giovedì, 29 maggio 2008
Martedì ero in una delle mie da tempo rare visite a Bergamo. Al ritorno una ragazza chiede a un tale se può sederglisi accanto. Si presenta e comincia a parlargli, lui le risponde a monosillabi guardando fuori dal finestrino. Quando lei scende lui si lamenta con un amico di quella "tutta matta" che lo ha così scocciato. Si fosse seduta vicino a me io sarei stato felicissimo di risponderle, ho spesso sognato che qualcuno mi rivolgesse la parola sperano in un pò d'amicizia, lei avrebbe avuto un interlocutore più cordiale, il tale non sarebbe stato disturbato... c'avremmo guadagnato tutti.
All the love in the world for you, girl! Thumbelina, in a great big scary world...

Ladies and gentlemen, Sidney Pollack.

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Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 10:45 | Permalink | commenti (7)
categoria:cinema, arte, lutto, orrore, bergamo
sabato, 19 aprile 2008
Martedì l'attesa di 7 mesi è stata premiata con la 1° tappa italiana del Kil To Get Crimson tour di Mark Knopfler al DatchForum in Assago (MI).

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Grazie a Laura, Luca e Marco per aver accettato la mia guida in tale avventura.
Ai Knopfleriani presenti per il raduno pre-concerto.
A (dal forum) bikeboy per le foto mia, di Mark Knopfler e della scenografia e a Precious83 per quella di gruppo.
A Mark Knopfler (ex dIRE sTRAITS - voce e chitarra solista), Guy Fletcher (ex dIRE sTRAITS - tastiera, chitarra acustica, backing vocals), Danny Cummings (ex dIRE sTRAITS - batteria), Glenn Worf (basso e contrabbasso), Matt Rollins (pianoforte e fisarmonica), Richard Bennett (2° chitarra, ukulele), John McCusker (flauto, violino, banjo).

Image Hosted by ImageShack.us Io e Marco arriviamo in anticipo ad Assago: dopo interessantissima visita a centro commerciale locale ci situiamo alla rotonda dinanzi al Forum dove devo far da alfiere al raduno con patetico striscione. Arrivano alcuni di coloro i quali avevano annunciato la propria presenza, si ride e si scherza, si fa la foto con striscione serio portato da bikeboy. Attendiamo Laura e Marco e dopo cena al fast-food del palazzetto entriamo.
Una luce s'accende sul palco: Bennett strimpella qualche accordo, al che viene illuminata tutta la band. E' Cannibals, canzone di per sè leggera in arrangiamento ancor più esile, ma è solo riscaldamento, Knopfler usa poco la Telecaster. Segue la più arrembante Why Aye Man, coi graffi della Les Paul, non ancora travolgente ma il pubblico è ormai catturato. Con What It Is, che accende Marco, Knopfler si produce in ottimi assoli alla mitica Stratocaster bianco-rossa. Knopfler smorza il ritmo, ma non il pubblico, con Sailing To Philadelphia. Il battimani (io schioccando le dita) dei presenti scandisce l'inizio della ballad True Love Will Never Fade; la celtica The Fish and the Bird colpisce Luca, McCusker incanta al flauto. Poi la sorpresa del tour (mai fatta prima live), HilImage Hosted by ImageShack.usl Farmer's Blues, un lamento cui segue un bell'assolo di Les Paul. Il Forum è scosso da un'ovazione quando Knopfler al dobro National inizia Romeo & Juliet: pubblico in delirio, le prime note son coperte dagli applausi. Knopfler finisce il pezzo con la Stratocaster; le luci si spengono e penso che sia per un cambio di chitarra, che non faccia... ma si riaccendono ed è ancora lì con la Stratocaster, quindi Luca e Marco mi chiedono se ora fa... quando Cummings scandisce l'inizio di Sultans Of Swing. Non importa se la voce è monocorde, se un paio di volte Mark prenda delle note troppo acute con la chitarra, se non la faccia più lunga come una volta, è sempre IL MITO, il riff ha lo stesso suono nitido, limpido, il giro finale è coinvolgente. Non è più solo un concerto, è anche una grande festa, la gioia dei fans è palpabile. Qualcuno accenna un "Alè, Oh-Oh" seguito dal resto dei presenti, Knopfler risponde con un "Ah ah ah" molto piratesco e presenta la band. Quindi la non splendida ma energica Marbletown, solo pezzo acustico. Poi il pezzo più atteso di Luca, Postcards from Paraguay, con bei duetti tra McCusker al flauto e Knopfler alla Stratocaster (volevamo rispondere al falsetto "Paraguayyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy..." con l'urlo da mandriani "Hy-Ah!" ma l'ha fatto allontanandosi dal microfono perdendo l'effetto). Concordiamo su quanto sia bella quando McCusker al violino introduce Speedway at Nazareth, il pezzo migliore della carriera solista di Knopfler, un malinconico cantato da standard country intervallato da guizzi di Les Paul cui segue un vibrante, travolgente, terrificante assolo sorretto dalla batteria in costante accelerazione. Knopfler sta facendo urlare la sua Les Paul col sostegno ritmico di Bennett, McCusker sviolina magnificamente, Cummings picchia la batteria come se la odiasse quando sul palco cala l'enorme riproduzione d'una cassa da chitarra resofonica che porta con sè una tempesta di luci. Apoteosi. Luca è entusiasta, Marco incantato quando s'ode il fischio che inizia Telegraph Road. Il pezzo migliore di tutta la carriera di Mark, con e senza dIRE sTRAITS, una delle più belle poesie mai musicate. L'arrangiamento è appiattito rispetto alla versione da studio, in cui la 1° parte è intervallata da splendidi accelerazioni chitarristiche, ma nel lungo assolo finale Mark libera la sua Pensa in tutto il suo furore. Ovazioni, la band saluta. Dopo pochi minuti tornano per la bellissima Brothers In Arms in una versione magnifica, seguita dalla coinvolgente Our Shangri-La. Salutano ancora, altra ovazione e dopo breve colloquio tornano alle postazioni. Agitando la testa, Mark inizia la bella So Far Away (col plettro) per poi finire con Going Home (tema -usato in stadi britannici- dal film Local Hero, la cui colonna sonora è più famosa del film stesso. L'esecuzione migliore, la miglior prova di chitarrismo. Dopo questo saggio di perfezione, si può davvero "andare a casa", ma è un arrivederci.

