lunedì, 23 giugno 2008
Image Hosted by ImageShack.us Riflessi in uno specchio scuro ("The Offence", 1972: sarebbe uno dei rari titoli italiani più belli dell'originale, non fosse una scopiazzatura dal melò di 7 anni prima Riflessi in un occhio d'oro) è un dramma diretto da Sidney Lumet: dramma in quanto film di matrice teatrale: tratto dall'opera di John Opkins This Story of Yours e costruito come dramma teatrale, basato su dialoghi di forte tensione: più parole che immagini, più attori che effetti. L'inizio fa pensare ad altro: lunghi silenzi, panoramiche sul bosco in cui la polizia cerca una bambina scomparsa, rapidi scambi di battute tra poliziotti. Un sospetto (Ian Bannen), ubriaco e sporco di sangue viene portato nella sala per gli interrogatori: qui il sergente Johnson (Sean Connery), fermamente convinto che sia il pedofilo che ha massacrato delle bambine e ne ha appena molestata una, lo brutalizza. Da qui il film diviene dramma teatrale: dopo una sequenza prettamente filmica, Johnson che torna a casa rivedendo i peggiori casi su cui ha indagato in passato, il film è fatto di dialoghi. Con la moglie (Vivien Merchant, prima moglie di Harold Pinter) che vorrebbe condividere le sue tragedie ma non sopporta il loro racconto; riportato alla base, col sovrintendente (Trevor Howard) che deve stabilire la legittimità o meno della sua condotta; il flashback dell'interrogatorio.
Voluto da Connery, che iniziava a tentare di staccarsi da James Bond, fu un fiasco (seppur poco costoso); più apprezzato dalla critica britannica che da quella estera.
Ma è un grande film: i dialoghi sono intelligenti, con nerbo; la vicenda avvince; la cupa fotografia di Gerry Fisher rende il fascino inquietante della provincia inglese; la regia di Lumet è un bel susseguirsi di brevi carrellate. I grandi Bannen e Howard reggono un film basato su un Connery magnifico, un'intepretazione impressionante: un personaggio complesso reso in tutti i suoi aspetti.

Tommaso
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lunedì, 12 maggio 2008
Image Hosted by ImageShack.usE' tornato su La7 l'ispettore Barnaby! Dopo mesi di repliche, finalmente un episodio nuovo. Ogni tanto in TV c'è qualcosa di bello, lo dico da assiduo spettatore di Augias, Otto e Mezzo e del recente Gargantuà. Che infatti è in orari da videoregistratore, perché le cose decenti son nascoste nel palinsesto.

Ma c'è davvero così bisogno di aver qualcosa da vedere in TV? Io vedo l'apparecchio televisivo come mezzo per vedere DVD... sennò si può anche star fuori. Cosa che faccio, spesso. Silenzio e aria aperta, con qualsiasi condizione climatica. Qualcosa da vedere si trova sempre, con gusto infantile; spesso sono rovine di case o magazzini e se ci s'avvicina si scopre con delusione che c'è dentro solo della spazzatura... ma fa niente.

E ieri ho cominciato a correre da maratoneta, la mia "carriera" podistica sta migliorando. Dopo anni di pedalate deliranti senza saper dove fossi o camminate improvvisate, qualcosa che porti a qualcosa: una sfida con sè stesso. Senza competizione, niente avversari da battere: solo le proprie capacità precedenti. E vivendo di corsa (non di fretta ma scegliendo la via più complicata... "attraversando le porte anziché aprirle", disse Mark Knopfler della ragazza che gl'ispirò Love Over Gold), perché non correre in senso lato? Pensando all'improvviso che domenica non si sarebbe dovuto trattare della solita corsetta mediocre ma d'una svolta, perché non è un caso se mi chiamo Clint Eastwood e se voglio fare una cosa la faccio, che son pur sempre un blue collar, nella mia mente è risuonata una canzone (che qualcuno gradirà, pur avendola sentita così tante volte)...



Tommaso (nome d'arte di Clint Eastwood)
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mercoledì, 02 aprile 2008
Image Hosted by ImageShack.us Negli anni '80 Tilda Swinton si segnalò agli esperti di cinema coi film di Derek Jarman; nel '92 trovò fama internazionale con Orlando: gran successo di pubblico, critica divisa (ma concorde sulla grandezza della Swinton), David di Donatello come miglior attrice straniera, miglior attrice ai festival di Seattle e Tessalonica.

Sally Potter scrive e dirige, dal romanzo omonimo di Virginia Woolf. Nel 1600 Orlando è un nobile 16enne, il favorito di Elisabetta I. Nel '700 diviene 30enne; dopo un approccio fallito con la poesia, è mandato come ambasciatore in Asia, in cui divien donna nel 1750. Ancora donna 30enne è nel 1992 ('29 nel libro) in cui pubblica le sue memorie e cresce una figlia.

