domenica, 26 ottobre 2008
Il recente periodo di visioni cinematografiche, prolifico ma discontinuo, m'ha riportato al Plinius per il carinissimo (nonostante la produzione Disney).
Preceduto dai chiassosi e deprimenti trailer di High School Musical 3, Beverly Hills Chihuahua e Bolt.
E' un film carinissimo, adorabile, con una prima parte di gran poesia e una seconda a tratti scontata ma intelligentissima. L'ossessione di Wall-E per lo stare mano nella mano con la propria amata è una delle cose più simpatiche mai viste sullo schermo e il messaggio ecologico non è da poco.

Wall-E

Cul de Sac è un film splendido, pur avendomi data l'impressione di non andar necessariamente da qualche parte. Una delle prove della grandezza di Roman Polanski, non solo uno dei più grandi registi ma uno dei più grandi artisti di sempre.
Impressionato da Francoise Dorleac.

Francoise Dorleac

Il prossimo anno dovrebbe uscire da noi... la voce di Clint mi dà il magone.
Gran Torino.
Non bisogna esser prevenuti ma... VAI CLINT!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!



Tommaso
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domenica, 01 giugno 2008
Venerdì: Turn into Me, mostra temporanea di Nathalie Djurberg a Milano. Una caverna in cui il visitatore è accolto da video orrorifici con pupazzi di stoffa alla Tim Burton (il lupo mannaro di We are not two, we are one è più che una citazione). Orrori domestici a volte collegate con maternità ambigue, violenze spesso riconducibili alla sfera sessuale, corpi cadenti o decomposti, la morte d'alcuni che diviene vita d'altri, teatrini allucinati visivamente affascinanti, splendido.

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La mia sessuofobia non è aumentata da ciò come non vacilla dinanzi alle canzoni dell'avvenente Chrissie Hynde, ma nel repertorio dei suoi Pretenders preferisco le canzoni più esplicite, che stia divenendo come Clint in Tight Rope (quasi-remake di Cruising con Pacino forse bisex), ottimo padre e poliziotto integerrimo attirato dalle perversioni del serial killer su cui indaga?


 
Tommaso
sabato, 31 maggio 2008
Oggi la mia altra identità compie 78 anni... aguri Clint!


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Tommaso
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lunedì, 26 maggio 2008
Dopo gli insulti gratuiti di Spike Lee (che forse ignora Bird su Charlie Parker, musicista non proprio pallido interpretato dal non bianchiccio Forest Whitaker, che in 2 suoi film -The Unforgiven e Million Dollar Baby- Clint abbia voluto il non roseo Morgan Freeman con cui girerà un 3° film, The Human Factor su Nelson Mandela, eroe dalla carnagione un pò scura - come Chris Rock che disse che gli Oscar son razzisti -con tutto il male che se ne potrebbe dire- la sera in cui vennero premiati Freeman e Jamie Foxx), Clint non ha ritirato il "Premio Speciale" ricevuto anche da Catherine Deneuve.
Peccato, essendo l'unico premio (ci vorrebbe ancora il "Premio per il contributo artistico", ufficiale quindi non consolatorio) non competitivo. C'è già il calcio in cui ci s'ammazza per vincere e metter sotto l'avversario. Il cinema non è una gara.
Spero che Gomorra e Il Divo meritino i premi e non siano stati premiati per evitar polemiche con la stampa italiana (si pensi a chi è davvero sciovinista) ma detesto che si festeggi il successo dei "film italiani". Un film è bello perché bello, non per la nazionalità. Andreotti contesta Il Divo (che non ha visto) perché non in suo favore. Quando si è diventati presidenti a vita dopo aver ammazzato 2 giornalisti, lasciato uccidere Moro per dar retta a Cossiga che voleva divenire il Pinochet italiano, essersi accordato con la Mafia per far dominare il proprio partito in Sicilia, aver regalato l'appalto dei materassi dell'Esercito a Gelli, aver censurato il cinema neoralista non si può anche voler essere lodato.

Vai Clint!

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Tommaso
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mercoledì, 07 maggio 2008
Image Hosted by ImageShack.usIl volto disidratato, gli occhi quasi bianchi e chiusi, il fisico imponente: col solo aspetto esteriore Clinton Eastwood jr. potrebbe raffigurare il sogno infranto degli U.S.A.: un gigante desideroso di successo che s'è fatto carico di molte ferite. Clint è però il lato buono dell'America: non quella arrogante della democrazia esportata e rincretinita dalla TV, ma quella di loosers. Dopo aver interpretato l'epopea del west senza fare l'ammazza-indiani ha incarnato problemi e contraddizioni degli U.S.A. con l'ispettore Harry Callahan. Razzista, omofobo, dal grilletto facile ma malinconico, vedovo, con tendenze suicide, semi-autistico. Un uomo buono rovinato da un sistema che lo porta a uccidere fino a fargli considerare l'uccisione dei criminali il proprio scopo di vita, da cui la frase "Make my day": "da' un senso alImage Hosted by ImageShack.us torna nell'aspetto esteriore: sia poliziotto in giacca e cravatta o vagabondo sciatto o militare coperto di fango, la mia giornata", il celebre "Coraggio... fatti ammazzare". Accusato così di fascismo da buonisti che ne vedono la superficie rozza e non vogliono cercarne la disperazione celata sotto comportamenti e frasi parossistiche. Negli anni '80 è stato rivalutato grazie anche ai suoi piccoli film su personaggi sperduti nel deserto... camionisti bonari, musicisti in fin di vita, circensi imbranati, cowboys tornati dall'Inferno. Colto e umile, ricco e fiero del proprio passato da blue collar, interprete di personaggi apparentemente comuni in realtà "bigger than life". La versatilità di Clint si riflette anche nell'aspetto: sia poliziotto in giacca e cravatta o vagabondo sciatto o militare infangato, ciò che attira l'attenzione è il suo leggendario sguardo ghiacciato, i suoi tratti rocciosi narrano storie di lotta, disperazione, ricerca di un posto nel mondo. Ma Clint non testimonia solo così: da attore usa il suo corpo-totem-geroglifico e da regista narra con delicatezza drammi, fughe, STORIE. Senza urlare né inveire (e ce ne sarebbe). Accettando i propri mali, che danno forza, esperienza, stimoli. Continuando a correre, a cercare il proprio premio e se non c'è un premio fa niente, si può dire d'essersi impegnati. Con la consolazione d'un blues ascoltato in una taverna tra i boschi della California, prima di rimettersi in viaggio, col sole negli occhi e il vento che sferza il volto o fradicio di pioggia, il deserto davanti, nelle orecchie pochi tocchi di chitarra e qualche nota d'armonica a bocca, in testa tanti ricordi.

