'ignoranza!

Luca

postato da: Mironcino2003 alle ore 16:52 | Permalink | commenti (6)
categoria:cultura, opinioni, cinema
mercoledì, 05 marzo 2008

Giuseppe Di StefanoE fu così che l'Italia perse un'altra delle sue voci più celebri.
Giuseppe Di Stefano era, e probabilmente rimarrà, uno dei più grandi cantanti del secolo.
La qualità della sua voce, la naturalezza del fraseggio, il genio della sua interpretazione fanno sì che non si possa parlare di Opera Lirica, di Melodramma Italiano, di voci tenorili, ed in generale di tutto il "Bel Canto" senza citarlo.
Ridotto in fin di vita in seguito all'aggressione avvenuta nel dicembre del 2004 in Kenia, dove amava passare i mesi invernali, è deceduto qualche giorno fa nella sua casa di Santa Maria Ohè, un paesetto del lecchese a pochi chilometri da dove abitiamo io e Thomas Pendragon.
Da parte di un grande estimatore di musica classica, anche se non espertissimo di lirica, un affettuoso saluto ad un grande della nostra storia e della nostra arte. Addio.

Luca

postato da: Mironcino2003 alle ore 14:00 | Permalink | commenti
categoria:musica, arte, lutto
lunedì, 03 marzo 2008

Onde evitare disperazione (che pare aver già preso il sopravvento): l'assenza sarà breve, sino all'11 (martedì prossimo); ricomincerei a scrivere dal 12 o 14.

Mironcino2003 intanto s'inventerà qualcosa...

Bye!

Tommaso

postato da: thomaspendragon alle ore 18:59 | Permalink | commenti (1)
categoria:saluti
lunedì, 03 marzo 2008

Tornerò il 12 o 13 marzo... magari Mironcino2003 nel frattempo scriverà qualcosa.

Intanto spero abbiate notato il piccolo restyling all'immagine sopra e il cambio di avatar, ormai definitivo (Clint/Callahan che punta la .44 magnum era ambiguo).

Al mio ritorno ci sarà una svolta.

Bye!

Tommaso

postato da: thomaspendragon alle ore 17:25 | Permalink | commenti (3)
categoria:arrivederci
sabato, 01 marzo 2008
Image Hosted by ImageShack.usQuesta è stata anche la settimana dell'acquisto del doppio DVD del final cut di Blade Runner.
Disco 1: film, introduzione di Ridley Scott, 3 commenti.
Disco 2: Dangerous Days, documentario di 3h34' sulla storia del film, con interviste ai realizzatori, spezzoni tagliati, provini degli attori, scene dal backstage.
C'è il cinema intellettuale, c'è il cinema spettacolare e c'è Blade Runner. Oltre i confini di genere, riduttivo definirlo fantascientifico o noir o drammatico o sentimentale, Blade Runner è un film UMANO, scava nell'umanità con una profondità di pensiero inaudita - e il risultato è lacerante, non si sopravvive a Blade Runner. Chi corre sulla lama non è solo Deckard, lo spettatore cosciente e intelligente si offre a un'esperienza stravolgente. Secondo i Bizantini l'arte non è appagamento sensuale/intellettuale ma deve "servire" (S. Giovanni Crisostomo); Blade Runner è profondità, interrogatorio, riflessione, poesia che non vuole dare un brivido ma far pensare che siamo - potremmo/dovremmo ESSERE; ti ficca in testa la convinzione che la vita non è qualcosa più di ciò che si ha. Molto di ciò che si vede in televisione o per strada scompare di fronte a Blade Runner, gli imbecilli che urlano diventano ancora più fatui di quanto non sembrassero già. Ciò che sembrava leggero diviene squallido, si vuole essere grandi. Il cinema è bigger than life, Blade Runner è bigger than life e il degno spettatore non vuol esser da meno. Bisogna sì capire da soli come vivere, ma di fronte a Blade Runner si ha la dimensione delle cose. E strepiti, idiozie, cattiverie rimpiccioliscono. Almeno è una fuga (non un invito a estraniarsi): fuggire dalla realtà per vederla e affrontarla meglio.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:34 | Permalink | commenti (2)
categoria:cinema, sogni, arte, blade runner