Il cinema inglese ha 3 grandi anime che lo rendono superiore; quella sociale, quella in costume, quella sperimentale. Orlando è un film in costume anti-convenzionale che narra efficacemente una vicenda complessa in 1h e 1/2. Poche frasi che tornano rovesciate, a mostrare i vari punti di vista che Orlando assume. Goffo, smaliziato, pur potendo avere più esperienza degli altri è, finché uomo, indietro; l'incontro col Khan mostra tutta la sua inadeguatezza. Una volta donna si rende indipendente e in una discussione tien testa ad Alexander Pope. Si svincola dalle terre che possiede, dai matrimoni di convenienza (pur offerti da due pretendenti innamorati, il secondo persino amato - ma già da ragazzo ne aveva rifiutato uno, per amore) e si mantiene in un'eternaImage Hosted by ImageShack.us estasi artistica. Orlando è film "artistico", rappresentazione di sè stesso: i continui sguardi in macchina della Swinton e il suo rivolgersi al pubblico (quando non fuori campo) mostrano quanto il film sia fittizio. Orlando è Orlando che si racconta (infatti all'inizio interrompe la sua voce fuori campo per dire "That's I") in una continua ostentazione di bellezza (Mereghetti richiama giustamente Greenaway), arte per arte. Ma è anche un film sulla vita (diviso infatti nei capitoli: "Death", "Love", "Poetry", "Society", "Sex"), vista da un personaggio sempre diverso ma sempre sè stesso, un David Bowie per tutte le stagioni che trova la propria identità nel cambiamento. Quando diventa donna afferma d'esser la stessa persona. Parata di icone gay (lo scrittore e attore Quentin Crisp come Elisabetta I, il cantante Jimmy Sommersville canta a inizio e fine), e grandi attori: da Toby Jones che è stato di recente un grande Truman Capote a John Wood. E tanto humour inglese.

E Tilda Swinton. Intitolare il film "Tilda" sarebbe stato adeguato, tanto è il suo protagonismo. Non sono solo statura e longilineità a renderla credibile come uomo dai 16 ai 30 anni; la sua recitazione controllata e perfetta, lo sguardo pacato ma intenso, il volto irreale, d'altri mondi a renderla adatta a un personaggio "bigger than life". Come Orlando è un essere umano diverso dagli altri umani. Più che il film a esser fatto su di lei, è lei a impossessarsi d'esso, con serietà e ironia (stupendo il suo sorriso ebete quando Greene, il poeta, accetta di visionare le sue poesie), entusiasmo e professionalità. Non solo recitazione ma costruzione del film, un'attrice-artista.

Tommaso
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categoria:cinema, arte, attori, anglofilia, tilda swinton
mercoledì, 27 febbraio 2008
Image Hosted by ImageShack.us Tommaso de Brabant: Reduce dalla vittoria dell'Oscar, il baluardo del cinema intellettuale, la musa di Derek Jarman, il più grande esempio di "bellezza intelligente", ladies and gentleman Tilda Swinton.

Image Hosted by ImageShack.us Tilda Swinton: Grazie, puoi immaginare che significhi sentir pronunciare il proprio nome dalla tua voce stentorea.

Image Hosted by ImageShack.us T.d.B.: Torni dal riconoscimento della tua grandezza da parte del cinema commerciale.

Image Hosted by ImageShack.us T.S.: Ciò è poco in confronto all'omaggio che mi pone un così affermato cineasta, nonché uomo affascinante e parecchio più alto di me, cosa molto rara.

Image Hosted by ImageShack.us Eccome... la tua fisicità è particolare, ti distingui più per la statura intellettuale  ma  il tuo aspetto particolarissimo spiazza... quando ho visto le foto della premiazione sono rimasto incantato... come in quella canzone... *I found a picture of you, oh oh oh oh what hijacked my world that night*

Image Hosted by ImageShack.us Certo, grazie..

Image Hosted by ImageShack.us *To a place in the past we've been cast out of? oh oh oh oh*

Image Hosted by ImageShack.us Scusa Tommaso...

Image Hosted by ImageShack.us *Now we're back in the fight, we're back on the train*

Image Hosted by ImageShack.us Tommy...

Image Hosted by ImageShack.us *Oh, back on the chain gang*

Image Hosted by ImageShack.us TOMMASO!!!!!!!!!

Image Hosted by ImageShack.us Ah sì, eccomi, scusa.

Image Hosted by ImageShack.us Come sei stonato!

Image Hosted by ImageShack.us Già, è vero, scusami.

Image Hosted by ImageShack.us Tranquillo caro.

Image Hosted by ImageShack.us Il film che sogneresti di girare?

Image Hosted by ImageShack.us Uno sulla Gran Bretagna, dopo The Last of England... sarebbe bello con 3 registi: Greenaway sull'arte, Boorman sulla natura e tu sulla letteratura.

