sabato, 03 gennaio 2009
5 stelle + (i migliori):
Rachel sta per sposarsi
Happy-Go-Lucky - La felicità porta fortuna
Repulsion
Yakuza
Changeling
La Rabbia di Pasolini
I Duellanti

5 stelle (bellissimi):
Burn After Reading
I misteri del giardino di Compton House
Wall-E
Frankenstein Jr.
Persepolis

4 stelle (ottimi):
- Racconto di Natale
- Orlando
- Cul-de-sac
- Blue
- Macbeth
- Il Vento e il Leone
- American Gangster
- Mezzanotte nel Giardino del Bene e del Male
- Riccardo III - Un Uomo, un Re
- L'Amico Americano
- Quel che resta del giorno
- Ratatouille
- Cronaca di un amore

3 stelle e 1/2:
- Lo Scafandro e la Farfalla
- Vogliamo anche le Rose
- Una squillo per l'ispettore Klute
- A 30 secondi dalla fine

3 stelle (discreti):
- Riflessi in uno specchio scuro
- Angel
- Tropic Thunder
- Bagdad Café
- 007 - Goldeneye
- 007 - Zona Pericolo
- Mamma mia!
- Onora il padre e la madre
- Il bacio dell'assassino

---------------------------------------------------------------------------

2 stelle e 1/2:
- Paris, Texas
- 007 - Quantum of Solace
- Michael Clayton
- Velvet Goldmine
- La famiglia Savage
- The Orphanage

2 stelle (mediocri):
- Le balene d'agosto
- Ocean's Thirteen

1 stella e 1/2:
- Miracolo a Sant'Anna
- Sfida senza regole

1 stella (brutti):
- Broken Flowers
- Un segreto tra di noi

° (i peggiori):

- Vanilla Sky
- Le cronache di Narnia - Il leone, la strega e l'armadio

-Rivisti-
- Blade Runner * * * * * +
- Vivere e morire a Los Angeles * * * * * +
- La città incantata * * * * *
- Ispettore Callaghan il caso Scorpio è tuo * * * *
- Gli aristogatti * * *

Altre visioni meta-cinematografiche:
- la mostra di DAVID LYNCH alla Triennale di Milano;
- la mostra Valentina - La forma del tempo di Guido Crepax alla Triennale Bovisa.

Cinematograficamente il 2008 è stato per me un anno importantissimo... addirittura una svolta.

Ho finalmente portato Blade Runner nella mia cineteca, dopo noleggio-TV-cinema;
Ho re-incontrato Friedkin e stavolta ho anche la foto;
Ho incontrato Spike Lee;
Sono entrato nello staff di Tilda Swinton;
Ho scoperto il cinema indie, grazie a Derek Jarman e allo SpazioCinema di Milano;
Ho scoperto le riviste DUELlanti e Cahiers du Cinéma (l'ultima già nota);
Soprattutto, sono diventato assistente del mio boss.

Il 2008 cinematografico è stato... come gli altri anni.
Alcuni film notevolissimi, altri mediocri, altri orrendi.

E la distribuzione italiana non è cambiata: i grandi negozi di DVD sono troppo perbenisti per vendere Possession di Zulawski ma non abbastanza da non riempire i propri scaffali con allenatori nei palloni e cinepanettoni.
I polizieschi reperibili sono di bassa lega ma i "polar" francesi sono introvabili.
Della filmografia di Tilda Swinton sono disponibili molte copie di Narnia o Costantine, ma nulla dei film indie - e la sua è soprattutto una filmografia indie.

Alcuni tra i film migliori dell'anno, Rachel Getting Married e Happy-Go-Lucky, sono stati visibili sono in cinema d'essai... La Rabbia di Pasolini quasi invisibile.
Molto meglio dare spazio alle bugie della Hollywood fascista, dai 50 marchi di lusso nominati nei 145 minuti di Sex and the City ai soliti supereroi bianchi che sconfiggono i nemici degli U.S.A.; meglio il nazismo di Narnia che proseguire la trilogia de La Bussola d'Oro (boicottata dai cattolici U.S.A. dopo il 1° - e ultimo - episodio).

Tra le nuove uscite, piccola delusione per la fattura convenzionale di Michael Clayton, che si regge sull'ottimo quartetto attoriale Clooney-Swinton-Wilkinson-Pollack; rivelazione Racconto di Natale, né dramma né commedia, originalissimo, con grandi attori (Deneuve, Amalric - attore dell'anno, Consigny, C. Mastroianni, Devos). Burn After Reading è uno dei film più importanti, oltre che tra i migliori, degli anni 2000: come nota giustamente Kezich, dimostra che quest'epoca, pur non essendo la più tragica della storia, sia la più stupida.
Tra i film degli altri anni, I Duellanti spinge ulteriormente a detestare l'usanza dei distributori a scrivere, sulle locandine dei film di R. Scott, "dal regista de Il Gladiatore"... il regista di Blade Runner, Alien e I Duellanti ricordato per il suo film peggiore, una baracconata fascista omologata allo stile vuoto della ultima Hollywood. I Duellanti è un film magnifico, con i pregi del cinema classico e quelli del moderno, con grandissimo fascino visivo.
Repulsion, Cul-de-sac e Macbeth mostrano quanto originale fosse Polanski, uno dei più grandi (forse IL più grande) autori di sempre... prima di giungere a Hollywood.
Derek Jarman, coi suoi film e scritti, un grande esempio di libertà, artistica e intellettuale.
Il peggio... il primo Narnia, filmaccio idiota e mal fatto, tronfia esposizione di stupidità, incapacità nel girare, regia nulla. Persino peggio del vuoto pasticciaccio pseudo-new age Vanilla Sky.

Ma c'è ancora Clint Eastwood a salvare il cinema.

Tommaso
sabato, 11 ottobre 2008
Miracolo a Sant'Anna (visto mercoledì all'Apollo) è un film sprecato: uno splendido tema usato male. Una parte centrale dignitosissima - anche se le musiche sono troppo intrusive e spesso fuori luogo - non riscatta un inizio bruttissimo e un finale ridicolo. Brutto ma simpatico.

Sfida senza regole (visto mercoledì scorso all'Apollo) è carino... non è un gran film, ma forse le predilezioni per i polizieschi e per Pacino & De Niro me lo fanno apprezzare più della critica ufficiale e più dei suoi effettivi meriti.

Il vero evento della mia stagione cinematografica è stato andare alla 1° proiezione italiana (anteprime escluse) di Burn After Reading.

Ticket

"Intelligence is relative": un film in cui i personaggi intelligenti restano a margine. Un agente segreto fallito (Malkovich), un agente del Tesoro sempre occupato a cercare "avventure" da una notte (Clooney), una pediatra che insulta i piccoli pazienti e considera nullità marito e amante (Swinton), un'atleta che distrugge i cliente della palestra (Pitt), la sua collega disposta a tutto per un'operazione di chirurgia estetica (McDormand). Come notata da Mereghetti, non siamo nel periodo peggiore della storia contemporanea, ma in quello più stupido.
E come notato dalla Swinton, la ricerca della felicità individuale, di cui si dichiarano seguaci i personaggi di Clooney e McDormand, crea disastri.

- Che abbiamo imparato da ciò?
- Non saprei.
- Forse che non dobbiamo più farlo.
- Può essere.
- Ma non so che abbiamo fatto.

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Una tragicommedia veloce, briosa, con uno humour non debordante (con tratti volgari nuovi per i Coen - "Gira l'angolo e lo facciamo di dietro" "Sei volgare..." "Intendo nel retro dell'auto...") ma geniale. Tutti bravissimi, una bella sorpresa Pitt, ma la scena è della McDormand (aiutata dal personaggio).

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 18:44 | Permalink | commenti (4)
categoria:musica, cultura, opinioni, cinema, milano, arte, attori, tilda swinton
sabato, 06 settembre 2008
Ieri ho visto in TV Il leone, la strega e l'armadio per il solito motivo.

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Durante i bombardamenti tedeschi su Londra nella Seconda Guerra Mondiale quattro fratelli vengono mandati in campagna, in casa del simpatico professor Jim Broadbent, ma la signorina Rottermaier li terrorizza. Dopo una marachella non da poco scappano in un armadio, da cui finiscono in Narnia, mondo parallelo i cui abitanti anziché ringraziarla biasimano la Strega Bianca Jadis per aver "condannato" il mondo a un perenne inverno. Con l'aiuto del castoro Raimondo e di sua moglie Sandra incontrano Babbo Natale (non vestito in stile Coca-Cola, forse la Disney chiedeva troppo per metter lo spot nel film), redimono il più cretino di loro, irretito dai dolcetti offertigli da Jadis e diventano i discepoli prediletti del messia-papa-duce(-Obama ante litteram?) Aslan (legittimo re che ha però perso il regno al casinò gridando "Il mio regno per un asso!"), leone che con la voce di Omar Sharif imita (male) Wojtyla. Decidono allora di smetterla coi soliti bisticci e combattere Jadis (simbolo del Male in quanto interpretata dall'icona gay Tilda Swinton) e il suo esercito di travestiti.
Nella prossime puntata si passerà agli islamici, poi la battaglia finale contro atei, divorziati, abortisti e favorevoli all'eutanasia.

