sabato, 03 gennaio 2009
5 stelle + (i migliori):
Rachel sta per sposarsi
Happy-Go-Lucky - La felicità porta fortuna
Repulsion
Yakuza
Changeling
La Rabbia di Pasolini
I Duellanti

5 stelle (bellissimi):
Burn After Reading
I misteri del giardino di Compton House
Wall-E
Frankenstein Jr.
Persepolis

4 stelle (ottimi):
- Racconto di Natale
- Orlando
- Cul-de-sac
- Blue
- Macbeth
- Il Vento e il Leone
- American Gangster
- Mezzanotte nel Giardino del Bene e del Male
- Riccardo III - Un Uomo, un Re
- L'Amico Americano
- Quel che resta del giorno
- Ratatouille
- Cronaca di un amore

3 stelle e 1/2:
- Lo Scafandro e la Farfalla
- Vogliamo anche le Rose
- Una squillo per l'ispettore Klute
- A 30 secondi dalla fine

3 stelle (discreti):
- Riflessi in uno specchio scuro
- Angel
- Tropic Thunder
- Bagdad Café
- 007 - Goldeneye
- 007 - Zona Pericolo
- Mamma mia!
- Onora il padre e la madre
- Il bacio dell'assassino

---------------------------------------------------------------------------

2 stelle e 1/2:
- Paris, Texas
- 007 - Quantum of Solace
- Michael Clayton
- Velvet Goldmine
- La famiglia Savage
- The Orphanage

2 stelle (mediocri):
- Le balene d'agosto
- Ocean's Thirteen

1 stella e 1/2:
- Miracolo a Sant'Anna
- Sfida senza regole

1 stella (brutti):
- Broken Flowers
- Un segreto tra di noi

° (i peggiori):

- Vanilla Sky
- Le cronache di Narnia - Il leone, la strega e l'armadio

-Rivisti-
- Blade Runner * * * * * +
- Vivere e morire a Los Angeles * * * * * +
- La città incantata * * * * *
- Ispettore Callaghan il caso Scorpio è tuo * * * *
- Gli aristogatti * * *

Altre visioni meta-cinematografiche:
- la mostra di DAVID LYNCH alla Triennale di Milano;
- la mostra Valentina - La forma del tempo di Guido Crepax alla Triennale Bovisa.

Cinematograficamente il 2008 è stato per me un anno importantissimo... addirittura una svolta.

Ho finalmente portato Blade Runner nella mia cineteca, dopo noleggio-TV-cinema;
Ho re-incontrato Friedkin e stavolta ho anche la foto;
Ho incontrato Spike Lee;
Sono entrato nello staff di Tilda Swinton;
Ho scoperto il cinema indie, grazie a Derek Jarman e allo SpazioCinema di Milano;
Ho scoperto le riviste DUELlanti e Cahiers du Cinéma (l'ultima già nota);
Soprattutto, sono diventato assistente del mio boss.

Il 2008 cinematografico è stato... come gli altri anni.
Alcuni film notevolissimi, altri mediocri, altri orrendi.

E la distribuzione italiana non è cambiata: i grandi negozi di DVD sono troppo perbenisti per vendere Possession di Zulawski ma non abbastanza da non riempire i propri scaffali con allenatori nei palloni e cinepanettoni.
I polizieschi reperibili sono di bassa lega ma i "polar" francesi sono introvabili.
Della filmografia di Tilda Swinton sono disponibili molte copie di Narnia o Costantine, ma nulla dei film indie - e la sua è soprattutto una filmografia indie.

Alcuni tra i film migliori dell'anno, Rachel Getting Married e Happy-Go-Lucky, sono stati visibili sono in cinema d'essai... La Rabbia di Pasolini quasi invisibile.
Molto meglio dare spazio alle bugie della Hollywood fascista, dai 50 marchi di lusso nominati nei 145 minuti di Sex and the City ai soliti supereroi bianchi che sconfiggono i nemici degli U.S.A.; meglio il nazismo di Narnia che proseguire la trilogia de La Bussola d'Oro (boicottata dai cattolici U.S.A. dopo il 1° - e ultimo - episodio).

Tra le nuove uscite, piccola delusione per la fattura convenzionale di Michael Clayton, che si regge sull'ottimo quartetto attoriale Clooney-Swinton-Wilkinson-Pollack; rivelazione Racconto di Natale, né dramma né commedia, originalissimo, con grandi attori (Deneuve, Amalric - attore dell'anno, Consigny, C. Mastroianni, Devos). Burn After Reading è uno dei film più importanti, oltre che tra i migliori, degli anni 2000: come nota giustamente Kezich, dimostra che quest'epoca, pur non essendo la più tragica della storia, sia la più stupida.
Tra i film degli altri anni, I Duellanti spinge ulteriormente a detestare l'usanza dei distributori a scrivere, sulle locandine dei film di R. Scott, "dal regista de Il Gladiatore"... il regista di Blade Runner, Alien e I Duellanti ricordato per il suo film peggiore, una baracconata fascista omologata allo stile vuoto della ultima Hollywood. I Duellanti è un film magnifico, con i pregi del cinema classico e quelli del moderno, con grandissimo fascino visivo.
Repulsion, Cul-de-sac e Macbeth mostrano quanto originale fosse Polanski, uno dei più grandi (forse IL più grande) autori di sempre... prima di giungere a Hollywood.
Derek Jarman, coi suoi film e scritti, un grande esempio di libertà, artistica e intellettuale.
Il peggio... il primo Narnia, filmaccio idiota e mal fatto, tronfia esposizione di stupidità, incapacità nel girare, regia nulla. Persino peggio del vuoto pasticciaccio pseudo-new age Vanilla Sky.

Ma c'è ancora Clint Eastwood a salvare il cinema.

Tommaso
mercoledì, 05 novembre 2008
Oltre a ricevere il tributo dell'AFI, oggi Tilda compie gli anni.
Auguri!

Photobucket

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 18:25 | Permalink | commenti (1)
categoria:cinema, arte, attori, tilda swinton
domenica, 02 novembre 2008
Mercoledì l'AFI renderà tributo a Tilda.
Complimenti Tilda!

Photobucket

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:31 | Permalink | commenti
categoria:cinema, arte, ringraziamenti, attori, tilda swinton
domenica, 26 ottobre 2008
Il recente periodo di visioni cinematografiche, prolifico ma discontinuo, m'ha riportato al Plinius per il carinissimo (nonostante la produzione Disney).
Preceduto dai chiassosi e deprimenti trailer di High School Musical 3, Beverly Hills Chihuahua e Bolt.
E' un film carinissimo, adorabile, con una prima parte di gran poesia e una seconda a tratti scontata ma intelligentissima. L'ossessione di Wall-E per lo stare mano nella mano con la propria amata è una delle cose più simpatiche mai viste sullo schermo e il messaggio ecologico non è da poco.

Wall-E

Cul de Sac è un film splendido, pur avendomi data l'impressione di non andar necessariamente da qualche parte. Una delle prove della grandezza di Roman Polanski, non solo uno dei più grandi registi ma uno dei più grandi artisti di sempre.
Impressionato da Francoise Dorleac.