Image Hosted by ImageShack.us Bello... farei fare Shakespeare a Daniel Craig e Marlowe a Hugh Jackman... Michael Caine che fa il capocomico... e tu Elisabetta I... anzi, la narratrice, l'impersonificazione della Letteratura... titoli di testa con Land of Hope and Glory... in coda Chrissie Hynde che canta The English Roses... intermezzo con Annie Lennox come in Edward II...

Image Hosted by ImageShack.us Già, sarebbe magnifico.

Image Hosted by ImageShack.us Ci dovremmo mettere all'opera. Mi vedi come Bond?

Image Hosted by ImageShack.us Ti vedo in tutto, aspetto il tuo Enrico V... se fai Bond, voglio fare la Bond-girl.

Image Hosted by ImageShack.us Ottimo. Mettiamoci all'opera. Grazie Tilda.

Image Hosted by ImageShack.us Io ringrazio te, carissimo.

Tommaso -> Image Hosted by ImageShack.us
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giovedì, 01 novembre 2007
Errata corrige: lunedì ho scritto che Innuendo è l'ultimo album dei Queen. Isy, Massima e Suprema Autorità in campo Queeniano e Mercuriano, mi segnala che è seguito da Made In Heave. Ringrazio e mi pento.

Da un pò ti tempo scrivo solo dei DVD che acquisto e non dei film che vedo per la prima volta. Da oggi recupero e la/il prima/o che pensa "e a noi che ci frega" si becca una mia cover di Kate Bush. Non l'ho ancora registrata ma per l'occasione mi metterei d'impegno. Immaginate, un baritono con ampiezza vocale 2 note (bassa e ancora più bassa) che canta Kate Bush. The Horror, the Horror. Con la "H" di "Halloween" maiuscola. Hammer Horror.

Il titolo del post si riferisce al fatto che di solito dò parei positivi a 9 film su 10 che vedo, forse perché guardo solo ciò che credo s'avvicini ai miei gusti (cioé: tutto ciò che sia appena presentabile). Sono però selettivo nel definire un film "perfetto". Gli ultimi, rispettabilissimi film che ho visto al cinema m'hanno però lasciato CORDIALMENTE perplesso.

Image Hosted by ImageShack.us Il famoso film italiano che a sorpresa ha sbancato il botteghino, contendendo il primato (sfiorato di poco) a I Simpsons. La regia c'è, abbastanza innovativa, ma il film sfocia presto nel nazional-popolare con l'onesto Servillo che fa la macchietta dello sbirro napoletano dal cuore d'oro, ci manca che canti Don Raffaé e così il pathos si perde.

Image Hosted by ImageShack.us Il libro è splendido, sembra Pinter in prosa, un meccanismo di pensieri e sentimenti perfetto, belle poi le riflessioni di Briony sulla lettaratura. Ho adorato la riduzione di Joe Wright di Orgoglio e Pregiudizio per la regia (e per l'occasione di vedere Donald Sutherland in una parte importante, perché lui e von Sydow dopo i 60 sono stati relegati nella gloria del "e con la partecipazione straordinaria di", ossia pochi fotogrammi?) innovativa e di grande inventiva: mi choccò la sequenza nella stanza tonda in cui la mdp compie evoluzioni senza tornare sui suoi passi tenendo però Knightley e partner sempre inquadrate. E la regia è anche qui impressionante: il 1° tempo è un sistema di sguardi e specchi legati a doppio filo, la visione segue suoni e pensieri (Robbie che pensa allo scambio di fogli - macchina che gli gira attorno; Robbie che realizza, macchina che gli si ferma di fronte). E James mcAvoy è bravissimo. Ma il film perde tono nel secondo tempo, la regia si concentra nel celebre (e vituperato, solo perché lungo, non si ha più pazienza) pianosequenza a Dunkerque e il finale è concentrato in una scialba intervista alla bravissima Vanessa Redgrave: ciò che nel libro era suggerito in varie pagine è qui squadernato in poche parole. Keira Knightley era più intensa in Orgoglio e Pregiudizio e a inizio film dovrebbe avere la vivacità dei film dei pirati, spero non pensi di vivere di rendita sulla sua già onoratissima carriera (aggiungerei che la più bella del cast è Saoirse Ronan alias Briony 13enne ma son stato sospettato d'omosessualità per la foto di Connery in Zardoz, non vorrei incorrere in qualcosa di mooooolto peggio). Ma Robbie nel libro non era imponente (ci volevo io - o von Sydow, stile La fontana della vergine)? E Lola scheletrica? Dettagli, ciò che conta è che comunque il film è notevole. Non fosse per il secondo tempo.

Selah!
domenica, 16 settembre 2007

(aperto il concorso "Trova la citazione" per il titolo di questo post...)

