sabato, 23 agosto 2008
Il cinema non è fatto di soli film e ciò che c'è attorno a esso dimostra ciò che intendevo nel post di ieri.
La rivista Duellanti tratta tutto ciò che sia immagine: cartoons, video musicali, mostre interattive, pubblicità, televisione. E scrive di cinema che non sia solo il cinema mainstream. Tratta anche il cinema di Hollywood, ma senza seguire nelle opinioni il botteghino. C'è chi considera il botteghino indice di qualità: autori e attori dei cinepanettoni che ripetono "la qualità del nostro prodotto è stata provata dal successo di pubblico", riviste più preoccupate di mettere in copertina i "divi più hot del momento" anziché considerare il cinema di qualità. Meglio così.
La raccolta di trattati di André Bazin Che cosa è il cinema ha poche, vane elucubrazioni ma fonda ciò che è la buona critica. Non la vanità di Ghezzi (che pure è intelligentissimo), non il conformismo della critica mainstream. Poi la critica è utile sino a un certo punto, ma se essendoci chi la fa bene va apprezzato. Come Mereghetti e Porro.

Ieri il CorSera anticipava che il numero di questa settimana di IoDonna avrebbe avuto in copertina Tilda, intervistata in occasione della Mostra di Venezia.
Stamane la promessa è stata mantenuta.

Tilda @ CorSera

Da lunedì a venerdì sarò a Cannobio per l'inventario dei quadri di Benoit de Brabant (mio padre), in preparazione della sua mostra commemorativa. Darthtess, tu che sarai da Lei, svolgi bene il tuo compito. So che lo farai.

Domani da Dogma05 per il montaggio del film.
Sotto, una foto che illustri l'atmosfera di solennità che aleggiava sul set e una a richiesta dell'attrice che vi compare a sinistra:

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Tommaso

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martedì, 29 luglio 2008
Palazzo Reale: visita con mamma alla mostra su Francis Bacon. Carina, ma potevano metter le didascalie più vicine ai quadri. Forse era una metafora: ogni quadro un viaggio per saperne il significato. Per Bacon l'arte è l'ossessione degli uomini e i quadri non devono limitarsi a esser belli da vedere, o sarebbero la mera decorazione apprezzata dagli accademici. Aveva ragione.

L'ho accompagnata alla Rinascente e ho notato che lì anche i vigilanti sono checche. Brutto ambiente.

Passaggio in un posto più apprezzabile: la Rizzoli della galleria Vittorio Emanuele. Preda: I migliori film degli anni '70 della Taschen, curato da Jurgen Muller. Sarebbe stato più adatto "i più importanti".

Cronaca di un amore: un Antonioni al debutto, non estremo, ma innovativo: una storia d'amore non piatta (ma il titolo è orrendo), con dei bei pianosequenza (il ricevimento con partita e carte e il ponte).

Tommaso
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lunedì, 07 luglio 2008
Uno dei film più potenti e significativi di sempre, non paragonabile a nessun altro:

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The Last Of England
("Ciò che resta dell'Inghilterra", 1987, di Derek Jarman, recentemente pubblicato in Italia da Alet in  una rarissima edizione libro+DVD)

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Poesia per immagini: il degrado del Regno Unito thatcheriano raccontato intrecciando immagini d'un eroinomane, d'un eretico, d'un popolo in fuga, d'esecuzioni sommarie, discorsi di Hitler, musica elettronica, narrazione di Nigel Terry e canzoni interpretate da Marianne Faithfull e Diamanda Galas, Pump and Circustance di Elgar, paesaggi inglesi, Londra dal Tamigi, grattacieli statunitensi, fino alla maledizione lanciata da una Sposa il cui promesso Sposo è stato fucilato prima della cerimonia, sotto lo stesso cielo giallo-rosso che copriva le città prima visitate.

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E' una denuncia della volgarità che sopprime il Domani "perché irrilevante", che spinge i propri figli in discoteca (Jarman creò un sodalizio artistico con gli Smiths, nemici dichiarati delle discoteche), a ubriacarsi e "contare i c***i" che vi hanno rimediati, che domina in un impero che crea guerre con cui omaggiare i propri governanti (il Neonato Reale coperto con giornali riportanti notizie sulle Falklands, "S'è divertito nelle Falklands?" "Sì, Signora" "La prossima guerra sarà quella grossa, vero?" "Lo spero, Signora"). La Sposa intepretata da Tilda Swinton è la Madre di Jarman ma non la Madre inglese che manda i propri figli in guerra; di fronte al proprio Sposo fucilato lacera il vestito con cui è stata adornata dai carnefici e invoca su di loro la maledizione divina.
E' anche un trattato d'estetica cinematografica, in cui i colori sostituiscon le parole e le immagini i fatti. Il bianco e nero d'alcuni momenti e l'Union Jack sono situazioni, il viaggi in trance sul Tamigi e tra le città U.S.A. concentrano l'attenzione sul cielo bicolore, vaniglia e porpora.

Tommaso
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venerdì, 04 luglio 2008
1 anno di blog: 1 anno di cose viste e sentite. Dopo i premi ai bloggers, i premi alle opere in 1 anno di Out of the Vortex (da 07/06/2007 a 03/07/2008).

Miglior film:

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To Live and Die in L.A.

