domenica, 03 agosto 2008
La versione di John Boorman de Le memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar si girerà! Probabile che Adriano sia interpretato da Daniel Craig.

Chat con un'integralista cattolica: dice di odiare gli omosessuali ma li tollera. Contraddizioni a parte, ciò dimostra molto sull'intelligenza dei fanatici. Meglio sessuofobico che omofobico.

Un automobilista passa in un viale stretto. Sfiora un ciclista che lo copre d'insulti. Odio le auto, ma in tutte le volte che ho rischiato di essere investito o sono stato innaffiato con acqua di pozzanghera non mai ho fatto niente di simile a una simile scenata.

Tommaso
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categoria:cultura, ambiente, cinema, arte, attori, orrore, daniel craig, apertura mentale, john boorman
domenica, 22 giugno 2008
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In Una storia romantica, Antonio Scurati tratta di persone che consacrano la propria vita a qualcosa: scegliendo la via più difficile. E' un libro su chi crede in qualcosa di grande. Figure "bigger than life", da grande melodramma, da cinema d'una volta, da dramma shakesperiano... "We few, we happy few, we band of brothers: una fuga dalla medietà. L'umanità ha sempre cercato di conformarsi.

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Nel telefilm The Prisoner n. 6 è isolato, osteggiato, "curato" per la propria ribellione al conformismo. Gli altri abitanti del Villaggio accettano il tedio e non vogliono che qualcuno li disturbi scegliendo l'azione, l'interrogarsi, la via più difficile che passa dalla diversità, dal non essere un numero tra tanti.

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"Conoscevo una ragazza che anziché aprire le porte le attraversava" dice Mark Knopfler di chi le ispirò lo splendido album Love Over Gold e la title-track; il titolo, preso da un murales visto nei sobborghi di Londra, esplicita il parallelo con la poetica di Scurati: "amore anziché denaro".

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Che è anche quanto sta alla base di Wuthering Heights: consumarsi, distruggersi ma essersi consacrati a qualcosa, mentre gli "altri" s'accontentano di campare...

...s'accontentano d'essere numeri che passano per porte aperte.

Tommaso

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sabato, 12 aprile 2008
-3

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C'era una volta un uomo, arricchitosi riciclando in Svizzera i soldi della mafia, che decise d'impadronirsi d'un paese per non avere scocciature al suo interno. Con un suo amico mafioso fondò un partito e diede una tangente all'allora premier per poter diffondere il Messaggio a reti unificate. Candidatosi più volte, vinse spesso le elezioni portando all'Italia cose buone e giuste come la depenalizzazione del falso in bilancio, il condono dei reati fiscali, tanti criminali in Parlamento. Razzismo, l'omofobia, la volgarità in politica. Un paese ridotto a un'azienda mal gestita.
Se volete ancora che il Vostro Paese sia in mano a un faccendiere con molti reati sulla fedina penale, alleato con nazisti (i leghisti questo sono), ossessionato dal comunismo ma alleato con fascisti, che usa le sue televisioni per propagandare i comodi suoi (e tanta idiozia), che ha costruito il suo partito con la mafia, che considera i criminali di Tangentopoli vittime, che odia le istituzioni votatelo pure, ne pagherete le conseguenze ma altri con voi, quindi pensateci bene.
Ma il voto non va dato solo in funzione della negatività dell'avversario (anche se in Italia si giunge a essere NEMICI). Va dato a partiti che si occupino di cose serie. Sicurezza sul lavoro, lotta al precariato, laicità, TOLLERANZA.
Io sono un reazionario all'americana, ho tendenze destroidi ma non sono un conservatore, che significherebbe difendere lo status quo economico infischiandosene di chi è meno fortunato (il che ha portato negli anni '80 alla tragedia dei minatori britannici per far pagare meno tasse ai colletti bianchi di Londra) e soprattutto INTOLLERANZA verso chi non la pensa allo stesso modo, ma in Italia devo votare diversamente da come farei altrove. Perché non SONO di destra o di sinistra, ma VOTO chi ritengo sia meglio. Ho già detto abbastanza cretinate, 6-7 anni fa, alle superiori, quando mi ritenevo DI una certa parte.