Sabato 20 ottobre gran serata benefica all'Alcatraz: i grandissimi Lady Bugs, cover band dei dIRE sTRAITS che nulla ha da invidiare (se non le palanche) agli originali terranno un concerto evento all'Alcatraz di Milano. Sia che abitiate da quelle parti o meno, che possiate o no, che v'interessi o non ve ne freghi niente, consiglio di esserci. E' una buona causa, loro son bravi, mi stanno simpatici.

Il grande rolamp ne scrive qui:

http://www.knopfleriani.it/forum/showthread.php?p=10797#post10797

e non avendo di meglio da fare anche qui:

http://www.knopfleriani.it/blog/?p=71#respond

il motivo migliore per esserci comunque è la mia presenza.

Un pò d'attenzione anche ai musicisti minori: il sito di Mark Knopfler giusto ieri ha pubblicato le date europee del Kill to Get Crimson tour 2008, con 5 date italiane: 15 giugno Milano, 16 Mantova, 17 Bolzano, 7 giugno Pesaro, 9 Roma.

http://www.markknopfler.com/tour/

mi basta aspettare 7 mesi.

Ieri un nuovo arrivato nella mia collezione di DVD, in rapida crescita nelle ultime settimane:

Wild Geese, diretto dallo specialista western Andrew "Big A" McLaglen, con i grandi Richard Harris, Hardy Kruger e Stewart Granger, Roger 007 Moore e soprattutto Sua Maestà Richard Walter Jenkis a.k.a. Richard "Rich" Burton, col volto percorso da rughe profonde come le Fosse delle Marianne, guance tanto infossate da esser invisibili, occhi vitrei, sguardo disperato ma freddo, spalle larghe: un Attore.

E a proposito di Bond: ieri c'era Goldeneye, il miglior Bond-episodio con Brosnan (non a caso l'ha diretto Martin Campbell, regista dello splendido Casino Royale). Anch'io voglio saltare da un burrone con una moto per salire su un aereo. Chi mi filma?

Selah!

domenica, 19 agosto 2007
Sabato scorso son stato al Museo Nazionale del Cinema di Torino, creato nel 2000 nella Mole Antonelliana con la stessa materia di cui son fatti i sogni. C'ero già stato in 3° sup., ma per questioni di tempo (la mattina andammo al Museo Egizio e una gita scolastica a Torino non è tale senza passarci, come ogni scolaresca elementare brianzola deve sottoporsi all'orrendo rito di visitare Crespi d'Adda) la visita fu parziale e dovevo togliermi un peso dalla coscienza.Museo-moloch.jpg (34046 bytes) Poche volte m'è sembrato d'arrivar così vicino all'essenza del Mito della Settima Arte, fra tutte la prima volta che vidi Million Dollar Baby al cinema: la leggenda di Clint, film vecchio stile, voce fuori campo, i topòs di un'America rimasta alla Depressione tra pugilato, blues e tough guys, l'esser in una multi sala (Torri Bianche di Vimercate) quindi ricordare gli enormi cinematografi parigini o statunitensi che si vedon per l'appunto in film d'allora o d'ambientazione "vecchia". Nonostante le eterne polemiche su Hollywood, il Museo celebra molto il divismo hollywoodiano, aggiungendogli fascino ma non trascurando il cinema indipendente e/o europeo (poca Asia). Si parte dall'archeologia: effetti ottici, camere oscure, primi esperimenti, spesso inquientante (andavan di gran moda fantasmagorie, demoni, silhouttes d'ambigue processioni al chiaro di luna, quasi terrificante); si passa alla galleria delle professioni necessarie a realizzare film, narrante con cimeli, foto, frasi e spezzoni di film (son capitato nella nicchia sui costumi proprio quando proiettavan la scena di Breakfast at Tiffany's in cui Audrey/Holly dopo essersi abbigliata furiosamente esce dal bagno e chiede a George Peppard "Come sto?" La vera domanda è CHE DIAMINE DI RISPOSTA S'ASPETTAVA?); tra i costumi esposti c'era quello di Peter O'Toole per Lawrence d'Arabia (a proposito di David Lean: ieri sera su Rai1 eran allegri e han dato Dottor Zivago: non l'ho ri-visto - quindi niente tifo morettiano sul finale - ma mi son addormentato col "Tema di Lara" in testa): par della mia misura, volevo prenderlo. Poi la galleria dei manifesti "storici". Tutto ciò in corridoi lungo il perimetro della Mole, ai piani bassi: al centro, una cavità di più d'80 metri le cui pareti son percorse fino a circa metà da una passerella in cima alla quale si posson far giochini divertenti come entrare in Matrix o vedersi proiettati su vari televisori da più angolature. Ci son le ricostruzioni di salotti italiani di varie epoche: in quello anni '80 vinili di Duran Duran, Madonna, Nick Kamen... protesterò con la direzione per l'assenza dei dIRE sTRAITS. Alla base, una teca espone l'uovo di Alien (ho quasi pianto); calpestando una bara (très jolie) s'arriva alla stanza "horror"; poi "musical"; dalla sagoma di Will Coyote intagliata in una porta rossa (scomoda, è a misura di bambino, solo uscendo ho scoperto che bastava spingere) s'entra nella stanza "cartoon"; il Caffè Torino ospita il neorealismo italiano (ilbalcone m'ha ricordato più l'Overlook Hotel) e tante altre cose carine. Bello, bello.

