Miglior mostra cui sono stato:
Triennale Bovisa, 21 settembre 2008 - 01 febbraio 2009
Tommaso de Brabant: Con questo film lei cerca, più che legittimamente, di mostrare al di là delle polemiche filologiche, che sia bianchi che neri hanno abbattuto il male nazista. Non le pare ingeneroso imbastire una polemica filologica con Eastwood quando questi cerca di mostrare che sia yankee che giapponesi sono stati vittime della guerra?
Spike Lee: La mia non è stata una polemica, ho solo fatto notare un fatto che su cui altri prima di me avevano discusso... molti neri hanno partecipato alla battaglia di Iwo Jima e nei due film di Eastwood, che messi assieme durano circa cinque ore, si vedono dei neri in una sola inquadratura di tre secondi. Continuo ad ammirare Eastwood, ritengo splendidi i suoi film, ma la mia non era una polemica, ho solo fatto notare un fatto.


Tommaso de Brabant: Friedkin, Lei ha parlato del contrasto tra la sua allegria e la tristezza solo apparente dei suoi film e del suo dare più importanza ai personaggi che alle storie, come con Popeye e Cloudy; quindi in To Live and Die in L.A., "Vivere e morire a Los Angeles", la spettacolarizzazione, pur non fine a sè stessa, la musica insistente, il montaggio dinamico, rendono il film un gioco, pur accompagnato da una narrazione forte, che lei conduce e riducono i protagonisti a dei fantocci? Grazie.
William Friedkin: Ciò che m'interessava più in To Live and Die in L.A. erano questi agenti dei servizi segreti che un giorno proteggevano il Presidente degli U.S.A. e il giorno dopo rincorrevano un contraffattore di carte di credito. Ciò che mi colpì di questi personaggi fu la loro follia: agenti scelti, molto rispettati nel loro paese, da corpi speciali più elitari dei vostri Carabinieri, ma completamente pazzi, che derubavano una persona per comprare soldi falsi. La musica serve a narrare ma solo se accompagnata da immagini e a potenziare queste: come in Chariots Of Fire, delle persone che corrono su una spiaggia non sono un'immagine molto forte che però diviene evocativa con quella musica... (canta il tema di Vangelis)















Battute come "E' la ragazza più triste che abbia mai tenuto in mano un bicchiere di Martini" o "Io sono ibernato e tu morta"; yuppies scatenati; regia convenzionale; colonna sonora altisonante e onnipresente (come nei telefilm adolescenziali U.S.A.), con Fourth Time Around di Bob Dylan non proprio adatta al contesto fighetto, la solita Good Vibrations dei Beach Boys e un medico che cita Border Line di Madonna mentre fuori campo risuona One Of Us di Joan Osborne.

Sperando che gli effetti dell'allergia spariscano entro giovedì prossimo mi ritrovo a sperare che continui a piovere!
Giovedì 22 Maggio, ore 21.00, nella basilica i S.Marco in Milano avrà luogo il concerto in favore della Fondazione Ivo de Carneri "DUE CORI PER L'AFRICA".
Il Coro Bach di Milano (di cui faccio orgogliosamente parte) e l'Hesston College Chorale di Hesston -Kansas(USA)- canteranno musiche di Bach, Copland, Haydn, Mozart, Pachelbell, Rachmaninoff, e autori di Canti spirituals americani.
La Fondazione si occupa della prevenzione e cura delle malattie parassitarie ed infettive (quali colera, tubercolosi, malaria, filariasi) che colpiscono i Paesi del Sud nel mondo con gravi conseguenze sulla vita e sullo sviluppo socioeconomico di intere comunità.
Lo scopo è veramente nobile, il programma degno di lode e la location è una delle chiese più prestigiose di Milano, dove si tengono regolarmente concerti di notevole importanza. Tanti validi motivi per essere presenti, insomma!
Per chiunque volesse avere più informazioni sul CoroBach, sul coro dell'Hesston college o sulla fondazione de Carneri lascio qualche utile link:
www.corobach.it
http://www.hesston.edu/NEWSPORT/archives/2008Spring/080505europe.htm
www.fondazionedecarneri.it
Grazie a tutti,
LUCA.

