Torna l'appuntamento settimanale coi miei poliziotti cinematografici o televisivi preferiti! Ahiahiahi settimana scorsa vi proposi d'indovinare uno dei 2 a venire e non avete indovinato... non avete pensato che non avrei potuto far a meno di scrivere di Harry la carogna? Dopo di lui sarà il turno d'un poliziotto televisivo, statunitense; avevo programmato di fare 3 puntate, ma ne aggiungo un'altra speciale per una poliziotta, ancora televisiva, ancora statunitense.
San Francisco Police Department Inspector Harold Francis "Dirty Harry" Callahan
(creato da Harry Julian & Rita M. Fink)
interprete: Clinton "Clint" Eastwood jr. (San Francisco, U.S.A., 31 maggio 1930)
Poliziotto perfetto, impavido, incorruttibile, instancabile, freddo, imponente, Harry "la carogna" Callahan (i produttori italiani cambiarono in "Callaghan" ritendo l'originale impronunciabile) che deve il soprannome al risolvere con ogni mezzo le situazioni più "sporche" è uno dei personaggi cinematografici più controversi di sempre. Additato (Pauline Kael in testa) come fascista, razzista (cosa che ammette nel primo film), omofobo (per il modo brusco con cui liquida una checca nello stesso episodio), maschilista (nel terzo accetta a stento la partner impostagli) è anche un ribelle che non accetta i diktat dei superiori e rifiuta la giustizia sommaria di uno squadrone della morte nel secondo film (un compromesso per rendere il personaggio più gradito?). La sua ammirazione per la 44. Smith & Wesson che spesso loda è inquietante ma non è un assassino squilibrato, bensì un malinconico, solitario eroe che sa distinguere tra bene e male.
Clint Eastwood è riuscito a non restare prigioniero del personaggio, costruendo una carriera di successo parallelamente al proseguimento della saga, ma la fama di fascista gli è rimasta addosso per molto, grazie a certa intellighenzia di sinistra che, di duole scriverlo, emargina chiunque abbia sfumature destrorse più o meno accennate: al cinema è accaduto con William Friedkin e Michael Cimino. Per fortuna che c'è la stampa francese (cui Clint dedicherà il trionfo di Unforgiven agli Oscar del 1992), da cui non a caso arrivano i Cahiers du Cinèma e dal 1985, con Pale Rider, la nomina a Cavaliere delle Arti e delle Lettere, la retrospettiva in omaggio a Parigi e la serie di conferenze per la stampa britannica Eastwood cominciò a esser riconosciuto come gran cineasta (fino ad attirarsi l'inutile ira della destra statunitense con Million Dollar Baby). I film di Callahan mostrano la sua evoluzione attoriale: da monocorde a sotto le righe, un miglioramento lento ma costante. Si riconosce più nel Robert Kincaid di The Bridges of Madison County, ma ammette giustamente che non si possono scindere le immagini sue e di Callahan (eppure prima che a lui i produttori pensarono a John Wayne, Paul Newman e Frank Sinatra). E il primo film della serie è una vetta del sodalizio artistico, uno dei più importanti di sempre, col suo maestro Don Siegel.