D'allora sulla mia scrivania campeggia:

(prima c'era Taxi Driver che misi da 14-5enne esaltato e idiota che sbraitava aberranti stupidaggini nelle assemblee - ho pure beccato qualche sassata, ma almeno si parlava di politica a scuola e parlo dell'anno scolastico 2001-'02, non torno addirittura al '77; ora solo MTV, SMS, tvtb, 3msc, cicci-cì ciaccia-cià, dudu-dù dada-dà; T.D. è un grandissimo film, ma mi ricordava quanto son stato stupido - utile come monito, però; e almeno posso dir d'aver fatto "politica attiva", e questo poster è comunque molto più bello)

La sera ho poi visto (a scrocco) What's New Pussycat e nella mia sessuofobia (scusate l'outing) ho adorato ("per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare / quei programmi demenziali con tribune elettorali" nuovo concorso "Trova la citazione" - Isy ha vinto l'edizione precedente con Industrial Disease, da Love Over Gold, dIRE sTRAITS, 1982, musica e testo di Mark Knopfler e s'è beccata il lauto premio, trovando anche un mio errore) il film bollato dalla critica U.S.A. (ma apprezzato in Europa) come licenzioso e immorale. Era il 1965: un pastiche simile poteva aver successo solo allora. Nel '90 il meno riuscito Zia Julia e la novela fu un fiasco; oggi un film bizzarro non avrebbe speranze, dev'esser tutto lineare (non oso pensare al destino che il delirante - ma razionale, quasi freddo nel suo prendersi sul serio - Zardoz di Boorman avrebbe uscendo oggi anziché nel '74). E un cast così (Allen, Andress, Sellers parteciparon anche al primo Casino Royale, la parodia non ufficiale di 007 con David Niven / James Bond e Orson Welles / LeChiffre) è difficile da trovare (grande l'apparizione di Richard Burton!). Clive Donner è regista pinteriano, ma non mi stupisce abbia messo mano a quest'opera così british-style. Le battute della sceneggiatura di Woody Allen son elaborate, ragionate ("Stai zitta quando urli con me!") ma tutto scivola nel delirio più totale: nella scena dell'albergo, quando son tutti preoccupati per l'arrivo della polizia notate Romy Schneider (sì, l'avete notata per tutto il film): non riesce a trattenere le risate. Grande Allen che cena in riva alla Senna per il compleanno e chiede a Peter Sellers che, avvolto nella bandiera norvegese, vuole dar fuoco al suo "bellissimo corpo", il sale; come O'Toole che rievocando le sue passate avventure si vede alle medie corteggiare un'insegnante con cappellino e pantaloni corti.
Il leit-motiv del suo personaggio è sempre stato il mio motto: "Se la luce mi colpisce in un certo modo son quasi bello" (ridicolo per un bellissimo come lui). Abituato a smaniare per i truci Michael Caine e Lee Marvin, sto ammirando sempre più quest'attore, ormai è un mio mito.

Selah!
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categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, attori, audrey hepburn, apertura mentale, anglofilia
lunedì, 30 luglio 2007

Sabato ho visto Zodiac al cinema all'aperto di Osnago (rassegna estiva 2007 "E per tetto un cielo di stelle"... wow). Magnifico ambiente. Schermo piccolo, pessima messa a fuoco, chiacchericcio continuo, fumatori accaniti. Bel film, poca violenza tanta suspense, molto angosciante con atmosfere horror (la madre in autostrada) e il capovolgimento attore-spettatore nella scena in cui Gyllenhall scappa dalla casa d'un testimone, spaventato come lo spettatore d'un horror.

Ieri invece la seconda parte di Prime Suspect: The Final Act, 7° e ultimo episodio d'una serie britannica di film tv con Helen Mirren nella parte di Jane Tennison (già, con la "i" anzichè la "y", non come Alfred Lord), poliziotta alcolizzata prossima alla pensione. Ritmo serrato, primissimi piani, tanto marciume, personaggi inquietanti. Lei è grandissima, fa tutte le espressioni possibili senza batter ciglio, distrutta o tutta d'un pezzo a seconda del contesto, un poco sotto le righe rispetto a The Queen in cui era comunque grandiosa.