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Perché non sono comunistofobo. Il comunismo dei gulag e della Cina è FASCISMO. Ciò che lo rende "comunismo" è il perseguire programmi economici socialisti, ma a parte ciò quello è fascismo.

Che striscia in Italia, tra giornalisti epurati dalla TV di stato, magistrati messi a tacere, l'accusa alla stampa di travisare tutto, dominio dei media.
Ci vorrebbe Zapatero.

"Alla conferenza stampa a Londra per Le Cronache di Narnia mi fu chiesto, per placare il mio entusiasmo nelle risposte, se fossi ancora iscritta al Partito Comunista. Un gentile giornalista spagnolo mi rassicurò più tardi, sotto voce e scusandosi per la sua collega (americana), che in Spagna c'è più tolleranza. Il passato è una terra straniera. Vi si agisce diversamente."
(Tilda Swinton)

Tommaso
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categoria:musica, politica, opinioni, concerti, dire straits, mark knopfler, apertura mentale
lunedì, 28 gennaio 2008
Image Hosted by ImageShack.usL'autunno scorso è uscito in DVD To Live and Die in L.A. ("Vivere e morire a Los Angeles", U.S.A. 1985) e a fine novembre, appena trovata una copia mi ci sono avventato per  guardarla il 7 dicembre. Tra un post e l'altro ne ho rimandato la recensione; ora visti gli imminenti arrivo de Il commissario Rex made in Italy (domani!) e visione di American Gangster (in settimana) i tempi son propizi.
Nell'85 Friedkin è un regista lontano dai fasti cui era arrivato nei primi anni '70 coi successi di The French Connection e The Exorcist: fiaschi di film coraggiosi come The Sorcerer e Cruising, commedie di poco conto, il fallimento della società con Coppola e dePalma, accuse di fascismo, polemiche omosessuali per C. gli avevano alienato produttori, critica e pubblico. Ma è un lottatore e osa sfidare i benpensanti con un altro film durissimo, con attori allora sconosciuti (escluso Dean Stocwell) quindi ancor meno possibilità di successo. Che però arriva: come altri film di Friedkin, è presentato con trailer roboanti che rendono giustizia al film e il pubblico stavolta accorre.
E' uno choc visivo: montaggio veloce (ma non videoclipparo, come la moda che stava iniziando), regia aggressiva, colori fortissimi, quasi fluorescenti, la musica martellante dei Wang Chung. E' il film che più d'ogni altro rappresenta Friedkin: anticonvenzionale, duro, cattivo, spettacolare, libero. Hurricane Billy ci mette la cifra personale sceneggiando con Gerald Petievich, autore del romanzo da cui il film è tratto: è una sceneggiatura secca, priva di monologhi, le parole passano da un personaggio all'altro come la mdp passa da un soggetto all'altro (F. non sceneggiò The Exorcist è la cifra personale vi è espressa solo dalla regia, che gioca nei corridoi come in The French Connection). E' un film violento è come tale poteva incappare nell'accusa di stupidità, esaltazione, pornografia della violenza: ma ci sono un messaggio, grande mestiere e tanta intelligenza. Mostra che la violenza è dannosa se usata da ambo le parti allo stesso modo: il poliziotto Chance e lo spietato artista Masters diventano "gemelli" (esatta definizione di Roy Menarini) perché entrambi spargono sangue per pessimi motivi: vendetta l'uno, soldi l'altro. Il bravo poliziotto diviene una belva più assomiglia al criminale, commettendo gravissimi errori. Il mediocre collega che gli viene affidato guadagna tutto: è il pessimismo dell'Eastwood/Ben Shockley di The Gauntlet che sconta gli squallidi divertimenti d'un superiore. Alla fine i peggiori guadagnano, ma i migliori vincono perché sanno d'aver guadagnato il poco di buono che hanno trovato, maggiori sofferenze maggior gloria - nel mondo di Eastwood che s'accontenta di perdere con onore; ma chez Friedkin nessuno vince perché nessuno lo merita. Chance s'impegna ma non è personaggio positivo: si veda come tratta la sua informatrice.
Friedkin sfida i benpensanti, la critica di sinistra (lo dice uno che sta a sinistra - senza esser DI sinistra, sennò è un'etichetta) che col paraocchi bacchetta tutto ciò che sia violenza: non importa se si tratti d'una condanna, se spunta una pistola il regista dev'essere un fascista. Come il vecchio pregiudizio su Eastwood/Callahan: razzista che ce l'ha col mondo intero, senza chiedersi perché si comporti così e di chi sia la colpa del male che combatte. Chi è sempre stato in cattedra o comunque comodo tratta così chi smuove qualcosa - che ne è contento, è tutto curriculum: per le persone oneste, con la schiena dritta è meglio sputare sangue gratis che starsene seduti incassando.
Celebri le sequenze della preparazione delle banconote e la fuga contromano nella tangenziale all'ora di punta; grandi gli ancora ignoti William L. Petersen e Willem Dafoe. Bellissimi i titoli di coda.
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categoria:cultura, opinioni, cinema, arte, attori, clint eastwood, apertura mentale, william friedkin
martedì, 01 gennaio 2008