Non credo nel pessimismo. Se qualcosa non va come vuoi, insisti. Se pensi che pioverà, pioverà.
(Clint Eastwood)

Tommaso

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domenica, 06 aprile 2008

Dal post di Luca su Blade Runner si capisce quanto siano distanti le nostre posizioni sul cinema.
Per lui il cinema è un passatempo, per me un motivo di vita. Lui si occupa di cose più utili e concrete, io m'estraneo con questa forma d'arte e, considerandola tanto importante, vorrei che le si desse un pò di considerazione: non posso sopportare di dedicarmi tanto a qualcosa di fatuo.
Per questo chiedo non guardare Blade Runner come film d'azione più o meno avvincente, tecnicamente fatto molto o poco bene, ma come film pregno di significato. Perché in ciò stanno la sua importanza e utilità, e se Blade Runner non è importante, nessun film lo è: così il cinema non serve.
Tutto ciò si basa sulla condizione raffigurata da Friedkin lo scorso anno a Milano in poche parole: "i film di oggi paion giochi per la PlayStation". Basta vedere un contenitore di trailer per rendersene conto: sparatorie e scene frenetiche, divi da poco e sentimenti da nulla. Se il cinema era lo specchio del '900 perché riassunto artistico della sua multimedialità, ora è parodia della frenesia del 2000. I film sono frettolosi, non riflettono, sono uno spettacolo patinato di soldi, sesso e violenza. Perciò un fan de Il signore degli anelli  trova statico il miglior film di Ridley Scott, non proprio uno che s'addormenta dietro la m.d.p.: è l'abitudine a spettacoloni nazisti gonfi di sangue, scenografie computerizzate e combattimenti da 60 inquadrature al minuto. Molto meglio i film di James Bond, dinamici e leggeri ma attenti alle caratterizzazioni e con uno humour che gli danno fisionomie umane. Così le commedie romantiche: quelle degli anni '50 erano molto più belle e divertenti, ma come scambiarle con quelle di oggi, che avranno anche solo un paio di battute divertenti ma sono più sexy (guai poi a dirlo, è da moralisti)?
Un contributo arriva dalla TV, ossessionata dalla "realtà": fatta di reality e talk shows aggressivi per urla e ritmo, una finta realtà in cui non c'è tempo per pensare, solo per vedere. Così di fronte a grandi film non ci si chiede che ci stiano dicendo ma quanto manca alla fine, da quanto tempo i personaggi stanno zitti, se tra i protagonisti scatterà qualcosa.
Ritengo tutto ciò utile: i brutti film risaltano quelli belli, più film scadenti ci sono più hanno valore quelli belli - anche se alcuni brillano di luce propria. Ma spiace che il cinema ormai sia dominato dalla bruttezza. I film non sono più sogni: non si sogna un cinepanettone. Il sogno americano sta distruggendo i sogni da film, con rombanti macchine da incasso alla Il codice da Vinci (e pensare che il libro per quanto discutibile dà da pensare) o con uno Spider Man all'anno, con scenografie fatte al computer, finte acrobazie fatte con lo schermo verde e tanto sangue. Friedkin rappresentava la violenza: To Live and Die in L.A. dice tantissimo sul suo uso nella vita reale. L'Excalibur di Boorman ha pochissima violenza e oggi (a 27 anni dall'uscita) è considerato noioso. L'ossessione del mostrare: Rosemary's Baby non è attuale perché la sua violenza è psicologica, sottintesa, forse fittizia. Ma è un grandissimo film.
Luca, Blade Runner non è un film statico e con caratterizzazioni fumettistiche: è LA riflessione su cosa sia umano o no in una società che spaccia per "realtà" ciò che non lo è. La sua irrealtà è dovuta al fatto che mostra persone più grandi della vita: per mostrare la vita la guarda dall'alto. E rappresenta il cinema che, con la sua tecnologia simboleggia l'era del progresso tecnologico. A ciò serve il cinema: a portarci DAVVERO nel mondo in cui viviamo.
Ci restano il cinema indipendente: Tilda Swinton che ci fa pensare, i fratelli Coen che osano far film lenti, gli inglesi che mostrano storie di vita VERA. E Clint Eastwood, che avrà il marchio Warner Bros. ma fa film come dice lui, fuori moda, veri e BELLI.

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Lottare contro il razzismo durante il maccartismo ed esser ricordato come un fascista con l'ossessione delle armi: Charlton Heston.

Tommaso
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sabato, 22 marzo 2008
E' d'un paio di giorni la notizia che dà Clint alle prese con Gran Torino (come la Fiat resa celebre da Starsky & Hutch) sia come attore che regista. Ignoti altri dettagli: c'è chi dice che sia il 6° film su Callahan... bisogna aspettare fine anno.
Quando lessi che Clint stava girando un film in cui con Morgan Freeman allenava Hilary Swank come pugile, pensai a una filmetto... e Million Dollar Baby fu. E' imminente The Changeling in cui Clint è solo regista è non sono troppo entusiasta ma vedremo. Negli anni '20, Angelina Jolie è una donna che smarrisce il figlio; dopo pochi giorni le viene riportato ma sospetta non sia l'originale.