Fossi un attore (si sa mai...) mi piacerebbe interpretare un film poliziesco. Magari un personaggio come Walker (Lee Marvin in Point Blank del mio maestro John Boorman, non Cordell, il mitico Texas Ranger interpretato da Laurence... ehm, Chuck Norris) che si sente dire "You're a very bad man, Walker, a very dangerous man!" e cammina in corridoi infiniti con passo costante e postura composta - come Il Duca... e quei pantaloni slanciati che mostrano le calze quando piega il ginocchio sono d'una classe incredibile - in una geniale inquadratura del Maestro o in un gran movimento di macchina o come Jack Carter, lo squallido antieroe interpretato da Michael Caine (poi da Sly...) e dire minacciosamente: "You're a big man in bad shape"... già sento il claim: "Get Tommy... before Tommy gets you!" MUAHAHAHAHAH paura, eh? Il trailer andrebbe recitato da una voce moooooolto profonda, come quella di William Shatner nei trailer anni '70. Sono un baritono spaventoso (e stonato), ma la star che recita la voce fuori-campo del trailer... lasciamo spazio a tutti...

 

Selah!

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categoria:cinema, sogni, arte, telefilm, attori, michael caine, anglofilia
giovedì, 26 luglio 2007

Il cinema è la mia religione. Secondo mia nonna m'è stata trasmessa da mio nonno; in effetti da bambino son stato forgiato dalle rievocazioni delle sue avventure nelle peggiori sale di Milano per vedere i duri d'allora (Lee Marvin, Robert Ryan, Sterling Hayden, Glenn Ford, Henry Fonda, Burt Lancaster, Telly Savalas...); ma tuttora il mio fanatismo è alimentato da mia madre che mi sottopone il meglio e il peggio della produzione odierna.

Lunedì aveva il turno di pomeriggio; tornando lei alle 22,30, le ho registrato da Canale5 Sotto il sole della Toscana. Un'esperienza mistica. S'è giustificata dicendo che il libro di Frances Mayle è diverso, dunque s'aspettava qualcosa di carino. Non sono italofilo (anzi...), ma i luoghi comuni non mi piacciono, siano rivolti a chicchesia. Davvero gli uomini italiani portano il colletto della camicia lungo la clavicola? Davvero in Italia non lavora nessuno e se qualcuno s'azzarda a farlo abbandona il posto con disinvoltura? Davvero in Italia si crede che ricevere feci di piccione in testa sia segno della volontà divina (una fandonia tra l'altro blasfema!)? Gradirei il parere di Severgnini. Leggendari i camei della signora Quattro Salti in Padella nel ruolo della contessa Bramasole, di Claudia Gerini come agente immobiliare, di Mario Monicelli come vecchietto che visita tutti i giorni una cappella (la protagonista dice: "per farlo tutti i giorni dev'esser scemo" e tu che lo guardi tutti i giorni?). Magnifica la frase: "Partorirai in un elegantissimo camice Armani" e la finestra della stanza d'ospedale che dà sul Duomo di Firenze. Manco Rosamunde Pilcher è tanto perversa.

La settimana prima abbiam visto Panico a Needle Park, con Kitty Winn (Palma d'oro a Cannes), la tata di Regan nei primi due L'esorcista e Al Pacino, 1971, l'anno prima della sua fama mondiale con Il Padrino. D'obbligo vederlo perchè mia mamma è devota di Al. Quando su Rai1 trasmisero la fiction su Woytla con Carey Elwes e Jon Voight la stessa sera di Le regole del sospetto su Canale5, guardò questo perché "sempre di religione si tratta". Adora Javier Bardem per aver detto di non credere in Dio ma in Pacino. S'è commossa per il trailer di Ocean's 13 perché c'è Lui. Lo scorso Natale le ho regalato Io, Al Pacino (biografia in forma d'intervista) e ha quasi pianto. Ah, dimenticavo... il film era bello. Secco, essenziale. La scena del cane però è pura crudeltà mentale nei confronti dello spettatore. Mi sembra che il cliente-pollo che denuncia Ellen-Kitty Winn sia Paul Sorvino; secondo voi? C'è anche Raul Julia, uno degli attori più sottovalutati e sfortunati di sempre.

Mi ha scandalizzato dicendo "L'uomo che volle farsi Re è carino, ma non aspettarti un gran film... più che altro loro due sono bravi...". A parte che Caine e Connery sono più che bravi... ma dire che non è un gran film... continua la diatriba su Luce dei miei occhi che io ho trovato grande, uno dei migliori film italiani d'oggi, più potente del neorealismo anni '50; per lei deprimente, angosciante. Io voglio aprire il "Sandra Ceccarelli & Luigi Lo Cascio fan club"; iscrizioni aperte. Mi voglio rovinare: la Ceccarelli è la Audrey Hepburn italiana. Un altro gran dibattito è su Niente da nascondere: per me uno dei più grandi film di sempre, un esperimento magnifico, non solo virtuosismo formale, gran profondità di contenuto (la scena dei galli però è pura crudeltà mentale nei confronti dello spettatore - ho già scritto una frase simile?); per lei deprimente, angosciante - ho già scritto una frase simile?

