domenica, 27 aprile 2008
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Image Hosted by ImageShack.us Con qualche tocco di chitarra Ry Cooder c'introduce nella Monument Valley in cui vaga un uomo dal volto scavato e confuso. E' l'inizio di Paris, Texas, film per antonomasia sugli urban cowboys... un film alla dIRE sTRAITS, alla Bruce Springsteen. E' troppo dolce, a volte spento, ma raffigura tutto un universo. Lunghe, calde strade, squallidi motels, tavole calde orrende, luci al neon. Per me un sogno. Se le auto non inquinassero (ma sembra si diffondano quelle elettriche), attraverserei volentieri queste squallide, libere lande. Sulla Route 66 o nelle Badlands. A volte sogno di farci il padroncino; in maglietta bianca e jeans rigidi mi sposto su un furgone di stazione di servizio in tavola calda, incantato da cowgirls dall'aspetto grazioso ma dai modi rudi, il cappello a larga tesa calato sul volto da cui s'intravede un sorriso sicuro di sè (alla Chrissie Hynde!). Un mondo di disperati, perdenti, ma romantici. Pur non essendo stato negli U.S.A. ho vissuto in un mondo simile, tra fabbriche, officine, rimesse e posso dire che è un bel mondo. Il mio mondo.
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Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:26 | Permalink | commenti (5)
categoria:cinema, sogni
sabato, 26 aprile 2008
Tra ingaggio (gratis) per un film, soldi, bel libro e camicia grigio-bianca (grazie Luca) è stato un compleanno generoso. Coincidenza: il 24 (giorno dopo il mio compleanno) è uscito il film 21... come i miei anni.

E già che giovedì ero a Bergamo per contrattare il mio cachet, son passato da Scurati nella sua ora di ricevimento per salutarlo (c'incontrammo lo scorso anno alla conferenza di Friedkin) e farmi autografare Una storia romantica, ricevuto il giorno prima. Dopo qualche minuto di simpaticissima conversazione sono "arrivato al dunque" e lui ha apposto la seguente dedica:

Bergamo 24/04/2008

A Tommaso

Che magari un giorno ne trarrà un film

Auguri

A. S.

(in ospedale la sera un disastro ma vabbè)

Grazie anche ai blogger che m'hanno fatto gli auguri!

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:31 | Permalink | commenti (14)
categoria:cultura, libri, sogni, arte, gioia, bergamo
venerdì, 25 aprile 2008
... o: una lezione che non è stata imparata.

O non si spiegherebbe il voler continuamente sottoporsi a dittatura. Morbida, incruenta (forse), ma dittatura. In cui un sicario mafiosio è definiti eroe per non aver testimoniato contro i reati dei propri nuovi datori di lavoro, giornalisti sono epurati per le loro opinioni politiche, si dà retta a un ex presidente del consiglio che nel '77 cercò invano di trasformare l'Italia nel Cile e consiglia a quello attuale di farlo ora, ché i comunisti non sono in parlamento e potrebbero voler sfogarsi altrove. La paura dei comunisti fomentata da chi s'allea con fascisti e nazisti (perché L.N. = Lega Nazista).

Non credo nelle ricorrenze, ma questa dovrebbe essere utile.

Invece siamo alle prese con la solita italietta che vota chi promette di più ma si fa tentare dagli aberranti V-Day che dicono di non fidarsi di chi promette, un paese di ignoranti che odia chi sa davvero qualcosa ma dà retta a maestrini che non sono mai usciti dal proprio studio e insegnano com'è il mondo, un paese attaccato alla TV - e non alla poca di qualità - e al calcio, idolatrando atleti che se ne fregano dell'inciviltà del governo cinese e vogliono gareggiare, andando al cinema a vedere attorucoli che si compiacciono degli incassi scarsi dei film di qualità ma tristi, dando ai ragazzi delle superiori il diritto d'esser promossi in cambio di nulla. Life is now.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 10:45 | Permalink | commenti (3)
categoria:politica, opinioni
mercoledì, 23 aprile 2008
Gente impegnata 1 - Le vere vittime
"Queste Olimpiadi vanno fatte, non possiamo andarci di mezzo noi atleti"
(Federica Pellegrini, TG3 22/04/2008)