Tra i film che vorrei vedere, alcuni però non si son visti o non si vedranno nelle sale italiane:
- Bug di Friedkin s'è visto solo al Torino Film Festival del 2006 e agli incontri serali del CorSera della scorsa estate;
- Nessuna traccia di The Tiger's Tail di Boorman, del 2006, con Brendan Gleeson, Ciaran Hinds e Kim Catrall (attrice di -sic- Sex and the City quindi con un certo richiamo);
- sempre di Boorman è sparito Le memorie di Adriano, dato ancora per "in produzione" quindi si può sperare;
- L'uomo di Londra di Bela Tarr con Tilda Swinton, da Simenon, è interessantissimo, presentato a Cannes '07, qui invisibile;
- sempre con Tilda, Julia è distribuito in questi mesi in Europa; un articolo del CorSera sui film Indie in uscita lo citava; ci si può sperare?

Tommaso
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venerdì, 22 febbraio 2008
Alle medie ero frustrato per non avere un cantante preferito. Volevo interessarmi alla musica ma dovevo trovare un punto di partenza. Poi arrivò un Natale, ero in 2° media e con esso un doppio live di Renato ZeImage Hosted by ImageShack.usro, esperimento folle di mia mamma che riuscì, mutandomi in un piccolo fanatico. Ora mi sembra una cosa ridicola, ma era quasi una fede, comprendente un concerto allo stadio Brianteo di Monza con mamma (più quello recente a S. Siro, presente anche Mironcino2003, apprezzando ma senza recuperare l'entusiasmo d'una volta). Dopo un tentativo autonomo di darsi Image Hosted by ImageShack.usun tono con Battiato, cresciuto e giunto (male) alle superiori, fui internazionalizzato sempre con un CD natalizio di provenienza materna: Best of Bowie, nuovo fanatismo che accantona (meno male) il sorcinesimo (senza proprio rinnegarlo). Pudico ragazzo che andava (ripeto andava) a Messa ogni domenica e in caso d'emergenza il sabato sedotto dal peccaminoso Ziggy Stardust e affascinato dall'elegante, raffinato e intellettuale Thin White Duke. Vari dischi, concerto ad Assago con mia mamma il 23 ottobre 2003. Completamente perduto, mi rifugio ogni tanto dal rassicurante Battiato o dagli allegroni Queen, con escursioni dai monumentali, sacrali Pink Floyd. Per sviare sospetti di fanatismo con allegati sospetti d'attrazione (!) per Bowie ostento visite a Eric Clapton e Mike Oldfield. Avvicinamento ai Toto che si limita a un best of. Penso che sarebbe interessante trovar qualcuno cheImage Hosted by ImageShack.us m'interessi come Bowie. Inverno 2004: alla radio sento il singolo di Mark Knopfler Boom, Like That e sono in un altro mondo: voce sporca che con una fraseggi di chitarra quasi country rimanda a fast food, auto in lente fughe su una highway nel deserto, immagini evocate dalla cover alla Paris, Texas: il mondo dei cowboys urbani. Da lì il fanatismo per Knopfler e i dIRE sTRAITS (yeah, scritti così) e il mondo dei disadattati in cerca del proprio pezzo di mondo "tra l'addio e l'arrivederci" dei film di Clint. Discografia completa, coinvolgimento del povero Mironcino2003 in gran concerto all'Arena di Verona 2 giugno 2006, Emmylou Harris & Mark Knopfler, imminente concerto di Knopfler ad Assago (15 aprile; biglietto comprato il 17 ottobre scorso). Inverno 2006-07: passaggio alla radio di Wuthering Heights e doverosa indagine su altre opere di Kate Bush: artista geniale, il coraggio d'esser bizzarra e una voce straziante. Nel frattempo qualche sortita dai Blondie. Lo scorso autunno son impegnato in una conversazione rock-related con mio padre, dinanzi alla registrazione del concerto per i 30 anni di carriera di Bob Dylan. A cantare I Shall Be Released è annunciata "Chrissie Hynde dei Pretenders", al che spalanco le orecchie più di quanto non fossero: mi ricordo della fine estate 2005, quando Scary Monsters (and Super Creeps) di Bowie passò il testimone a Making Movies dei dIRE sTRAITS e a Radio Capital insistettero per una settimana a mandare Don't Get Me Wrong dei Pretenders. Ma ero concentrato sui dIRE sTRAITS e lo sdoganamento di Hayao Miyazaki col Leone alla carriera a Venezia e nonostante l'apprezzamento per la canzone non li considerai molto. Ma dinanzi a questa donna bellissima (da allora apprezzo la frangia sino agli occhi), con splendida voce bassa, gran modo di cantare e tenuta del palco sobria, efficace ho ripreso la questione (sfottò di mio zio) Dicembre: acquisto Get Close. 2 gennaio (dopo mostra Lynch): Learning To Crawl. Sabato scorso: Pretenders II. Ora The Pretenders sono tra i miei ascolti quotidiani.

17 marzo 2006: sono con Mironcino2003 a vedere Letters From Iwo Jima. Prima della visione compro Love Over Gold dei dIRE sTRAITS e penso: "Forse mi faccio truffare a spender soldi per 'sta gente". Subito dopo rettifico: "E' un bel modo per rendersi conto d'esser vivo".