Per me è stato un anno importante e da quanto leggo anche per voi amici di blog...

Cosa è successo:

- ho aperto questo blog (grazie ancora darthtess - sommergerti di ringraziamenti è il minimo dopo averti fatto subire tonnellate di humour scadente nella redazione del compianto Bunker Hill);

- ho ritrovato metà della mia famiglia;

- ho ritrovato e (mi dicono di no) perso mio padre;

- sono entrato nella community Knopfleriana, un'esperienza umana stupenda (trattato come amico di lunga data da persone che mi vedevano per la prima o seconda volta);

- me ne sto andando dall'Università di Bergamo;

- ho imparato come NON devo essere (vedi sopra).

Cosa è cambiato:

- progetti per il futuro;

- prima camminavo velocisssssssssssimamente, ora sembro John Wayne.

Cosa è rimasto lo stesso:

- sono ancora mezzo autistico.

Cosa farò nel 2008:

- lo stesso che nel 2007: studiare (per ora a casa), aspettare telefonate per andare in fabbrica, drogarmi con internet, leggere-ascoltare-guardare;

- fare il 3° (e ULTIMO) anno alla Statale di Milano;

- fare progetti e già che ci sono cercare di realizzarli;

- aprire uno space su My Space (ops... l'ho già fatto... http://www.myspace.com/tommaso_de_brabant87mi)

Insomma... sono BACK ON THE CHAIN GANG (oh oh oh oh)

Tanti saluti!

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categoria:milano, sogni, bergamo, apertura mentale, the pretenders
martedì, 11 dicembre 2007

Costoro son riusciti a farmi gradire il rap (anche se le parti migliori sono il cantato delle prime 2 strofe e l'assolino di chitarra finale - e l'apprezzo solo così):

a tal proposito si veda il post Apertura mentale del 18 settembre.

Selah! (anzi, yo-yo! Non inteso come giocattolo)

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categoria:musica, cultura, apertura mentale
mercoledì, 31 ottobre 2007
Io preferisco Juliette Binoche così:
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che così:
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ma sono un moralista, tanto per dire uno che manderebbe in carcere i clienti delle prostitute e non esse. Mi è stato detto che sono un anormale, se tutti fossero come me l'umanità cesserebbe d'esistere.

SE LA NORMALITA' E' QUELLA CHE SO IO, SONO FIERO DI ESSERE ANORMALE.
(perché se si può in dire in giro che gli asessuali vanno curati e se un comico innocuo come Panariello fa un pò di vezzeggiativi lo si lincia?)
Ed è meglio che non tutti siano come me, no all'omologazione.

Comunque Juliette ti stimo ancora. Caché poi è uno dei miei film preferiti. Peccato per Country Of My Skull in cui hai recitato per il mio regista preferito ma non era all'altezza della carriera d'entrambi, nonostante la nobile causa.