Francoise Dorleac

Il prossimo anno dovrebbe uscire da noi... la voce di Clint mi dà il magone.
Gran Torino.
Non bisogna esser prevenuti ma... VAI CLINT!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!



Tommaso
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categoria:cultura, cinema, milano, sogni, arte, attori, roman polanski, clint eastwood
sabato, 11 ottobre 2008
Miracolo a Sant'Anna (visto mercoledì all'Apollo) è un film sprecato: uno splendido tema usato male. Una parte centrale dignitosissima - anche se le musiche sono troppo intrusive e spesso fuori luogo - non riscatta un inizio bruttissimo e un finale ridicolo. Brutto ma simpatico.

Sfida senza regole (visto mercoledì scorso all'Apollo) è carino... non è un gran film, ma forse le predilezioni per i polizieschi e per Pacino & De Niro me lo fanno apprezzare più della critica ufficiale e più dei suoi effettivi meriti.

Il vero evento della mia stagione cinematografica è stato andare alla 1° proiezione italiana (anteprime escluse) di Burn After Reading.

Ticket

"Intelligence is relative": un film in cui i personaggi intelligenti restano a margine. Un agente segreto fallito (Malkovich), un agente del Tesoro sempre occupato a cercare "avventure" da una notte (Clooney), una pediatra che insulta i piccoli pazienti e considera nullità marito e amante (Swinton), un'atleta che distrugge i cliente della palestra (Pitt), la sua collega disposta a tutto per un'operazione di chirurgia estetica (McDormand). Come notata da Mereghetti, non siamo nel periodo peggiore della storia contemporanea, ma in quello più stupido.
E come notato dalla Swinton, la ricerca della felicità individuale, di cui si dichiarano seguaci i personaggi di Clooney e McDormand, crea disastri.

- Che abbiamo imparato da ciò?
- Non saprei.
- Forse che non dobbiamo più farlo.
- Può essere.
- Ma non so che abbiamo fatto.

Photobucket

Una tragicommedia veloce, briosa, con uno humour non debordante (con tratti volgari nuovi per i Coen - "Gira l'angolo e lo facciamo di dietro" "Sei volgare..." "Intendo nel retro dell'auto...") ma geniale. Tutti bravissimi, una bella sorpresa Pitt, ma la scena è della McDormand (aiutata dal personaggio).

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 18:44 | Permalink | commenti (4)
categoria:musica, cultura, opinioni, cinema, milano, arte, attori, tilda swinton
mercoledì, 24 settembre 2008
Ieri mi son immatricolato al 3° anno della Statale di Milano. Attendo altri contratti tra fabbriche e vigilanza.

Visto ieri al cinema Centrale di Milano La Rabbia di Pasolini, una sequenza di immagini-suoni-parole uniti efficacemente. Belle le risposte (per voce di Guttuso) all'annunciatore televisivo che proclama che in pochi anni gli utenti televisivi saranno decine di migliaia ("No: milioni. Di candidati alla morte dell'anima" - trasmessa anche da Blob) e di P.P.P. all'intervistatore con cui parla dell'aggressione mediatica nei suoi confronti ("Io sono forse uno di quegli animali che provocano l'appetito dei predatori", riportata anche in locandina). Pasolini usa spesso i termini "borghese" e "fascista" ma non è ossessione: lo dice sempre appropriatamente.

Vista ieri alla galleria Photology l'esposizione di Gregory Crewdson Dream House. Attori (Julianne Moore, Gwyneth Paltrow, William H. Macy, Philip Seymour Hoffman, TILDA) ritratti in scorci notturni della provincia U.S.A. con atmosfere tra Edward Hopper e David Lynch. M'ha colpito.
Sono intrappolato in una dream house.

Dream House

Tommaso
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categoria:cultura, cinema, milano, arte, fotografia, attori, pier paolo pasolini, tilda swinton
martedì, 16 settembre 2008
Nel 1993 Derek Jarman gira Blue, il suo esperimento più audace, ma non un mero esercizio di stile. Consumato dall'AIDS si circonda dei suoi collaboratori-amici più cari per finire l'addio iniziato 6 anni prima con The Last of England.
Se quel film faceva sperare alle vittime dei mali che vi sono denunciati di non esser soli, (ma pochi,  felici pochi?) in questo esprime la speranza di poter credere in qualcuno.

Su uno schermo cobalto, ipnotico e quasi insostenibile, scorrono musiche di Simon Turner e le voci di Nigel Terry, John Quentin, Tilda Swinton e dello stesso Jarman, sempre dal di lui punto di vista.
Narrano le vicissitudini ospedaliere per l'AIDS, cure cui Jarman si sottopone per inerzia, non essendo interessando a guarirne: se proprio deve vivere, vorrebbe recuperar la vista (una terapia l'ha accecato provocandogli il distacco della retina).

E' un film quasi ottimista: l'arrendevolezza di fronte alla malattia è contrastata dalla consapevolezza d'avere qualcuno al proprio fianco. Il film è infatti dedicato "A H.B. e ai veri amanti".

Tommaso
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categoria:cultura, cinema, arte, attori, derek jarman, tilda swinton
sabato, 06 settembre 2008
Ieri ho visto in TV Il leone, la strega e l'armadio per il solito motivo.

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Durante i bombardamenti tedeschi su Londra nella Seconda Guerra Mondiale quattro fratelli vengono mandati in campagna, in casa del simpatico professor Jim Broadbent, ma la signorina Rottermaier li terrorizza. Dopo una marachella non da poco scappano in un armadio, da cui finiscono in Narnia, mondo parallelo i cui abitanti anziché ringraziarla biasimano la Strega Bianca Jadis per aver "condannato" il mondo a un perenne inverno. Con l'aiuto del castoro Raimondo e di sua moglie Sandra incontrano Babbo Natale (non vestito in stile Coca-Cola, forse la Disney chiedeva troppo per metter lo spot nel film), redimono il più cretino di loro, irretito dai dolcetti offertigli da Jadis e diventano i discepoli prediletti del messia-papa-duce(-Obama ante litteram?) Aslan (legittimo re che ha però perso il regno al casinò gridando "Il mio regno per un asso!"), leone che con la voce di Omar Sharif imita (male) Wojtyla. Decidono allora di smetterla coi soliti bisticci e combattere Jadis (simbolo del Male in quanto interpretata dall'icona gay Tilda Swinton) e il suo esercito di travestiti.
Nella prossime puntata si passerà agli islamici, poi la battaglia finale contro atei, divorziati, abortisti e favorevoli all'eutanasia.

Il tutto in un tripudio di sciatteria, effettoni speciali poco coinvolgenti e la solita colonna sonora tronituante.

