martedì, 24 giugno 2008
Image Hosted by ImageShack.us Klute ("Una squillo per l'ispettore Klute", diretto da Alan J. Pakula nel '71, inizio del sodalizio artistico tra la Fonda e Sutherland sr.) è uno dei film meno convenzionali di sempre in virtù di Bree Daniels, il personaggio di Jane Fonda: Image Hosted by ImageShack.usuna squillo d'alto bordo che riflette, una vera ribelle che rifiuta il falso ribellismo tutto droga del suo pappone (Roy Scheider) e delle ex "amiche".
John Klute, interpretato da uno dei miei attori preferiti, Donald Sutherland, bloccato però dalla rigidità del comunque simpatico personaggio, è un ispettore di polizia divenuto investigatore privato che giunge a New York incaricato da un comune amico d'indagare sulla scomparsa d'un uomo d'affari le cui ultime tracce sono delle lettere oscene a Bree, tormentata da un molestatore.
Nonostante il titolo, la protagonista del film è Bree: Klute s'adatta presto alla viziosa metropoli, conduce fermamente le indagini, ma l'attenzione è per Bree, personaggio forte e non omologato, spirito libero che si libera legandosi a qualcuno: Klute sarà un perbenista ma la protegge dai falsi amici che vogliono solo sfruttarla, oltre che dal molestatore.
Confronti città-provincia, uomo per bene-angelo decaduto, sincerità-falsità. Più d'un poliziesco: lo svolgimento non segue tanto la ricerca dello scomparso (il colpevole è presto rivelato) quanto l'instaurarsi d'un rapporto tra i protagonisti, così diversi. Bree quasi violenta Klute ma si trova legata a lui; non ci trova qualcuno che voglia improgionarla ma qualcuno che si prenda cura di lei (e ne è spiazzata): una versione più sporca e complessa della Holly Golightly filmica di Audrey Hepburn, più simpatica e intelligente di quella letteraria di Truman Capote (che sia un caso se Bree ha un gatto?). Le sedute dalla psicanalista servono solo a esplicitare (in maniera sbagliata: chi va dalla psicanalista non è necessariamente un genio) la riflessività di Bree: anche senza il personaggio affascinerebbe.

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Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 14:50 | Permalink | commenti (3)
categoria:cultura, cinema, arte, attori, donald sutherland, jane fonda
giovedì, 01 novembre 2007
Errata corrige: lunedì ho scritto che Innuendo è l'ultimo album dei Queen. Isy, Massima e Suprema Autorità in campo Queeniano e Mercuriano, mi segnala che è seguito da Made In Heave. Ringrazio e mi pento.

Da un pò ti tempo scrivo solo dei DVD che acquisto e non dei film che vedo per la prima volta. Da oggi recupero e la/il prima/o che pensa "e a noi che ci frega" si becca una mia cover di Kate Bush. Non l'ho ancora registrata ma per l'occasione mi metterei d'impegno. Immaginate, un baritono con ampiezza vocale 2 note (bassa e ancora più bassa) che canta Kate Bush. The Horror, the Horror. Con la "H" di "Halloween" maiuscola. Hammer Horror.

Il titolo del post si riferisce al fatto che di solito dò parei positivi a 9 film su 10 che vedo, forse perché guardo solo ciò che credo s'avvicini ai miei gusti (cioé: tutto ciò che sia appena presentabile). Sono però selettivo nel definire un film "perfetto". Gli ultimi, rispettabilissimi film che ho visto al cinema m'hanno però lasciato CORDIALMENTE perplesso.

Image Hosted by ImageShack.us Il famoso film italiano che a sorpresa ha sbancato il botteghino, contendendo il primato (sfiorato di poco) a I Simpsons. La regia c'è, abbastanza innovativa, ma il film sfocia presto nel nazional-popolare con l'onesto Servillo che fa la macchietta dello sbirro napoletano dal cuore d'oro, ci manca che canti Don Raffaé e così il pathos si perde.