Per voi? E' Al Pacino il più grande attore di sempre? Per me un grandissimo, ma prima di affermare ciò... John Osborne ha avuto il coraggio d'affermare che "Nicol Williamson è il più grande attore di sempre dopo Marlon Brando". Un sondaggio pochi anni fa ha dato a de Niro il titolo di più gran attore di sempre. Per me de Niro è più bravo di Brando (troppo teatrale... non puoi fargli fare l'uomo della strada), ma Pacino meglio di de Niro. Per la scelta dei film, per l'energia, per l'intensità. Ma la recitazione nervosa non mi dice molto, troppo innaturale. Sono per il naturalismo, la scuola europea. Per me il migliore di sempre è Max von Sydow. Forse un pò per affinità intellettuale-spirituale-attitudinale-fisica, ma attori così intensi son rari. La sua faccia congestionata quando scopre la Morte nell'abbazia in Il settimo sigillo vale come dieci primissimi piani di Pacino. Ne L'esorcista II - L'eretico i primi piani che Boorman gli dedica son fenomenali, restando immobile raggiunge un'espressività incredibile. E' un attore intellettuale, "una faccia pensante", ma sa divertirsi come in Flash Gordon: freddo, statico, grande. Williamson è grande, in Excalibur (oggi Helen Mirren compie 62 anni!) calibra ogni inquadratura alla perfezione, fa un lavoro minuzioso, ma ha avuto una carriera cinematografica scarna, meritava di più. Un attore che mi ricorda von Sydow è David Caruso (un pò per la faccia identica), il modo di fare calmo, la recitazione minima, ma è tanto sotto le righe da ricordare più il primo Clint Eastwood (che non era da Oscar ma neanche meritava gli insulti che s'è preso), che ricevette la stima di Richard Burton. Burton: l'intensità di von Sydow e l'energia di Pacino. E uno sguardo spaventoso. E una voce splendida. E un volto scavato nella roccia. Se John Wayne fosse stato un'attore teatrale, sarebbe stato Richard Burton; se Richard Burton fosse stato un cowboy, sarebbe stato John Wayne. Il Duca sarebbe stato a suo agio nel cinema inglese (era anche fanatico di poesia inglese del '700): con Michael Caine o Sean Connery avrebbe fatto un gran L'uomo che volle farsi Re. Con Peter O'Toole, Richard Burton e Richard Harris tante gran partite di rugby. Ora ci sono Daniel Craig e Hugh Jackman; vorrei tanto vederli assieme. Quando farò la mia versione di Excalibur, Craig sarà Arthur e Jackman Lancelot. Merlin? Donald Sutherland o James Cromwell o Max von Sydow.

Ma la più grande di sempre, togliendo la distinzione attori-attrici, è Audrey Hepburn. Comica, drammatica, sopra le righe, sotto le righe. E quand'è inquadrata non guardi altro.

 

Selah!

lunedì, 23 luglio 2007

Ieri sera su  La7 uno dei più grandi film d'avventura di sempre... Sean Connery, Michael Caine e Christopher Plummer diretti da John Huston... L'uomo che volle farsi Re. Una leggenda.

Rudyard Kipling (da un cui racconto il film è tratto)  incontra in India Due sottufficiali dell'esercito britannico, massoni come lui, dotati di gran sense of humour (molto british) e flemma, che voglion diventare re del Kafikistan. Li sconsiglia, ma affascinato firma da testimonio il contratto con cui essi stabiliscono le regole dell'impresa.

Huston punta più sulla sceneggiatura che sulla regia, forse affidandosi a fascino dei paesaggi e carisma dei protagonisti, creando comunque un'intreccio di gag e battute raffinate splendido.

Connery si ritrova così in questi anni (in cui faceva di tutto per allontanarsi da 007: racconta Boorman che l'anno prima all'uscita dallo stadio di Dublino la gente vedendolo urlò "guardate, c'è James Bond!" - L'uomo che volle farsi Re è del '75) protagonista di film che rivoluzionano il modo di rileggere la letteratura inglese: nel '74 Zardoz (citato dai guerrieri con maschera da dio che assalgono i contadini) univa The Waste Land di Eliot (già summa della tradizione letteraria inglese e non solo) a The Wizard Of Oz di Baum e al superomismo di Nietzsche; nel '76 Robin & Marian (con  Audrey Hepburn...) del lisergico Richard Lester (già entrato nella cultura inglese coi film dei Beatles) offriva un finale alla leggenda di Robin Hood con un cast all star del cinema-teatro britannico (Nicol Williamson, Robert Shaw, Richard Harris, Ian Holm, Denholm Elliot!).

Gran lettura dell'immaginario britannico: senso di avventura (Kipling...), coraggio, amicizia, ricordi d'imprese, canti da camerata... e gli stessi Michael Caine e Sean Connery incarnano il meglio di tutto ciò.