Miglior DVD:
(ex aequo)

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Blade Runner


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Scarface
(grazie Luca)

Miglior libro:
(ex aequo)

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John Boorman, Adventures of a Suburban Boy

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Antonio Scurati, Una storia romantica

Miglior disco
:
(ex aequo)

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 dIRE sTRAITS, aLCHEMY

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The Pretenders, Learning To Crawl

Miglior concerto:
(ex aequo)

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Coro Bach, Basilica di S.Marco, Milano 22/05/2008

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 Mark Knopfler, Datchforum, Assago (MI) 15/04/2008

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Lady Bugs, Alcatraz, Milano 20/10/2007

Miglior mostra:

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Nathalie Djurberg, Turn Into Me, Fondazione Prada, Milano 19/04-01/06/2008

Miglior evento:

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Milanesiana 2007

Miglior artista:

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Tilda Swinton

Tommaso
domenica, 22 giugno 2008
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In Una storia romantica, Antonio Scurati tratta di persone che consacrano la propria vita a qualcosa: scegliendo la via più difficile. E' un libro su chi crede in qualcosa di grande. Figure "bigger than life", da grande melodramma, da cinema d'una volta, da dramma shakesperiano... "We few, we happy few, we band of brothers: una fuga dalla medietà. L'umanità ha sempre cercato di conformarsi.

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Nel telefilm The Prisoner n. 6 è isolato, osteggiato, "curato" per la propria ribellione al conformismo. Gli altri abitanti del Villaggio accettano il tedio e non vogliono che qualcuno li disturbi scegliendo l'azione, l'interrogarsi, la via più difficile che passa dalla diversità, dal non essere un numero tra tanti.

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"Conoscevo una ragazza che anziché aprire le porte le attraversava" dice Mark Knopfler di chi le ispirò lo splendido album Love Over Gold e la title-track; il titolo, preso da un murales visto nei sobborghi di Londra, esplicita il parallelo con la poetica di Scurati: "amore anziché denaro".

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Che è anche quanto sta alla base di Wuthering Heights: consumarsi, distruggersi ma essersi consacrati a qualcosa, mentre gli "altri" s'accontentano di campare...

...s'accontentano d'essere numeri che passano per porte aperte.

Tommaso

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lunedì, 02 giugno 2008
Image Hosted by ImageShack.us Essenziale e riflessivo, scarno e spettacolare: apparentemente contraddittorio, il cinema di John Boorman ha una sua precisa identità. Questo "suburban boy" cresciuto poverissimo mostra i grandi problemi della vita concreta riflettendo sulle grandi sfere, già da ragazzo occupato a guadagnare i soldi per sopravvivere s'interrogava sui Miti. Nato in città, cresciuto in campagna ha colto l'ambiguità dei posti in cui viveva e anziché realizzare film schizofrenici li connota precisamente. Il ritorno alla natura di Deliverance è letale, ma in The Emerald Forest è un'alternativa migliore alla civiltà distruttrice; il sovvertimento della natura in Zardoz. Inglese di nascita, statunitense di occhio, europeo di pensiero, la sua è una spettacolarità minimalista, fatta di azioni. Un cinema piccolo, il suo solo film "grosso" è Excalibur, fatto con effetti speciali da teatro. Lo stile di Boorman si fonda sui movimenti di mdp: le carrellate brevi e rapide di Point Blank, il volo di Pazuzu tra i templi di Exorcist II: The Heretic o quello in The Emerald Forest. Ma le sue inquarature non si limitano al virtuosismo tecnico, raccolgono simboli come i quadri di Zardoz, le icone del tempio di Exorcist II: The Heretic che tornano in Excalibur in cui cavalieri percorrono la Waste Land di Eliot: col suo universo culturale Boorman cerca gli archetipi che fondano la storia umana; come Theilard de Chardin lo cerca nella mente. E' la "quest" di Burt Reynolds in Deliverance, di Sean Connery in Zardoz, di Richard Burton in Exorcist II: The Heretic, dei cavalieri di Excalibur, di Powers Boothe in The Emerald Forest, di Patricia Arquette in Beyond Rangoon. Un continuo tornare, i personaggi di Boorman sono il messianico re Arthur che torna ciclicamente lasciando tracce in ogni epoca e arte. Facendo film senza genere perché ne toccano molti Boorman lascia tracce in più generi. Sottovalutato da pubblico e critica, ingiustamente non accolto tra i Grandi, (ma ha realizzato uno dei film più famosi di sempre, Deliverance, uno dei più intelligenti, Zardoz, uno dei migliori, Excalibur, uno dei più influenti, Point Blank; ha lanciato Brendan Gleeson, Liam Neeson, Gabriel Byrne; ha rilanciato Lee Marvin e Jon Voight; ha avuto come direttori della fotografia Alex Thomson, Vilmos Zsigmond, William A. Fraker; la sua bellissima autobiografia, Adventures Of A Suburban Boy, tra sobrietà e poesia, è stata apprezzata da Harold Pinter - suo attore in The Tailor Of Panama e Paul Auster) realizza film che circolano poco, s'occupa della crescita del cinema irlandese, coltiva alberi.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:37 | Permalink | commenti (5)
categoria:cultura, libri, cinema, sogni, arte, attori, storytellers, john boorman
domenica, 04 maggio 2008
Ieri gita in bici su Naviglio Grande e Ticino con mio zio. Ogni domenica corse tra le foreste bergamasche o brianzole (con riscaldamento martedì sera). In Austria mi parve d'essere in un romanzo di Herman Hesse, tra tutti quegli alberi...