Tommaso
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categoria:politica, opinioni, cinema, arte, attori, orrore, tilda swinton
mercoledì, 03 settembre 2008
C'era una volta un grande Re.
Era saggio e giusto, rispettato e adorato. La sua statura era titanica, la sua voce come canto d'angeli, i suoi capelli del color delle nocciole delle Langhe, i suoi occhi ghiacciati parevano smeraldi.
Una cosa l'angustiava: non poter presenziare alla presentazione d'un film della sua beniamina.
Conosceva chi ci sarebbe stato: convocò l'agente speciale che avrebbe affrontato una simile missione.
- O gentil folletto delle Valli, qualcosa turba il mio animo.
- Maestà, intuisco subito cosa possa minare una tempra così forte. Lasciate che cerchi d'allietare la Vostra difficile condizione.
- Solo il pensarci m'offende... così lontana, così vicina.
- Maestà, io posso portarVi qualcosa.
- O gentil folletto delle Valli, la risolutezza del Tuo animo e la Tua generosità mi consolano. Che la tua azione eguagli la Tua forza interiore, hai la mia benedizione in questa perigliosa missione.

Tilda autograph - Thanks, Paola!

Molto contento d'averTi rivista, a presto.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 18:20 | Permalink | commenti (2)
categoria:cinema, arte, ringraziamenti, gioia, attori, tilda swinton
venerdì, 29 agosto 2008
Avrei voluto essere a Venezia, ma l'insistenza di qualcuno, la pessima dislocazione d'altri impegni, il fatto che il 27 sarebbe stato il compleanno di mio padre e se ci fosse ancora sarei andato a Cannobio (pur dando entrambi poca importanza ai compleanni - ma ritenendoli simpatici) per l'occasione.

Mentre qualcuno vedeva Tilda dal vivo sul Lido di Venezia, io incappavo nel concerto di Fred e gli Elegant sul lungolago di Cannobio.

Ma l'inventario dei quadri è servito. La mostra è imminente.

Il lato divertente della faccenda è stato il dover soggiornare in una casa che è tuttora la location privilegiata dei propri incubi.

Certo Cannobio è davvero bella... (quando nel lungolago non avvengono certi misfatti)
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... peccato dover attraversare vicoli come questo (la location di Suspiria non è una scuola di Friburgo, bensì l'albergo di Cannobio sullo sfondo - mentre passavo hanno anche spento la luce, grazie)...
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... e che i lampioni che portano dal cancello alla porta fossero guasti.
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Preferisco il mio appartamento qui a Paderno d'Adda. Il che è significativo.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 15:27 | Permalink | commenti (5)
categoria:arte, attori, tilda swinton
sabato, 23 agosto 2008
Il cinema non è fatto di soli film e ciò che c'è attorno a esso dimostra ciò che intendevo nel post di ieri.
La rivista Duellanti tratta tutto ciò che sia immagine: cartoons, video musicali, mostre interattive, pubblicità, televisione. E scrive di cinema che non sia solo il cinema mainstream. Tratta anche il cinema di Hollywood, ma senza seguire nelle opinioni il botteghino. C'è chi considera il botteghino indice di qualità: autori e attori dei cinepanettoni che ripetono "la qualità del nostro prodotto è stata provata dal successo di pubblico", riviste più preoccupate di mettere in copertina i "divi più hot del momento" anziché considerare il cinema di qualità. Meglio così.
La raccolta di trattati di André Bazin Che cosa è il cinema ha poche, vane elucubrazioni ma fonda ciò che è la buona critica. Non la vanità di Ghezzi (che pure è intelligentissimo), non il conformismo della critica mainstream. Poi la critica è utile sino a un certo punto, ma se essendoci chi la fa bene va apprezzato. Come Mereghetti e Porro.

Ieri il CorSera anticipava che il numero di questa settimana di IoDonna avrebbe avuto in copertina Tilda, intervistata in occasione della Mostra di Venezia.
Stamane la promessa è stata mantenuta.

Tilda @ CorSera

Da lunedì a venerdì sarò a Cannobio per l'inventario dei quadri di Benoit de Brabant (mio padre), in preparazione della sua mostra commemorativa. Darthtess, tu che sarai da Lei, svolgi bene il tuo compito. So che lo farai.

Domani da Dogma05 per il montaggio del film.
Sotto, una foto che illustri l'atmosfera di solennità che aleggiava sul set e una a richiesta dell'attrice che vi compare a sinistra:

Photobucket

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Tommaso

postato da: thomaspendragon alle ore 15:18 | Permalink | commenti (2)
categoria:cultura, libri, opinioni, cinema, arte, attori, stampa, tilda swinton
venerdì, 22 agosto 2008
Ci sono 2 cinema: il cinema bello, fatto con intenti artistici, da autori che magari fanno film mal riusciti ma comunque apprezzabili, e quello brutto, che ha più successo del bello (ciò non implica che il film che abbia successo sia di conseguenza brutto, ma nella maggior parte dei casi i film di successo sono brutti).

Il cinema bello a sua volta si divide in commerciale ma intelligente e indipendente.

Nella mia traversata a Brescia per la realizzazione del film di Gabriele ho comprato 2 film che riassumono entrambi i volti del buon cinema.

Photobucket The Living Daylights ("007 - Zona Pericolo"), dalla serie di James Bond, uno dei migliori esempi di divertimento al cinema di sempre. Che ha avuto molto successo, ma resta un ottimo prodotto. Il fascino dell'universo di 007 è infantile, violento, ma non ha la stupidità di molti baracconi hollywoodiani (forse grazie al fatto d'essere un prodotto dell'industria cinematografica britannica). I film di 007 fanno sognare, sono splendide avventure.
Il Bond di Timothy Dalton (la cui interpretazione è ottima) è poi particolarmente simpatico. Donnaiolo ma non maschilista, generoso e galantuomo, violento ma non spietato.
Non c'è compiacimento nella violenza, non c'è spettacolo grandguignolesco. Il fascino dei film di James Bond sta negli aggegi inventati da Q, nell'Aston Martin dalle molte risorse, negli inseguimenti, nei capovolgimenti di sorte, nei molti elementi della mitologia bondiana. Che sarà fondata su un lusso odioso, ma riesce a essere simpatica.

Photobucket The Draughtsman's Contract ("I misteri del giardino di Compton House"), che pure ebbe successo alla sua uscita,  è l'opposto del cinema mainstream. Girato da un regista allora sconosciuto, con attori di teatro anziché divi. Regia anomala e poco spettacolare: l'inquadratura è sempre fissa. E' un film prettamente artistico, un grande, splendido film, realizzato da un Autore.

Il dominio di brutture come il nazista Il signore degli anelli e il pubblicitario Sex and the City, quello dei cinepanettoni, quello dei divi amorfi e quello della non-regia su commissione non sono minimamente contrastati da  grandi film come  The Draughtman's Contract, dal divertimento sincero di 007,  da Dalton e  da Greenaway. Ma la loro arte va comunque (se non ancor più) apprezzata.
Non un cinema fine a sé stesso, di vane elucubrazioni, ma un cinema che dica qualcosa apertamente. Un cinema che parli della realtà, come quelli di Jarman e di Eastwood, che pur in modi diversissimi hanno raffigurato il mondo che vedono senza nascondersi dietro alla filosofia - che comunque non raffigura nulla.

Tommaso
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categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, attori, james bond
domenica, 03 agosto 2008
La versione di John Boorman de Le memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar si girerà! Probabile che Adriano sia interpretato da Daniel Craig.

Chat con un'integralista cattolica: dice di odiare gli omosessuali ma li tollera. Contraddizioni a parte, ciò dimostra molto sull'intelligenza dei fanatici. Meglio sessuofobico che omofobico.