Tommaso
venerdì, 15 febbraio 2008
Image Hosted by ImageShack.usLa visione di American Gangster è stata accompagnata da esborso per libri da studiare e acquisto DVD (con trailer cinematografico e carinissimo documentario dietro le quinte) The Enforcer ("Cielo di piombo ispettore Callaghan"), ri-visto domenica scorsa.
Da pre-adolescente (pochi anni fa, in tempo per l'ultimo passaggio in TV di tutta la saga, i primi 3 su RAI3 gli ultimi 2 su Rete4) ero contrariato dalla ruvidezza di Callahan; crescendo son diventato cinico e l'ho accettata.
Questo è però il film in cui Dirty Harry s'ammorbidisce; se nel primo è razzista e nel secondo quasi amorale, qui è timido, paziente, sensibile. Il rapporto con la collega Kate Moore / Tyne Daly sembra quello del Clint più maturo con Maggie Fitzgerald / Hilary Swank: dall'iniziale indisponenza passa ad ammirazione e affetto. Image Hosted by ImageShack.usE il predatore sessuale del precedente Magnum Force esita di fronte alle allusioni della collega. Callahan è ammorbidito ma non stanco nè arreso: si concede a spericolatezze (notevole la scena della rapina al bar), non si risparmia per un attimo, agisce anche in incognito e soprattutto si ribella alla stupidità dei superiori: non si concede a una scenetta propagandistica quando non c'è nulla da festeggiare ed è brusco coi burocrati. Callahan è il prototipo dei personaggi del Grande Clint dai '70 in poi, che decideranno la sua grandezza autoriale: quello che fa il lavoro sporco per la gloria dei colletti bianchi che lo disprezzano. Quando usa la violenza è strettamente necessario ma viene punito (ancora la rapina al bar); quando i superiori abusano del proprio potere (la rassegna stampa montata, l'arresto di Mustapha) si ribella - e paga. E' ancora l'Eroe autistico che vede solo il bene e il male, non la propria convenienza personale. La beffa che subisce alla fine (la voce dall'elicottero) e il suo allontanarsi ancora una volta mostrano quanto sia rifiutato e quanta voglia scappare, pur essendo troppo forte per farlo - infatti torna sempre a sacrificarsi.
Regia scarna, giusti silenzi, ottimo ritmo, gran montaggio nella scena del bar. In originale si evitano la famosa "g" aggiunta al cognome di Harry dai distributori italiani e alla richiesta di Kate di posare il mitra un terrorista risponde "You kidding me?" ("Mi prendi in giro"), non il ridicolo e fuori luogo "Vuoi fare l'amore" in it.
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mercoledì, 13 febbraio 2008

Prima di Natale ho visto The Golden Compass nel mio adorato cinema Apollo di Milano... Daniel Craig! Sam Elliot! Nicole Kidman! Eva Green (ha chiesto ai costumisti di vestirla completamente di blu sapendo della mia passione per tale colore - e per lei)! Il cast è il vero motivo d'interesse, ma a tratti c'è atmosfera e si distingue dalla massa di fantasy mediocri odierni (meglio quelli anni '80).

Il mio daemon  Loreana (animale che combacia col proprio spirito - se muore, il proprietario lo segue - di sesso opposto a quello del proprietario) - "un leader, sicuro di sé, timido, modesto e dai modi cortesi" (mi sta bene):

Altro film visto a fine anno scorso: The Unforgiven, "Gli Spietati", acclamatissimo western di Clint. Non l'ho sopportato. Patetico, buonista, una lagna. Forse non l'ho capito io.

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domenica, 10 febbraio 2008
Image Hosted by ImageShack.us(diceva Clinton Eastwood sr. a Clinton Eastwood jr., raffigurato a lato)

Nel post su To Live and Die in L.A. cito spesso The Gauntlet ('77, "L'uomo nel mirino") che acquistai e vidi a pochi giorni di distanza dal film di Friedkin.

Ben Shockley (Clint Eastwood), poliziotto alcolizzato di Phoenix che non ha mai avuto il "grande caso" và a Las Vegas per scortare "un testimone da nulla per un processo da nulla", Augustina "Gus" Mally (Sondra Locke), squillo d'alto bordo d'aspetto angelico. Ma poliziotti male informati e federali corrotti faranno di tutto per impedirgli il ritorno a Phoenix. Finale delirante nella città sgomberata con autobus che attraversa corridoi di poliziotti (il "gauntlet" è il corridoio, con a un'estremità un getto d'acqua, di poliziotti che prendono a manganellate i nuovi arrivati nelle carceri) che lo crivellano.

E' un potente racconto, purtroppo decaduto al rango d'opera minore, ma raffigura come le persone valide siano maltrattate da approfittatori, prepotenti, disonesti. Shockley accetta di buon grado la sfida, sapendo che tutto ciò gli tornerà (come dico io, "fa curriculum"); il motivo idiota della scia di sange che segue la fuga dei protagonisti mostra la piccolezza di cui ha causato tutto ciò. Shockley è come tutti i personaggi di Eastwood: Tommy Highway (Heartbreak Ridge, "Gunny"), il marine la cui guerra "non finiva mai", in lotta con un mondo che non lo vuole; Harry Callahan, il poliziotto che sfida ogni regola per ottenere giustizia VERA. Semiautistici che agiscono solo in base al proprio dovere senza contemplare la possibilità di scorciatoie; le vie comode sono per i mediocri. Meglio sputare sangue, perché ogni ferita è un merito, ogni sfida è vinta se combattuta onestamente, farsi un passato per esser fieri del proprio presente (Eastwood non sfoggia a caso le sue rughe).
Colletti bianchi che si definiscono "veri lavoratori" e maltrattano gli operai, accademici che in nome della propria libertà di parola la negano al Papa (non sono ancora stato d'accordo con lui ma non gli tappo la bocca e aspetto che parli ancora, magari concorderemo su qualcosa), filosofi che insegnano la vita chiusi nel proprio studio, viziati che cacciano AMICI da lezione per poi minacciarli sicuri dell'appoggio di "baroni" loro favorevoli, personaggi che fanno cadere governi malconci ma onesti per interesse personale, parassiti pagati per niente, critici perbenisti che tacciano autori ambigui, aggressivi, coraggiosi (Eastwood, Friedkin, Cimino, Boorman) di "stupidità", "fascismo", "rozzezza" perché giudicare male la superficie è più facile che trovare il disagio che li muove.
Con questi individui (cui son grato) si può invertire il discorso di Tony Montana / Al Pacino nel ristorante in Scarface: "Sono orrendi, io non sono come loro". Esser onesti è ottima cosa di per sè, ma ciò è qualcosa in più. Shockley e Callahan prendon atto dei fatti e non s'arrendono: distinguersi e meritare ciò che si ha. Se è poco, fa niente. Ogni goccia di sangue sputata è di per sè un premio, una vittoria, un merito. A volte poi la ricompensa è immensa, come l'amore d'una Gus Mally che riconosce il vero eroe, quello con la spina dorsale.