Gente impegnata 2 - La vera Hollywood
"Sono il protagonista di commedie popolari, non elitarie e nemico dei film violenti. Non ne interpreterò mai. Il pubblico d'altra parte non li apprezza... i film dell'Oscar al sangue non si sono visti"
(Patrick Dempsey, Corriere della Sera 22/04/2008)

Il forse futuro Ministro degli Interni
"Noi leghisti siamo armati... [gesto dell'ombrello] nel manico!"
(Umberto Bossi, ogni tanto a Blob)

Diritti
"Duemila studenti delle superiori tedesche di Bolzano sono scesi in piazza per chiedere 'il 4 politico', perché i 2 e i 3 'sono troppo difficili da recuperare'. I ragazzi hanno incassato l'appoggio di Luis Durnwaler, il presidente della Provincia autonoma [...]"
(da articolo di Gabriella Jacomella, Corriere della Sera 23/04/2008)

Mio padre prese un lacrimogeno in pieno tronco manifestando contro la guerra in Vietnam. Oggi tutto è gratis (life is now!), basta alzare la voce e per esser promosso a scuola non devi manco studiare.

Tommaso
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categoria:opinioni
lunedì, 21 aprile 2008
Ieri a Osnago Onora il padre e la madre. Bello il montaggio tra le varie fasi. Grande Seymour Hoffman e sconvolgente Finney, l'allegro Tom Jones e flaccido marito nell'orrido Due per la strada qui ora furente ora algido.

(grazie a JIMMY5P da YouTube)


Tommaso
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categoria:cinema, concerti, mark knopfler
sabato, 19 aprile 2008
Martedì l'attesa di 7 mesi è stata premiata con la 1° tappa italiana del Kil To Get Crimson tour di Mark Knopfler al DatchForum in Assago (MI).

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Grazie a Laura, Luca e Marco per aver accettato la mia guida in tale avventura.
Ai Knopfleriani presenti per il raduno pre-concerto.
A (dal forum) bikeboy per le foto mia, di Mark Knopfler e della scenografia e a Precious83 per quella di gruppo.
A Mark Knopfler (ex dIRE sTRAITS - voce e chitarra solista), Guy Fletcher (ex dIRE sTRAITS - tastiera, chitarra acustica, backing vocals), Danny Cummings (ex dIRE sTRAITS - batteria), Glenn Worf (basso e contrabbasso), Matt Rollins (pianoforte e fisarmonica), Richard Bennett (2° chitarra, ukulele), John McCusker (flauto, violino, banjo).