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Prima del concerto, acquisto maglia nera XXL con dietro la scritta bianca "mark knopfler" (ha la passione per le lettere minuscole) e davanti questa ftoto risalente all'On Every Street tour '92-3 (quand'avevo 5 e 6 anni):
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E' pur sempre IL MAESTRO.

(un saluto a Danny "the Phantom" Federici)

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:31 | Permalink | commenti (11)
categoria:musica, cultura, milano, sogni, arte, saluti, ringraziamenti, concerti, gioia, lutto, dire straits, mark knopfler
domenica, 06 aprile 2008

Dal post di Luca su Blade Runner si capisce quanto siano distanti le nostre posizioni sul cinema.
Per lui il cinema è un passatempo, per me un motivo di vita. Lui si occupa di cose più utili e concrete, io m'estraneo con questa forma d'arte e, considerandola tanto importante, vorrei che le si desse un pò di considerazione: non posso sopportare di dedicarmi tanto a qualcosa di fatuo.
Per questo chiedo non guardare Blade Runner come film d'azione più o meno avvincente, tecnicamente fatto molto o poco bene, ma come film pregno di significato. Perché in ciò stanno la sua importanza e utilità, e se Blade Runner non è importante, nessun film lo è: così il cinema non serve.
Tutto ciò si basa sulla condizione raffigurata da Friedkin lo scorso anno a Milano in poche parole: "i film di oggi paion giochi per la PlayStation". Basta vedere un contenitore di trailer per rendersene conto: sparatorie e scene frenetiche, divi da poco e sentimenti da nulla. Se il cinema era lo specchio del '900 perché riassunto artistico della sua multimedialità, ora è parodia della frenesia del 2000. I film sono frettolosi, non riflettono, sono uno spettacolo patinato di soldi, sesso e violenza. Perciò un fan de Il signore degli anelli  trova statico il miglior film di Ridley Scott, non proprio uno che s'addormenta dietro la m.d.p.: è l'abitudine a spettacoloni nazisti gonfi di sangue, scenografie computerizzate e combattimenti da 60 inquadrature al minuto. Molto meglio i film di James Bond, dinamici e leggeri ma attenti alle caratterizzazioni e con uno humour che gli danno fisionomie umane. Così le commedie romantiche: quelle degli anni '50 erano molto più belle e divertenti, ma come scambiarle con quelle di oggi, che avranno anche solo un paio di battute divertenti ma sono più sexy (guai poi a dirlo, è da moralisti)?
Un contributo arriva dalla TV, ossessionata dalla "realtà": fatta di reality e talk shows aggressivi per urla e ritmo, una finta realtà in cui non c'è tempo per pensare, solo per vedere. Così di fronte a grandi film non ci si chiede che ci stiano dicendo ma quanto manca alla fine, da quanto tempo i personaggi stanno zitti, se tra i protagonisti scatterà qualcosa.
Ritengo tutto ciò utile: i brutti film risaltano quelli belli, più film scadenti ci sono più hanno valore quelli belli - anche se alcuni brillano di luce propria. Ma spiace che il cinema ormai sia dominato dalla bruttezza. I film non sono più sogni: non si sogna un cinepanettone. Il sogno americano sta distruggendo i sogni da film, con rombanti macchine da incasso alla Il codice da Vinci (e pensare che il libro per quanto discutibile dà da pensare) o con uno Spider Man all'anno, con scenografie fatte al computer, finte acrobazie fatte con lo schermo verde e tanto sangue. Friedkin rappresentava la violenza: To Live and Die in L.A. dice tantissimo sul suo uso nella vita reale. L'Excalibur di Boorman ha pochissima violenza e oggi (a 27 anni dall'uscita) è considerato noioso. L'ossessione del mostrare: Rosemary's Baby non è attuale perché la sua violenza è psicologica, sottintesa, forse fittizia. Ma è un grandissimo film.
Luca, Blade Runner non è un film statico e con caratterizzazioni fumettistiche: è LA riflessione su cosa sia umano o no in una società che spaccia per "realtà" ciò che non lo è. La sua irrealtà è dovuta al fatto che mostra persone più grandi della vita: per mostrare la vita la guarda dall'alto. E rappresenta il cinema che, con la sua tecnologia simboleggia l'era del progresso tecnologico. A ciò serve il cinema: a portarci DAVVERO nel mondo in cui viviamo.
Ci restano il cinema indipendente: Tilda Swinton che ci fa pensare, i fratelli Coen che osano far film lenti, gli inglesi che mostrano storie di vita VERA. E Clint Eastwood, che avrà il marchio Warner Bros. ma fa film come dice lui, fuori moda, veri e BELLI.