"...come on and take a low ride with me girl..."

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Tommaso
lunedì, 28 gennaio 2008
Image Hosted by ImageShack.usL'autunno scorso è uscito in DVD To Live and Die in L.A. ("Vivere e morire a Los Angeles", U.S.A. 1985) e a fine novembre, appena trovata una copia mi ci sono avventato per  guardarla il 7 dicembre. Tra un post e l'altro ne ho rimandato la recensione; ora visti gli imminenti arrivo de Il commissario Rex made in Italy (domani!) e visione di American Gangster (in settimana) i tempi son propizi.
Nell'85 Friedkin è un regista lontano dai fasti cui era arrivato nei primi anni '70 coi successi di The French Connection e The Exorcist: fiaschi di film coraggiosi come The Sorcerer e Cruising, commedie di poco conto, il fallimento della società con Coppola e dePalma, accuse di fascismo, polemiche omosessuali per C. gli avevano alienato produttori, critica e pubblico. Ma è un lottatore e osa sfidare i benpensanti con un altro film durissimo, con attori allora sconosciuti (escluso Dean Stocwell) quindi ancor meno possibilità di successo. Che però arriva: come altri film di Friedkin, è presentato con trailer roboanti che rendono giustizia al film e il pubblico stavolta accorre.
E' uno choc visivo: montaggio veloce (ma non videoclipparo, come la moda che stava iniziando), regia aggressiva, colori fortissimi, quasi fluorescenti, la musica martellante dei Wang Chung. E' il film che più d'ogni altro rappresenta Friedkin: anticonvenzionale, duro, cattivo, spettacolare, libero. Hurricane Billy ci mette la cifra personale sceneggiando con Gerald Petievich, autore del romanzo da cui il film è tratto: è una sceneggiatura secca, priva di monologhi, le parole passano da un personaggio all'altro come la mdp passa da un soggetto all'altro (F. non sceneggiò The Exorcist è la cifra personale vi è espressa solo dalla regia, che gioca nei corridoi come in The French Connection). E' un film violento è come tale poteva incappare nell'accusa di stupidità, esaltazione, pornografia della violenza: ma ci sono un messaggio, grande mestiere e tanta intelligenza. Mostra che la violenza è dannosa se usata da ambo le parti allo stesso modo: il poliziotto Chance e lo spietato artista Masters diventano "gemelli" (esatta definizione di Roy Menarini) perché entrambi spargono sangue per pessimi motivi: vendetta l'uno, soldi l'altro. Il bravo poliziotto diviene una belva più assomiglia al criminale, commettendo gravissimi errori. Il mediocre collega che gli viene affidato guadagna tutto: è il pessimismo dell'Eastwood/Ben Shockley di The Gauntlet che sconta gli squallidi divertimenti d'un superiore. Alla fine i peggiori guadagnano, ma i migliori vincono perché sanno d'aver guadagnato il poco di buono che hanno trovato, maggiori sofferenze maggior gloria - nel mondo di Eastwood che s'accontenta di perdere con onore; ma chez Friedkin nessuno vince perché nessuno lo merita. Chance s'impegna ma non è personaggio positivo: si veda come tratta la sua informatrice.
Friedkin sfida i benpensanti, la critica di sinistra (lo dice uno che sta a sinistra - senza esser DI sinistra, sennò è un'etichetta) che col paraocchi bacchetta tutto ciò che sia violenza: non importa se si tratti d'una condanna, se spunta una pistola il regista dev'essere un fascista. Come il vecchio pregiudizio su Eastwood/Callahan: razzista che ce l'ha col mondo intero, senza chiedersi perché si comporti così e di chi sia la colpa del male che combatte. Chi è sempre stato in cattedra o comunque comodo tratta così chi smuove qualcosa - che ne è contento, è tutto curriculum: per le persone oneste, con la schiena dritta è meglio sputare sangue gratis che starsene seduti incassando.
Celebri le sequenze della preparazione delle banconote e la fuga contromano nella tangenziale all'ora di punta; grandi gli ancora ignoti William L. Petersen e Willem Dafoe. Bellissimi i titoli di coda.
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mercoledì, 05 dicembre 2007

Image Hosted by ImageShack.usHo passato un lunedì molto cinematografico:
il pomeriggio Blade Runner - The Final Cut, al cinema Apollo (multisala stupenda - lo danno solo lì in tutta Lombardia, anzi temo lo diano solo in questo cinema e in un altro a Roma) di Milano. Le modifiche, frutto d'un lavoro iniziato nel 2000, sono taglio della voce controcampo di Deckard/Ford, finale meno speranzoso, migliorie tecniche (digitale, fantastico). Un film DA VEDERE (io da quest'estate ho il poster in camera), amarissimo e dolciastro, poetico e straziante (anche la cosa più didascalica, l'apparizione della colomba nel climax, non pare fuori luogo), violento e delicato: una macchina visiva che coinvolge lo spettatore in un avventura umana incredibile, un'interrogazione su cosa umano e cosa no spiazzante, ci si rende conto dell'importanza di emozioni e ricordi (Philip K. Dick, autore di Do androids dream of electric sheeps? che ispirò il film, avrebbe voluto Gregory Peck, il suo attore preferito, nella parte di Deckard). Peccato che in questi 25 anni si sia abusato così tanto del famoso monologo "Ho visto cose che..." (scritto dallo stesso Rutger Hauer - poco prima di girare la scena chiese a Scott di poterlo recitare e questi, che non ne poteva più delle riprese travagliate da problemi economici, lo lasciò fare). Era già tra i miei film preferiti, ma questa esperienza cinematografica mi ha segnato, quanto in passato mi segnarono Million Dollar Baby e Il posto delle fragole, film che m'hanno fatto passare l'intera settimana seguente la visione a non pensare ad altro;