Un automobilista passa in un viale stretto. Sfiora un ciclista che lo copre d'insulti. Odio le auto, ma in tutte le volte che ho rischiato di essere investito o sono stato innaffiato con acqua di pozzanghera non mai ho fatto niente di simile a una simile scenata.

Tommaso
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categoria:cultura, ambiente, cinema, arte, attori, orrore, daniel craig, apertura mentale, john boorman
mercoledì, 16 luglio 2008
Image Hosted by ImageShack.usManny, rapinatore di banche e idolo degli altri detenuti, reduce da 3 anni in isolamento e Buck, giovane stupratore suo "fan" fuggono dal carcere di massima sicurezza di Posthaven, Alaska. Salgono su un potente treno merci, ma il macchinista muore d'infarto. Il treno prende così velocità e isolati dalla prima locomotiva non possono fermarlo, neanche con l'aiuto dell'aiuto macchinista Sara. Renken, il direttore del carcere che odia Manny per i suoi 2 precedenti tentativi di fuga li insegue per ucciderlo.

Diretto con vigore da Andrei Konchalovsky da un soggetto di Akira Kurosawa, A 30 secondi dalla fine è un film potente, con grande azione e personaggi pregni della grandezza shakesperiana (da cui la citazione dal Richard III prima dei titoli di coda) cara a Kurosawa. Come Manny non è solo un brutale criminale ma un disperato che vuole elevarsi, il film non è una banale vicenda d'azione ma un grande dramma umano. Manny è una figura paterna per Buck, lo rimprovera duramente quando questi li confida il progetto di vivere di rendita con una rapina: non vuole che si rovini come lui, vuole che lavori. Parla aspramente, è violento ma dà una lezione di vita, anche quando lo costringe a tentare di passare nella prima locomotiva. Renken è il suo opposto, un cattivo con una sua grandezza, nel gusto per la sfida, nel coraggio, nel senso del dovere. Il finale, pur guastato dalla retorica delle inquadrature dei carcerati, mostra la grandezza di Manny, personaggio più grande della vita, interpretato da un Jon Voight immenso. Cupe musiche di Trevor Jones, già adattatore di Wagner per Excalibur di Boorman, poi affiancato a Bowie per quelle di Labyrinth.

Tommaso

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categoria:cultura, cinema, sogni, arte, attori, violenza
lunedì, 07 luglio 2008
Uno dei film più potenti e significativi di sempre, non paragonabile a nessun altro:

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The Last Of England
("Ciò che resta dell'Inghilterra", 1987, di Derek Jarman, recentemente pubblicato in Italia da Alet in  una rarissima edizione libro+DVD)

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Poesia per immagini: il degrado del Regno Unito thatcheriano raccontato intrecciando immagini d'un eroinomane, d'un eretico, d'un popolo in fuga, d'esecuzioni sommarie, discorsi di Hitler, musica elettronica, narrazione di Nigel Terry e canzoni interpretate da Marianne Faithfull e Diamanda Galas, Pump and Circustance di Elgar, paesaggi inglesi, Londra dal Tamigi, grattacieli statunitensi, fino alla maledizione lanciata da una Sposa il cui promesso Sposo è stato fucilato prima della cerimonia, sotto lo stesso cielo giallo-rosso che copriva le città prima visitate.

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E' una denuncia della volgarità che sopprime il Domani "perché irrilevante", che spinge i propri figli in discoteca (Jarman creò un sodalizio artistico con gli Smiths, nemici dichiarati delle discoteche), a ubriacarsi e "contare i c***i" che vi hanno rimediati, che domina in un impero che crea guerre con cui omaggiare i propri governanti (il Neonato Reale coperto con giornali riportanti notizie sulle Falklands, "S'è divertito nelle Falklands?" "Sì, Signora" "La prossima guerra sarà quella grossa, vero?" "Lo spero, Signora"). La Sposa intepretata da Tilda Swinton è la Madre di Jarman ma non la Madre inglese che manda i propri figli in guerra; di fronte al proprio Sposo fucilato lacera il vestito con cui è stata adornata dai carnefici e invoca su di loro la maledizione divina.
E' anche un trattato d'estetica cinematografica, in cui i colori sostituiscon le parole e le immagini i fatti. Il bianco e nero d'alcuni momenti e l'Union Jack sono situazioni, il viaggi in trance sul Tamigi e tra le città U.S.A. concentrano l'attenzione sul cielo bicolore, vaniglia e porpora.

Tommaso
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categoria:cultura, libri, cinema, sogni, arte, attori, derek jarman, tilda swinton
venerdì, 04 luglio 2008
1 anno di blog: 1 anno di cose viste e sentite. Dopo i premi ai bloggers, i premi alle opere in 1 anno di Out of the Vortex (da 07/06/2007 a 03/07/2008).

Miglior film:

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To Live and Die in L.A.

Miglior DVD:
(ex aequo)

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Blade Runner


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Scarface
(grazie Luca)

Miglior libro:
(ex aequo)

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John Boorman, Adventures of a Suburban Boy

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Antonio Scurati, Una storia romantica

Miglior disco
:
(ex aequo)

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 dIRE sTRAITS, aLCHEMY

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The Pretenders, Learning To Crawl

Miglior concerto:
(ex aequo)

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Coro Bach, Basilica di S.Marco, Milano 22/05/2008

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 Mark Knopfler, Datchforum, Assago (MI) 15/04/2008

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Lady Bugs, Alcatraz, Milano 20/10/2007

Miglior mostra:

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Nathalie Djurberg, Turn Into Me, Fondazione Prada, Milano 19/04-01/06/2008

Miglior evento:

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Milanesiana 2007

Miglior artista:

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Tilda Swinton

Tommaso
giovedì, 26 giugno 2008
Image Hosted by ImageShack.us Battute come "E' la ragazza più triste che abbia mai tenuto in mano un bicchiere di Martini" o "Io sono ibernato e tu morta"; yuppies scatenati; regia convenzionale; colonna sonora altisonante e onnipresente (come nei telefilm adolescenziali U.S.A.), con Fourth Time Around di Bob Dylan non proprio adatta al contesto fighetto, la solita Good Vibrations dei Beach Boys e un medico che cita Border Line di Madonna mentre fuori campo risuona One Of Us di Joan Osborne.
Tutto per vedere Tilda in una scena di 3'36".
Vanilla Sky: pasticciaccio new age non dichiarato, con lungo finale che vuol far credere che nonostante certe dicerie Scientology non è il Partito Socialista prima del '92 (o che il Partito Socialista prima del '92 non era Scientology?). Ma più che la setta di Tom Cruise (o lui è della setta?) reclamizza, male, la rockofilia di Cameron Crowe.
Mi fa fare un parallelo con quando sempre su RAI2 (quella volta "in diretta", ho invece registrato Vanilla Sky) vidi un altro pasticciaccio new age apposta per un attore: era Al di là dei sogni con Max von Sydow.
E il CorSera infierisce: in un articolo sui set milanesi, scrive che questo mese e il prossimo Tilda girerà Io sono l'amore a Villa Necchi Campiglio... chiusa al pubblico. Così vicina, così lontana.