Il tutto in un tripudio di sciatteria, effettoni speciali poco coinvolgenti e la solita colonna sonora tronituante.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:25 | Permalink | commenti (9)
categoria:politica, opinioni, cinema, arte, attori, orrore, tilda swinton
sabato, 23 agosto 2008
Il cinema non è fatto di soli film e ciò che c'è attorno a esso dimostra ciò che intendevo nel post di ieri.
La rivista Duellanti tratta tutto ciò che sia immagine: cartoons, video musicali, mostre interattive, pubblicità, televisione. E scrive di cinema che non sia solo il cinema mainstream. Tratta anche il cinema di Hollywood, ma senza seguire nelle opinioni il botteghino. C'è chi considera il botteghino indice di qualità: autori e attori dei cinepanettoni che ripetono "la qualità del nostro prodotto è stata provata dal successo di pubblico", riviste più preoccupate di mettere in copertina i "divi più hot del momento" anziché considerare il cinema di qualità. Meglio così.
La raccolta di trattati di André Bazin Che cosa è il cinema ha poche, vane elucubrazioni ma fonda ciò che è la buona critica. Non la vanità di Ghezzi (che pure è intelligentissimo), non il conformismo della critica mainstream. Poi la critica è utile sino a un certo punto, ma se essendoci chi la fa bene va apprezzato. Come Mereghetti e Porro.

Ieri il CorSera anticipava che il numero di questa settimana di IoDonna avrebbe avuto in copertina Tilda, intervistata in occasione della Mostra di Venezia.
Stamane la promessa è stata mantenuta.

Tilda @ CorSera

Da lunedì a venerdì sarò a Cannobio per l'inventario dei quadri di Benoit de Brabant (mio padre), in preparazione della sua mostra commemorativa. Darthtess, tu che sarai da Lei, svolgi bene il tuo compito. So che lo farai.

Domani da Dogma05 per il montaggio del film.
Sotto, una foto che illustri l'atmosfera di solennità che aleggiava sul set e una a richiesta dell'attrice che vi compare a sinistra:

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Tommaso

postato da: thomaspendragon alle ore 15:18 | Permalink | commenti (2)
categoria:cultura, libri, opinioni, cinema, arte, attori, stampa, tilda swinton
venerdì, 22 agosto 2008
Ci sono 2 cinema: il cinema bello, fatto con intenti artistici, da autori che magari fanno film mal riusciti ma comunque apprezzabili, e quello brutto, che ha più successo del bello (ciò non implica che il film che abbia successo sia di conseguenza brutto, ma nella maggior parte dei casi i film di successo sono brutti).

Il cinema bello a sua volta si divide in commerciale ma intelligente e indipendente.

Nella mia traversata a Brescia per la realizzazione del film di Gabriele ho comprato 2 film che riassumono entrambi i volti del buon cinema.

Photobucket The Living Daylights ("007 - Zona Pericolo"), dalla serie di James Bond, uno dei migliori esempi di divertimento al cinema di sempre. Che ha avuto molto successo, ma resta un ottimo prodotto. Il fascino dell'universo di 007 è infantile, violento, ma non ha la stupidità di molti baracconi hollywoodiani (forse grazie al fatto d'essere un prodotto dell'industria cinematografica britannica). I film di 007 fanno sognare, sono splendide avventure.
Il Bond di Timothy Dalton (la cui interpretazione è ottima) è poi particolarmente simpatico. Donnaiolo ma non maschilista, generoso e galantuomo, violento ma non spietato.
Non c'è compiacimento nella violenza, non c'è spettacolo grandguignolesco. Il fascino dei film di James Bond sta negli aggegi inventati da Q, nell'Aston Martin dalle molte risorse, negli inseguimenti, nei capovolgimenti di sorte, nei molti elementi della mitologia bondiana. Che sarà fondata su un lusso odioso, ma riesce a essere simpatica.

Photobucket The Draughtsman's Contract ("I misteri del giardino di Compton House"), che pure ebbe successo alla sua uscita,  è l'opposto del cinema mainstream. Girato da un regista allora sconosciuto, con attori di teatro anziché divi. Regia anomala e poco spettacolare: l'inquadratura è sempre fissa. E' un film prettamente artistico, un grande, splendido film, realizzato da un Autore.

Il dominio di brutture come il nazista Il signore degli anelli e il pubblicitario Sex and the City, quello dei cinepanettoni, quello dei divi amorfi e quello della non-regia su commissione non sono minimamente contrastati da  grandi film come  The Draughtman's Contract, dal divertimento sincero di 007,  da Dalton e  da Greenaway. Ma la loro arte va comunque (se non ancor più) apprezzata.
Non un cinema fine a sé stesso, di vane elucubrazioni, ma un cinema che dica qualcosa apertamente. Un cinema che parli della realtà, come quelli di Jarman e di Eastwood, che pur in modi diversissimi hanno raffigurato il mondo che vedono senza nascondersi dietro alla filosofia - che comunque non raffigura nulla.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 16:34 | Permalink | commenti (2)
categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, attori, james bond
venerdì, 08 agosto 2008
Scrivo un pò di me.

Dopo le ultime cattiverie, ho deciso di reagire. Non vendicandomi ma chiudendo con qualcuno. Accetto tutto, non mi lagno. Ma divido i miei conoscenti in "buoni" e "cattivi". E non mi ritorco sui secondi, dò solo il benservito (biglietto di sola andata).

L'"amica" che diffama, i parenti che cancellano i messaggi su Facebook, integralisti cattolici che molestano su messenger ("Apertura mentale" è un mio principio, ma il proselitismo molesto va al di là di ciò), insulti da chi non sa nulla ma presume di saper qualcosa (cultura non è solo leggere: è leggere, interpretare, vedere, ascoltare e FARE).

Ossia: amicizia scambiata per desiderio sessuale, vergogna del parente di provincia, intolleranza vigliacca ("Odio gli omosessuali ma li tollero", ossia "sono cattiva ma dico d'esser buona" e se fossi stato gay? Si sarebbe spacciata per amica pur dichiarandomi il suo odio?), arroganza e cattiveria gratuite.

Ora uso questo metodo. Forse ne trarrò qualcosa, ma non m'interessa.

You don't listen. Do you, asshole?

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Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 16:25 | Permalink | commenti (3)
categoria:opinioni, saluti, orrore
giovedì, 07 agosto 2008
E ancora: C'era una volta... il Grande Rock.
Ora c'è una cantante che passando da un reality show sfonda con un CD di 6 canzoni di cui 5 cover e un inedito scritto non da lei.
C'erano una volta... Joni Mitchell, Patti Smith, Kate Bush, Debbie Harry, Chrissie Hynde.
Ora c'è questa feccia.
"E' intonata" dicono. A parte la discutibilità delle doti vocali della monocorde cantante in questione: Bob Dylan canta malissimo ma ha scritto Grandi Canzoni.

Porto mia nonna al supermercato e alla cassa vedo una rivista con in copertina Briatore che auspica "Più imprenditori in politica". Ne abbiamo già uno che ha rovinato il paese più di quanto non fosse già.

Mi sto incattivendo e ne ho buoni motivi.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 14:53 | Permalink | commenti (3)
categoria:musica, politica, opinioni, orrore
venerdì, 04 luglio 2008
1 anno di blog: 1 anno di cose viste e sentite. Dopo i premi ai bloggers, i premi alle opere in 1 anno di Out of the Vortex (da 07/06/2007 a 03/07/2008).

Miglior film:

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To Live and Die in L.A.

Miglior DVD:
(ex aequo)

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Blade Runner


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Scarface
(grazie Luca)

Miglior libro:
(ex aequo)

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John Boorman, Adventures of a Suburban Boy

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Antonio Scurati, Una storia romantica

Miglior disco
:
(ex aequo)

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 dIRE sTRAITS, aLCHEMY

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The Pretenders, Learning To Crawl

Miglior concerto:
(ex aequo)

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Coro Bach, Basilica di S.Marco, Milano 22/05/2008

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 Mark Knopfler, Datchforum, Assago (MI) 15/04/2008

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Lady Bugs, Alcatraz, Milano 20/10/2007

Miglior mostra:

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Nathalie Djurberg, Turn Into Me, Fondazione Prada, Milano 19/04-01/06/2008

Miglior evento:

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Milanesiana 2007

Miglior artista:

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Tilda Swinton

Tommaso
domenica, 22 giugno 2008
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In Una storia romantica, Antonio Scurati tratta di persone che consacrano la propria vita a qualcosa: scegliendo la via più difficile. E' un libro su chi crede in qualcosa di grande. Figure "bigger than life", da grande melodramma, da cinema d'una volta, da dramma shakesperiano... "We few, we happy few, we band of brothers: una fuga dalla medietà. L'umanità ha sempre cercato di conformarsi.

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Nel telefilm The Prisoner n. 6 è isolato, osteggiato, "curato" per la propria ribellione al conformismo. Gli altri abitanti del Villaggio accettano il tedio e non vogliono che qualcuno li disturbi scegliendo l'azione, l'interrogarsi, la via più difficile che passa dalla diversità, dal non essere un numero tra tanti.

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"Conoscevo una ragazza che anziché aprire le porte le attraversava" dice Mark Knopfler di chi le ispirò lo splendido album Love Over Gold e la title-track; il titolo, preso da un murales visto nei sobborghi di Londra, esplicita il parallelo con la poetica di Scurati: "amore anziché denaro".

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Che è anche quanto sta alla base di Wuthering Heights: consumarsi, distruggersi ma essersi consacrati a qualcosa, mentre gli "altri" s'accontentano di campare...

...s'accontentano d'essere numeri che passano per porte aperte.