Oggi è Halloween: io non lo festeggio, spero (per loro) che a qualche ragazzino non venga in mente di suonare alla porta (una volta ho aperto e risposto: "Mi spiace, non c'è nessuno in casa" - comunque in 'sto condominio entra chi vuole, diamine) ma faccio gli auguri a chi lo festeggia SENZA SCOCCIARE GLI ALTRI:
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Selah!
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categoria:opinioni, cinema, arte, attori, apertura mentale
mercoledì, 24 ottobre 2007
Voglio ancora ringraziare i miei amici Knoplferiani per la magica serata di sabato (seguito d'una serata magica a giugno in quel di Asola): m'è rimasto qualcosa addosso e ancora mi sembra d'essere all'Alcatraz con gli altri soci del forum a sostenere i mitici Lady Bugs:

http://www.knopfleriani.it/forum/
http://www.ladybugs.altervista.org/

Knopfleriani.it è la community dei fan italiani di Mark Knopfler che m'ha tirato fuori dalla mia misantropia facendomi conoscere persone meravigliose. Quest'anno è stato positivo per molti versi, ho guadagnato tantissimo da brutte situazioni: ma la cosa migliore è stato incontrare questi amici che, alcuni al 2° altri al 1° mi hanno trattato come un amico di lunga data che non vedevano da molto. Grazie davvero ragazzi (so che alcuni di voi passeranno di qua), questo post è per voi, come il mio affetto.
LadyBugs, "coccinelle" la tribute band dei dIRE sTRAITS che pochi giorni fa ha meravigliato 2mila persone.

La prestigiosissima locandina all'ingresso:
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Il mostruoso palco:
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Lo show:
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E ora qualcosa di spaventoso, il gran finale... Sultans Of Swing.


Selah!
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categoria:musica, arte, concerti, gioia, dire straits, apertura mentale, lady bugs
martedì, 18 settembre 2007

Adorare e postare un clip (più il video che la canzone) su un argomento da cui son molto lontano. Ultimamente ho cambiato (o evoluto) spesso la mia visione del mondo: postare questo video è una sintesi del mio percorso di quest'anno.

Selah!

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categoria:musica, cultura, opinioni, sogni, arte, kate bush, apertura mentale
domenica, 19 agosto 2007
Sabato scorso son stato al Museo Nazionale del Cinema di Torino, creato nel 2000 nella Mole Antonelliana con la stessa materia di cui son fatti i sogni. C'ero già stato in 3° sup., ma per questioni di tempo (la mattina andammo al Museo Egizio e una gita scolastica a Torino non è tale senza passarci, come ogni scolaresca elementare brianzola deve sottoporsi all'orrendo rito di visitare Crespi d'Adda) la visita fu parziale e dovevo togliermi un peso dalla coscienza.Museo-moloch.jpg (34046 bytes) Poche volte m'è sembrato d'arrivar così vicino all'essenza del Mito della Settima Arte, fra tutte la prima volta che vidi Million Dollar Baby al cinema: la leggenda di Clint, film vecchio stile, voce fuori campo, i topòs di un'America rimasta alla Depressione tra pugilato, blues e tough guys, l'esser in una multi sala (Torri Bianche di Vimercate) quindi ricordare gli enormi cinematografi parigini o statunitensi che si vedon per l'appunto in film d'allora o d'ambientazione "vecchia". Nonostante le eterne polemiche su Hollywood, il Museo celebra molto il divismo hollywoodiano, aggiungendogli fascino ma non trascurando il cinema indipendente e/o europeo (poca Asia). Si parte dall'archeologia: effetti ottici, camere oscure, primi esperimenti, spesso inquientante (andavan di gran moda fantasmagorie, demoni, silhouttes d'ambigue processioni al chiaro di luna, quasi terrificante); si passa alla galleria delle professioni necessarie a realizzare film, narrante con cimeli, foto, frasi e spezzoni di film (son capitato nella nicchia sui costumi proprio quando proiettavan la scena di Breakfast at Tiffany's in cui Audrey/Holly dopo essersi abbigliata furiosamente esce dal bagno e chiede a George Peppard "Come sto?" La vera domanda è CHE DIAMINE DI RISPOSTA S'ASPETTAVA?); tra i costumi esposti c'era quello di Peter O'Toole per Lawrence d'Arabia (a proposito di David Lean: ieri sera su Rai1 eran allegri e han dato Dottor Zivago: non l'ho ri-visto - quindi niente tifo morettiano sul finale - ma mi son addormentato col "Tema di Lara" in testa): par della mia misura, volevo prenderlo. Poi la galleria dei manifesti "storici". Tutto ciò in corridoi lungo il perimetro della Mole, ai piani bassi: al centro, una cavità di più d'80 metri le cui pareti son percorse fino a circa metà da una passerella in cima alla quale si posson far giochini divertenti come entrare in Matrix o vedersi proiettati su vari televisori da più angolature. Ci son le ricostruzioni di salotti italiani di varie epoche: in quello anni '80 vinili di Duran Duran, Madonna, Nick Kamen... protesterò con la direzione per l'assenza dei dIRE sTRAITS. Alla base, una teca espone l'uovo di Alien (ho quasi pianto); calpestando una bara (très jolie) s'arriva alla stanza "horror"; poi "musical"; dalla sagoma di Will Coyote intagliata in una porta rossa (scomoda, è a misura di bambino, solo uscendo ho scoperto che bastava spingere) s'entra nella stanza "cartoon"; il Caffè Torino ospita il neorealismo italiano (ilbalcone m'ha ricordato più l'Overlook Hotel) e tante altre cose carine. Bello, bello.