L'importante è non fermarsi. Camminare (qualche volta correre e pedalare), on every street.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 16:55 | Permalink | commenti (4)
categoria:libri, gioia, podismo
sabato, 26 aprile 2008
Tra ingaggio (gratis) per un film, soldi, bel libro e camicia grigio-bianca (grazie Luca) è stato un compleanno generoso. Coincidenza: il 24 (giorno dopo il mio compleanno) è uscito il film 21... come i miei anni.

E già che giovedì ero a Bergamo per contrattare il mio cachet, son passato da Scurati nella sua ora di ricevimento per salutarlo (c'incontrammo lo scorso anno alla conferenza di Friedkin) e farmi autografare Una storia romantica, ricevuto il giorno prima. Dopo qualche minuto di simpaticissima conversazione sono "arrivato al dunque" e lui ha apposto la seguente dedica:

Bergamo 24/04/2008

A Tommaso

Che magari un giorno ne trarrà un film

Auguri

A. S.

(in ospedale la sera un disastro ma vabbè)

Grazie anche ai blogger che m'hanno fatto gli auguri!

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:31 | Permalink | commenti (14)
categoria:cultura, libri, sogni, arte, gioia, bergamo
venerdì, 11 aprile 2008

Ringrazio Tommaso per l'opportunità! Il regolamento è ormai noto a tutti, dato che l'ultimo post pubblicato su questo blog tratta proprio di quello, quindi passo subito alla questione.

Le sei cose che in assoluto mi piace più fare sono:
    - Cantare nel mio meraviglioso CoroBach (il prossimo concerto il 22 maggio a Milano)
    - Cucinare e mangiare ogni qual si voglia leccornia
    - Studiare da ingegnere biomedico (e ne vado assolutamente orgoglioso)
    - Leggere libri ed ascoltare musica
    - Viaggiare, viaggiare, viaggiare
    - Divertirmi con gli amici

Per le nomination confermo esattamente quelle persone interpellate dal mioo fidatissimo amico Tommaso.

Prometto che il prossimo post sarà più interessant, ma ora ho una relazione di chimica sul groppone che mi assorbe il tempo solo come gli "Asciugoni Regina" sanno fare. Un'anticipazione: mente e cervello.

Luca.

 

postato da: Mironcino2003 alle ore 20:00 | Permalink | commenti (2)
categoria:musica, cultura, libri, opinioni, milano, concerti
venerdì, 09 novembre 2007

Venerdì scorso (oggi è il settimaniversario!) son stato in visita all'Università degli Studi (per gli amici "Statale") di Milano. Penso di trasferirmici per il 3° anno. Ambiente carino, prestigioso. Ciò che mi lega all'università di Bergamo s'è disgregato: il giornalino Bunker Hill (pubblicità: cleb.splinder.com) e il laboratorio di Regia Cinematografica (ma non escludo affatto di non rivederne i magnifici componenti). Non parliamo dell'aristocrazia universitaria. La città m'è poi sempre parsa estranea, per quanto bella sia Città Alta. Vedrò se riuscirò ad adattarmi al nuovo ambiente (SE il trasferimento si farà), o mi chiuderò nel mio abituale silenzio e farò ciò che faccio ora, studiare a casa cogliendo ogni occasione di lavoro. Non mi faccio problemi e non voglio darne a nessuno.

Selah!

postato da: thomaspendragon alle ore 17:19 | Permalink | commenti
categoria:cultura, libri, cinema, milano, università, bergamo
giovedì, 01 novembre 2007
Errata corrige: lunedì ho scritto che Innuendo è l'ultimo album dei Queen. Isy, Massima e Suprema Autorità in campo Queeniano e Mercuriano, mi segnala che è seguito da Made In Heave. Ringrazio e mi pento.

Da un pò ti tempo scrivo solo dei DVD che acquisto e non dei film che vedo per la prima volta. Da oggi recupero e la/il prima/o che pensa "e a noi che ci frega" si becca una mia cover di Kate Bush. Non l'ho ancora registrata ma per l'occasione mi metterei d'impegno. Immaginate, un baritono con ampiezza vocale 2 note (bassa e ancora più bassa) che canta Kate Bush. The Horror, the Horror. Con la "H" di "Halloween" maiuscola. Hammer Horror.

Il titolo del post si riferisce al fatto che di solito dò parei positivi a 9 film su 10 che vedo, forse perché guardo solo ciò che credo s'avvicini ai miei gusti (cioé: tutto ciò che sia appena presentabile). Sono però selettivo nel definire un film "perfetto". Gli ultimi, rispettabilissimi film che ho visto al cinema m'hanno però lasciato CORDIALMENTE perplesso.

Image Hosted by ImageShack.us Il famoso film italiano che a sorpresa ha sbancato il botteghino, contendendo il primato (sfiorato di poco) a I Simpsons. La regia c'è, abbastanza innovativa, ma il film sfocia presto nel nazional-popolare con l'onesto Servillo che fa la macchietta dello sbirro napoletano dal cuore d'oro, ci manca che canti Don Raffaé e così il pathos si perde.