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Lottare contro il razzismo durante il maccartismo ed esser ricordato come un fascista con l'ossessione delle armi: Charlton Heston.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:38 | Permalink | commenti (9)
categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, attori, lutto, ridley scott, clint eastwood, tilda swinton
mercoledì, 05 marzo 2008

Giuseppe Di StefanoE fu così che l'Italia perse un'altra delle sue voci più celebri.
Giuseppe Di Stefano era, e probabilmente rimarrà, uno dei più grandi cantanti del secolo.
La qualità della sua voce, la naturalezza del fraseggio, il genio della sua interpretazione fanno sì che non si possa parlare di Opera Lirica, di Melodramma Italiano, di voci tenorili, ed in generale di tutto il "Bel Canto" senza citarlo.
Ridotto in fin di vita in seguito all'aggressione avvenuta nel dicembre del 2004 in Kenia, dove amava passare i mesi invernali, è deceduto qualche giorno fa nella sua casa di Santa Maria Ohè, un paesetto del lecchese a pochi chilometri da dove abitiamo io e Thomas Pendragon.
Da parte di un grande estimatore di musica classica, anche se non espertissimo di lirica, un affettuoso saluto ad un grande della nostra storia e della nostra arte. Addio.

Luca

postato da: Mironcino2003 alle ore 14:00 | Permalink | commenti
categoria:musica, arte, lutto
venerdì, 22 febbraio 2008

Gli istanti che seguirono quella manciata di parole non ebbero più senso per me; rimasi zitto, inebetito, incapace di esprimere alcun pensiero, guardando gli occhi di lui in cerca di qualcosa che avesse potuto risvegliarmi da quel nulla in cui mi stavo perdendo, facendo sciviolare via tutto ciò che attorno a me si stava muovendo.
Tutto era in contrasto con ciò che il mio cervello aveva elaborato in quell'attimo di follia: grida, frastuono, colori, risa, maschere... Maschere. Nulla aveva più senso a tal punto che perfino il tempo si allungava nel mio stupore e nei miei ragionamenti. Come poteva quel ragazzo essere lì, in quel posto, quella sera? Non era plausibile. Era superficialità quello che lo spingeva avanti in quelle ore di strazio o era solo la frustrante agonia di aver perso un fratello?
Vi assicuro che se in quella sera di sabato grasso non mi avesse più parlato nessuno sarei potuto rimanere fermo nella medesima posizione per delle ore, fino a quando per le strade non ci fosse stato più nessuno e le mie gambe non mi avessero più sorretto, pensando a come possa essere proprio il nostro ego il fautore delle più clamorose ed eleganti truffe del destino.
Quella sera di carnevale ho visto la maschera dalla vita.