Io e Marco arriviamo in anticipo ad Assago: dopo interessantissima visita a centro commerciale locale ci situiamo alla rotonda dinanzi al Forum dove devo far da alfiere al raduno con patetico striscione. Arrivano alcuni di coloro i quali avevano annunciato la propria presenza, si ride e si scherza, si fa la foto con striscione serio portato da bikeboy. Attendiamo Laura e Marco e dopo cena al fast-food del palazzetto entriamo.
l Farmer's Blues, un lamento cui segue un bell'assolo di Les Paul. Il Forum è scosso da un'ovazione quando Knopfler al dobro National inizia Romeo & Juliet: pubblico in delirio, le prime note son coperte dagli applausi. Knopfler finisce il pezzo con la Stratocaster; le luci si spengono e penso che sia per un cambio di chitarra, che non faccia... ma si riaccendono ed è ancora lì con la Stratocaster, quindi Luca e Marco mi chiedono se ora fa... quando Cummings scandisce l'inizio di Sultans Of Swing. Non importa se la voce è monocorde, se un paio di volte Mark prenda delle note troppo acute con la chitarra, se non la faccia più lunga come una volta, è sempre IL MITO, il riff ha lo stesso suono nitido, limpido, il giro finale è coinvolgente. Non è più solo un concerto, è anche una grande festa, la gioia dei fans è palpabile. Qualcuno accenna un "Alè, Oh-Oh" seguito dal resto dei presenti, Knopfler risponde con un "Ah ah ah" molto piratesco e presenta la band. Quindi la non splendida ma energica Marbletown, solo pezzo acustico. Poi il pezzo più atteso di Luca, Postcards from Paraguay, con bei duetti tra McCusker al flauto e Knopfler alla Stratocaster (volevamo rispondere al falsetto "Paraguayyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy..." con l'urlo da mandriani "Hy-Ah!" ma l'ha fatto allontanandosi dal microfono perdendo l'effetto). Concordiamo su quanto sia bella quando McCusker al violino introduce Speedway at Nazareth, il pezzo migliore della carriera solista di Knopfler, un malinconico cantato da standard country intervallato da guizzi di Les Paul cui segue un vibrante, travolgente, terrificante assolo sorretto dalla batteria in costante accelerazione. Knopfler sta facendo urlare la sua Les Paul col sostegno ritmico di Bennett, McCusker sviolina magnificamente, Cummings picchia la batteria come se la odiasse quando sul palco cala l'enorme riproduzione d'una cassa da chitarra resofonica che porta con sè una tempesta di luci. Apoteosi. Luca è entusiasta, Marco incantato quando s'ode il fischio che inizia Telegraph Road. Il pezzo migliore di tutta la carriera di Mark, con e senza dIRE sTRAITS, una delle più belle poesie mai musicate. L'arrangiamento è appiattito rispetto alla versione da studio, in cui la 1° parte è intervallata da splendidi accelerazioni chitarristiche, ma nel lungo assolo finale Mark libera la sua Pensa in tutto il suo furore. Ovazioni, la band saluta. Dopo pochi minuti tornano per la bellissima Brothers In Arms in una versione magnifica, seguita dalla coinvolgente Our Shangri-La. Salutano ancora, altra ovazione e dopo breve colloquio tornano alle postazioni. Agitando la testa, Mark inizia la bella So Far Away (col plettro) per poi finire con Going Home (tema -usato in stadi britannici- dal film Local Hero, la cui colonna sonora è più famosa del film stesso. L'esecuzione migliore, la miglior prova di chitarrismo. Dopo questo saggio di perfezione, si può davvero "andare a casa", ma è un arrivederci.Ringrazio Tommaso per l'opportunità! Il regolamento è ormai noto a tutti, dato che l'ultimo post pubblicato su questo blog tratta proprio di quello, quindi passo subito alla questione.