Image Hosted by ImageShack.us Il libro è splendido, sembra Pinter in prosa, un meccanismo di pensieri e sentimenti perfetto, belle poi le riflessioni di Briony sulla lettaratura. Ho adorato la riduzione di Joe Wright di Orgoglio e Pregiudizio per la regia (e per l'occasione di vedere Donald Sutherland in una parte importante, perché lui e von Sydow dopo i 60 sono stati relegati nella gloria del "e con la partecipazione straordinaria di", ossia pochi fotogrammi?) innovativa e di grande inventiva: mi choccò la sequenza nella stanza tonda in cui la mdp compie evoluzioni senza tornare sui suoi passi tenendo però Knightley e partner sempre inquadrate. E la regia è anche qui impressionante: il 1° tempo è un sistema di sguardi e specchi legati a doppio filo, la visione segue suoni e pensieri (Robbie che pensa allo scambio di fogli - macchina che gli gira attorno; Robbie che realizza, macchina che gli si ferma di fronte). E James mcAvoy è bravissimo. Ma il film perde tono nel secondo tempo, la regia si concentra nel celebre (e vituperato, solo perché lungo, non si ha più pazienza) pianosequenza a Dunkerque e il finale è concentrato in una scialba intervista alla bravissima Vanessa Redgrave: ciò che nel libro era suggerito in varie pagine è qui squadernato in poche parole. Keira Knightley era più intensa in Orgoglio e Pregiudizio e a inizio film dovrebbe avere la vivacità dei film dei pirati, spero non pensi di vivere di rendita sulla sua già onoratissima carriera (aggiungerei che la più bella del cast è Saoirse Ronan alias Briony 13enne ma son stato sospettato d'omosessualità per la foto di Connery in Zardoz, non vorrei incorrere in qualcosa di mooooolto peggio). Ma Robbie nel libro non era imponente (ci volevo io - o von Sydow, stile La fontana della vergine)? E Lola scheletrica? Dettagli, ciò che conta è che comunque il film è notevole. Non fosse per il secondo tempo.

Selah!
mercoledì, 08 agosto 2007

Ho già scritto della mia passione per il british-style, tralasciando la componente più importante in ciò: il telefilm anglo-gallese del 1967 Il prigioniero, dal genio di Patrick mcGoohan. Da anni ne conoscevo tracce, come un'ammaliante puntata de I Simpson che non apprezzai a fondo non sapendo ancora bene di che trattasse (ma poi la rividi); alle Messagerie Musicali di Milano a 15 anni ne trovai una VHS che non comprai perché per tutti quei soldi (tantissimi!) non m'interessava una piccola parte d'una serie; quando lo trasmise Italia 1 (dai, si salvano), nell'estate tra 2° e 3° superiore, andai in delirio. Ora faccio il cat-sitter e a scrocco vedo le ultime puntate di questa meraviglia. Ieri poi Blob (indicando erroneamente la data '77 - quest'estate fanno una serie di spezzoni tv di quell'anno, aggiungendone qualcuno del '67, avranno dimenticato di cambiare didascalia) ha mostrato la prima parte della sigla - ahimè in b/n.

Cielo in tempesta, si ode un tuono: l'inquadratura si sposta su una strada in cui sfreccia una decapottabile guidata da un uomo che vediamo poi percorrere svelto un corridoio. E' alto, robusto, vestito di nero. Primo piano: volto irregolare, occhio destro semichiuso, sinistro spalancato, pettinato con precisione. Sbatte sulla scrivania d'un impiegato le sue dimissioni che vengon archiviate, la sua foto "annullata" con x battute a macchina. Torna a casa, prepara le valigie ma un uomo in bombetta lo stordisce con del gas: si risveglia in un bizzarro villaggio, in cui è sottoposto al dialogo:

-Dove sono?
-Nel Villaggio
-Che cosa volete?
-Informazioni
-Da che parte state?
-Vogliamo informazioni...informazioni...informazioni.
-Non le avrete mai.
-AH AH AH AH!!!!!!
-Chi è lei?
-Io sono il nuovo numero 2.
-Chi è il numero 1?
-Lei è il numero 6
-Io non sono un numero. Sono un uomo libero!

(nell'ultima frase la regia è geniale, zoom rapido sul protagonista che leva un pugno al cielo)

Angosciante, claustrofobico, pinteriano (ho già deciso il tema della mia tesi), bellissimo: l'ambientazione è quanto di più bello abbia mai visto in TV, il villaggio di Pontmeiron (un pò meno i vestiti a righe bianco+colore a scelta...). Ieri davano uno degli episodi meno complessi ma bello e significativo: Cambiamento di personalità ("Change of mind") in cui Numero 6 è accusato di esser asociale e disarmonico; la lobotomia simbolo della violenza della massa che cerca di uniformare il ribelle dopo averlo emarginato e insultato (anch'io però voglio esser tampinato da Numero 86!).