A proposito di Connery e 007: Daniel Craig confermato Bond per i prossimi 2 episodi, in cui svelerà l'aspetto comico dell'agente. Aumento d'ingaggio: per il 1° film prese 6 milioni di $, per il 2° ne prenderà 7,5, per il 3° 12. Non onestissimo, ma nel cinema mainstream di oggi è poco... e ha 39 anni, quindi all'apice della carriera. Buon lavoro, Daniel. (Connery diede TUTTO il suo cachet di Diamonds Are Forever a enti benefici e in altre occasioni donò parti del compenso. Per The Man Who Would Be King, lui e Caine presero 250.000 £ a testa).

Selah!

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domenica, 24 giugno 2007

La mia ossessione per la cultura britannica è nutrita da YouTube.

ci si trova TUTTO Edward II di Derek Jarman (sia in italiano che in inglese) bellissimo nel suo contrasto luce oro - oscurità, a volte fine a se stesso come nei balletti o nella scena col valletto nudo col serpente - simbologia facile-facile - ma così ben diretto, recitato e fotografato, sperimentale, intelligente...;

un assaggio da Prospero's Book di Peter Greenaway che gioca a fare Fellini - più barocco del Maestro, un magnifico gioco di sipari che si aprono e chiudono, scene che vanno e vengono, attori che entrano ed escono in un sogno fatto della stessa sostanza di cui è intessuta la nostra piccola vita;

il trailer di Labyrinth;

quello di Dark Crystal, sempre di Jim Henson, ancora più enigmatico, inquietante:

questa meraviglia barocca, terrificante, angosciante, bellissima, come in Greenaway sipari che s'aprono e chiudono, scene che vanno e vengono, attori che entrano ed escono, maschere che nascondono altre maschere che non nascondono niente o altre maschere (e se le altre maschere non fossero niente?): uno spettacolo-sogno intessuto della nostra stessa stoffa (e s'essa fosse il nulla?):

per guardarlo a schermo intero (purtroppo la qualità video non è proprio all'altezza):

http://www.youtube.com/watch?v=cpys1c3jCNs

spero d'avervi dato qualcosa da sognare - anche se avrete già di vostro qualcos'altro. Che immagini, che sogni.

Shantih

postato da: thomaspendragon alle ore 17:51 | Permalink | commenti (6)
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sabato, 16 giugno 2007

Adoro il sabato sera... finalmente La7 ha restituito a me e mia mamma l'appuntamento con L'ispettore Barnaby. D'inverno era il momento su Rete4 di Law & Order.

La mia passione per questo telefilm viene dalla mia passione per la "vecchia Britannia": l'atmosfera emanata da quelle vecchie incisioni, immagini misteriose, fiabe inquietanti... una formula che cerco in film come Labyrinth, In compagnia dei lupi, Excalibur, Zardoz, nelle fiabe di Beatrix Potter, in Kate Bush... questo video di Mark Knopfler descrive bene l'atmosfera e intendo il mio stato d'animo.

(fisicamente non c'entro un tubo col protagonista, ma Mark non m'ha lasciato dirigere il casting... scherzo, è bravo)

2 anni fa sentii il concerto di MK a Roma alla radio, What It Is c'era. Con la sua magnifica musica nelle orecchie andai il giorno dopo coi miei a una mostra a Bergamo, Accademia Carrara, sugli Impressionisti. Un giorno grigio... Bergamo sotto le nuvole è sconvolgente. Uscendo, noto il libro degli ospiti chiuso: la copertina, biance e nera, riassume l'immaginario citato prima, da "vecchia Britannia" (al centro, la testa in pietra di Zardoz): in una piazza costruita in pietra sotto il cielo grigio. Saliamo in Città Alta, a Colle Aperto: con quella musica nelle orecchie, quelle immagini negli occhi, quell'ambiente attorno capisco d'aver trovato casa. O in Gran Bretagna o a Bergamo. Cerco tutto questo fin da piccolo, forse influenzato dalle visioni cui mi sottoponeva mio padre... forse son destinato a cercare ancora, in Città Alta ho trovato ciò ma prima voglio vedere l'"originale". Il mio primo giorno d'Università c'era la stessa aria: l'inverno è stato splendido. Ora mi annoio: mi scivola tutto dalle mani. La magia se ne va, voglio un pò d'avventura, l'ambiente è troppo delicato. So di esser fortunato a esser dove sono, che i miei ne son contenti, ma non è fatto per me. Adoro la cultura, sogno una casa con pareti coperte di libri, ma continuo a evadere da questo mondo per andare in fabbrica e inseguire una vita "dire straits". Tanti punti interrogativi. La ricerca continua: always on the run. Un modo per aver uno scopo nella vita è crearsene sempre nuovi, arrivare e non considerarsi mai arrivati, correrecorrerecorrere.

Shantih

postato da: thomaspendragon alle ore 20:25 | Permalink | commenti
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