Tommaso
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categoria:cultura, cinema, milano, arte, attori, orrore, tilda swinton
martedì, 24 giugno 2008
Image Hosted by ImageShack.us Klute ("Una squillo per l'ispettore Klute", diretto da Alan J. Pakula nel '71, inizio del sodalizio artistico tra la Fonda e Sutherland sr.) è uno dei film meno convenzionali di sempre in virtù di Bree Daniels, il personaggio di Jane Fonda: Image Hosted by ImageShack.usuna squillo d'alto bordo che riflette, una vera ribelle che rifiuta il falso ribellismo tutto droga del suo pappone (Roy Scheider) e delle ex "amiche".
John Klute, interpretato da uno dei miei attori preferiti, Donald Sutherland, bloccato però dalla rigidità del comunque simpatico personaggio, è un ispettore di polizia divenuto investigatore privato che giunge a New York incaricato da un comune amico d'indagare sulla scomparsa d'un uomo d'affari le cui ultime tracce sono delle lettere oscene a Bree, tormentata da un molestatore.
Nonostante il titolo, la protagonista del film è Bree: Klute s'adatta presto alla viziosa metropoli, conduce fermamente le indagini, ma l'attenzione è per Bree, personaggio forte e non omologato, spirito libero che si libera legandosi a qualcuno: Klute sarà un perbenista ma la protegge dai falsi amici che vogliono solo sfruttarla, oltre che dal molestatore.
Confronti città-provincia, uomo per bene-angelo decaduto, sincerità-falsità. Più d'un poliziesco: lo svolgimento non segue tanto la ricerca dello scomparso (il colpevole è presto rivelato) quanto l'instaurarsi d'un rapporto tra i protagonisti, così diversi. Bree quasi violenta Klute ma si trova legata a lui; non ci trova qualcuno che voglia improgionarla ma qualcuno che si prenda cura di lei (e ne è spiazzata): una versione più sporca e complessa della Holly Golightly filmica di Audrey Hepburn, più simpatica e intelligente di quella letteraria di Truman Capote (che sia un caso se Bree ha un gatto?). Le sedute dalla psicanalista servono solo a esplicitare (in maniera sbagliata: chi va dalla psicanalista non è necessariamente un genio) la riflessività di Bree: anche senza il personaggio affascinerebbe.

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Tommaso
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categoria:cultura, cinema, arte, attori, donald sutherland, jane fonda
lunedì, 23 giugno 2008
Image Hosted by ImageShack.us Riflessi in uno specchio scuro ("The Offence", 1972: sarebbe uno dei rari titoli italiani più belli dell'originale, non fosse una scopiazzatura dal melò di 7 anni prima Riflessi in un occhio d'oro) è un dramma diretto da Sidney Lumet: dramma in quanto film di matrice teatrale: tratto dall'opera di John Opkins This Story of Yours e costruito come dramma teatrale, basato su dialoghi di forte tensione: più parole che immagini, più attori che effetti. L'inizio fa pensare ad altro: lunghi silenzi, panoramiche sul bosco in cui la polizia cerca una bambina scomparsa, rapidi scambi di battute tra poliziotti. Un sospetto (Ian Bannen), ubriaco e sporco di sangue viene portato nella sala per gli interrogatori: qui il sergente Johnson (Sean Connery), fermamente convinto che sia il pedofilo che ha massacrato delle bambine e ne ha appena molestata una, lo brutalizza. Da qui il film diviene dramma teatrale: dopo una sequenza prettamente filmica, Johnson che torna a casa rivedendo i peggiori casi su cui ha indagato in passato, il film è fatto di dialoghi. Con la moglie (Vivien Merchant, prima moglie di Harold Pinter) che vorrebbe condividere le sue tragedie ma non sopporta il loro racconto; riportato alla base, col sovrintendente (Trevor Howard) che deve stabilire la legittimità o meno della sua condotta; il flashback dell'interrogatorio.
Voluto da Connery, che iniziava a tentare di staccarsi da James Bond, fu un fiasco (seppur poco costoso); più apprezzato dalla critica britannica che da quella estera.
Ma è un grande film: i dialoghi sono intelligenti, con nerbo; la vicenda avvince; la cupa fotografia di Gerry Fisher rende il fascino inquietante della provincia inglese; la regia di Lumet è un bel susseguirsi di brevi carrellate. I grandi Bannen e Howard reggono un film basato su un Connery magnifico, un'intepretazione impressionante: un personaggio complesso reso in tutti i suoi aspetti.

Tommaso
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categoria:cultura, cinema, arte, attori, polizia, sean connery, anglofilia
sabato, 21 giugno 2008
Image Hosted by ImageShack.us Bellissima, intelligentissima, coltissima, simpaticissima: l'altissima Katharine Matilda Swinton è una delle presenze più affascinanti nel mondo del cinema. Nata da famiglia ricchissima, ma ribelle: cambia corso di laurea (da Scienze Politiche a Lettere), lascia il teatro perché non lo sente suo, s'iscrive al Partito Comunista, aiuta i poveri, inizia a recitare con uno dei registi più liberi di sempre, Derek Jarman in film che dichiarano di criticare la condizione della Gran Bretagna - ma criticano tutto il mondo. La sposa straziata di The Last of England non è vittima solo della violenza conservatrice nella Gran Bretagna degli anni '80, ma di uno squallore che è andato oltre sia per spazio che per tempo - si veda l'Italia d'oggi. La Swinton è una ribelle che non insulta nessuno, non è una vana provocatrice, anziché mostrare la miseria altrui mostra la propria grandezza col  bel Cinema che fa e invoca nella Letter to a boy from his mother, o con installazioni artistiche (The Maybe, teca di vetro in cui dormiva) o videoclip (Orbital dei The Box, in cui è un personaggio alienato che vive a una velocità diversa dal resto del mondo e si spaventa leggendo su un televisore: "Monsters exist"... che la società che pretende normalità e omologazione l'abbia scoperta?). Ammiratrice di David Bowie, gli è spesso accostata per bellezza e ambiguità: oltre all'arcangelo Gabriele di Costantine, ha interpretato un ruolo trasgender in Orlando di Sally Potter, il film che dal romanzo di Virginia Woolf che l'ha resa celebre. Coinvolta sempre più in film hollywoodiani, affronta l'ambiente mainstream con sarcasmo: lo sketch alla serata degli Academy Awards del 2008, l'ironia alla presentazione del gioco per Playstation tratto dal primo episodio de Le cronache di Narnia, mantenendosi indipendente, presenziando a festival di cinema indie, sostenendo lo sciopero degli sceneggiatori, recitando in film scomodi, Michael Clayton, con personaggi liberi, George Clooney e Sidney Pollack.
Tilda Swinton è il meglio del cinema d'oggi.