Una mente originale come quella di Patrick mcGoohan è purtroppo stata dimenticata: a parte piccoli ruoli in film di guerra come Brass Target ("Obiettivo Brass", 1978) lodevoli più per il cast (John Cassavetes, Max von Sydow, George Kennedy, Robert Vaughn e... Sophia Loren) o esser stato co-protagonista (Edoardo II il Plantageneto) di Braveheart (grande ma al servizio del divo Mel Gibson), la sua carriera risulta fondata sul co-protagonismo nel grandissimo Escape from Alcatraz in cui curiosamente fa il direttore del carcere e Clint diventa Numero 6, l'esser stato colpevole in 4 Colombo (è amico di Peter Falk - a sua volta amico di Cassavetes, vedi sopra) e averne scritti e diretti vari. Peccato, perché ne Il prigioniero dimostra di saper dirigere, scrivere, recitare; soprattutto, la profondità della cosa ne mostra l'enorme cultura e intelligenza. Forse il telefilm l'ha "imprigionato", forse accettare d'interpretare James Bond l'avrebbe reso più celebre (ma forse il telefilm sarebbe stato il tentativo di "James Bond" di dimostrarsi cresciuto). So che dovessi scegliere tra una carriera più ricca (non proprio misera in fondo) della sua e l'aver creato Il Prigioniero o anche averlo solo intepretato...

Certo il telefilm è spaventosamente attuale. In un mondo che impone modelli peggiori l'uno dell'altro, che volgarizza e banalizza tutto, il fine, riflessivo, casto Numero 6 che difende in ogni modo la propria identità è una luce, 40 anni fa come oggi. Fuori dall'ambiente ristretto del Villaggio, dalla delazione, dal controllo del comitato, dei Rover e del Numero 2, fuori dal Vortex.

Se poi lo si fa con tanto stile...

Selah!

postato da: thomaspendragon alle ore 16:28 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 23 luglio 2007

Ieri sera su  La7 uno dei più grandi film d'avventura di sempre... Sean Connery, Michael Caine e Christopher Plummer diretti da John Huston... L'uomo che volle farsi Re. Una leggenda.

Rudyard Kipling (da un cui racconto il film è tratto)  incontra in India Due sottufficiali dell'esercito britannico, massoni come lui, dotati di gran sense of humour (molto british) e flemma, che voglion diventare re del Kafikistan. Li sconsiglia, ma affascinato firma da testimonio il contratto con cui essi stabiliscono le regole dell'impresa.

Huston punta più sulla sceneggiatura che sulla regia, forse affidandosi a fascino dei paesaggi e carisma dei protagonisti, creando comunque un'intreccio di gag e battute raffinate splendido.

Connery si ritrova così in questi anni (in cui faceva di tutto per allontanarsi da 007: racconta Boorman che l'anno prima all'uscita dallo stadio di Dublino la gente vedendolo urlò "guardate, c'è James Bond!" - L'uomo che volle farsi Re è del '75) protagonista di film che rivoluzionano il modo di rileggere la letteratura inglese: nel '74 Zardoz (citato dai guerrieri con maschera da dio che assalgono i contadini) univa The Waste Land di Eliot (già summa della tradizione letteraria inglese e non solo) a The Wizard Of Oz di Baum e al superomismo di Nietzsche; nel '76 Robin & Marian (con  Audrey Hepburn...) del lisergico Richard Lester (già entrato nella cultura inglese coi film dei Beatles) offriva un finale alla leggenda di Robin Hood con un cast all star del cinema-teatro britannico (Nicol Williamson, Robert Shaw, Richard Harris, Ian Holm, Denholm Elliot!).

Gran lettura dell'immaginario britannico: senso di avventura (Kipling...), coraggio, amicizia, ricordi d'imprese, canti da camerata... e gli stessi Michael Caine e Sean Connery incarnano il meglio di tutto ciò.

A proposito di Connery e 007: Daniel Craig confermato Bond per i prossimi 2 episodi, in cui svelerà l'aspetto comico dell'agente. Aumento d'ingaggio: per il 1° film prese 6 milioni di $, per il 2° ne prenderà 7,5, per il 3° 12. Non onestissimo, ma nel cinema mainstream di oggi è poco... e ha 39 anni, quindi all'apice della carriera. Buon lavoro, Daniel. (Connery diede TUTTO il suo cachet di Diamonds Are Forever a enti benefici e in altre occasioni donò parti del compenso. Per The Man Who Would Be King, lui e Caine presero 250.000 £ a testa).

Selah!

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mercoledì, 18 luglio 2007

Il ritorno del sottile blogger bianco...

...anche se ho le spalle larghe e in estate dopo aver camminato 5 minuti son nero.

Mi spiace per l'assenza, per un pò ho solo visionato i vostri blog come un'avvoltoio, senza offrirvi la possibilità di volteggiarmi intorno... recuperiamo con una bella vangata di fatti miei (scherzo niente gossip solo opinioni sul macrocosmo visto dal mio enorme microcosmo)!

E' passata poco più di metà di quest'anno, ma ho già fatto un resoconto del 2007... e sembra positivo, anche perchè sembra decisivo per il futuro.

Da ottobre 2006 a gennaio-febbraio 2007 ero certo di voler divenire professore univeristario: avendo trovato la possibilità di far spesso lavori umili, pensavo di potermi metter alle spalle una buona gavetta per poi aspirare a impieghi più "alti" da cui poi lanciarmi nel mondo del cinema. Marzo-aprile, la tragedia: una dedica su un articolo nel giornalino dell'università mi fa cacciare da una lezione, ricevere mail con insulti velati, tagliare il mio blog anglofono.