Tommaso

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mercoledì, 18 giugno 2008
Anche un quotidiano illustre come il Corriere della Sera e un telegiornale serio (e per ciò odiato) come il TG3 danno oggi più importanza alle vicende della nazionale di calcio che alle angherie, mirate a consolidarne la dittatura, del Presidente del Consiglio. Nel '78 Videla fece vincere i Mondiali di calcio all'Argentina, paese ospitante, per distrarre la gente dai suoi crimini. Tuttora il calcio, mezzo efficacissimo per rimbambire milioni di persone disposte a combattersi in nome della propria squadra, è usato per coprire queste manovre mafiose. Chi ha votato per certi individui sappia d'aver aiutato la mafia. In nessun paese civile una persona mette milioni di cittadini in balia dei propri comodi. L'iniziale impegno per la ridicola, aberrante emergenza dei rifiuti, che tanto diverte (giustamente) la stampa estera non è nulla rispetto a quello per le pendenze giudiziarie di Berlusconi. Non ci si aspettino interventi sulla sicurezza nel lavoro, le priorità sono altre: impunità dei disonesti, punizione degli onesti, blocco alla libera informazione. Chi sostiene tale gentaglia SI VERGOGNI.

Tommaso
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categoria:politica, opinioni, orrore
martedì, 17 giugno 2008
Ancora oggi mi son sentito dire che la sessuofobia è transitoria e che è per me è troppo presto per trarre conclusioni. Di conseguenza DEVO formare una famiglia, perché la famiglia è un principio se non IL principio. La famiglia è però un principio commerciale, aldilà dei proclami cattolici sulla sua importanza per la società. Quando la società è divisa in parti uguali tra loro, tante famiglie "Mulino Bianco" padre+madre+figlio+figlia, è più facile vendere. Se invece le formazioni son diverse tra loro, single o padre+madre o padre/madre+figli o coppie gay con o senza figli, il mercato si frantuma. Perciò chi possiede le televisioni e ha interessi elettorali ha cura d'uniformare la popolazione. Le televisioni sono così scopo e mezzo: vanno fatte guardare e sono usate per guadagnare voti. Imponendo un'idea di normalità: il cittadino medio che s'interessa di calcio, non legge e guarda programmi volgari. La normalità è il rifugio degli imbecilli: la maggior parte delle persone tiene alla propria normalità e odia chi ne esce, perché è migliore. L'anormale è un genio osteggiato. Uno dei migliori veicoli di normalità è il sesso: TV sexy, riviste su personaggi televisivi sexy; TV che parla di TV sexy, riviste televisive su personaggi televisivi sexy. Tutto molto facile; chi ne esce accetta discorsi difficili ed è visto come nemico. E' molto facile non cercare le ragioni dell'altro. Se si cerca d'essere amico d'una ragazza, i normali non penseranno che si voglia essere suo amico, ma che si abbia "secondi fini"; perché nella loro mediocrità non contemplano l'alternativa a un normale rapporto ragazza-ragazzo. Il sottinteso che nasce dalla concezione meccanica della cose; persone non come individui a sé stanti ma automi mossi dagli stessi meccanismi. L'orgoglio della normalità è orgoglio della stupidità, perché la stupidità è normale essendo comune alla maggior parte delle persone; molti si vantano d'esser stupidi e ciò viene approvato; è proibito vantarsi della propria intelligenza. Lo sbandieramento della propria sessualità è mosso dalla rivendicazione della normalità. Chi afferma di non avere certi "meccanismi" è smentito in base alla comunanza d'essi: se tutti hanno certi meccanismi, anche tu devi averli. Ma non tutti hanno certi meccanismi. Sono stati dichiarati normali per imporli alla maggior parte delle persone e una sessualità normale garantisce il mercato. Ma ci sono persone -pochissime- che non hanno queste pulsioni. Ma non si contempla l'eventualità di ciò; neanche si dichiara che queste persone sono malsane (e già sarebbe azzardato), ma che mentono. Come gli psicologi che non contraddicono la sostanza delle dichiarazioni del paziente, negano con arroganza che pensi ciò che sa di pensare. Questo sistema della normalità è evidente nelle radio, tra quelle che propagandano l'orgoglio d'essere normali e la stupidità di molti DJ (a RadioCapital, emittente fuori dagli schemi quelli più intelligenti son stati licenziati... risultato una radio normale e brutta) e nelle ultime generazioni. La TV dice che fumare o vestirsi male o andare in discoteca è figo, i teenagers lo fanno, spacciando ciò per ribellione anche se ciò che tutti fanno per imposizione non è ribellione ma conformismo. Come Madonna che spaccia per ribellismo ciò che fa attenendosi alle regole del mercato. Risultato: chi non segue la massa è visto come conformista, chi la segue come un ribelle. Paradossalmente, ciò ha una logica, quella del mercato. E del fascismo; non inteso come quello creato nel 1919 da Mussolini, ma quello sempre esistito: il conformismo.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 15:54 | Permalink | commenti (9)
categoria:opinioni, orrore
lunedì, 16 giugno 2008
Image Hosted by ImageShack.us E' recentemente uscito in DVD uno dei migliori films di sempre: The Yakuza, diretto da Sidney Pollack su sceneggiatura dei sommi Paul Schrader e Robert Towne. "100 years ago they were called Samurai"; se una volta c'erano i samurai, una volta c'erano anche grandi cineasti che giravano grandi films. E grandi attori: Robert Mitchum è impressionante.
Per salvare la figlia e il fidanzato d'un amico un investigatore privato torna in Giappone, in cui alla fine della Seconda Guerra Mondiale s'era fidanzato con una donna salvando lei e la figlia piccola dalla miseria; ma dopo 6 anni il di lei fratello era tornato dalle Filippine, umiliato dall'essere in debito con un occupante. L'operazione comporta però l'inimicizia d'un potente boss yakuza.
Un film su amicizia, senso dell'onore, rimorso, la memoria del bene avuto che supera quella del male subito: la cultura giapponese è raffigurata in modo sincero, senza caricature. Il fanatismo per il rispetto delle regole è ammirato: il documentario sulle riprese s'intitola infatti Promises To Keep. "Un vero uomo non dimentica mai. Un vero uomo paga i suoi debiti". Gli avversari sono disonesti: il miglior modo d'affrontarli è unirsi e rispettare i patti.
Un film lento, violento ma senza la spettacolarizzazione pornografica in voga oggi: i massacri sono ragionati, sia nello svolgimento che nella raffigurazione, l'intento non è realizzare un film d'azione ma un'opera poetica, il cui lirismo sta nella gratitudine tra persone che si amano, in volti come quelloImage Hosted by ImageShack.us di Mitchum, carico d'una tenerezza che neanche il furore dei combattimenti cancella. "100 anni fa erano chiamati Samurai": la nostalgia per un tempo in cui i titoli si davano in base al merito è parallelo a quello in cui i films erano opere d'arte in cui i personaggi erano Personaggi, gli attori erano Attori e gli autori erano Autori. Impassibile Mitchum partecipa alla vendetta del suo amico, il volto una maschera triste che si capacita, pur non accettandolo, della vacuità della tragedia. In Brothers In Arms Knopfler afferma che siamo nello stesso mondo ma viviamo in pianeti diversi: The Yakuza mostra che il confine non è statunitensi-giapponesi ma onesti-disonesti. Difatti vi son traditori d'entrambe le nazionalità, come amici fedeli. Il gesto che Harry Kilmer-Mitchum compie alla fine è la dichiarazione di ciò: pur non essendo giapponese può essere un Samurai. La differenza non è statunitensi-giapponesi, ma Yakuza-Samurai, chi paga i propri debiti e chi cerca vendetta,  cinema brutto e cinema bello.

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Tommaso

postato da: thomaspendragon alle ore 15:51 | Permalink | commenti (3)
categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, attori, violenza, robert mitchum
domenica, 08 giugno 2008
Milano negli ultimi giorni s'è impegnata per sensibilizzare riguardo il riscaldamento globale... io quando devo attraversare la strada davanti a casa mia devo aspettare che passino decine d'auto o fare lo slalom tra auto ferme col motore acceso. Tante persone fanno viaggi inutili in auto, a volte solo per usarla. A pochi metri ho un campetto da calcio con un'illuminazione poderosa.

Sabato 14 giugno 2008, ore 14:00: Lady Bugs, band di tributo ai dIRE sTRAITS, live a Canneto sull'Oglio per la manifestazione benefica tuttingioco2008 in favore delle famiglie con persone con disturbi psichici. Qui il messaggio dello staff di Knopfleriani.it.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:09 | Permalink | commenti (1)
categoria:musica, cultura, opinioni, ambiente, milano, arte, concerti, gioia, orrore, dire straits, mark knopfler, lady bugs
venerdì, 06 giugno 2008

Alla fine mi faccio sempre coinvolgere troppo dai film che mi piacciono... e, come suggerisce il titolo, l'ultimo che ho visto è stato Kill BIll! Ottimo regalo frutto del mio compleanno, come Million Dollar Baby (Grazie Tommy)!