Image Hosted by ImageShack.usla sera su Rete4 Corda tesa (anche se temevo che qualche ora dopo aver visto BR qualsiasi film mi sarebbe parso una ciofeca): Clint Eastwood è Wess Block, poliziotto di New Orleans che indagando su un maniaco che uccide prostitute scopre d'aver le sue stesse pulsioni (solo quelle sessuali). La figlia maggiore è interpretata dall'allora 11enne figlia di Clint, Alison (ora al debutto da regista). Carino, bella la sequenza dell'inseguimento finale in cui l'elicottero della polizia insegue ora Block ora l'assassino, a sottolineare la comunanza/confusione tra i due.
Coincidenze: in B.R. Deckard entra nel camerino d'una spogliarellista spacciandosi per un ispettore dell'Ufficio anti-Abusi Morali e a Blob di lunedì c'era uno sketch in cui una ragazza adescava un conduttore dicendo d'esser della censura; in C.T. la Bujold dà un calcio a un pupazzo per esercitazioni di autodifesa con lo stesso effetto che ha nella pubblicità subito seguente il colpo di spada a un toro di ghiaccio sferrato da una tizia che suscita l'ammirazione di Clooney.

Selah!

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lunedì, 29 ottobre 2007
Venerdì 26 è finito il mio contratto da 1 mese alla IHI, 4° esperienza come metalmeccanico (oltre a vigilante, e commesso). Tante persone simpatiche, qualche capetto ("Sai leggere i numeri? Non dico addirittura latini, bastano quelli arabi..." "Certo, so leggere molto bene la mia media di 29/30simi" tiè). Ho imparato più in questi periodi in fabbrica che all'università. Almeno, all'università ho imparato come non devo essere.

Sabato sono tornato alle superiori per l'orientamento universitario. Durante la presentazione ho balbettato e una ragazza in prima fila era molto divertita da ciò, rideva di gusto nascondendosi con la manica. Dovendo andarmene pochi minuti prima della fine, mi sono alzato per prendere la giacca e davanti a tutti le ho sibilato "Tu farai molta strada", poi col pollice alzato "Brava". Tre turni d'esposizione, ho raccomandato di non fare come me, di iscriversi a Lettere se si è appasionati e non per il "pezzo di carta" come chi arriva a lezione senza sapere chi siano Conrad e/o Eliot e/o le Bronte. Durante il primo turno una ragazza m'ha anche incoraggiato, "Calmati". Gli altri espositori gentilissimi, soprattutto la stupenda archeologa che ora insegna allo scientifico.

Nel weekend sono tornato a Cannobio (residenza estiva della famiglia di mio padre) dopo 8/9 anni. Tutti contenti, come me.
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Passato a Milano, shopping folle alla Feltrinelli della stazione Porta Garibaldi:

Image Hosted by ImageShack.uslo stupendo album dei dIRE sTRAITS Making Movies che già conoscevo (questa copia però è MIA);

Image Hosted by ImageShack.usil loro live che cercavo da molto On The Night, dall'"On Every Street" tour del '92-3 (l'ultimo); bello ma scaletta leggerina;

Image Hosted by ImageShack.usl'ultimo ('91) album dei Queen Innuendo; la title-track è una delle mie canzoni preferite in assoluto, I'm Going Slightly Mad è molto bella come These Are The Days Of Our Lives ma il resto è proprio brutto. Mi aspettavo dal booklet altre illustrazioni di Grandville come quella stupenda nella cover o quella per me molto unhemlich del retro ma niente. Mi sono tolto comunque uno sfizio.

Image Hosted by ImageShack.usimmagino di non dover spiegare perché ho preso questo;

Image Hosted by ImageShack.usidem.

Selah!
domenica, 14 ottobre 2007

Image Hosted by ImageShack.usTorna l'appuntamento settimanale coi miei poliziotti cinematografici o televisivi preferiti! Ahiahiahi settimana scorsa vi proposi d'indovinare uno dei 2 a venire e non avete indovinato... non avete pensato che non avrei potuto far a meno di scrivere di Harry la carogna? Dopo di lui sarà il turno d'un poliziotto televisivo, statunitense; avevo programmato di fare 3 puntate, ma ne aggiungo un'altra speciale per una poliziotta, ancora televisiva, ancora statunitense.

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San Francisco Police Department Inspector Harold Francis "Dirty Harry" Callahan

(creato da Harry Julian & Rita M. Fink)

interprete: Clinton "Clint" Eastwood jr. (San Francisco, U.S.A., 31 maggio 1930)

Poliziotto perfetto, impavido, incorruttibile, instancabile, freddo, imponente, Harry "la carogna" Callahan (i produttori italiani cambiarono in "Callaghan" ritendo l'originale impronunciabile) che deve il soprannome al risolvere con ogni mezzo le situazioni più "sporche" è uno dei personaggi cinematografici più controversi di sempre. Additato (Pauline Kael in testa) come fascista, razzista (cosa che ammette nel primo film), omofobo (per il modo brusco con cui liquida una checca nello stesso episodio), maschilista (nel terzo accetta a stento la partner impostagli) è anche un ribelle che non accetta i diktat dei superiori e rifiuta la giustizia sommaria di uno squadrone della morte nel secondo film (un compromesso per rendere il personaggio più gradito?). La sua ammirazione per la 44. Smith & Wesson che spesso loda è inquietante ma non è un assassino squilibrato, bensì un malinconico, solitario eroe che sa distinguere tra bene e male.