Le sei cose che in assoluto mi piace più fare sono:
- Cantare nel mio meraviglioso CoroBach (il prossimo concerto il 22 maggio a Milano)
- Cucinare e mangiare ogni qual si voglia leccornia
- Studiare da ingegnere biomedico (e ne vado assolutamente orgoglioso)
- Leggere libri ed ascoltare musica
- Viaggiare, viaggiare, viaggiare
- Divertirmi con gli amici
Per le nomination confermo esattamente quelle persone interpellate dal mioo fidatissimo amico Tommaso.
Prometto che il prossimo post sarà più interessant, ma ora ho una relazione di chimica sul groppone che mi assorbe il tempo solo come gli "Asciugoni Regina" sanno fare. Un'anticipazione: mente e cervello.
Luca.
ro, esperimento folle di mia mamma che riuscì, mutandomi in un piccolo fanatico. Ora mi sembra una cosa ridicola, ma era quasi una fede, comprendente un concerto allo stadio Brianteo di Monza con mamma (più quello recente a S. Siro, presente anche Mironcino2003, apprezzando ma senza recuperare l'entusiasmo d'una volta). Dopo un tentativo autonomo di darsi
un tono con Battiato, cresciuto e giunto (male) alle superiori, fui internazionalizzato sempre con un CD natalizio di provenienza materna: Best of Bowie, nuovo fanatismo che accantona (meno male) il sorcinesimo (senza proprio rinnegarlo). Pudico ragazzo che andava (ripeto andava) a Messa ogni domenica e in caso d'emergenza il sabato sedotto dal peccaminoso Ziggy Stardust e affascinato dall'elegante, raffinato e intellettuale Thin White Duke. Vari dischi, concerto ad Assago con mia mamma il 23 ottobre 2003. Completamente perduto, mi rifugio ogni tanto dal rassicurante Battiato o dagli allegroni Queen, con escursioni dai monumentali, sacrali Pink Floyd. Per sviare sospetti di fanatismo con allegati sospetti d'attrazione (!) per Bowie ostento visite a Eric Clapton e Mike Oldfield. Avvicinamento ai Toto che si limita a un best of. Penso che sarebbe interessante trovar qualcuno che
m'interessi come Bowie. Inverno 2004: alla radio sento il singolo di Mark Knopfler Boom, Like That e sono in un altro mondo: voce sporca che con una fraseggi di chitarra quasi country rimanda a fast food, auto in lente fughe su una highway nel deserto, immagini evocate dalla cover alla Paris, Texas: il mondo dei cowboys urbani. Da lì il fanatismo per Knopfler e i dIRE sTRAITS (yeah, scritti così) e il mondo dei disadattati in cerca del proprio pezzo di mondo "tra l'addio e l'arrivederci" dei film di Clint. Discografia completa, coinvolgimento del povero Mironcino2003 in gran concerto all'Arena di Verona 2 giugno 2006, Emmylou Harris & Mark Knopfler, imminente concerto di Knopfler ad Assago (15 aprile; biglietto comprato il 17 ottobre scorso). Inverno 2006-07: passaggio alla radio di Wuthering Heights e doverosa indagine su altre opere di Kate Bush: artista geniale, il coraggio d'esser bizzarra e una voce straziante. Nel frattempo qualche sortita dai Blondie. Lo scorso autunno son impegnato in una conversazione rock-related con mio padre, dinanzi alla registrazione del concerto per i 30 anni di carriera di Bob Dylan. A cantare I Shall Be Released è annunciata "Chrissie Hynde dei Pretenders", al che spalanco le orecchie più di quanto non fossero: mi ricordo della fine estate 2005, quando Scary Monsters (and Super Creeps) di Bowie passò il testimone a Making Movies dei dIRE sTRAITS e a Radio Capital insistettero per una settimana a mandare Don't Get Me Wrong dei Pretenders. Ma ero concentrato sui dIRE sTRAITS e lo sdoganamento di Hayao Miyazaki col Leone alla carriera a Venezia e nonostante l'apprezzamento per la canzone non li considerai molto. Ma dinanzi a questa donna bellissima (da allora apprezzo la frangia sino agli occhi), con splendida voce bassa, gran modo di cantare e tenuta del palco sobria, efficace ho ripreso la questione (sfottò di mio zio) Dicembre: acquisto Get Close. 2 gennaio (dopo mostra Lynch): Learning To Crawl. Sabato scorso: Pretenders II. Ora The Pretenders sono tra i miei ascolti quotidiani.Il dilemma quindi è: Polizia poi carriera artistica (anche se non so quanto sia "artista") o Polizia e basta? Quando mio zio m'ha detto sabato (cosa che già sapevo) che l'aspirazione di mio padre "era prendere uno stipendio a destra o a manca per poter fare ciò che voleva, scrivere e dipingere" mi ci son riconosciuto (come in altre sue cose). Una mia grande ambizione è non rimanere solo spettatore (come Stefano Belbo - si veda Il pendolo di Foucault di Eco).