Image Hosted by ImageShack.us Io e Marco arriviamo in anticipo ad Assago: dopo interessantissima visita a centro commerciale locale ci situiamo alla rotonda dinanzi al Forum dove devo far da alfiere al raduno con patetico striscione. Arrivano alcuni di coloro i quali avevano annunciato la propria presenza, si ride e si scherza, si fa la foto con striscione serio portato da bikeboy. Attendiamo Laura e Marco e dopo cena al fast-food del palazzetto entriamo.
Una luce s'accende sul palco: Bennett strimpella qualche accordo, al che viene illuminata tutta la band. E' Cannibals, canzone di per sè leggera in arrangiamento ancor più esile, ma è solo riscaldamento, Knopfler usa poco la Telecaster. Segue la più arrembante Why Aye Man, coi graffi della Les Paul, non ancora travolgente ma il pubblico è ormai catturato. Con What It Is, che accende Marco, Knopfler si produce in ottimi assoli alla mitica Stratocaster bianco-rossa. Knopfler smorza il ritmo, ma non il pubblico, con Sailing To Philadelphia. Il battimani (io schioccando le dita) dei presenti scandisce l'inizio della ballad True Love Will Never Fade; la celtica The Fish and the Bird colpisce Luca, McCusker incanta al flauto. Poi la sorpresa del tour (mai fatta prima live), HilImage Hosted by ImageShack.usl Farmer's Blues, un lamento cui segue un bell'assolo di Les Paul. Il Forum è scosso da un'ovazione quando Knopfler al dobro National inizia Romeo & Juliet: pubblico in delirio, le prime note son coperte dagli applausi. Knopfler finisce il pezzo con la Stratocaster; le luci si spengono e penso che sia per un cambio di chitarra, che non faccia... ma si riaccendono ed è ancora lì con la Stratocaster, quindi Luca e Marco mi chiedono se ora fa... quando Cummings scandisce l'inizio di Sultans Of Swing. Non importa se la voce è monocorde, se un paio di volte Mark prenda delle note troppo acute con la chitarra, se non la faccia più lunga come una volta, è sempre IL MITO, il riff ha lo stesso suono nitido, limpido, il giro finale è coinvolgente. Non è più solo un concerto, è anche una grande festa, la gioia dei fans è palpabile. Qualcuno accenna un "Alè, Oh-Oh" seguito dal resto dei presenti, Knopfler risponde con un "Ah ah ah" molto piratesco e presenta la band. Quindi la non splendida ma energica Marbletown, solo pezzo acustico. Poi il pezzo più atteso di Luca, Postcards from Paraguay, con bei duetti tra McCusker al flauto e Knopfler alla Stratocaster (volevamo rispondere al falsetto "Paraguayyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy..." con l'urlo da mandriani "Hy-Ah!" ma l'ha fatto allontanandosi dal microfono perdendo l'effetto). Concordiamo su quanto sia bella quando McCusker al violino introduce Speedway at Nazareth, il pezzo migliore della carriera solista di Knopfler, un malinconico cantato da standard country intervallato da guizzi di Les Paul cui segue un vibrante, travolgente, terrificante assolo sorretto dalla batteria in costante accelerazione. Knopfler sta facendo urlare la sua Les Paul col sostegno ritmico di Bennett, McCusker sviolina magnificamente, Cummings picchia la batteria come se la odiasse quando sul palco cala l'enorme riproduzione d'una cassa da chitarra resofonica che porta con sè una tempesta di luci. Apoteosi. Luca è entusiasta, Marco incantato quando s'ode il fischio che inizia Telegraph Road. Il pezzo migliore di tutta la carriera di Mark, con e senza dIRE sTRAITS, una delle più belle poesie mai musicate. L'arrangiamento è appiattito rispetto alla versione da studio, in cui la 1° parte è intervallata da splendidi accelerazioni chitarristiche, ma nel lungo assolo finale Mark libera la sua Pensa in tutto il suo furore. Ovazioni, la band saluta. Dopo pochi minuti tornano per la bellissima Brothers In Arms in una versione magnifica, seguita dalla coinvolgente Our Shangri-La. Salutano ancora, altra ovazione e dopo breve colloquio tornano alle postazioni. Agitando la testa, Mark inizia la bella So Far Away (col plettro) per poi finire con Going Home (tema -usato in stadi britannici- dal film Local Hero, la cui colonna sonora è più famosa del film stesso. L'esecuzione migliore, la miglior prova di chitarrismo. Dopo questo saggio di perfezione, si può davvero "andare a casa", ma è un arrivederci.

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Prima del concerto, acquisto maglia nera XXL con dietro la scritta bianca "mark knopfler" (ha la passione per le lettere minuscole) e davanti questa ftoto risalente all'On Every Street tour '92-3 (quand'avevo 5 e 6 anni):
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E' pur sempre IL MAESTRO.

(un saluto a Danny "the Phantom" Federici)

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:31 | Permalink | commenti (11)
categoria:musica, cultura, milano, sogni, arte, saluti, ringraziamenti, concerti, gioia, lutto, dire straits, mark knopfler
mercoledì, 16 aprile 2008

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(quanto sopra andava pubblicato l'altro ieri ma motivi tecnici non l'hanno permesso. Finisco il countdown per completezza, prima di scrivere del bellissimo concerto di ieri)