Image Hosted by ImageShack.us Il libro è splendido, sembra Pinter in prosa, un meccanismo di pensieri e sentimenti perfetto, belle poi le riflessioni di Briony sulla lettaratura. Ho adorato la riduzione di Joe Wright di Orgoglio e Pregiudizio per la regia (e per l'occasione di vedere Donald Sutherland in una parte importante, perché lui e von Sydow dopo i 60 sono stati relegati nella gloria del "e con la partecipazione straordinaria di", ossia pochi fotogrammi?) innovativa e di grande inventiva: mi choccò la sequenza nella stanza tonda in cui la mdp compie evoluzioni senza tornare sui suoi passi tenendo però Knightley e partner sempre inquadrate. E la regia è anche qui impressionante: il 1° tempo è un sistema di sguardi e specchi legati a doppio filo, la visione segue suoni e pensieri (Robbie che pensa allo scambio di fogli - macchina che gli gira attorno; Robbie che realizza, macchina che gli si ferma di fronte). E James mcAvoy è bravissimo. Ma il film perde tono nel secondo tempo, la regia si concentra nel celebre (e vituperato, solo perché lungo, non si ha più pazienza) pianosequenza a Dunkerque e il finale è concentrato in una scialba intervista alla bravissima Vanessa Redgrave: ciò che nel libro era suggerito in varie pagine è qui squadernato in poche parole. Keira Knightley era più intensa in Orgoglio e Pregiudizio e a inizio film dovrebbe avere la vivacità dei film dei pirati, spero non pensi di vivere di rendita sulla sua già onoratissima carriera (aggiungerei che la più bella del cast è Saoirse Ronan alias Briony 13enne ma son stato sospettato d'omosessualità per la foto di Connery in Zardoz, non vorrei incorrere in qualcosa di mooooolto peggio). Ma Robbie nel libro non era imponente (ci volevo io - o von Sydow, stile La fontana della vergine)? E Lola scheletrica? Dettagli, ciò che conta è che comunque il film è notevole. Non fosse per il secondo tempo.

Selah!
giovedì, 26 luglio 2007

Il cinema è la mia religione. Secondo mia nonna m'è stata trasmessa da mio nonno; in effetti da bambino son stato forgiato dalle rievocazioni delle sue avventure nelle peggiori sale di Milano per vedere i duri d'allora (Lee Marvin, Robert Ryan, Sterling Hayden, Glenn Ford, Henry Fonda, Burt Lancaster, Telly Savalas...); ma tuttora il mio fanatismo è alimentato da mia madre che mi sottopone il meglio e il peggio della produzione odierna.

Lunedì aveva il turno di pomeriggio; tornando lei alle 22,30, le ho registrato da Canale5 Sotto il sole della Toscana. Un'esperienza mistica. S'è giustificata dicendo che il libro di Frances Mayle è diverso, dunque s'aspettava qualcosa di carino. Non sono italofilo (anzi...), ma i luoghi comuni non mi piacciono, siano rivolti a chicchesia. Davvero gli uomini italiani portano il colletto della camicia lungo la clavicola? Davvero in Italia non lavora nessuno e se qualcuno s'azzarda a farlo abbandona il posto con disinvoltura? Davvero in Italia si crede che ricevere feci di piccione in testa sia segno della volontà divina (una fandonia tra l'altro blasfema!)? Gradirei il parere di Severgnini. Leggendari i camei della signora Quattro Salti in Padella nel ruolo della contessa Bramasole, di Claudia Gerini come agente immobiliare, di Mario Monicelli come vecchietto che visita tutti i giorni una cappella (la protagonista dice: "per farlo tutti i giorni dev'esser scemo" e tu che lo guardi tutti i giorni?). Magnifica la frase: "Partorirai in un elegantissimo camice Armani" e la finestra della stanza d'ospedale che dà sul Duomo di Firenze. Manco Rosamunde Pilcher è tanto perversa.

La settimana prima abbiam visto Panico a Needle Park, con Kitty Winn (Palma d'oro a Cannes), la tata di Regan nei primi due L'esorcista e Al Pacino, 1971, l'anno prima della sua fama mondiale con Il Padrino. D'obbligo vederlo perchè mia mamma è devota di Al. Quando su Rai1 trasmisero la fiction su Woytla con Carey Elwes e Jon Voight la stessa sera di Le regole del sospetto su Canale5, guardò questo perché "sempre di religione si tratta". Adora Javier Bardem per aver detto di non credere in Dio ma in Pacino. S'è commossa per il trailer di Ocean's 13 perché c'è Lui. Lo scorso Natale le ho regalato Io, Al Pacino (biografia in forma d'intervista) e ha quasi pianto. Ah, dimenticavo... il film era bello. Secco, essenziale. La scena del cane però è pura crudeltà mentale nei confronti dello spettatore. Mi sembra che il cliente-pollo che denuncia Ellen-Kitty Winn sia Paul Sorvino; secondo voi? C'è anche Raul Julia, uno degli attori più sottovalutati e sfortunati di sempre.