"There's gotta be a record of you some place
You gotta be on somebody's book
[...]
Somewhere your fingerprints remain concrete"
(On Every Street, dIRE sTRAITS, testo e musica di Mark Knopfler, da On Every Street, 1991)
Chi vivrà vedrà... lo scopriremo solo morendo (che non significa rassegnarsi). Io continuo a camminare on every street.
Tommaso
Ieri tour delle università di Milano con mio zio. Ho già scelto ma fa niente, è così gentile. Mi manca la fabbrica. Mi sa che vado direttamente in Polizia, del cinema ormai non me ne frega più di tanto.
Grande acquisto (grande album, con concerto quasi per intero e qualche outtake - riflessione dal booklet: la frangia di Chrissie Hynde non si discute ma quando mostra gli occhi amplifica il suo sorriso: tagliarla a metà fronte?):
Grazie a Mironcino2003 per avermi fatto rivedere Kingdom Of Heaven... Liam Neeson! Brendan Gleeson! Marton Csokas! Jeremy Irons! EVA GREEN! La regia di Ridley Scott (con qualche evoluzione della mdp - scena leoniana nell'agguato a Bloom sotto l'albero)! Grandi scenografie e costumi! Una storia e dei dialoghi intelligenti!
Appena rivisto The Wild Geese. Una volta c'eran grandi attori con volto scavato e sguardo acceso, che malinconia (Pacino nel prossimo 007!). Ora ci son Craig e Jackman ma uno è ingnorato dal pubblico l'altro costretto a far scemate.
Prima di Natale ho visto The Golden Compass nel mio adorato cinema Apollo di Milano... Daniel Craig! Sam Elliot! Nicole Kidman! Eva Green (ha chiesto ai costumisti di vestirla completamente di blu sapendo della mia passione per tale colore - e per lei)! Il cast è il vero motivo d'interesse, ma a tratti c'è atmosfera e si distingue dalla massa di fantasy mediocri odierni (meglio quelli anni '80).
Il mio daemon Loreana (animale che combacia col proprio spirito - se muore, il proprietario lo segue - di sesso opposto a quello del proprietario) - "un leader, sicuro di sé, timido, modesto e dai modi cortesi" (mi sta bene):
Altro film visto a fine anno scorso: The Unforgiven, "Gli Spietati", acclamatissimo western di Clint. Non l'ho sopportato. Patetico, buonista, una lagna. Forse non l'ho capito io.
Mironcino2003 m'ha portato ieri a un concerto del Coro Bach di Milano di cui fa parte, per un matrimonio. Chiesa del Carmine: nozze tra straricchi. E per me un grande ruolo: voltapagine per l'organista. Son contento d'aver contribuito seppur minimamente al successo della cosa... un applausino potevano farmelo.
Grazie al grande amico Mironcino2003 che mi fa passare grandi giornate.
Alla Triennale di Milano ho visto ieri David Lynch: The Air is on Fire. Dipinti realizzati con vestiti e non oso pensare quali altri materiali; "Distorted Nudes", vecchie cartoline pornografiche modificate orrendamente, foto di case e motel in rovina (ma quel tubo nello scantinato non era anche in uno dei nudi...?), una casa di cartapesta e cortometraggi tra cui la serie animata in 8 episodi "Dumbland", con titoli rasserenanti come "My Teeth Are Bleeding" (il migliore però è "Get The Stick"). Giornata adatta: il cielo grigio che entrava dai finestroni ci stava proprio bene.