Clint Eastwood è riuscito a non restare prigioniero del personaggio, costruendo una carriera di successo parallelamente al proseguimento della saga, ma la fama di fascista gli è rimasta addosso per molto, grazie a certa intellighenzia di sinistra che, di duole scriverlo, emargina chiunque abbia sfumature destrorse più o meno accennate: al cinema è accaduto con William Friedkin e Michael Cimino. Per fortuna che c'è la stampa francese (cui Clint dedicherà il trionfo di Unforgiven agli Oscar del 1992), da cui non a caso arrivano i Cahiers du Cinèma e dal 1985, con Pale Rider, la nomina a Cavaliere delle Arti e delle Lettere, la retrospettiva in omaggio a Parigi e la serie di conferenze per la stampa britannica Eastwood cominciò a esser riconosciuto come gran cineasta (fino ad attirarsi l'inutile ira della destra statunitense con Million Dollar Baby). I film di Callahan mostrano la sua evoluzione attoriale: da monocorde a sotto le righe, un miglioramento lento ma costante. Si riconosce più nel Robert Kincaid di The Bridges of Madison County, ma ammette giustamente che non si possono scindere le immagini sue e di Callahan (eppure prima che a lui i produttori pensarono a John Wayne, Paul Newman e Frank Sinatra). E il primo film della serie è una vetta del sodalizio artistico, uno dei più importanti di sempre, col suo maestro Don Siegel.

Image Hosted by ImageShack.usDirty Harry (U.S.A. 1971, it. "Ispettore Callaghan il caso Scorpio è tuo!") diretto da Don Siegel, scritto da Harry Julian & Rita M. Fink, Dean Riesner, John Milius, Terrence Malick

Scorpio (Andy Robinson) ricatta la polizia di San Francisco: o gli danno soldi, o ucciderà cittadini col suo fucile di precisione. Callahan si mette sulle sue tracce col sergente ispanico Chico (Reni Santoni), ma il sindaco (il grande John Vernon) e un commissario (Harry Guardino, con Clint anche in Every Which Way But Loose, in Italia in Operazione San Gennaro) non approvano i suoi metodi. Celebre la frase "Devi solo porti una domanda, 'mi sento fortunato?' Dunque, bestia?" ("Gotta ask yourself a question, 'do I feel lucky?' Well, do ya, punk?"). Indagine sociologica, talento visivo di Siegel, le musiche di Lalo Schifrin che accompagneranno tutta la saga. Esordio alla regia di Eastwood nella scena con l'aspirante suicida (Siegel era assente). 4/5

Image Hosted by ImageShack.usMagnum Force (U.S.A. 1973, it. "Una 44. Magnum per l'ispettore Callaghan") diretto da Ted Post, scritto da John Milius e Michael Cimino

Callahan sembra mettersi a sinistra e si oppone a uno squadrone della morte capitanato da John Davis (David Soul, il biondo Ken "Hutch" Hutchinson del telefilm Starsky & Hutch) che uccide sommariamente criminali. Un compromesso, ma fatto bene. 3/5

Image Hosted by ImageShack.usThe Enforcer (U.S.A. 1976, it. "Cielo di piombo ispettore Callaghan) diretto da James Fargo, scritto da Gail Morgan Hickman, S.W. Schurr, Stirling Silliphant, Dean Riesner

Terroristi di estrema sinistra ricattano San Francisco per 2 milioni di dollari. Rapinando un deposito d'armi uccidono il partner di Callahan che si trova così in squadra con una donna (Tyne Daly, famosa per telefilm). Comincia a stimarla quando lei gli salva la vita e insieme cercano di liberare il sindaco. Se prima i neri erano solo cattivi, ora alcuni sono alleati del Nostro; nessuna simpatia per i terroristi, anche se si lascia intendere che non operano per la causa, quindi niente anti-comunismo. Doveva chiudere una trilogia; avrebbe dovuto esser intitolato "Moving Target" o "Dirty Harry III". 3/5

Image Hosted by ImageShack.usSudden Impact (U.S.A. 1983, it. "Coraggio... fatti ammazzare") diretto da Clint Eastwood, scritto da Charles B. Pierce, Earl E. Smith, Joseph Stinson

Una pittrice (Sondra locke, compagna di vita di Eastwood per 13 anni e partner in 6 film) uccide uno a uno i balordi che hanno violentate lei e la sorella, ridotta in stato vegetativo. Callahan cerca di fermare le uccisioni e arrestare il gruppo, ma attratto dalla donna e schifato dai violentatori si mette dalla sua parte. Eastwood s'impadronisce del personaggio, più "pensante" delle altre volte; grazie alla fotografia di Brice Surtees (che l'anno prima lo aiutò a fare della prima scena di Firefox una meraviglia) dà toni cupi a un film che sembra voler sfociare nell'horror (le venature fantasy che si trovano in High Plains Drifter, Pale Rider e nel tramutarsi in fantasma del suo personaggio Frankie Dunn alla fine di Million Dollar Baby), tra i quadri della co-protagonista e il sorriso della di lei sorella nonostante il coma quando questa le dice che sta vendicandole. Famosissima la scena in cui sventa una rapina nel bar che frequenta per le frasi "Dovrete vedervela con noi tre... Smith, Wesson e me" e "Coraggio... fatti ammazzare" (che funziona nella scena ma è ridicola come titolo - in originale è 'Go ahead, make my day' ossia 'Avanti, dà un senso alla mia giornata'). 3/5

Image Hosted by ImageShack.usThe Dead Pool (U.S.A. 1988, it. "Scommessa con la morte") diretto da Buddy Van Horn, scritto da Steve Sharon, Duck Pearson, Sandy Shaw

Un gruppo di mentecatti fa un gioco: scommettere su una lista di persone che fanno una vita rischiosa (molto quotato Callahan), vince chi azzecca più morti. Il più pazzo di loro uccide i propri designati. Buddy Van Horn è collaboratore di lunga data di Clint, che ha diretto già in Any Which Way You Can e dirigerà in Pink Cadillac. La scena in cui Callahan e collega sono inseguiti da un'automobilina radiocomandata esplosiva omaggia Bullit (sarà citata anche ne Il commissario Rex). Oscuro, affascinante ma il più kitsch e superficiale. 2/5

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Selah!