Luca

postato da: Mironcino2003 alle ore 23:38 | Permalink | commenti (2)
categoria:lutto, follia
mercoledì, 23 gennaio 2008

Comunicate le nomination agli Oscar. Mi spiace molto per l'esclusione di La sconosciuta di Tornatore, uno dei migliori film che ho visto nel 2006 (era l'Immacolata... cinema di Osnago). Sono sconcertato per la mancata nomination alla regia di Joe Wright per Espiazione: finalmente una regia così innovativa, vivace e audace, ora che l'arte della regia è stata accantonata e manco una nomination.

Mi spiace molto per Heath Ledger: non mi piaceva, era ammirato perché belloccio, non bravo, la sceneggiata per ritirare la Coppa Volpi della Blanchett era patetica, vestirsi bizzarramente per coprire la propria concreta omologazione. Ma un 28enne morto è una tragedia perché poteva ancora diventare un grande, accumulare premi, grandi film e soddisfazioni. Non mi scandalizza che sia morto per overdose (SE è morto per overdose) ma m'indigno per i perbenisti che si vantano di non provare pena per lui perché "ha sprecato tutto". E' sì uno spreco, ma non stiamo a guardare se la colpa fosse sua: ha già pagato con tutte le opportunità che non avrà più.

postato da: thomaspendragon alle ore 17:33 | Permalink | commenti (2)
categoria:opinioni, cinema, attori, lutto
mercoledì, 07 novembre 2007

Essendo questo blog di orientamento esplicitamente cinefilo, inizio una serie d'interviste a grandi personalità del cinema. Inaugura ciò la protagonista dell'ultimo film di cui ho scritto (e che ho visto), Cate Blanchett, intervistata dall'inviato Tommaso de Brabant... che sarei io.

Image Hosted by ImageShack.us Tommaso de Brabant: Che onore discorrere con Cate Blanchett, l'attrice del momento, reduce dalla Coppa Volpi 2007 e del successo del secondo Elizabeth. Attrice bravissima, pluripremiata e d'immenso fascino.

Image Hosted by ImageShack.us Cate Blanchett: Onore mio parlare con un così grande esperto che come vedo è anche un uomo molto affascinante.

Image Hosted by ImageShack.us T.d.B.: Lei mi confonde e sopravvaluta. Che pensa della Mostra di Venezia che l'ha appena omaggiata di un tale premio?

Image Hosted by ImageShack.us C.B.: E' una mostra di gran livello perché retta da grandi intenditori, anche se nessuno come lei... a proposito di alto livello, lei è molto alto!

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Image Hosted by ImageShack.us Diamoci del tu, per favore... mi confonde che metti tutto il peso del film sulla mia prestazione, ma è trovo sia merito del personaggio: Elisabetta I fu una donna di gran carisma, una vera leader tanto da offuscare l'importanza d'un personaggio valoroso come Walter Raleigh, anche se immagino che se ci fossi stato tu al posto di Raleigh l'equilibrio sarebbe stato diverso.

Image Hosted by ImageShack.us [Ride] Adesso non esageriamo. Una donna intelligente e di talento come te punta sulla bellezza senza essere volgare. Ti si può definire un'icona di bellezza intelligente?

Image Hosted by ImageShack.us Penso che un'icona di bellezza intelligente possa essere la tua fidanzata, Audrey Hepburn... così come tu sei un'icona di bellezza intelligente maschile.

Image Hosted by ImageShack.us Audrey sarà lieta di questo suo elogio. Comuenque ciò non esclude che anche tu sia degna di tale status. Che film sogni di girare?

Image Hosted by ImageShack.us Qualcuno diretto da te.

Image Hosted by ImageShack.us Ringrazio di cuore Cate Blanchett, attrice brava, bella e intelligente.

Image Hosted by ImageShack.us Grazie a te per l'onore di quest'intervista.

M'accorgo ora di aver giocato a fare il giornalista poco dopo la morte d'un vero giornalista. Non c'è un legame tra le due cose, avevo pianificato questo post prima della sua scomparsa, ma non posso non cogliere l'occasione per salutare un uomo, ripetendo la definizione montanelliana che tanto amo citare, con la schiena dritta. Alcuni omuncoli in tutta la sua carriera, specialmente uno di recente con l'aiuto dei suoi servi, hanno cercato di farlo tacere ma lui non è mai stato zitto. Ma gli omuncoli servono a far risaltare la grandezza delle brave persone... purtroppo ciò comporta che facciano del male, ma ce li dobbiamo tenere. Fino al suo ultimo giorno è stato calmo e lucido come in tutta la sua carriera. Grazie Enzo Biagi.

Selah!

postato da: thomaspendragon alle ore 16:40 | Permalink | commenti (6)
categoria:cultura, opinioni, cinema, attori, lutto, audrey hepburn, cate blanchett