Mi ha scandalizzato dicendo "L'uomo che volle farsi Re è carino, ma non aspettarti un gran film... più che altro loro due sono bravi...". A parte che Caine e Connery sono più che bravi... ma dire che non è un gran film... continua la diatriba su Luce dei miei occhi che io ho trovato grande, uno dei migliori film italiani d'oggi, più potente del neorealismo anni '50; per lei deprimente, angosciante. Io voglio aprire il "Sandra Ceccarelli & Luigi Lo Cascio fan club"; iscrizioni aperte. Mi voglio rovinare: la Ceccarelli è la Audrey Hepburn italiana. Un altro gran dibattito è su Niente da nascondere: per me uno dei più grandi film di sempre, un esperimento magnifico, non solo virtuosismo formale, gran profondità di contenuto (la scena dei galli però è pura crudeltà mentale nei confronti dello spettatore - ho già scritto una frase simile?); per lei deprimente, angosciante - ho già scritto una frase simile?

Per voi? E' Al Pacino il più grande attore di sempre? Per me un grandissimo, ma prima di affermare ciò... John Osborne ha avuto il coraggio d'affermare che "Nicol Williamson è il più grande attore di sempre dopo Marlon Brando". Un sondaggio pochi anni fa ha dato a de Niro il titolo di più gran attore di sempre. Per me de Niro è più bravo di Brando (troppo teatrale... non puoi fargli fare l'uomo della strada), ma Pacino meglio di de Niro. Per la scelta dei film, per l'energia, per l'intensità. Ma la recitazione nervosa non mi dice molto, troppo innaturale. Sono per il naturalismo, la scuola europea. Per me il migliore di sempre è Max von Sydow. Forse un pò per affinità intellettuale-spirituale-attitudinale-fisica, ma attori così intensi son rari. La sua faccia congestionata quando scopre la Morte nell'abbazia in Il settimo sigillo vale come dieci primissimi piani di Pacino. Ne L'esorcista II - L'eretico i primi piani che Boorman gli dedica son fenomenali, restando immobile raggiunge un'espressività incredibile. E' un attore intellettuale, "una faccia pensante", ma sa divertirsi come in Flash Gordon: freddo, statico, grande. Williamson è grande, in Excalibur (oggi Helen Mirren compie 62 anni!) calibra ogni inquadratura alla perfezione, fa un lavoro minuzioso, ma ha avuto una carriera cinematografica scarna, meritava di più. Un attore che mi ricorda von Sydow è David Caruso (un pò per la faccia identica), il modo di fare calmo, la recitazione minima, ma è tanto sotto le righe da ricordare più il primo Clint Eastwood (che non era da Oscar ma neanche meritava gli insulti che s'è preso), che ricevette la stima di Richard Burton. Burton: l'intensità di von Sydow e l'energia di Pacino. E uno sguardo spaventoso. E una voce splendida. E un volto scavato nella roccia. Se John Wayne fosse stato un'attore teatrale, sarebbe stato Richard Burton; se Richard Burton fosse stato un cowboy, sarebbe stato John Wayne. Il Duca sarebbe stato a suo agio nel cinema inglese (era anche fanatico di poesia inglese del '700): con Michael Caine o Sean Connery avrebbe fatto un gran L'uomo che volle farsi Re. Con Peter O'Toole, Richard Burton e Richard Harris tante gran partite di rugby. Ora ci sono Daniel Craig e Hugh Jackman; vorrei tanto vederli assieme. Quando farò la mia versione di Excalibur, Craig sarà Arthur e Jackman Lancelot. Merlin? Donald Sutherland o James Cromwell o Max von Sydow.

Ma la più grande di sempre, togliendo la distinzione attori-attrici, è Audrey Hepburn. Comica, drammatica, sopra le righe, sotto le righe. E quand'è inquadrata non guardi altro.

 

Selah!

venerdì, 20 luglio 2007

Ieri ho scritto di quanto mi spiace scriver/dire cattiverie:

Ho motivo di scrivere di qualcuno che stimo e pentirmi.

Il qualcuno è DONALD mcNicol SUTHERLAND; la colpa fargli gli auguri 3 gg. dopo il suo compleanno. Martedì 17 ha infatti compiuto 72 anni.

 Auguri Don,  scusa per il ritardo (cribbio, in questi giorni pensavo "ma non li compie in questo periodo?"... finalmente mi son deciso a controllare!)!

Shantih

postato da: thomaspendragon alle ore 08:57 | Permalink | commenti
categoria:cinema, scuse, gioia, donald sutherland