Cavolo, che forza della natura (sia il film che Uma Thurman)!!!
La trama riprende, più o meno prepotentemente, le saghe western di Leone e le saghe di arti marziali tanto in voga tra gli anni '60 e '70 (della serie Bruce Lee and co.) e si divide in 10 capitoli...assolutamente in ordine anacrologico. Cosa che non intacca in alcun modo la fluidità del film. Alcune scene, come quella del combattimento al buio tra Black Mamba (Uma Thurman) e gli ultimi sopravvissuti degli scagnozzi di O-Ren Ishii (Lucy Liu), posseggono una tale magia da lasciare a bocca aperta e sognare di poterle rivedere fino a quando gli occhi non ne ricorderanno ogni particolare.
Ciò che mi ha colpito della pellicola... domanda: ma è ancora giusto dire pellicola nell'era del digitale?... in ogni modo: ciò che mi ha colpito è come, quel bell'uomo di Tarantino, sia riuscito a mescolare dramma, dolore, comicità e odio, per poter rendere quasi del tutto innoqua la violenza gratuida descritta nel film. E' impressionante come si possano guardare le scene di combattimento (bracci mozzati, occhi cavati, caviglie dilaniate ecc...) senza quasi che ci si accorga di quello che sta accadendo. E' vero, si vedono fiotti di sangue spruzzare a fontana... ma sono scene talmente assurde che non possono essere concepite dalla nostra cognizione, e vengono alla fine tradotte dal nostro cervello non come violente, ma come irriverenti! Anche se immagino che molti di voi non la pensino proprio in questo modo...

Ma non trovate che il nostro Thomas Pentragon assomigli a Tarantino? Per carità, non fisicamente (quel posto è già occupato da Clint e da Max), ma caratterialmente. Gli manca solo l'esperienza della videoteca... ma la cinefilia invidiabile e l'abilità della sceneggiatura ci sono! A quando la palma d'oro?!?!?

Uhfff...tra una bioingegneria Elettronica e una chimica organica, una pausa di riflessione cinematografica ci voleva proprio!!! Tra l'alto, visto che non mi basta il carico di studio che mi appioppano, ora sto anche perdendo tempo a ragionare su alcune cose (interessanti, per carità) riguardanti l'occhio...se vi va potrei mettere quella specie di articolo che sto scrivendo al riguardo... cosa dite ragazzi?

Luca

 

postato da: Mironcino2003 alle ore 00:20 | Permalink | commenti (7)
categoria:cultura, opinioni, cinema, quentin tarantino
lunedì, 26 maggio 2008
Dopo gli insulti gratuiti di Spike Lee (che forse ignora Bird su Charlie Parker, musicista non proprio pallido interpretato dal non bianchiccio Forest Whitaker, che in 2 suoi film -The Unforgiven e Million Dollar Baby- Clint abbia voluto il non roseo Morgan Freeman con cui girerà un 3° film, The Human Factor su Nelson Mandela, eroe dalla carnagione un pò scura - come Chris Rock che disse che gli Oscar son razzisti -con tutto il male che se ne potrebbe dire- la sera in cui vennero premiati Freeman e Jamie Foxx), Clint non ha ritirato il "Premio Speciale" ricevuto anche da Catherine Deneuve.
Peccato, essendo l'unico premio (ci vorrebbe ancora il "Premio per il contributo artistico", ufficiale quindi non consolatorio) non competitivo. C'è già il calcio in cui ci s'ammazza per vincere e metter sotto l'avversario. Il cinema non è una gara.
Spero che Gomorra e Il Divo meritino i premi e non siano stati premiati per evitar polemiche con la stampa italiana (si pensi a chi è davvero sciovinista) ma detesto che si festeggi il successo dei "film italiani". Un film è bello perché bello, non per la nazionalità. Andreotti contesta Il Divo (che non ha visto) perché non in suo favore. Quando si è diventati presidenti a vita dopo aver ammazzato 2 giornalisti, lasciato uccidere Moro per dar retta a Cossiga che voleva divenire il Pinochet italiano, essersi accordato con la Mafia per far dominare il proprio partito in Sicilia, aver regalato l'appalto dei materassi dell'Esercito a Gelli, aver censurato il cinema neoralista non si può anche voler essere lodato.

Vai Clint!

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Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:28 | Permalink | commenti (6)
categoria:cultura, politica, opinioni, cinema, arte, attori, orrore, clint eastwood
sabato, 10 maggio 2008

Oggi Tommaso mi ha fatto vedere "Million dollar baby", film di e con Clint Easwood (come penso sia noto a tutti), di cui scriverò ora qualche riga.
Il mio giudizio è assolutamente positivo, è un film molto toccante che affronta mirabilmente una questione molto delicata come l'eutanasia. Ottima interpretazione di Hilary Swank e altrettanto ottima performance, sia da regista che da attore, di Clint. Tocco di classe di Morgan Freeman che da un tono più ironico e rifressivo alla prima parte del film (del resto lui è abituato a parti del genere), che resta comunque leggera, d'effetto e anche divertente.
A chi non l'avesse ancora visto consiglio vivamente di rimediare, nel frattempo vedrò di raccimolare i soldi necessari a comprare il dvd.
Mi rammarico solo di una cosa... peccato che non ci fose stata una cinepresa pronta a riprendere l'espressione di paura dipinta sul volto di tommaso appena finito il film. più o meno è andata così:
- iniziano i titoli di coda insieme ad alcuni interminabili attimi di suspance. Tommaso inizia a diventare di un colore bluastro, gli occhi gli iniziano ad allargarsi con al centro due piccole pupille ormai irrecettive. Ormai la paura si è impadronita del nostro eroe mentre la sua razionalità cerca di lottare per chiedremi una cosa. Una maligna scia di balbuzie inizia la domanda: "A-Allora, ti è piaciuto il film?". Attimi di follia si sono susseguiti in casa mia, dopo quella domanda...ma quando ruppi il silenzio seppi che avevo reso felice un uomo.-

Tommy, è proprio un bel film!

Luca

postato da: Mironcino2003 alle ore 19:06 | Permalink | commenti (10)
categoria:opinioni, cinema
mercoledì, 07 maggio 2008
Image Hosted by ImageShack.usIl volto disidratato, gli occhi quasi bianchi e chiusi, il fisico imponente: col solo aspetto esteriore Clinton Eastwood jr. potrebbe raffigurare il sogno infranto degli U.S.A.: un gigante desideroso di successo che s'è fatto carico di molte ferite. Clint è però il lato buono dell'America: non quella arrogante della democrazia esportata e rincretinita dalla TV, ma quella di loosers. Dopo aver interpretato l'epopea del west senza fare l'ammazza-indiani ha incarnato problemi e contraddizioni degli U.S.A. con l'ispettore Harry Callahan. Razzista, omofobo, dal grilletto facile ma malinconico, vedovo, con tendenze suicide, semi-autistico. Un uomo buono rovinato da un sistema che lo porta a uccidere fino a fargli considerare l'uccisione dei criminali il proprio scopo di vita, da cui la frase "Make my day": "da' un senso alImage Hosted by ImageShack.us torna nell'aspetto esteriore: sia poliziotto in giacca e cravatta o vagabondo sciatto o militare coperto di fango, la mia giornata", il celebre "Coraggio... fatti ammazzare". Accusato così di fascismo da buonisti che ne vedono la superficie rozza e non vogliono cercarne la disperazione celata sotto comportamenti e frasi parossistiche. Negli anni '80 è stato rivalutato grazie anche ai suoi piccoli film su personaggi sperduti nel deserto... camionisti bonari, musicisti in fin di vita, circensi imbranati, cowboys tornati dall'Inferno. Colto e umile, ricco e fiero del proprio passato da blue collar, interprete di personaggi apparentemente comuni in realtà "bigger than life". La versatilità di Clint si riflette anche nell'aspetto: sia poliziotto in giacca e cravatta o vagabondo sciatto o militare infangato, ciò che attira l'attenzione è il suo leggendario sguardo ghiacciato, i suoi tratti rocciosi narrano storie di lotta, disperazione, ricerca di un posto nel mondo. Ma Clint non testimonia solo così: da attore usa il suo corpo-totem-geroglifico e da regista narra con delicatezza drammi, fughe, STORIE. Senza urlare né inveire (e ce ne sarebbe). Accettando i propri mali, che danno forza, esperienza, stimoli. Continuando a correre, a cercare il proprio premio e se non c'è un premio fa niente, si può dire d'essersi impegnati. Con la consolazione d'un blues ascoltato in una taverna tra i boschi della California, prima di rimettersi in viaggio, col sole negli occhi e il vento che sferza il volto o fradicio di pioggia, il deserto davanti, nelle orecchie pochi tocchi di chitarra e qualche nota d'armonica a bocca, in testa tanti ricordi.

Non credo nel pessimismo. Se qualcosa non va come vuoi, insisti. Se pensi che pioverà, pioverà.
(Clint Eastwood)

Tommaso

postato da: thomaspendragon alle ore 17:38 | Permalink | commenti (5)
categoria:musica, cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, attori, violenza, clint eastwood
venerdì, 25 aprile 2008
... o: una lezione che non è stata imparata.

O non si spiegherebbe il voler continuamente sottoporsi a dittatura. Morbida, incruenta (forse), ma dittatura. In cui un sicario mafiosio è definiti eroe per non aver testimoniato contro i reati dei propri nuovi datori di lavoro, giornalisti sono epurati per le loro opinioni politiche, si dà retta a un ex presidente del consiglio che nel '77 cercò invano di trasformare l'Italia nel Cile e consiglia a quello attuale di farlo ora, ché i comunisti non sono in parlamento e potrebbero voler sfogarsi altrove. La paura dei comunisti fomentata da chi s'allea con fascisti e nazisti (perché L.N. = Lega Nazista).

Non credo nelle ricorrenze, ma questa dovrebbe essere utile.