Tommaso

postato da: thomaspendragon alle ore 17:35 | Permalink | commenti (7)
categoria:musica, cultura, sogni, arte, concerti, gioia, dire straits, mark knopfler
domenica, 13 aprile 2008
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Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:40 | Permalink | commenti (9)
categoria:musica, cultura, concerti, gioia, dire straits, mark knopfler
sabato, 12 aprile 2008
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C'era una volta un uomo, arricchitosi riciclando in Svizzera i soldi della mafia, che decise d'impadronirsi d'un paese per non avere scocciature al suo interno. Con un suo amico mafioso fondò un partito e diede una tangente all'allora premier per poter diffondere il Messaggio a reti unificate. Candidatosi più volte, vinse spesso le elezioni portando all'Italia cose buone e giuste come la depenalizzazione del falso in bilancio, il condono dei reati fiscali, tanti criminali in Parlamento. Razzismo, l'omofobia, la volgarità in politica. Un paese ridotto a un'azienda mal gestita.
Se volete ancora che il Vostro Paese sia in mano a un faccendiere con molti reati sulla fedina penale, alleato con nazisti (i leghisti questo sono), ossessionato dal comunismo ma alleato con fascisti, che usa le sue televisioni per propagandare i comodi suoi (e tanta idiozia), che ha costruito il suo partito con la mafia, che considera i criminali di Tangentopoli vittime, che odia le istituzioni votatelo pure, ne pagherete le conseguenze ma altri con voi, quindi pensateci bene.
Ma il voto non va dato solo in funzione della negatività dell'avversario (anche se in Italia si giunge a essere NEMICI). Va dato a partiti che si occupino di cose serie. Sicurezza sul lavoro, lotta al precariato, laicità, TOLLERANZA.
Io sono un reazionario all'americana, ho tendenze destroidi ma non sono un conservatore, che significherebbe difendere lo status quo economico infischiandosene di chi è meno fortunato (il che ha portato negli anni '80 alla tragedia dei minatori britannici per far pagare meno tasse ai colletti bianchi di Londra) e soprattutto INTOLLERANZA verso chi non la pensa allo stesso modo, ma in Italia devo votare diversamente da come farei altrove. Perché non SONO di destra o di sinistra, ma VOTO chi ritengo sia meglio. Ho già detto abbastanza cretinate, 6-7 anni fa, alle superiori, quando mi ritenevo DI una certa parte.

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Perché non sono comunistofobo. Il comunismo dei gulag e della Cina è FASCISMO. Ciò che lo rende "comunismo" è il perseguire programmi economici socialisti, ma a parte ciò quello è fascismo.

Che striscia in Italia, tra giornalisti epurati dalla TV di stato, magistrati messi a tacere, l'accusa alla stampa di travisare tutto, dominio dei media.
Ci vorrebbe Zapatero.

"Alla conferenza stampa a Londra per Le Cronache di Narnia mi fu chiesto, per placare il mio entusiasmo nelle risposte, se fossi ancora iscritta al Partito Comunista. Un gentile giornalista spagnolo mi rassicurò più tardi, sotto voce e scusandosi per la sua collega (americana), che in Spagna c'è più tolleranza. Il passato è una terra straniera. Vi si agisce diversamente."
(Tilda Swinton)

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:50 | Permalink | commenti (9)
categoria:musica, politica, opinioni, concerti, dire straits, mark knopfler, apertura mentale
venerdì, 11 aprile 2008

Ringrazio Tommaso per l'opportunità! Il regolamento è ormai noto a tutti, dato che l'ultimo post pubblicato su questo blog tratta proprio di quello, quindi passo subito alla questione.

Le sei cose che in assoluto mi piace più fare sono:
    - Cantare nel mio meraviglioso CoroBach (il prossimo concerto il 22 maggio a Milano)
    - Cucinare e mangiare ogni qual si voglia leccornia
    - Studiare da ingegnere biomedico (e ne vado assolutamente orgoglioso)
    - Leggere libri ed ascoltare musica
    - Viaggiare, viaggiare, viaggiare
    - Divertirmi con gli amici

Per le nomination confermo esattamente quelle persone interpellate dal mioo fidatissimo amico Tommaso.

Prometto che il prossimo post sarà più interessant, ma ora ho una relazione di chimica sul groppone che mi assorbe il tempo solo come gli "Asciugoni Regina" sanno fare. Un'anticipazione: mente e cervello.

Luca.

