
(diceva Clinton Eastwood sr. a Clinton Eastwood jr., raffigurato a lato)
Nel post su To Live and Die in L.A. cito spesso The Gauntlet ('77, "L'uomo nel mirino") che acquistai e vidi a pochi giorni di distanza dal film di Friedkin.
Ben Shockley (Clint Eastwood), poliziotto alcolizzato di Phoenix che non ha mai avuto il "grande caso" và a Las Vegas per scortare "un testimone da nulla per un processo da nulla", Augustina "Gus" Mally (Sondra Locke), squillo d'alto bordo d'aspetto angelico. Ma poliziotti male informati e federali corrotti faranno di tutto per impedirgli il ritorno a Phoenix. Finale delirante nella città sgomberata con autobus che attraversa corridoi di poliziotti (il "gauntlet" è il corridoio, con a un'estremità un getto d'acqua, di poliziotti che prendono a manganellate i nuovi arrivati nelle carceri) che lo crivellano.
E' un potente racconto, purtroppo decaduto al rango d'opera minore, ma raffigura come le persone valide siano maltrattate da approfittatori, prepotenti, disonesti. Shockley accetta di buon grado la sfida, sapendo che tutto ciò gli tornerà (come dico io, "fa curriculum"); il motivo idiota della scia di sange che segue la fuga dei protagonisti mostra la piccolezza di cui ha causato tutto ciò. Shockley è come tutti i personaggi di Eastwood: Tommy Highway (Heartbreak Ridge, "Gunny"), il marine la cui guerra "non finiva mai", in lotta con un mondo che non lo vuole; Harry Callahan, il poliziotto che sfida ogni regola per ottenere giustizia VERA. Semiautistici che agiscono solo in base al proprio dovere senza contemplare la possibilità di scorciatoie; le vie comode sono per i mediocri. Meglio sputare sangue, perché ogni ferita è un merito, ogni sfida è vinta se combattuta onestamente, farsi un passato per esser fieri del proprio presente (Eastwood non sfoggia a caso le sue rughe).
Colletti bianchi che si definiscono "veri lavoratori" e maltrattano gli operai, accademici che in nome della propria libertà di parola la negano al Papa (non sono ancora stato d'accordo con lui ma non gli tappo la bocca e aspetto che parli ancora, magari concorderemo su qualcosa), filosofi che insegnano la vita chiusi nel proprio studio, viziati che cacciano AMICI da lezione per poi minacciarli sicuri dell'appoggio di "baroni" loro favorevoli, personaggi che fanno cadere governi malconci ma onesti per interesse personale, parassiti pagati per niente, critici perbenisti che tacciano autori ambigui, aggressivi, coraggiosi (Eastwood, Friedkin, Cimino, Boorman) di "stupidità", "fascismo", "rozzezza" perché giudicare male la superficie è più facile che trovare il disagio che li muove.
Con questi individui (cui son grato) si può invertire il discorso di Tony Montana / Al Pacino nel ristorante in Scarface: "Sono orrendi, io non sono come loro". Esser onesti è ottima cosa di per sè, ma ciò è qualcosa in più. Shockley e Callahan prendon atto dei fatti e non s'arrendono: distinguersi e meritare ciò che si ha. Se è poco, fa niente. Ogni goccia di sangue sputata è di per sè un premio, una vittoria, un merito. A volte poi la ricompensa è immensa, come l'amore d'una Gus Mally che riconosce il vero eroe, quello con la spina dorsale.
"...come on and take a low ride with me girl..."

Tommaso