Invece siamo alle prese con la solita italietta che vota chi promette di più ma si fa tentare dagli aberranti V-Day che dicono di non fidarsi di chi promette, un paese di ignoranti che odia chi sa davvero qualcosa ma dà retta a maestrini che non sono mai usciti dal proprio studio e insegnano com'è il mondo, un paese attaccato alla TV - e non alla poca di qualità - e al calcio, idolatrando atleti che se ne fregano dell'inciviltà del governo cinese e vogliono gareggiare, andando al cinema a vedere attorucoli che si compiacciono degli incassi scarsi dei film di qualità ma tristi, dando ai ragazzi delle superiori il diritto d'esser promossi in cambio di nulla. Life is now.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 10:45 | Permalink | commenti (3)
categoria:politica, opinioni
mercoledì, 23 aprile 2008
Gente impegnata 1 - Le vere vittime
"Queste Olimpiadi vanno fatte, non possiamo andarci di mezzo noi atleti"
(Federica Pellegrini, TG3 22/04/2008)

Gente impegnata 2 - La vera Hollywood
"Sono il protagonista di commedie popolari, non elitarie e nemico dei film violenti. Non ne interpreterò mai. Il pubblico d'altra parte non li apprezza... i film dell'Oscar al sangue non si sono visti"
(Patrick Dempsey, Corriere della Sera 22/04/2008)

Il forse futuro Ministro degli Interni
"Noi leghisti siamo armati... [gesto dell'ombrello] nel manico!"
(Umberto Bossi, ogni tanto a Blob)

Diritti
"Duemila studenti delle superiori tedesche di Bolzano sono scesi in piazza per chiedere 'il 4 politico', perché i 2 e i 3 'sono troppo difficili da recuperare'. I ragazzi hanno incassato l'appoggio di Luis Durnwaler, il presidente della Provincia autonoma [...]"
(da articolo di Gabriella Jacomella, Corriere della Sera 23/04/2008)

Mio padre prese un lacrimogeno in pieno tronco manifestando contro la guerra in Vietnam. Oggi tutto è gratis (life is now!), basta alzare la voce e per esser promosso a scuola non devi manco studiare.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:35 | Permalink | commenti (7)
categoria:opinioni
sabato, 12 aprile 2008
-3

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C'era una volta un uomo, arricchitosi riciclando in Svizzera i soldi della mafia, che decise d'impadronirsi d'un paese per non avere scocciature al suo interno. Con un suo amico mafioso fondò un partito e diede una tangente all'allora premier per poter diffondere il Messaggio a reti unificate. Candidatosi più volte, vinse spesso le elezioni portando all'Italia cose buone e giuste come la depenalizzazione del falso in bilancio, il condono dei reati fiscali, tanti criminali in Parlamento. Razzismo, l'omofobia, la volgarità in politica. Un paese ridotto a un'azienda mal gestita.
Se volete ancora che il Vostro Paese sia in mano a un faccendiere con molti reati sulla fedina penale, alleato con nazisti (i leghisti questo sono), ossessionato dal comunismo ma alleato con fascisti, che usa le sue televisioni per propagandare i comodi suoi (e tanta idiozia), che ha costruito il suo partito con la mafia, che considera i criminali di Tangentopoli vittime, che odia le istituzioni votatelo pure, ne pagherete le conseguenze ma altri con voi, quindi pensateci bene.
Ma il voto non va dato solo in funzione della negatività dell'avversario (anche se in Italia si giunge a essere NEMICI). Va dato a partiti che si occupino di cose serie. Sicurezza sul lavoro, lotta al precariato, laicità, TOLLERANZA.
Io sono un reazionario all'americana, ho tendenze destroidi ma non sono un conservatore, che significherebbe difendere lo status quo economico infischiandosene di chi è meno fortunato (il che ha portato negli anni '80 alla tragedia dei minatori britannici per far pagare meno tasse ai colletti bianchi di Londra) e soprattutto INTOLLERANZA verso chi non la pensa allo stesso modo, ma in Italia devo votare diversamente da come farei altrove. Perché non SONO di destra o di sinistra, ma VOTO chi ritengo sia meglio. Ho già detto abbastanza cretinate, 6-7 anni fa, alle superiori, quando mi ritenevo DI una certa parte.

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Perché non sono comunistofobo. Il comunismo dei gulag e della Cina è FASCISMO. Ciò che lo rende "comunismo" è il perseguire programmi economici socialisti, ma a parte ciò quello è fascismo.

Che striscia in Italia, tra giornalisti epurati dalla TV di stato, magistrati messi a tacere, l'accusa alla stampa di travisare tutto, dominio dei media.
Ci vorrebbe Zapatero.

"Alla conferenza stampa a Londra per Le Cronache di Narnia mi fu chiesto, per placare il mio entusiasmo nelle risposte, se fossi ancora iscritta al Partito Comunista. Un gentile giornalista spagnolo mi rassicurò più tardi, sotto voce e scusandosi per la sua collega (americana), che in Spagna c'è più tolleranza. Il passato è una terra straniera. Vi si agisce diversamente."
(Tilda Swinton)

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:50 | Permalink | commenti (9)
categoria:musica, politica, opinioni, concerti, dire straits, mark knopfler, apertura mentale
venerdì, 11 aprile 2008

Ringrazio Tommaso per l'opportunità! Il regolamento è ormai noto a tutti, dato che l'ultimo post pubblicato su questo blog tratta proprio di quello, quindi passo subito alla questione.

Le sei cose che in assoluto mi piace più fare sono:
    - Cantare nel mio meraviglioso CoroBach (il prossimo concerto il 22 maggio a Milano)
    - Cucinare e mangiare ogni qual si voglia leccornia
    - Studiare da ingegnere biomedico (e ne vado assolutamente orgoglioso)
    - Leggere libri ed ascoltare musica
    - Viaggiare, viaggiare, viaggiare
    - Divertirmi con gli amici

Per le nomination confermo esattamente quelle persone interpellate dal mioo fidatissimo amico Tommaso.

Prometto che il prossimo post sarà più interessant, ma ora ho una relazione di chimica sul groppone che mi assorbe il tempo solo come gli "Asciugoni Regina" sanno fare. Un'anticipazione: mente e cervello.

Luca.

 

postato da: Mironcino2003 alle ore 20:00 | Permalink | commenti (2)
categoria:musica, cultura, libri, opinioni, milano, concerti
domenica, 06 aprile 2008

Dal post di Luca su Blade Runner si capisce quanto siano distanti le nostre posizioni sul cinema.
Per lui il cinema è un passatempo, per me un motivo di vita. Lui si occupa di cose più utili e concrete, io m'estraneo con questa forma d'arte e, considerandola tanto importante, vorrei che le si desse un pò di considerazione: non posso sopportare di dedicarmi tanto a qualcosa di fatuo.
Per questo chiedo non guardare Blade Runner come film d'azione più o meno avvincente, tecnicamente fatto molto o poco bene, ma come film pregno di significato. Perché in ciò stanno la sua importanza e utilità, e se Blade Runner non è importante, nessun film lo è: così il cinema non serve.
Tutto ciò si basa sulla condizione raffigurata da Friedkin lo scorso anno a Milano in poche parole: "i film di oggi paion giochi per la PlayStation". Basta vedere un contenitore di trailer per rendersene conto: sparatorie e scene frenetiche, divi da poco e sentimenti da nulla. Se il cinema era lo specchio del '900 perché riassunto artistico della sua multimedialità, ora è parodia della frenesia del 2000. I film sono frettolosi, non riflettono, sono uno spettacolo patinato di soldi, sesso e violenza. Perciò un fan de Il signore degli anelli  trova statico il miglior film di Ridley Scott, non proprio uno che s'addormenta dietro la m.d.p.: è l'abitudine a spettacoloni nazisti gonfi di sangue, scenografie computerizzate e combattimenti da 60 inquadrature al minuto. Molto meglio i film di James Bond, dinamici e leggeri ma attenti alle caratterizzazioni e con uno humour che gli danno fisionomie umane. Così le commedie romantiche: quelle degli anni '50 erano molto più belle e divertenti, ma come scambiarle con quelle di oggi, che avranno anche solo un paio di battute divertenti ma sono più sexy (guai poi a dirlo, è da moralisti)?
Un contributo arriva dalla TV, ossessionata dalla "realtà": fatta di reality e talk shows aggressivi per urla e ritmo, una finta realtà in cui non c'è tempo per pensare, solo per vedere. Così di fronte a grandi film non ci si chiede che ci stiano dicendo ma quanto manca alla fine, da quanto tempo i personaggi stanno zitti, se tra i protagonisti scatterà qualcosa.
Ritengo tutto ciò utile: i brutti film risaltano quelli belli, più film scadenti ci sono più hanno valore quelli belli - anche se alcuni brillano di luce propria. Ma spiace che il cinema ormai sia dominato dalla bruttezza. I film non sono più sogni: non si sogna un cinepanettone. Il sogno americano sta distruggendo i sogni da film, con rombanti macchine da incasso alla Il codice da Vinci (e pensare che il libro per quanto discutibile dà da pensare) o con uno Spider Man all'anno, con scenografie fatte al computer, finte acrobazie fatte con lo schermo verde e tanto sangue. Friedkin rappresentava la violenza: To Live and Die in L.A. dice tantissimo sul suo uso nella vita reale. L'Excalibur di Boorman ha pochissima violenza e oggi (a 27 anni dall'uscita) è considerato noioso. L'ossessione del mostrare: Rosemary's Baby non è attuale perché la sua violenza è psicologica, sottintesa, forse fittizia. Ma è un grandissimo film.
Luca, Blade Runner non è un film statico e con caratterizzazioni fumettistiche: è LA riflessione su cosa sia umano o no in una società che spaccia per "realtà" ciò che non lo è. La sua irrealtà è dovuta al fatto che mostra persone più grandi della vita: per mostrare la vita la guarda dall'alto. E rappresenta il cinema che, con la sua tecnologia simboleggia l'era del progresso tecnologico. A ciò serve il cinema: a portarci DAVVERO nel mondo in cui viviamo.
Ci restano il cinema indipendente: Tilda Swinton che ci fa pensare, i fratelli Coen che osano far film lenti, gli inglesi che mostrano storie di vita VERA. E Clint Eastwood, che avrà il marchio Warner Bros. ma fa film come dice lui, fuori moda, veri e BELLI.