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Tommaso - seconda foto fornita da latramaelordito
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categoria:cultura, cinema, sogni, arte, attori, storytellers, tilda swinton
lunedì, 16 giugno 2008
Image Hosted by ImageShack.us E' recentemente uscito in DVD uno dei migliori films di sempre: The Yakuza, diretto da Sidney Pollack su sceneggiatura dei sommi Paul Schrader e Robert Towne. "100 years ago they were called Samurai"; se una volta c'erano i samurai, una volta c'erano anche grandi cineasti che giravano grandi films. E grandi attori: Robert Mitchum è impressionante.
Per salvare la figlia e il fidanzato d'un amico un investigatore privato torna in Giappone, in cui alla fine della Seconda Guerra Mondiale s'era fidanzato con una donna salvando lei e la figlia piccola dalla miseria; ma dopo 6 anni il di lei fratello era tornato dalle Filippine, umiliato dall'essere in debito con un occupante. L'operazione comporta però l'inimicizia d'un potente boss yakuza.
Un film su amicizia, senso dell'onore, rimorso, la memoria del bene avuto che supera quella del male subito: la cultura giapponese è raffigurata in modo sincero, senza caricature. Il fanatismo per il rispetto delle regole è ammirato: il documentario sulle riprese s'intitola infatti Promises To Keep. "Un vero uomo non dimentica mai. Un vero uomo paga i suoi debiti". Gli avversari sono disonesti: il miglior modo d'affrontarli è unirsi e rispettare i patti.
Un film lento, violento ma senza la spettacolarizzazione pornografica in voga oggi: i massacri sono ragionati, sia nello svolgimento che nella raffigurazione, l'intento non è realizzare un film d'azione ma un'opera poetica, il cui lirismo sta nella gratitudine tra persone che si amano, in volti come quelloImage Hosted by ImageShack.us di Mitchum, carico d'una tenerezza che neanche il furore dei combattimenti cancella. "100 anni fa erano chiamati Samurai": la nostalgia per un tempo in cui i titoli si davano in base al merito è parallelo a quello in cui i films erano opere d'arte in cui i personaggi erano Personaggi, gli attori erano Attori e gli autori erano Autori. Impassibile Mitchum partecipa alla vendetta del suo amico, il volto una maschera triste che si capacita, pur non accettandolo, della vacuità della tragedia. In Brothers In Arms Knopfler afferma che siamo nello stesso mondo ma viviamo in pianeti diversi: The Yakuza mostra che il confine non è statunitensi-giapponesi ma onesti-disonesti. Difatti vi son traditori d'entrambe le nazionalità, come amici fedeli. Il gesto che Harry Kilmer-Mitchum compie alla fine è la dichiarazione di ciò: pur non essendo giapponese può essere un Samurai. La differenza non è statunitensi-giapponesi, ma Yakuza-Samurai, chi paga i propri debiti e chi cerca vendetta,  cinema brutto e cinema bello.

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Tommaso

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categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, attori, violenza, robert mitchum
lunedì, 09 giugno 2008
Era il 7 giugno 2007 quando, alla fine d'un contratto da vigilante, m'adoperai per creare questo blog. Pochi giorni prima darthtess aveva lasciato un commento sul mio blog anglofono segnalandomi l'apertura del suo blog su Splinder. L'inizio d'un blog poco frequentato e commentato ma da bloggers stimabilissimi, contrassegnata da richieste di chiusura, minacce e insulti da parte di qulacuno meno stimabile. Ma mi diverto così.
Grazie agli amici che seguono il blog e a Luca per la recente partecipazione.

Per festeggiare l'evento m'è stata offerta un udienza da un rispettabilissimo personaggio di spicco... in 2 giorni di ritardo perché l'altro ieri era impegnato a trovare col premier dei modi di favorire le loro dignitosissime associazioni, ieri per complimentarsi con lui della genialata della proposta di 5 anni di carcere a giornalisti troppo curiosi.

Image Hosted by ImageShack.us Tommaso de Brabant: Quale onore, Don Vito, bacio le mani a Vossignoria.

Image Hosted by ImageShack.us Don Vito Corleone: 'Masino, beddu picciotto, m*****a come sei alto! E beddu! E affascinante!

Image Hosted by ImageShack.us T.d.B: Mi confondete...

Image Hosted by ImageShack.us D.V.C.: Ma figurati! Come stai?

Image Hosted by ImageShack.us Bene, Vossignoria, grazie, mia nonna Vi manda queste frittelle, con omaggi e auguri...

Image Hosted by ImageShack.us Santa donna, tua nonna! Le cassiere la fanno ancora arrabbiare?

Image Hosted by ImageShack.us No, da quando avete "parlato" col direttore non osano.

Image Hosted by ImageShack.us Benissimo. C'è un favore che posso farti?

Image Hosted by ImageShack.us La Vostra gentilezza è enorme, ma io non voglio approfittarne...

Image Hosted by ImageShack.us Ma che m*****a dici, se non accetti m'offendo!

Image Hosted by ImageShack.us Grazie davvero. Avrei una questione sentimentale...

Image Hosted by ImageShack.us Racconta, sei tra... Amici!

Image Hosted by ImageShack.us Quell'attrice, Tilda Swinton... vede, ci sarebbe il marito...

Image Hosted by ImageShack.us Ah, ti piace il marito? Che sei, ricchione?

Image Hosted by ImageShack.us No! Il marito è l'ostacolo...

Image Hosted by ImageShack.us Ah, t'interessa l'attrice! OK, lo faccio parere un incidente...

Image Hosted by ImageShack.us No, Vi prego, non le chiederei mai una cosa simile, poi ci son i bambini, che gli raccontiamo... vorrei solo che lo si convincesse a... mettersi da parte.

Image Hosted by ImageShack.us Considerala cosa fatta, picciotto. Ora và per favore e non sentirti in debito. Prima o poi avrai occasione di ripagarmi.

Image Hosted by ImageShack.us Sarà un onore. Bacio le mani, Eccellenza.

Tommaso
lunedì, 02 giugno 2008
Image Hosted by ImageShack.us Essenziale e riflessivo, scarno e spettacolare: apparentemente contraddittorio, il cinema di John Boorman ha una sua precisa identità. Questo "suburban boy" cresciuto poverissimo mostra i grandi problemi della vita concreta riflettendo sulle grandi sfere, già da ragazzo occupato a guadagnare i soldi per sopravvivere s'interrogava sui Miti. Nato in città, cresciuto in campagna ha colto l'ambiguità dei posti in cui viveva e anziché realizzare film schizofrenici li connota precisamente. Il ritorno alla natura di Deliverance è letale, ma in The Emerald Forest è un'alternativa migliore alla civiltà distruttrice; il sovvertimento della natura in Zardoz. Inglese di nascita, statunitense di occhio, europeo di pensiero, la sua è una spettacolarità minimalista, fatta di azioni. Un cinema piccolo, il suo solo film "grosso" è Excalibur, fatto con effetti speciali da teatro. Lo stile di Boorman si fonda sui movimenti di mdp: le carrellate brevi e rapide di Point Blank, il volo di Pazuzu tra i templi di Exorcist II: The Heretic o quello in The Emerald Forest. Ma le sue inquarature non si limitano al virtuosismo tecnico, raccolgono simboli come i quadri di Zardoz, le icone del tempio di Exorcist II: The Heretic che tornano in Excalibur in cui cavalieri percorrono la Waste Land di Eliot: col suo universo culturale Boorman cerca gli archetipi che fondano la storia umana; come Theilard de Chardin lo cerca nella mente. E' la "quest" di Burt Reynolds in Deliverance, di Sean Connery in Zardoz, di Richard Burton in Exorcist II: The Heretic, dei cavalieri di Excalibur, di Powers Boothe in The Emerald Forest, di Patricia Arquette in Beyond Rangoon. Un continuo tornare, i personaggi di Boorman sono il messianico re Arthur che torna ciclicamente lasciando tracce in ogni epoca e arte. Facendo film senza genere perché ne toccano molti Boorman lascia tracce in più generi. Sottovalutato da pubblico e critica, ingiustamente non accolto tra i Grandi, (ma ha realizzato uno dei film più famosi di sempre, Deliverance, uno dei più intelligenti, Zardoz, uno dei migliori, Excalibur, uno dei più influenti, Point Blank; ha lanciato Brendan Gleeson, Liam Neeson, Gabriel Byrne; ha rilanciato Lee Marvin e Jon Voight; ha avuto come direttori della fotografia Alex Thomson, Vilmos Zsigmond, William A. Fraker; la sua bellissima autobiografia, Adventures Of A Suburban Boy, tra sobrietà e poesia, è stata apprezzata da Harold Pinter - suo attore in The Tailor Of Panama e Paul Auster) realizza film che circolano poco, s'occupa della crescita del cinema irlandese, coltiva alberi.