D'allora sulla mia scrivania campeggia:

(prima c'era Taxi Driver che misi da 14-5enne esaltato e idiota che sbraitava aberranti stupidaggini nelle assemblee - ho pure beccato qualche sassata, ma almeno si parlava di politica a scuola e parlo dell'anno scolastico 2001-'02, non torno addirittura al '77; ora solo MTV, SMS, tvtb, 3msc, cicci-cì ciaccia-cià, dudu-dù dada-dà; T.D. è un grandissimo film, ma mi ricordava quanto son stato stupido - utile come monito, però; e almeno posso dir d'aver fatto "politica attiva", e questo poster è comunque molto più bello)

La sera ho poi visto (a scrocco) What's New Pussycat e nella mia sessuofobia (scusate l'outing) ho adorato ("per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare / quei programmi demenziali con tribune elettorali" nuovo concorso "Trova la citazione" - Isy ha vinto l'edizione precedente con Industrial Disease, da Love Over Gold, dIRE sTRAITS, 1982, musica e testo di Mark Knopfler e s'è beccata il lauto premio, trovando anche un mio errore) il film bollato dalla critica U.S.A. (ma apprezzato in Europa) come licenzioso e immorale. Era il 1965: un pastiche simile poteva aver successo solo allora. Nel '90 il meno riuscito Zia Julia e la novela fu un fiasco; oggi un film bizzarro non avrebbe speranze, dev'esser tutto lineare (non oso pensare al destino che il delirante - ma razionale, quasi freddo nel suo prendersi sul serio - Zardoz di Boorman avrebbe uscendo oggi anziché nel '74). E un cast così (Allen, Andress, Sellers parteciparon anche al primo Casino Royale, la parodia non ufficiale di 007 con David Niven / James Bond e Orson Welles / LeChiffre) è difficile da trovare (grande l'apparizione di Richard Burton!). Clive Donner è regista pinteriano, ma non mi stupisce abbia messo mano a quest'opera così british-style. Le battute della sceneggiatura di Woody Allen son elaborate, ragionate ("Stai zitta quando urli con me!") ma tutto scivola nel delirio più totale: nella scena dell'albergo, quando son tutti preoccupati per l'arrivo della polizia notate Romy Schneider (sì, l'avete notata per tutto il film): non riesce a trattenere le risate. Grande Allen che cena in riva alla Senna per il compleanno e chiede a Peter Sellers che, avvolto nella bandiera norvegese, vuole dar fuoco al suo "bellissimo corpo", il sale; come O'Toole che rievocando le sue passate avventure si vede alle medie corteggiare un'insegnante con cappellino e pantaloni corti.
Il leit-motiv del suo personaggio è sempre stato il mio motto: "Se la luce mi colpisce in un certo modo son quasi bello" (ridicolo per un bellissimo come lui). Abituato a smaniare per i truci Michael Caine e Lee Marvin, sto ammirando sempre più quest'attore, ormai è un mio mito.

Selah!
postato da: thomaspendragon alle ore 17:10 | Permalink | commenti (8)
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