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Lottare contro il razzismo durante il maccartismo ed esser ricordato come un fascista con l'ossessione delle armi: Charlton Heston.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:38 | Permalink | commenti (9)
categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, attori, lutto, ridley scott, clint eastwood, tilda swinton
mercoledì, 26 marzo 2008
Non credo si debba far condizionare da qualcuno, ma non trovo nulla di male nell'avere un punto di riferimento, qualcuno da seguire senza però imporsi i suoi pensieri come regole. Qualcuno con cui si ha qualcosa in comune.
Ho trovato la mia guru: Katharine Matilda "Swilda" Swinton.

Image Hosted by ImageShack.usTilda Swinton è uno dei più grandi geni del cinema (attivissima nel sociale), un'attrice che non s'è limitata ad apparire ma porta un contributo intellettuale a ciò che fa (le calza la definizione di Max von Sydow data da Melvyn Bragg: "thinking face") e crea al di là del cinema: nel '95 espose la sua opera The Maybe (una teca in cui dormiva) a Londra e Roma; ha collaborato alle opere multimediali di Lynn Hershmann.
Lo scorso anno "Vertigo", splendida rivista online sul cinema indipendente pubblicò la sua Lettera a un bambino da sua madre in cui risponde alla domanda del figlio "Com'erano i sogni della gente prima dell'invenzione del cinema?", spaziando dal Cinema alla libertà d'opinione, alla politica e alla società. ritica a TV e al cinema mainstream che monopolizzano l'attenzione della gente diffondendo il sogno americano, diventare "cheerleaders o i loro atletici fidanzati", che fanno confondere la vita con la "realtà" della TV; rivendicazione del diritto d'esser comunista; rievocazione del declino britannico negli anni '80 (illustrato in The Last of England); volontà d'un cinema "bello", indipendente, come quello fatto con Jarman.
Teorizzazione dello Stato del Cinema.
Non condivido la visione del Cinema come esperienza preminentemente sensuale (perché se dev'essere strumento sociale non può aver tale priorità; soggettivamente perché non credo nella sensualità), ma la Lettera è un documento splendido. Raffigura perfettamente un mondo dominato dalla finta realtà e felicità propinata dalla TV del pomeriggio, dalla libertà donata dal cellulare perché life is now e bisogna approfittare dell'ultima offerta del piano tariffario per esser felici come un calciatore, dell'ossessione della "realtà" che tanto illude (chi ci crede) di poter dominare il mondo col telecomando, di conoscere la verità con un reality show confondendo il reality con la realtà, identificandosi in un mediocre microcosmo nazionale. In un cinema che produce "film che paiono giochi della PlayStation" (disse Friedkin lo scorso anno a Milano), qualcuno rivuole il film indipendente. Ribadisco la mia elitarietà culturale, sguazzo nell'autocompiacimento dei burini e nel proliferare di brutti film, pur preferendo la fabbrica al mondo accademico (ma in fabbrica si trovano esseri umani e a volte colti, molti professori ti squadrano e non sanno scrivere il proprio nome) ma i discorsi di Tilda son anche miei. Perché chi fa programmi televisivi stupidi e brutti film s'arroga la proprietà della verità: la massa è con me, io ho ragione. Il programma che fa più ascolti è il più bello, quindi se i cinepanettoni sbancano i botteghini e il carinissimo As You Like It by Branagh fa fiasco i Vanzina son meglio di Shakespeare. Allora dico che è bello esser pochi, felici pochi, ma NOI abbiamo ragione; gli altri tengano il loro share, ma lascino il merito ha chi ne ha diritto. La sposa che si lacera in The Last of England è un intellettuale emarginato. "I mostri esistono" legge su un televisore il suo personaggio nel clip The Box degli Orbital: il mostro è chi non segue la massa, chi non si conforma alla normalità assumendo tratti propri.
Tilda ha vinto l'Oscar, ha recitato nel kolossal hollywoodiano Le cronache di Narnia, di recente è spesso a Hollywood ma non s'arrende; nelle interviste graffia ancora (senza la boria dello pseudo-antagonista a tutti i costi il cui unico scopo è per sua stessa ammissione rompere le scatole a tutti senza schierarsi) e rimane un'"attivista culturale".

QUI
un mio scritto su di lei fuori dal blog e la mia traduzione della Lettera.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:39 | Permalink | commenti (4)
categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, attori, tilda swinton
lunedì, 24 marzo 2008
Ossia: un film più grande di tutto.

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Blade Runner è più d'un film: va oltre l'essere film in quanto tali degli altri film: non solo una trama, nonImage Hosted by ImageShack.us solo un contenuto, non solo un insieme d'espressioni visive e sonore, è la vita portata sullo schermo FISICAMENTE. Così l'esperienza Blade Runner non si limita alla sua visione, è qualcosa che circonda il suo spettatore. Il suo essere ovunque sta nel suo rappresentare totalmente il mondo. E' cinema realista visto fantascientificamente; la definizione "fantascientifico" è limitante, indicando solo l'ambientazione. E' miscuglio di generi (noir per la "chandlerianità" del personaggio di Ford, Deckard; sentimentale per la love story con Rachel; melò per il dramma interiore dei replicanti; azione per le scene violente; poliziesco per l'indagine di Deckard) che in quanto tale annulla i gImage Hosted by ImageShack.useneri di cui è costituito. La mediazione realtà/finzione è costituita dallo spostamento nel futuro dell'azione; se non fosse così, l'immediatezza sarebbe la più devastante mai vista. E' il cinema di Eastwood potenziato ma ammorbidito dall'essere irreale, distante. Questo suo mediare la realtà è la funzione primaria del cinema; se Blade Runner non fosse una proiezione, sarebbe nel mondo più di quanto non sia già. In un monologo scritto da David Peoples poi sostituito dal celebre "I've seen things..." di Rutger Hauer che lo pronuncerà, Roy immagina quanto debba esser triste tornare a casa la sera e trovare "the ordinary things": Blade Runner è la ricercaImage Hosted by ImageShack.us della straordinarietà, a ciò mira la ricerca della vita di Roy, un Pre-Raffaellita in cerca dell'arte utile o Wilde e Chrissie Hynde che guardano le stelle a dispetto della massa. A ciò si riferisce il suo "little man" a Deckard, che è sì Eroe della vicenda perché libera Rachel, perché è un ribelle, perché ha la simpatia di HImage Hosted by ImageShack.usarrison Ford ma è pur sempre uno che spara a una donna alle spalle (nota giustamente Hampton Fancher) e non capisce il dramma dei Nexus 6. "All'inizio non capì perché mi salvo" pensa la sua voce fuori campo (tagliata nel recente Director's Cut), nonostante il proprio altruismo nei confronti di Rachel non capisce quello di Roy, macchina che l'ha seguito per vendicarsi. Forse il messaggio di Roy è stato sprecato, sono state davvero "tears in rain". Come spesso le cose più intelligenti sono sottovalutate. Blade Runner fu stroncato all'uscita, si scrisse che crea un mondo affascinante ma non una storia solida; per Ghezzi è arretrato poiché ripete senza umorismo il cliché dei replicanti; le sale eran vuote, i trailer incentrati su scene d'azione illusero gli spettatori e il passaparola fece il resto. Fu presto recuperato come film di culto in cinema notturni e l'avvento delle VHS lo tramutò in successo planetario. Ma il fenomeno era già cominciato, c'era già chi vi vide qualcosa d'immenso e ne mutuò l'architettura, lo stile, gli abiti.
Visionarietà, gran recitazione, spettacolo, profondità: in Blade Runner c'è tutto, Blade Runner è tutto. La vita finta (il cinema) e la vita vera.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:17 | Permalink | commenti (7)
categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, ridley scott, blade runner
mercoledì, 05 marzo 2008

persepolis_manifestoEra un bel po' di tempo che non andavo più al cinema, forse dai tempi de "Il codice Da Vinci" (il titolo italiano suona meglio) visto col mio amico Thomas Pendragon... E ieri sera un grandissimo ritorno nelle sale per vedere un film, sia pur d'animazione, di un'intesità quasi paragonabile a "Schindler's 600px-Marjane_Satrapi_mg_7514list", per il quale, ogni volta, riesco a malapena a trattenere le lacrime.