Tommaso
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categoria:cultura, libri, cinema, sogni, arte, attori, storytellers, john boorman
domenica, 01 giugno 2008
Venerdì: Turn into Me, mostra temporanea di Nathalie Djurberg a Milano. Una caverna in cui il visitatore è accolto da video orrorifici con pupazzi di stoffa alla Tim Burton (il lupo mannaro di We are not two, we are one è più che una citazione). Orrori domestici a volte collegate con maternità ambigue, violenze spesso riconducibili alla sfera sessuale, corpi cadenti o decomposti, la morte d'alcuni che diviene vita d'altri, teatrini allucinati visivamente affascinanti, splendido.

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La mia sessuofobia non è aumentata da ciò come non vacilla dinanzi alle canzoni dell'avvenente Chrissie Hynde, ma nel repertorio dei suoi Pretenders preferisco le canzoni più esplicite, che stia divenendo come Clint in Tight Rope (quasi-remake di Cruising con Pacino forse bisex), ottimo padre e poliziotto integerrimo attirato dalle perversioni del serial killer su cui indaga?


 
Tommaso
sabato, 31 maggio 2008
Oggi la mia altra identità compie 78 anni... aguri Clint!


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Tommaso
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categoria:cultura, cinema, arte, saluti, attori, clint eastwood
lunedì, 26 maggio 2008
Dopo gli insulti gratuiti di Spike Lee (che forse ignora Bird su Charlie Parker, musicista non proprio pallido interpretato dal non bianchiccio Forest Whitaker, che in 2 suoi film -The Unforgiven e Million Dollar Baby- Clint abbia voluto il non roseo Morgan Freeman con cui girerà un 3° film, The Human Factor su Nelson Mandela, eroe dalla carnagione un pò scura - come Chris Rock che disse che gli Oscar son razzisti -con tutto il male che se ne potrebbe dire- la sera in cui vennero premiati Freeman e Jamie Foxx), Clint non ha ritirato il "Premio Speciale" ricevuto anche da Catherine Deneuve.
Peccato, essendo l'unico premio (ci vorrebbe ancora il "Premio per il contributo artistico", ufficiale quindi non consolatorio) non competitivo. C'è già il calcio in cui ci s'ammazza per vincere e metter sotto l'avversario. Il cinema non è una gara.
Spero che Gomorra e Il Divo meritino i premi e non siano stati premiati per evitar polemiche con la stampa italiana (si pensi a chi è davvero sciovinista) ma detesto che si festeggi il successo dei "film italiani". Un film è bello perché bello, non per la nazionalità. Andreotti contesta Il Divo (che non ha visto) perché non in suo favore. Quando si è diventati presidenti a vita dopo aver ammazzato 2 giornalisti, lasciato uccidere Moro per dar retta a Cossiga che voleva divenire il Pinochet italiano, essersi accordato con la Mafia per far dominare il proprio partito in Sicilia, aver regalato l'appalto dei materassi dell'Esercito a Gelli, aver censurato il cinema neoralista non si può anche voler essere lodato.

Vai Clint!

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Tommaso
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categoria:cultura, politica, opinioni, cinema, arte, attori, orrore, clint eastwood
mercoledì, 07 maggio 2008
Image Hosted by ImageShack.usIl volto disidratato, gli occhi quasi bianchi e chiusi, il fisico imponente: col solo aspetto esteriore Clinton Eastwood jr. potrebbe raffigurare il sogno infranto degli U.S.A.: un gigante desideroso di successo che s'è fatto carico di molte ferite. Clint è però il lato buono dell'America: non quella arrogante della democrazia esportata e rincretinita dalla TV, ma quella di loosers. Dopo aver interpretato l'epopea del west senza fare l'ammazza-indiani ha incarnato problemi e contraddizioni degli U.S.A. con l'ispettore Harry Callahan. Razzista, omofobo, dal grilletto facile ma malinconico, vedovo, con tendenze suicide, semi-autistico. Un uomo buono rovinato da un sistema che lo porta a uccidere fino a fargli considerare l'uccisione dei criminali il proprio scopo di vita, da cui la frase "Make my day": "da' un senso alImage Hosted by ImageShack.us torna nell'aspetto esteriore: sia poliziotto in giacca e cravatta o vagabondo sciatto o militare coperto di fango, la mia giornata", il celebre "Coraggio... fatti ammazzare". Accusato così di fascismo da buonisti che ne vedono la superficie rozza e non vogliono cercarne la disperazione celata sotto comportamenti e frasi parossistiche. Negli anni '80 è stato rivalutato grazie anche ai suoi piccoli film su personaggi sperduti nel deserto... camionisti bonari, musicisti in fin di vita, circensi imbranati, cowboys tornati dall'Inferno. Colto e umile, ricco e fiero del proprio passato da blue collar, interprete di personaggi apparentemente comuni in realtà "bigger than life". La versatilità di Clint si riflette anche nell'aspetto: sia poliziotto in giacca e cravatta o vagabondo sciatto o militare infangato, ciò che attira l'attenzione è il suo leggendario sguardo ghiacciato, i suoi tratti rocciosi narrano storie di lotta, disperazione, ricerca di un posto nel mondo. Ma Clint non testimonia solo così: da attore usa il suo corpo-totem-geroglifico e da regista narra con delicatezza drammi, fughe, STORIE. Senza urlare né inveire (e ce ne sarebbe). Accettando i propri mali, che danno forza, esperienza, stimoli. Continuando a correre, a cercare il proprio premio e se non c'è un premio fa niente, si può dire d'essersi impegnati. Con la consolazione d'un blues ascoltato in una taverna tra i boschi della California, prima di rimettersi in viaggio, col sole negli occhi e il vento che sferza il volto o fradicio di pioggia, il deserto davanti, nelle orecchie pochi tocchi di chitarra e qualche nota d'armonica a bocca, in testa tanti ricordi.