 

postato da: Mironcino2003 alle ore 20:00 | Permalink | commenti (2)
categoria:musica, cultura, libri, opinioni, milano, concerti
venerdì, 11 aprile 2008
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Tanto per cambiare la simpaticissima (sembra sarcastico ma non lo è) darthtess m'ha "incatenato". Stavolta si tratta di 6 cose che piace fare. Nel mio caso tratterò di 6 cose che apprezzo fare, data la mia antipatia per il verbo "piacere". Al contrario di d'Annunzio, credo che la vera esperienza stia nel dolore.
Dopo questo riuscito tentativo di rendermi antipatico se non addirittura odioso, ecco una foto in cui rispondo alla conferenza stampa in cui m'è stato chiesto di dire le 6 cose:

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ecco il regolamento:
- indicare il link di chi vi ha coinvolti (già fatto... devo aspettarmi soldi per ciò?)
- inserire il regolamento del gioco sul blog (che sto facendo?)
- citare sei cose che vi piace fare
- coinvolgere altre sei persone (animali valgono?)
- comunicare l'invito sul loro blog

l'elenco:
1- qualsiasi cosa relativa al cinema (interviste ad attrici comprese);
2- esporre il mio volto a ogni intemperia (sopra il risultato), se c'è molta luce coi miei occhiali da sole da figo;
3- svuotare negozi di CD, DVD e libri;
4 - ascoltare la voce di Chrissie Hynde e la chitarra di Mark Knopfler;
5- internettare;
6- diffondere humour britannico e guardare le facce disgustate degli interlocutori.

incateno:
Luca a.k.a. Mironcino 2003;
Elenabowie (ora assente, vedremo quando tornerà)
zia Isy
Pinkland
Latramaelordito
Simone Bocchetta

buon divertimento!

Marlowe, il poliziotto privato ("Farewell, My Lovely", U.S.A. 1975): Philip Marlowe indaga sulla scomparsa della pupa d'un rapinatore e la morte d'un faccendiere. Interpretato da Robert Mitchum: prende 4 ceffoni violentissimi da una mezzana forzuta, non fa una piega e le tira un pugno che le rompe la bocca. Uno dei duri più duri di sempre, impassibile ma partecipe. Charlotte Rampling è una visione che stende. Harry Dean Stanton è il laido poliziotto che odia ricambiato Marlowe, particina muta per Sylvester Stallone.  Buon humour nonostante la tragicità della vicenda, trama nitida; peccato per la regia distratta, inquadrature spesso fuori luogo e quasi sempre in ritardo.



Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:12 | Permalink | commenti (3)
categoria:cinema, sogni, arte, gioia, attori, dire straits, mark knopfler, the pretenders, chrissie hynde
giovedì, 10 aprile 2008
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Oggi come 79 anni Carl Adolf "Max" von Sydow. Auguri Max!

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Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 10:08 | Permalink | commenti (8)
categoria:musica, cultura, cinema, milano, arte, concerti, gioia, attori, dire straits, mark knopfler, max von sydow
domenica, 06 aprile 2008