Prima mi arrabbiavo se i fascisti guardano con fastidio agli intellettuali: ora son rassegnato, perchè ho capito che molti intellettuali arroganti discriminano altri umili e mentalmente aperti. Vedi Ghezzi che mi maltratta perché gli chiedo un autografo, richiesta manifestante stima nei suoi confronti. Vedi i fighetti che si disgustano se racconto che son stato in fabbrica (tranquilli, piccoli John Wayne, mi son lavato prima di venire in biblioteca, è un abitudine che ho, non solo nelle occasioni speciali, tutti i giorni) e deridono i contadini, tanto loro hanno avuto, hanno e avranno tutto dalla vita, la loro massima fatica è dar ripetizioni... quanto ho riso ieri vedendo l'intervista di Sergio Rizzo a Luigi Angeletti sul "CorSera"! Tra i lavori non usuranti, al primo posto, i professori universitari! Ora non voglio far di tutta l'erba un fascio, ho conosciuto docenti intelligentissimi e gentilissimi, ma molti di loro non han mai imparato l'umiltà, perciò ti guardan male se sei una matricola, perchè loro hanno una laurea, tu devi correre! Come il docente che ti guarda male all'inizio della domanda che gli fai e ti risponde "che ragionamento imbecille" (perché non "lei sbaglia"?), come la docente che scrive "il suo scritto non è un vero articolo. Best regards" ma si vanta di non averlo letto.

Tutto ciò è stato utile. Ho capito che non è il mio ambiente. Finisco i 3 anni perché mia mamma vuole "piangere alla cerimonia di laurea" come le sue colleghe... per lei questo e altro. Ma dopo faccio quel che voglio, se riesco. Cinema.

A febbraio mi son iscritto al forum di Knopfleriani.it, una delle scelte più azzeccate che potessi fare. Un manicomio con gente simpaticissima, di cui ho incontrato alcuni live 12 gg. fa... ed è stata una gran esperienza.

Mi son iscritto al forum di Audrey1.com .

Ho incontrato William Friedkin (che m'ha autografato con dedica la monografia), Enrico Ghezzi (che.. vabbè, l'ammiro lo stesso), Franco Battiato, Alejandro Jodorowsky, Werner Herzog (autografo), insomma i primi contatti col grande cinema.

Ho avuto un contatto con la politica, incontrando Luciano Violante (autografo) e Gianfranco Fini, in memoria del mio inglorioso attivismo in 1° e 2° superiore (ho anche preso delle sassate... dicevo cose aberranti, ero aberrante, ma io non lo farei mai a nessuno).

Ho ampliato libreria, DVDteca, CDteca (questa poco... ma son stati acquisti fondamentali).

A settembre esporrò i miei scritti in piazza a Merate.

Lo stesso mese seguirò un corso di proiezione.

Se il progetto prosegue, collaborerò con la radio dell'Università.

Ho incontrato gente meravigliosa nella redazione del giornalino.

Sto facendo un film coi meravigliosi ragazzi del Laboratorio di Regia Cinematografica.

Ho fatto molti lavori interessanti e il mio CV s'è gonfiato.

Ho aperto questo blog. Grazie a Paola che commentando il mio blog anglofono (http://thomaspendragon.livejournal.com) m'ha fatto pensare di farlo, a Isy che m'ha dato "dritte" importanti su come postare e non m'ha inviato un virus quando ho dato di "carampane" alle sorcine, anche se è giovanissima (che sarà poi 'sta paura della vecchiaia), a "demagogico" che m'ha scritto come usare la colonna a sx, a tutti coloro che leggono questo blog e lo commentano.

Scusate se il blog è ancora in allestimento, se per 5 gg. non ho trovato niente da scrivere, se son stato prolisso ma avete voluto la bicicletta 'mo vi tediate.

Shantih

postato da: thomaspendragon alle ore 14:24 | Permalink | commenti (6)
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martedì, 03 luglio 2007

Oggi a Milano, ore 12, sala Buzzati, per "La Milanesiana" organizzata da Elisabetta Sgarbi per la "Fondazione Corriere" Franco Battiato e Alejandro Jodorowsky dibattono Contro il cinema, modera Armando Besio.

Immagino il titolo sia una provocazione.

Almeno, spero.

Per loro.

Entrambi han fatto cinema, Jodorowsky con successo, Battiato meno, quindi dubito che disprezzino la Settima Arte (in ordine cronologico: at last but not at least)... ma il film che han fatto assieme, Musikanten (Battiato autore e Jodorowsky nella parte di Beethoven) è stato fischiato all'ultima Mostra di Venezia e in Italia è passato direttamente all'home video. Il che mi fa temere un ragionamento da volpe che non raggiunge l'uva...