Una storia di guerra, violenze, emancipazione...che sa far ridere quanto riflettere sull'assurda storia di un paese, l'Iran, scivolato maldestramente da una monarchia ad una dittatura.
Persepolis è il titolo di un fumetto storico/autobiografico scritto e disegnato da Marjane Satrapi (nella foto a destra), trasformato in film d'animazione nel 2007, in Italia uscito il 29 febbraio 2008, con la regia e la sceneggiatura della stessa Satrapi e di Vincent Paronnaud. La storia inizia poco prima della rivoluzione iraniana, quando Marjane, ancora bambina, vive spensierata la sua vita fanciullesca...con la rivoluzione, e con due grandi guide sprituali quali erano la nonna e lo zio (imprigionato ai tempi dell'impero), la piccola marjane impara l'importanza dell'indipendenza e dell'integrità morale.
La rivoluzione si scopre essere un disastro, caduto il regime dello Scià (l'imperatore) prende il potere una dittatura integralista che instaura un clima di terrore politico, in cui ogni persona è un potenziale nemico del popolo. In questo periodo alle donne è imposto di indossare il chador, oltre che ad altre numerose limitazioni. Come se non bastasse scoppia una sanguinosa guerra tra l'Iran (indebolito dalla Persepolis 2rivoluzione e dalle purghe della dittatura) e l'Iraq di Saddam.
E' questo il quadro storico-politico in cui la protagonista articola la propria vita e sogna l'occidente comprando al mercato nero gli album degli autori europei ( Abba, Bee Gees, Iron Maiden).
La storia prosegue a cavallo tra Europa e Medio Oriente, alternando magistralmente il bianco e nero e il colore a seconda del tempo della narrazione (bn per i flesh backs e colore per i giorni d'oggi).
La fine lascia di stucco, con un particolare sentore malinconico in gola.

Nel complesso la mia critica è positiva, forse la Satrapi poteva sforzarsi un pochettino a diversificare meglio i personaggi, che a volte si confondono, ma tale è il parere generale della critica internazionale. Secondo l'aggregatore di recensioni Rotten tomatoes il 96,5% delle 93 recensioni raccolte è risultato positivo.
Persepolis1Nel doppiaggio sono intervenute numerose celebrità come Catherine Deneuve (la madre di Marjane) per il doppiaggio francese ed inglese, Sean Penn (il padre) per quello inglese, mentre per il doppiaggio italiano sono intervenuti Paola Cortellesi (quella donna continua a stupirmi) per il ruolo di Marjane adulta e Sergio Castellitto per il padre.
Bene anche per i premi internazionali: nominato agli oscar 2008 come miglior film d'animazione, nominato al 65° golden globe come miglior film straniero, vincitore del premio della giuria e nominato alla palma d'oro al festival di Cannes 2007, vincitore come miglior film straniero al Sao Paulo international film festival, vincitore al premio Cèsar per il miglior adattamento e la miglior opera prima e numerosi altri riconoscimenti.
Il governo iraniano non ha reagito molto bene alla produzione di persepolis: anche prima del suo debutto al festival di cannes l'organizzazione legata al governo iraniano "Iranian Farabi Foundation" ha inviato una lettera all'ambasciata francese di tehran dicendo: "Quest'anno il festival del cinema di Persepoliscannes, con un atto anticonvenzionale e non idoneo, ha selezionato un film sull'Iran che ha presentato una faccia irrealistica dei traguardi e dei risultati della gloriosa Rivoluzione islamica in alcune delle sue parti". Nel 2007 il film è stato scartato dalla "Bangkok International Film Festival" a seguito di pressioni provenienti dal governo iraniano; il direttore ha commentato:"Sono stato invitato dall'ambasciata iraniana a discutere  la questione ed abbiamo raggiunto entrambi un accordo comune sul fatto che sarebbe stato benefico per entrambi i paesi se il film non fosse stato proiettato"e ancora "E' un buon film in termini artistici, ma dobbiamo considerare altre questioni che potrebbero presentarsi qui".

Ebbene, penso che siano tutte baggianate! Si tratta esattamente dello stesso tipo di atto di boicottaggio che il mondo islamico sta facendo per la fiera del libro di Torino...un atto di oscurantismo culturale che fa vacillare millenni di evoluzione e di elevazione dell'uomo, il tutto in nome di un credo, non religioso, ma politico; perche l'integralismo islamico è questo: solo politica nascosta dietro ad un beffardo velo di religione. Le crociate sono finite da quasi mille anni e mi ripugna pensare che nel mondo ci sia ancora tanta gente che crede nella guerra santa (ovviamente a tale categoria sono esclusi i politici, viscidi e corrotti...cioè uguali ed omogenei in tutto il mondo), e preciso che non sono affatto razista! Solo mi lascia perplesso tutta questa violenza, tutta, oserei dire, quest'ignoranza!

Luca

postato da: Mironcino2003 alle ore 16:52 | Permalink | commenti (6)
categoria:cultura, opinioni, cinema
lunedì, 25 febbraio 2008
[...]
This day is call'd the feast of Crispian.
He that outlives this day, and comes safe home,
Will stand a tip-toe when this day is named,
And rouse him at the name of Crispian.
He that shall live this day, and see old age,
Will yearly on the vigil feast his neighbours,
And say, "To-morrow is Saint Crispian."
Then will he strip his sleeve and show his scars,
And say, "These wounds I had on Crispian's day."
Old men forget; yet all shall be forgot,
But he'll remember with advantages
What feats he did that day. Then shall our names,
Familiar in his mouth as household words,
Harry the King, Bedford, and Exeter,
Warwick and Talbot, Salisbury and Gloucester,
Be in their flowing cups freshly rememb'red.
This story shall the good man teach his son;
And Crispin Crispian shall ne'er go by,
From this day to the ending of the world,
But we in it shall be remembered,
We few, we happy few, we band of brothers.
For he to-day that sheds his blood with me
Shall be my brother; be he ne'er so vile,
This day shall gentle his condition;
And gentlemen in England now a-bed
Shall think themselves accurs'd they were not here,
And hold their manhoods cheap whiles any speaks
That fought with us upon Saint Crispin's day.
(William Shakespeare, The Life of Henry the Fifth, atto IV scena III)

(ovviamente dopo che sabato: ho studiato la guerra dei cent'anni; la sera c'è stata Francia-inghilterra di Rugby)
Ieri ho sentito dire che davanti a una donna "tutti gli uomini reagiscono allo stesso modo"; è pregiudizio diffuso che "tutti i politici si fanno gli affari propri", "tutti i ragazzi fanno questo o quello", meno importante che "tutte le rockstar si drogano". Tutti, tutti, tutti. Poi son passato in bici in un paese e i ragazzi da 12 a 18 anni erano uguali. C'è chi dice "Ma sei normale?": il culto fascista della normalità è diffusissimo.
Esser diversi è difficile, ma si fa parte di un'élite. Ci son élite economiche, il che è aberrante, élite prettamente numeriche, il che significa poco (che gli asessuali sian pochi non significa che sian "meglio" e potrei esser di parte). Che i laureati siano l'8-9 % è una gran cosa, peccato che c'è chi arrivi a ciò solo per motivi economici. Le cose belle son poche, le persone valide anche.
La diversità è scegliere la via più difficile e poter un giorno dire "queste ferite mi procurai il giorno di S. Crispino". Non si è creduti, ci si sente dire che è impossibile che si sia così; si è osteggiati, perché se "tutti" son così anche i "diversi" devono esserlo. Ma "noi i pochi, i felici pochi" andiamo avanti per la nostra strada - il che non comporta andar DRITTI, ma sentire consigli e valutarne la validità: APERTURA MENTALE. Senza piagnucolare o farsi problemi esistenziali (che non significa non pensare), accettando (che non significa rassegnarsi) tutto. Ciò porterà a qualcosa: si potrà dire di non essersi risparmiati.

Sarebbe bello ottenere qualcos'altro: maybe tomorrow, maybe someday... you've changed your place in this world... but it's hard to live by the rules, I never could and still never do, the rules and such never bothered you, you call the shots and they follow (Chrissie portami via)