Dal post di Luca su Blade Runner si capisce quanto siano distanti le nostre posizioni sul cinema.
Per lui il cinema è un passatempo, per me un motivo di vita. Lui si occupa di cose più utili e concrete, io m'estraneo con questa forma d'arte e, considerandola tanto importante, vorrei che le si desse un pò di considerazione: non posso sopportare di dedicarmi tanto a qualcosa di fatuo.
Per questo chiedo non guardare Blade Runner come film d'azione più o meno avvincente, tecnicamente fatto molto o poco bene, ma come film pregno di significato. Perché in ciò stanno la sua importanza e utilità, e se Blade Runner non è importante, nessun film lo è: così il cinema non serve.
Tutto ciò si basa sulla condizione raffigurata da Friedkin lo scorso anno a Milano in poche parole: "i film di oggi paion giochi per la PlayStation". Basta vedere un contenitore di trailer per rendersene conto: sparatorie e scene frenetiche, divi da poco e sentimenti da nulla. Se il cinema era lo specchio del '900 perché riassunto artistico della sua multimedialità, ora è parodia della frenesia del 2000. I film sono frettolosi, non riflettono, sono uno spettacolo patinato di soldi, sesso e violenza. Perciò un fan de Il signore degli anelli  trova statico il miglior film di Ridley Scott, non proprio uno che s'addormenta dietro la m.d.p.: è l'abitudine a spettacoloni nazisti gonfi di sangue, scenografie computerizzate e combattimenti da 60 inquadrature al minuto. Molto meglio i film di James Bond, dinamici e leggeri ma attenti alle caratterizzazioni e con uno humour che gli danno fisionomie umane. Così le commedie romantiche: quelle degli anni '50 erano molto più belle e divertenti, ma come scambiarle con quelle di oggi, che avranno anche solo un paio di battute divertenti ma sono più sexy (guai poi a dirlo, è da moralisti)?
Un contributo arriva dalla TV, ossessionata dalla "realtà": fatta di reality e talk shows aggressivi per urla e ritmo, una finta realtà in cui non c'è tempo per pensare, solo per vedere. Così di fronte a grandi film non ci si chiede che ci stiano dicendo ma quanto manca alla fine, da quanto tempo i personaggi stanno zitti, se tra i protagonisti scatterà qualcosa.
Ritengo tutto ciò utile: i brutti film risaltano quelli belli, più film scadenti ci sono più hanno valore quelli belli - anche se alcuni brillano di luce propria. Ma spiace che il cinema ormai sia dominato dalla bruttezza. I film non sono più sogni: non si sogna un cinepanettone. Il sogno americano sta distruggendo i sogni da film, con rombanti macchine da incasso alla Il codice da Vinci (e pensare che il libro per quanto discutibile dà da pensare) o con uno Spider Man all'anno, con scenografie fatte al computer, finte acrobazie fatte con lo schermo verde e tanto sangue. Friedkin rappresentava la violenza: To Live and Die in L.A. dice tantissimo sul suo uso nella vita reale. L'Excalibur di Boorman ha pochissima violenza e oggi (a 27 anni dall'uscita) è considerato noioso. L'ossessione del mostrare: Rosemary's Baby non è attuale perché la sua violenza è psicologica, sottintesa, forse fittizia. Ma è un grandissimo film.
Luca, Blade Runner non è un film statico e con caratterizzazioni fumettistiche: è LA riflessione su cosa sia umano o no in una società che spaccia per "realtà" ciò che non lo è. La sua irrealtà è dovuta al fatto che mostra persone più grandi della vita: per mostrare la vita la guarda dall'alto. E rappresenta il cinema che, con la sua tecnologia simboleggia l'era del progresso tecnologico. A ciò serve il cinema: a portarci DAVVERO nel mondo in cui viviamo.
Ci restano il cinema indipendente: Tilda Swinton che ci fa pensare, i fratelli Coen che osano far film lenti, gli inglesi che mostrano storie di vita VERA. E Clint Eastwood, che avrà il marchio Warner Bros. ma fa film come dice lui, fuori moda, veri e BELLI.

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Lottare contro il razzismo durante il maccartismo ed esser ricordato come un fascista con l'ossessione delle armi: Charlton Heston.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:38 | Permalink | commenti (9)
categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, attori, lutto, ridley scott, clint eastwood, tilda swinton
mercoledì, 02 aprile 2008
Image Hosted by ImageShack.us Negli anni '80 Tilda Swinton si segnalò agli esperti di cinema coi film di Derek Jarman; nel '92 trovò fama internazionale con Orlando: gran successo di pubblico, critica divisa (ma concorde sulla grandezza della Swinton), David di Donatello come miglior attrice straniera, miglior attrice ai festival di Seattle e Tessalonica.

Sally Potter scrive e dirige, dal romanzo omonimo di Virginia Woolf. Nel 1600 Orlando è un nobile 16enne, il favorito di Elisabetta I. Nel '700 diviene 30enne; dopo un approccio fallito con la poesia, è mandato come ambasciatore in Asia, in cui divien donna nel 1750. Ancora donna 30enne è nel 1992 ('29 nel libro) in cui pubblica le sue memorie e cresce una figlia.