...lo stesso che fa chi reputa "arte minore", se non addirittura "non arte" il Cinema. In Italia verrebbe da dire "certi intellettuali", ma io non li disprezzo, avendo addirittura l'audacia di ritenermi tale. E' però vero che, al disprezzo che gli incolti per scelta (chi non è istruito per impossibilità spesso è mentalmente onesto) nutrono verso gli intellettuali (spesso per motivi politici) è contraccambiato dallo snobismo... spesso però tale snobismo è rivolto ad altri intellettuali. Vedi Ghezzi che non fa autografi volentieri, un professore universitario che dice a una ragazza "no, secondo me lei non conosce ciò di cui parla, è troppo giovane" puntandole l'indice contro (o-r-r-o-r-e!), un'altra che stronca saggi sul cinema senza averli letti perchè riguardando un'arte povera non son degni d'esser letti ma di una stroncatura sì. Alla fine gli intellettuali umili, che vivono e lavorano tra operai (e devon spiegare ai privilegiati che "transpallet" non è una parola volgare, così come "rompere un pallet" non significa infastidire un monorchide) son confusi dai fascisti con gli snob e messi all'angolo. Uno dei motivi della mia ammirazione per Mark Knopfler è che, oltre a fare GRAN musica, è un intellettuale (ex professore universitario) che canta storie di gente che si spacca la schiena. Cultura e umiltà, cultura è umiltà.

Ma Battiato sembra di mentalità aperta... una volta disse che è sbagliato credere nelle differenze culturali. Io ci credo, ma non disprezzo chi è meno colto di me. Purtroppo viviamo in un paese retto dall'odio, la culla del fascismo. Magari oggi andrà come con Friedkin e ne uscirò sereno.

Shantih

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sabato, 30 giugno 2007

Gran giornata ieri alla "Milanesiana"!

Il dibattito La violenza e la rappresentazione, sala Buzzati (Milano via Eugenio Balzan, 3) ore 12, con Gianni Canova, Antonio Scurati e William Friedkin, moderatore Armando Besio è stato magnifico. 1h e 1/2 interessantissime.

Esco dalla stazione Moscova, chiedo a una signora quale sia via Statuto (l'uscita della metro è all'incrocio di 4 vie) e mi fa "E' quella... cerca l'Ufficio d'Igiene?" Non mi scompongo, rispondo no e ringrazio. All'ingresso calca di sciure eleganti e qualche signore, per fortuna non c'era troppo caldo. Una dice a un'amica: "Capirai che emozione vedere [assumendo qui tono sprezzante] il regista de L'esorcista": non l'aggredisco perchè in mano ha un libro di Daphne de Maurier con in copertina un quadro pre-raffaellita e certe immagini non mi lasciano indifferente. All'entrata, alla ragazza che mi chiede il nome per cercare tra gli accreditati rispondo "de Brabant, Tommaso de Brabant" (veder in continuazione da MediaWorld Casino Royale - che già al cinema mi sconvolse - mi sta bruciando il cervello, ma è così bello). Mi metto in 3° fila, al margine destro della sala per non coprire la visuale a qualcuno. A 10 minuti dall'inizio entra Friedkin e si mette in 1° fila ad aspettare gli altri. Furiosamente, prendo libro e penna e mi avvicino. Non faccio in tempo a chiederglielo, che gentilissimo sorride e m'invita ad avvicinarmi. Mi chiede il nome ("Two m?" "Yes, two m" "And two s?" "No, just one s") e scrive:

To Tommaso

Best regards

William Friedkin

6/29/07

(dopo "William" la biro s'inceppa, ma ne avevo 2)

ci stringiamo la mano, ci auguriamo buona fortuna e torno al posto saltellando. Ho l'autografo d'un grande regista, un premio Oscar, uno che ha scritto la storia della Settima Arte, uno dei miei eroi.

La conferenza inizia: lui prima ci offre la sua bottiglietta d'acqua, poi dice: "Questa sala è piena di uomini affascinanti, ma soprattutto donne: come mia moglie" che è in prima fila: Sherry Lansing, presidente d'una fondazione per la lotta al cancro, professoressa all'Università di Chicago. Parla di violenza, giustamente Scurati osserva che il pensiero dei registi hollywoodiani oggi è "I MUST represent evil to conquer it", DEVO rappresentare il male per sconfiggerlo, una volta era "I COULD represent evil to conquer it", POTREI rappresentare il male per sconfiggerlo... anche se ora la rappresentazione del male è posta davanti alla sua sconfitta. Ha parlato della spiritualità in The Exorcist, in cui la rappresentazione del bene che sconfigge il male consegue alla rappresentazione d'esso. Son riuscito a far una domanda: il dibattito stava per esser chiuso, io avevo alzato la mano ma la gentilissima hostess e il tifo delle gentilissime signore tra il pubblico m'hanno segnalato a Besio: prendo il microfono, mi alzo e chiedo:

"Lei ha di-di-diretto Al Pa-pa-pa-pa-cino e William Petersen, attori legati a figure violente, l'uno pe-pe-per Scarface, Heat, il suo Cruising, l'altro più di re-re-re-re-cente per il te-te-te-te-telefilm C.S.I.; lei è più interessato alla ra-ra-ra-ra-ra-scusate-ra-ra-ra-rappresentazione della violenza o di pe-pe-pe-pe-pe-pe-pe-pe-pe-persone violente? Grazie, scusate ancora"

Risponde che non è interessato alla rappresentazione dell'uno né dell'altro (ma fa ancora film violenti), che mi son riferito a com'era trentacinque anni fa, ora sa più cose, son cambiati lui e i suoi interessi.