Dirty Harry (U.S.A. 1971, it. "Ispettore Callaghan il caso Scorpio è tuo!") diretto da Don Siegel, scritto da Harry Julian & Rita M. Fink, Dean Riesner, John Milius, Terrence Malick
Scorpio (Andy Robinson) ricatta la polizia di San Francisco: o gli danno soldi, o ucciderà cittadini col suo fucile di precisione. Callahan si mette sulle sue tracce col sergente ispanico Chico (Reni Santoni), ma il sindaco (il grande John Vernon) e un commissario (Harry Guardino, con Clint anche in Every Which Way But Loose, in Italia in Operazione San Gennaro) non approvano i suoi metodi. Celebre la frase "Devi solo porti una domanda, 'mi sento fortunato?' Dunque, bestia?" ("Gotta ask yourself a question, 'do I feel lucky?' Well, do ya, punk?"). Indagine sociologica, talento visivo di Siegel, le musiche di Lalo Schifrin che accompagneranno tutta la saga. Esordio alla regia di Eastwood nella scena con l'aspirante suicida (Siegel era assente). 4/5
Magnum Force (U.S.A. 1973, it. "Una 44. Magnum per l'ispettore Callaghan") diretto da Ted Post, scritto da John Milius e Michael Cimino
Callahan sembra mettersi a sinistra e si oppone a uno squadrone della morte capitanato da John Davis (David Soul, il biondo Ken "Hutch" Hutchinson del telefilm Starsky & Hutch) che uccide sommariamente criminali. Un compromesso, ma fatto bene. 3/5
The Enforcer (U.S.A. 1976, it. "Cielo di piombo ispettore Callaghan) diretto da James Fargo, scritto da Gail Morgan Hickman, S.W. Schurr, Stirling Silliphant, Dean Riesner
Terroristi di estrema sinistra ricattano San Francisco per 2 milioni di dollari. Rapinando un deposito d'armi uccidono il partner di Callahan che si trova così in squadra con una donna (Tyne Daly, famosa per telefilm). Comincia a stimarla quando lei gli salva la vita e insieme cercano di liberare il sindaco. Se prima i neri erano solo cattivi, ora alcuni sono alleati del Nostro; nessuna simpatia per i terroristi, anche se si lascia intendere che non operano per la causa, quindi niente anti-comunismo. Doveva chiudere una trilogia; avrebbe dovuto esser intitolato "Moving Target" o "Dirty Harry III". 3/5
Sudden Impact (U.S.A. 1983, it. "Coraggio... fatti ammazzare") diretto da Clint Eastwood, scritto da Charles B. Pierce, Earl E. Smith, Joseph Stinson
Una pittrice (Sondra locke, compagna di vita di Eastwood per 13 anni e partner in 6 film) uccide uno a uno i balordi che hanno violentate lei e la sorella, ridotta in stato vegetativo. Callahan cerca di fermare le uccisioni e arrestare il gruppo, ma attratto dalla donna e schifato dai violentatori si mette dalla sua parte. Eastwood s'impadronisce del personaggio, più "pensante" delle altre volte; grazie alla fotografia di Brice Surtees (che l'anno prima lo aiutò a fare della prima scena di Firefox una meraviglia) dà toni cupi a un film che sembra voler sfociare nell'horror (le venature fantasy che si trovano in High Plains Drifter, Pale Rider e nel tramutarsi in fantasma del suo personaggio Frankie Dunn alla fine di Million Dollar Baby), tra i quadri della co-protagonista e il sorriso della di lei sorella nonostante il coma quando questa le dice che sta vendicandole. Famosissima la scena in cui sventa una rapina nel bar che frequenta per le frasi "Dovrete vedervela con noi tre... Smith, Wesson e me" e "Coraggio... fatti ammazzare" (che funziona nella scena ma è ridicola come titolo - in originale è 'Go ahead, make my day' ossia 'Avanti, dà un senso alla mia giornata'). 3/5
The Dead Pool (U.S.A. 1988, it. "Scommessa con la morte") diretto da Buddy Van Horn, scritto da Steve Sharon, Duck Pearson, Sandy Shaw
Un gruppo di mentecatti fa un gioco: scommettere su una lista di persone che fanno una vita rischiosa (molto quotato Callahan), vince chi azzecca più morti. Il più pazzo di loro uccide i propri designati. Buddy Van Horn è collaboratore di lunga data di Clint, che ha diretto già in Any Which Way You Can e dirigerà in Pink Cadillac. La scena in cui Callahan e collega sono inseguiti da un'automobilina radiocomandata esplosiva omaggia Bullit (sarà citata anche ne Il commissario Rex). Oscuro, affascinante ma il più kitsch e superficiale. 2/5



Selah!