Il cinema inglese ha 3 grandi anime che lo rendono superiore; quella sociale, quella in costume, quella sperimentale. Orlando è un film in costume anti-convenzionale che narra efficacemente una vicenda complessa in 1h e 1/2. Poche frasi che tornano rovesciate, a mostrare i vari punti di vista che Orlando assume. Goffo, smaliziato, pur potendo avere più esperienza degli altri è, finché uomo, indietro; l'incontro col Khan mostra tutta la sua inadeguatezza. Una volta donna si rende indipendente e in una discussione tien testa ad Alexander Pope. Si svincola dalle terre che possiede, dai matrimoni di convenienza (pur offerti da due pretendenti innamorati, il secondo persino amato - ma già da ragazzo ne aveva rifiutato uno, per amore) e si mantiene in un'eternaImage Hosted by ImageShack.us estasi artistica. Orlando è film "artistico", rappresentazione di sè stesso: i continui sguardi in macchina della Swinton e il suo rivolgersi al pubblico (quando non fuori campo) mostrano quanto il film sia fittizio. Orlando è Orlando che si racconta (infatti all'inizio interrompe la sua voce fuori campo per dire "That's I") in una continua ostentazione di bellezza (Mereghetti richiama giustamente Greenaway), arte per arte. Ma è anche un film sulla vita (diviso infatti nei capitoli: "Death", "Love", "Poetry", "Society", "Sex"), vista da un personaggio sempre diverso ma sempre sè stesso, un David Bowie per tutte le stagioni che trova la propria identità nel cambiamento. Quando diventa donna afferma d'esser la stessa persona. Parata di icone gay (lo scrittore e attore Quentin Crisp come Elisabetta I, il cantante Jimmy Sommersville canta a inizio e fine), e grandi attori: da Toby Jones che è stato di recente un grande Truman Capote a John Wood. E tanto humour inglese.

E Tilda Swinton. Intitolare il film "Tilda" sarebbe stato adeguato, tanto è il suo protagonismo. Non sono solo statura e longilineità a renderla credibile come uomo dai 16 ai 30 anni; la sua recitazione controllata e perfetta, lo sguardo pacato ma intenso, il volto irreale, d'altri mondi a renderla adatta a un personaggio "bigger than life". Come Orlando è un essere umano diverso dagli altri umani. Più che il film a esser fatto su di lei, è lei a impossessarsi d'esso, con serietà e ironia (stupendo il suo sorriso ebete quando Greene, il poeta, accetta di visionare le sue poesie), entusiasmo e professionalità. Non solo recitazione ma costruzione del film, un'attrice-artista.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:24 | Permalink | commenti (5)
categoria:cinema, arte, attori, anglofilia, tilda swinton
martedì, 01 aprile 2008

Ok, ammetto di essere piuttosto carente e poco credibile in materia di cinematografia, ma, checchè ne dica Tommaso (secondo il quale la libertà di espressione è sacrosanta almeno chè non si tratti di Blade Runner e de "La vedova cadavere" -o sposa morta, insomma, qualcosa del genere-) un commentino su Blade Runner devo lasciarlo...e sarò breve (per fortuna).

Film trascendentale per via degli effetti speciali, considerato il fatto che è uscito nelle sale nel 1982 (ben 5 anni prima della mia nascita), e tutto sommato piacevole a vedersi, è reso unico grazie al suo accostamento delizoso di generi (dal noire al poliziesco, dal sentimentale al drammatico).
Solo due sono le critiche che muovo, cioè la quasi marcata staticià delle azioni e la colonna sonora poco azzeccata.
Riguardo al primo punto credo che nelle varie scene (non tutte) Scott si sia perso a far vedere i particolari di quella civiltà così avanzata, come le ripetute riprese delle autovetture che si librano nell'aria o le ripetute riprese dei profili spigolosi dell'architettura post-moderna, lasciando così poco spazio alla caratterizzazione dei personaggi, che a volte risultano un po' fumettistici (come il suo capo e quell'altro poliziotto, di cui nn ricordo nemmeno i nomi); in questo modo anche certi dialoghi si appiattiscono, rendendo intere scene abbastanza piatte.
Riguardo la colonna sonora non ho alcun biasimo per i Vangelis, che hanno costruito delle musiche fantastiche, critico invece la scelta dei pezzi associati alle rispettive scene. Anche se molto azzeccato quel pezzo col sax nella scena d'amore tra Deckard e Rachel e quei pezzi di sperimental-music ricchi di insonorità e rumori, capaci di ricreare la confusione di una vita caotica di quel potenziale futuro, trovo fuori luogo le musiche scelte per quelle immagini spaziose delle city-skyline al tramonto e per le scene d'azione... un' eterea angoscia fuori luogo.
Diciamo un bel film con qualche difetto, ma pur sempre affascinate (mi fa sorridere pensare che in mezzo a tutta quella strabiliante tecnologia ci sia l'elettronica degli 80's!!).

Spero di non avere fatto prendere un colpo al mio amico Tommaso...che ora dovrà farmi vedere la sposa defunta, ihihih!!! Ciao.

Luca.

postato da: Mironcino2003 alle ore 21:02 | Permalink | commenti (7)
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