All'uscita dalla sala alcune signore, forse intenerite dal mio ta-ta-ta-tartaglio si complimenta per la domanda; all'uscita dalla sala trovo Enrico Ghezzi... diamine, non ho con me Paura e desiderio, dovevo aspettare di trovarmelo... estraggo il taccuino, gli chiedo un autografo. Sbuffa e sussurra: "Scrivi tu"; sorridendo rispondo: "Che scrivo?" ; lui: "Questo non è un autografo". Eseguo e lui, forse incredulo che l'abbia fatto davvero, sigla la scritta e sotto essa. Ringrazio (mi ricorderò d'aver avuto nella sacca il suo "Castoro" di Stanley Kubrick, forse l'avrebbe firmata più volentieri) e m'avvio al buffet (sono le 13:45 circa)... infatti C'ERA un buffet. Torreggio nella calca, un buon vantaggio per farsi strada. Mi metto in un angolo in cui mi raggiunge una ragazza che carinissima dice che ho fatto bene a intervenire. Chiede: "Sei uno studente, vero?"; la rassicuro che ciò e discutiamo un attimo sui nostri studi. Se ne va. All'uscita trovo Canova e Scurati; fumano, il che non mi fa avvicinare volentieri (una sbuffata di Canova mi becca in pieno volto), chiedo scusa per esser intervenuto all'ultimo momento. Canova tace, Scurati dice che ne è stato lieto, gli dico che studio a Bergamo e m'invita a cercarlo in ricevimento. Ho trovato un'altra vittima cui rifilare i miei saggi. Ci salutiamo e torno alla metro, stavolta passando da via Solferino. E a casa, ansioso di mostrare i miei trofei.

Sto ancora smaltendo l'emozione... incontrare un grande del cinema, parlargli, stringergli la mano, avere un suo autografo. Intervenire e esser acclamato (scusate se mi vanto, ma per me significa tanto). Che successo, che giornata. Una gran dibattito tra amici.

Grazie a Besio, Canova, Ghezzi, Elisabetta Sgarbi organizzatrice de "La Milanesiana", al "Corriere della Sera" e alla "Fondazione Corriere", grazie mie fans gentilissime, grazie hostess pazientissima, grazie Hurricane Billy, gentilissimo, simpaticissimo, grandissimo e alla sua signora per quanto sta facendo. Grazie a voi per avermi dato l'opportunità di scriverne.

Shantih

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venerdì, 29 giugno 2007

Oggi alle 12, Milano, sala Buzzati in via Eugenio Balzan 3 presso il "Corriere della Sera", Aperitivo con gli autori: dibattito Rappresentare la violenza con Antonio Scurati, Gianni Canova e...

 WILLIAM FRIEDKIN

Mi porto il "Castoro" di Roy Menarini sperando di riuscire a farmelo autografare... una delle più grandi leggende del cinema e l'incontrerò dal vivo!

Friedkin non è solo il regista di The Exorcist, che pur coi suoi difetti è un trattato imponente di regia (solo la sequenza iniziale col grandissimo Max von Sydow tra le rovine assire è da antologia, un gioco di luce e silenzio-rumore superato solo da John Boorman nelle battaglie di Excalibur) o The French Connection che è comunque un affascinante corridoio di carrelate in corridoi, voci fuoricampo, sguardi (il pedinamento in metropolitana tra Gene Hackman e Fernando Rey), anche l'autore del gioco vedo-non vedo di Tommy Lee Jones con la macchina fotografica sul tetto in Rules of Engagement e dei voli demoniaci (non come quelle di Boorman di Exorcist II - The Heretic implicanti considerazioni filosofiche sulla scissione anima-mente, vedi Theilard de Chardin) di The Guardian che nella loro velocità irrefrenabile che rendono rarefatte le immagini, simili a un sogno.

Shantih

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giovedì, 21 giugno 2007

Ieri mattina nel Castoro di Enrico Ghezzi su Stanley Kubrick ho letto la parte su Paths Of Glory; torno a casa e scopro che La7 lo trasmetteva alle 14 (avevo impegni, sorry). Ieri ho comprato il DVD A Reality Tour, (oltre al CD All The Roadrunning di Emmylou Harris e Mark Knopfler - ha composto più lui, ma per cavalleria prima le signore... al contrario che sulla cover o su biglietti e manifesti del tour - confesso, prima l'avevo solo scaricato ma ora CE L'HO) sulle 2 tappe tenute da David Bowie a Dublino nel novembre 2003 (giovedì 23 ottobre io e mia mamma eravamo all'allora FilaForum di Assago... con lui) e oggi alle 23:45 Rai1 trasmette (parte: finisce alle 0:55... confesso che programmo il videoregistratore) del concerto di Bruce Springsteen con la Sessions Band... a Dublino. (sentito parte nelle cuffie di MediaWorld... se trasmettono Atlantic City è una gran cosa) Se faccio qualcosa, il mondo mi imita. O almeno, le tv italiane. Ora sono in breve pausa-studio e dallo studio (luglio: 9 Storia del teatro classico e moderno -2 esami diversi; 10 Letteratura Italiana 1B... nello stesso mese, altri 4 esami... il capriccio delle circostanze, appunto). Settimana prossima ultimi 4 giorni su 14 della mia avventura a MediaWorld (questa settimana m'han lasciato stare... non c'ho perso niente, sempre 14 gg. sono)... anche  se ho fatto cose più avventurose.

Shantih

postato da: thomaspendragon alle ore 15:03 | Permalink | commenti
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