postato da: thomaspendragon alle ore 14:42 | Permalink | commenti (6)
categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, attori, clint eastwood
mercoledì, 26 settembre 2007
Il colloquio è stato quel che è stato, ma ho trovato lavoro (per 1 mese)!
L'azienda da cui ho sostenuto il colloquio non voleva un neodiplomato come consulente vendite (ma se tutti vogliono esperienza, uno come fa ad iniziare), ma mentre ero in stazione Porta Garibaldi (da Feltrinelli poi ho trovato Golden Heart di MK; per non rendere la gita inutile son stato al Museo del Cinema "Gianni Comencini", piccolo ma è stupendo stare in un piccolo locale a Milano quando piove - e anche col bel tempo, direi... luce bassa, musica, disegni d'artisti milanesi) la telefonata da Adecco per far il controllo qualità mese 1 mese alla IHI, fabbrica di componenti per automobili in cui ho già lavorato per 2 settimane gli ultimi inverno e primavera (oltre a inventari e carichi-scarichi di camion vari).
Michael Caine / Peachy Carnehan m'avrebbe detto:
"Si vede che lei non è un contabile, i contabili son gente dal petto stretto"
(dialogo con Christopher Plummer / Rudyard Kipling in The Man Who Would Be King)
Il mio CV s'arricchisce e al concorso per ispettore di polizia farà colpo (come fece al colloquio per fare il vigilante).
Ormai sono come Clint: operaio, capelli castani, oltre il metro e novanta (ma quanto lo ripeto volentieri), faccia secca, con aspirazioni cinematografiche e duro come la roccia. Katherine Hepburn direbbe di me ciò che disse di John Wayne: "Quando m'appoggio a lui mi sembra d'appoggiarmi a una roccia".
Mò basta vantarsi e citare. Devo (lavorare e) pensare al post darthtessiano.

Selah!
postato da: thomaspendragon alle ore 17:59 | Permalink | commenti (2)
categoria:cultura, cinema, gioia, attori, clint eastwood, sean connery
mercoledì, 05 settembre 2007
Gran giornata cinematografica ieri:

-Presentazione col laboratorio di Nèon (non per lampada, ma "nuovo" in greco - hanno deciso loro), presentato alla prof. Grespi in DVD rosso. Le è piaciuto, vuole presentarlo a un concorso e ci ha invitati a intraprendere un progetto più grande.

-Visto il geniale Hot Fuzz, spettacolo delle 17:00 ossia 4 spettatori (c'era un'orda di bambini ma era per Shreck Terzo). Poliziesco demenziale british con attoroni: il mefistofelico Timothy Dalton, sottovalutatissimo 007 (anche in un film con colonna sonora del gruppo d'un cantante che oggi compirebbe gli anni CHI e QUALE? Indovina indovinello) che qui ascolta Romeo & Juliet dei dIRE sTRAITS dopo la morte di 2 attori dilettanti appena protagonisti d'un aberrante rappresentazione; Jim Broadbent che di recente appare in ogni gran produzione hollywoodiana ma ogni tanto torna alle sue origini (era il barista di The Crying Game!); Kenneth Cranham, caratterista di A Good Year e una volta ne L'ispettore Barnaby; Edward Woodward, il mitico Giustiziere a New York che indagava nella terrificante isola di The Wicker Man. Humour pacato, azione a volte seria (l'ingresso in città alla Il cavaliere pallido) altre ridicola (l'inseguimento del cigno), grandi battute (in un campo, un'auto si schianta sull'unico albero in centinaia di metri; il protagonista vedendola: "Vorrei dire qualcosa d'intelligente").

Ho poi comprato 2 vecchi amici:

-Deliverance (titolo originale 1 parola; it. Un tranquillo weekend di paura, 5 quando bastava "Liberazione" - ora che ci penso sarebbe stato ambiguo) del mio mito John Boorman, con la mitica Duelling Banjos e i grandi Jon Voight, Burt Reynolds, Ned Beatty (al primo film, veniva dal teatro, poi sfondò in TV) e Ronny Cox (comico televisivo) alle prese coi montanari tra cui l'eastwoodiano Bill mcKinney, nel ruolo "più inquietante di sempre" (Kubrick lo volle per fare il sergente di Full Metal Jacket ma ci ripensò perchè gli fu descritto come gentile di persona, s'aspettava fosse come il personaggio), grandissima riflessione sul ritorno alla natura, per me leggibile come la reazione dell'intellettuale all'oscurantismo, per Boorman un ritorno al fiume che fin da ragazzo ha visto come origine dell'umanità; grande regia (il montaggio iniziale dell'esplosione; la musica che parte quando si spezza una fune; l'inquadratura di Voight con l'arco che osserva un montanaro) e il sogno d'un set avventuroso, tra rapide, alberi, sentieri, mdp manovrata con funi e operatori imbracati.
-Dirty Harry (tit. orig. 2 pp.; it. Ispettore Callaghan il caso Scorpio è tuo, 7 quando bastava "Sporco Harry" o se proprio ci si voleva allargare "Harry la carogna" - e il cognome cambiato perché i distributori italiani ritennero 'Callahan' impronunciabile?), la conferma di Clint divo dopo la "Trilogia del Dollaro" con Sergio Leone. Molti i dubbi sul film: razzista, nichilista o energico, con una morale? E Clint era inespressivo o il suo stile era scarno? Appoggio le seconde tesi. Ed è splendidamente diretto (la mdp che segue fuori della scalinata il dialogo tra Harry e la moglie di Chico), con grandi attori (Harry Guardino! John Vernon!).

Soprattutto, oggi è il compleanno di Freddie Mercury.

Duelling Banjos:
 
 
"'Do I feel lucky?' Well, do ya, punk?":
 
 
Oh Mamma mia, Mamma mia:

Selah!
postato da: thomaspendragon alle ore 17:30 | Permalink | commenti (10)
categoria:musica, cultura, cinema, arte, gioia, queen, freddie mercury, clint eastwood, john boorman