Non credo nel pessimismo. Se qualcosa non va come vuoi, insisti. Se pensi che pioverà, pioverà.
(Clint Eastwood)

Tommaso

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venerdì, 11 aprile 2008
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Tanto per cambiare la simpaticissima (sembra sarcastico ma non lo è) darthtess m'ha "incatenato". Stavolta si tratta di 6 cose che piace fare. Nel mio caso tratterò di 6 cose che apprezzo fare, data la mia antipatia per il verbo "piacere". Al contrario di d'Annunzio, credo che la vera esperienza stia nel dolore.
Dopo questo riuscito tentativo di rendermi antipatico se non addirittura odioso, ecco una foto in cui rispondo alla conferenza stampa in cui m'è stato chiesto di dire le 6 cose:

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ecco il regolamento:
- indicare il link di chi vi ha coinvolti (già fatto... devo aspettarmi soldi per ciò?)
- inserire il regolamento del gioco sul blog (che sto facendo?)
- citare sei cose che vi piace fare
- coinvolgere altre sei persone (animali valgono?)
- comunicare l'invito sul loro blog

l'elenco:
1- qualsiasi cosa relativa al cinema (interviste ad attrici comprese);
2- esporre il mio volto a ogni intemperia (sopra il risultato), se c'è molta luce coi miei occhiali da sole da figo;
3- svuotare negozi di CD, DVD e libri;
4 - ascoltare la voce di Chrissie Hynde e la chitarra di Mark Knopfler;
5- internettare;
6- diffondere humour britannico e guardare le facce disgustate degli interlocutori.

incateno:
Luca a.k.a. Mironcino 2003;
Elenabowie (ora assente, vedremo quando tornerà)
zia Isy
Pinkland
Latramaelordito
Simone Bocchetta

buon divertimento!

Marlowe, il poliziotto privato ("Farewell, My Lovely", U.S.A. 1975): Philip Marlowe indaga sulla scomparsa della pupa d'un rapinatore e la morte d'un faccendiere. Interpretato da Robert Mitchum: prende 4 ceffoni violentissimi da una mezzana forzuta, non fa una piega e le tira un pugno che le rompe la bocca. Uno dei duri più duri di sempre, impassibile ma partecipe. Charlotte Rampling è una visione che stende. Harry Dean Stanton è il laido poliziotto che odia ricambiato Marlowe, particina muta per Sylvester Stallone.  Buon humour nonostante la tragicità della vicenda, trama nitida; peccato per la regia distratta, inquadrature spesso fuori luogo e quasi sempre in ritardo.



Tommaso
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giovedì, 10 aprile 2008
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Oggi come 79 anni Carl Adolf "Max" von Sydow. Auguri Max!

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Tommaso
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categoria:musica, cultura, cinema, milano, arte, concerti, gioia, attori, dire straits, mark knopfler, max von sydow
domenica, 06 aprile 2008

Dal post di Luca su Blade Runner si capisce quanto siano distanti le nostre posizioni sul cinema.
Per lui il cinema è un passatempo, per me un motivo di vita. Lui si occupa di cose più utili e concrete, io m'estraneo con questa forma d'arte e, considerandola tanto importante, vorrei che le si desse un pò di considerazione: non posso sopportare di dedicarmi tanto a qualcosa di fatuo.
Per questo chiedo non guardare Blade Runner come film d'azione più o meno avvincente, tecnicamente fatto molto o poco bene, ma come film pregno di significato. Perché in ciò stanno la sua importanza e utilità, e se Blade Runner non è importante, nessun film lo è: così il cinema non serve.
Tutto ciò si basa sulla condizione raffigurata da Friedkin lo scorso anno a Milano in poche parole: "i film di oggi paion giochi per la PlayStation". Basta vedere un contenitore di trailer per rendersene conto: sparatorie e scene frenetiche, divi da poco e sentimenti da nulla. Se il cinema era lo specchio del '900 perché riassunto artistico della sua multimedialità, ora è parodia della frenesia del 2000. I film sono frettolosi, non riflettono, sono uno spettacolo patinato di soldi, sesso e violenza. Perciò un fan de Il signore degli anelli  trova statico il miglior film di Ridley Scott, non proprio uno che s'addormenta dietro la m.d.p.: è l'abitudine a spettacoloni nazisti gonfi di sangue, scenografie computerizzate e combattimenti da 60 inquadrature al minuto. Molto meglio i film di James Bond, dinamici e leggeri ma attenti alle caratterizzazioni e con uno humour che gli danno fisionomie umane. Così le commedie romantiche: quelle degli anni '50 erano molto più belle e divertenti, ma come scambiarle con quelle di oggi, che avranno anche solo un paio di battute divertenti ma sono più sexy (guai poi a dirlo, è da moralisti)?
Un contributo arriva dalla TV, ossessionata dalla "realtà": fatta di reality e talk shows aggressivi per urla e ritmo, una finta realtà in cui non c'è tempo per pensare, solo per vedere. Così di fronte a grandi film non ci si chiede che ci stiano dicendo ma quanto manca alla fine, da quanto tempo i personaggi stanno zitti, se tra i protagonisti scatterà qualcosa.
Ritengo tutto ciò utile: i brutti film risaltano quelli belli, più film scadenti ci sono più hanno valore quelli belli - anche se alcuni brillano di luce propria. Ma spiace che il cinema ormai sia dominato dalla bruttezza. I film non sono più sogni: non si sogna un cinepanettone. Il sogno americano sta distruggendo i sogni da film, con rombanti macchine da incasso alla Il codice da Vinci (e pensare che il libro per quanto discutibile dà da pensare) o con uno Spider Man all'anno, con scenografie fatte al computer, finte acrobazie fatte con lo schermo verde e tanto sangue. Friedkin rappresentava la violenza: To Live and Die in L.A. dice tantissimo sul suo uso nella vita reale. L'Excalibur di Boorman ha pochissima violenza e oggi (a 27 anni dall'uscita) è considerato noioso. L'ossessione del mostrare: Rosemary's Baby non è attuale perché la sua violenza è psicologica, sottintesa, forse fittizia. Ma è un grandissimo film.
Luca, Blade Runner non è un film statico e con caratterizzazioni fumettistiche: è LA riflessione su cosa sia umano o no in una società che spaccia per "realtà" ciò che non lo è. La sua irrealtà è dovuta al fatto che mostra persone più grandi della vita: per mostrare la vita la guarda dall'alto. E rappresenta il cinema che, con la sua tecnologia simboleggia l'era del progresso tecnologico. A ciò serve il cinema: a portarci DAVVERO nel mondo in cui viviamo.
Ci restano il cinema indipendente: Tilda Swinton che ci fa pensare, i fratelli Coen che osano far film lenti, gli inglesi che mostrano storie di vita VERA. E Clint Eastwood, che avrà il marchio Warner Bros. ma fa film come dice lui, fuori moda, veri e BELLI.

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Lottare contro il razzismo durante il maccartismo ed esser ricordato come un fascista con l'ossessione delle armi: Charlton Heston.

Tommaso
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