Tommaso
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venerdì, 22 febbraio 2008
Alle medie ero frustrato per non avere un cantante preferito. Volevo interessarmi alla musica ma dovevo trovare un punto di partenza. Poi arrivò un Natale, ero in 2° media e con esso un doppio live di Renato ZeImage Hosted by ImageShack.usro, esperimento folle di mia mamma che riuscì, mutandomi in un piccolo fanatico. Ora mi sembra una cosa ridicola, ma era quasi una fede, comprendente un concerto allo stadio Brianteo di Monza con mamma (più quello recente a S. Siro, presente anche Mironcino2003, apprezzando ma senza recuperare l'entusiasmo d'una volta). Dopo un tentativo autonomo di darsi Image Hosted by ImageShack.usun tono con Battiato, cresciuto e giunto (male) alle superiori, fui internazionalizzato sempre con un CD natalizio di provenienza materna: Best of Bowie, nuovo fanatismo che accantona (meno male) il sorcinesimo (senza proprio rinnegarlo). Pudico ragazzo che andava (ripeto andava) a Messa ogni domenica e in caso d'emergenza il sabato sedotto dal peccaminoso Ziggy Stardust e affascinato dall'elegante, raffinato e intellettuale Thin White Duke. Vari dischi, concerto ad Assago con mia mamma il 23 ottobre 2003. Completamente perduto, mi rifugio ogni tanto dal rassicurante Battiato o dagli allegroni Queen, con escursioni dai monumentali, sacrali Pink Floyd. Per sviare sospetti di fanatismo con allegati sospetti d'attrazione (!) per Bowie ostento visite a Eric Clapton e Mike Oldfield. Avvicinamento ai Toto che si limita a un best of. Penso che sarebbe interessante trovar qualcuno cheImage Hosted by ImageShack.us m'interessi come Bowie. Inverno 2004: alla radio sento il singolo di Mark Knopfler Boom, Like That e sono in un altro mondo: voce sporca che con una fraseggi di chitarra quasi country rimanda a fast food, auto in lente fughe su una highway nel deserto, immagini evocate dalla cover alla Paris, Texas: il mondo dei cowboys urbani. Da lì il fanatismo per Knopfler e i dIRE sTRAITS (yeah, scritti così) e il mondo dei disadattati in cerca del proprio pezzo di mondo "tra l'addio e l'arrivederci" dei film di Clint. Discografia completa, coinvolgimento del povero Mironcino2003 in gran concerto all'Arena di Verona 2 giugno 2006, Emmylou Harris & Mark Knopfler, imminente concerto di Knopfler ad Assago (15 aprile; biglietto comprato il 17 ottobre scorso). Inverno 2006-07: passaggio alla radio di Wuthering Heights e doverosa indagine su altre opere di Kate Bush: artista geniale, il coraggio d'esser bizzarra e una voce straziante. Nel frattempo qualche sortita dai Blondie. Lo scorso autunno son impegnato in una conversazione rock-related con mio padre, dinanzi alla registrazione del concerto per i 30 anni di carriera di Bob Dylan. A cantare I Shall Be Released è annunciata "Chrissie Hynde dei Pretenders", al che spalanco le orecchie più di quanto non fossero: mi ricordo della fine estate 2005, quando Scary Monsters (and Super Creeps) di Bowie passò il testimone a Making Movies dei dIRE sTRAITS e a Radio Capital insistettero per una settimana a mandare Don't Get Me Wrong dei Pretenders. Ma ero concentrato sui dIRE sTRAITS e lo sdoganamento di Hayao Miyazaki col Leone alla carriera a Venezia e nonostante l'apprezzamento per la canzone non li considerai molto. Ma dinanzi a questa donna bellissima (da allora apprezzo la frangia sino agli occhi), con splendida voce bassa, gran modo di cantare e tenuta del palco sobria, efficace ho ripreso la questione (sfottò di mio zio) Dicembre: acquisto Get Close. 2 gennaio (dopo mostra Lynch): Learning To Crawl. Sabato scorso: Pretenders II. Ora The Pretenders sono tra i miei ascolti quotidiani.

17 marzo 2006: sono con Mironcino2003 a vedere Letters From Iwo Jima. Prima della visione compro Love Over Gold dei dIRE sTRAITS e penso: "Forse mi faccio truffare a spender soldi per 'sta gente". Subito dopo rettifico: "E' un bel modo per rendersi conto d'esser vivo".



Tommaso
venerdì, 15 febbraio 2008
Image Hosted by ImageShack.usLa visione di American Gangster è stata accompagnata da esborso per libri da studiare e acquisto DVD (con trailer cinematografico e carinissimo documentario dietro le quinte) The Enforcer ("Cielo di piombo ispettore Callaghan"), ri-visto domenica scorsa.
Da pre-adolescente (pochi anni fa, in tempo per l'ultimo passaggio in TV di tutta la saga, i primi 3 su RAI3 gli ultimi 2 su Rete4) ero contrariato dalla ruvidezza di Callahan; crescendo son diventato cinico e l'ho accettata.
Questo è però il film in cui Dirty Harry s'ammorbidisce; se nel primo è razzista e nel secondo quasi amorale, qui è timido, paziente, sensibile. Il rapporto con la collega Kate Moore / Tyne Daly sembra quello del Clint più maturo con Maggie Fitzgerald / Hilary Swank: dall'iniziale indisponenza passa ad ammirazione e affetto. Image Hosted by ImageShack.usE il predatore sessuale del precedente Magnum Force esita di fronte alle allusioni della collega. Callahan è ammorbidito ma non stanco nè arreso: si concede a spericolatezze (notevole la scena della rapina al bar), non si risparmia per un attimo, agisce anche in incognito e soprattutto si ribella alla stupidità dei superiori: non si concede a una scenetta propagandistica quando non c'è nulla da festeggiare ed è brusco coi burocrati. Callahan è il prototipo dei personaggi del Grande Clint dai '70 in poi, che decideranno la sua grandezza autoriale: quello che fa il lavoro sporco per la gloria dei colletti bianchi che lo disprezzano. Quando usa la violenza è strettamente necessario ma viene punito (ancora la rapina al bar); quando i superiori abusano del proprio potere (la rassegna stampa montata, l'arresto di Mustapha) si ribella - e paga. E' ancora l'Eroe autistico che vede solo il bene e il male, non la propria convenienza personale. La beffa che subisce alla fine (la voce dall'elicottero) e il suo allontanarsi ancora una volta mostrano quanto sia rifiutato e quanta voglia scappare, pur essendo troppo forte per farlo - infatti torna sempre a sacrificarsi.
Regia scarna, giusti silenzi, ottimo ritmo, gran montaggio nella scena del bar. In originale si evitano la famosa "g" aggiunta al cognome di Harry dai distributori italiani e alla richiesta di Kate di posare il mitra un terrorista risponde "You kidding me?" ("Mi prendi in giro"), non il ridicolo e fuori luogo "Vuoi fare l'amore" in it.
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domenica, 10 febbraio 2008
Image Hosted by ImageShack.us(diceva Clinton Eastwood sr. a Clinton Eastwood jr., raffigurato a lato)

Nel post su To Live and Die in L.A. cito spesso The Gauntlet ('77, "L'uomo nel mirino") che acquistai e vidi a pochi giorni di distanza dal film di Friedkin.

Ben Shockley (Clint Eastwood), poliziotto alcolizzato di Phoenix che non ha mai avuto il "grande caso" và a Las Vegas per scortare "un testimone da nulla per un processo da nulla", Augustina "Gus" Mally (Sondra Locke), squillo d'alto bordo d'aspetto angelico. Ma poliziotti male informati e federali corrotti faranno di tutto per impedirgli il ritorno a Phoenix. Finale delirante nella città sgomberata con autobus che attraversa corridoi di poliziotti (il "gauntlet" è il corridoio, con a un'estremità un getto d'acqua, di poliziotti che prendono a manganellate i nuovi arrivati nelle carceri) che lo crivellano.

E' un potente racconto, purtroppo decaduto al rango d'opera minore, ma raffigura come le persone valide siano maltrattate da approfittatori, prepotenti, disonesti. Shockley accetta di buon grado la sfida, sapendo che tutto ciò gli tornerà (come dico io, "fa curriculum"); il motivo idiota della scia di sange che segue la fuga dei protagonisti mostra la piccolezza di cui ha causato tutto ciò. Shockley è come tutti i personaggi di Eastwood: Tommy Highway (Heartbreak Ridge, "Gunny"), il marine la cui guerra "non finiva mai", in lotta con un mondo che non lo vuole; Harry Callahan, il poliziotto che sfida ogni regola per ottenere giustizia VERA. Semiautistici che agiscono solo in base al proprio dovere senza contemplare la possibilità di scorciatoie; le vie comode sono per i mediocri. Meglio sputare sangue, perché ogni ferita è un merito, ogni sfida è vinta se combattuta onestamente, farsi un passato per esser fieri del proprio presente (Eastwood non sfoggia a caso le sue rughe).
Colletti bianchi che si definiscono "veri lavoratori" e maltrattano gli operai, accademici che in nome della propria libertà di parola la negano al Papa (non sono ancora stato d'accordo con lui ma non gli tappo la bocca e aspetto che parli ancora, magari concorderemo su qualcosa), filosofi che insegnano la vita chiusi nel proprio studio, viziati che cacciano AMICI da lezione per poi minacciarli sicuri dell'appoggio di "baroni" loro favorevoli, personaggi che fanno cadere governi malconci ma onesti per interesse personale, parassiti pagati per niente, critici perbenisti che tacciano autori ambigui, aggressivi, coraggiosi (Eastwood, Friedkin, Cimino, Boorman) di "stupidità", "fascismo", "rozzezza" perché giudicare male la superficie è più facile che trovare il disagio che li muove.
Con questi individui (cui son grato) si può invertire il discorso di Tony Montana / Al Pacino nel ristorante in Scarface: "Sono orrendi, io non sono come loro". Esser onesti è ottima cosa di per sè, ma ciò è qualcosa in più. Shockley e Callahan prendon atto dei fatti e non s'arrendono: distinguersi e meritare ciò che si ha. Se è poco, fa niente. Ogni goccia di sangue sputata è di per sè un premio, una vittoria, un merito. A volte poi la ricompensa è immensa, come l'amore d'una Gus Mally che riconosce il vero eroe, quello con la spina dorsale.

"...come on and take a low ride with me girl..."

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Tommaso
venerdì, 01 febbraio 2008
Image Hosted by ImageShack.usIn settimana la mia impazienza è stata premiata con la visione di American Gangster. Ciò che m'aspettavo: non un film epico come Il Padrino come è stato scritto, ma il gran poliziesco col respiro dei grandissimi Scarface by dePalma e To Live and Die in L.A.. Gran mestiere di Scott che torna ai vecchi fasti e riporta il genere ai livelli dei film sopracitati, oltre ad alzare il livello del sodalizio con Russel Crowe: dal brutto Il gladiatore al carino Un'ottima annata a questo gran film. Gran regia la geniale confusione Crowe-inseguito alla fine di una retata o il movimento di mdp nel bar che svela anche un compunto Scott; bellissima la fotografia nei colloqui nebbiosi nell'appartamento di Washington-Lucas o negli uffici della polizia. Assante, Gooding jr. e Gugino mettono un buon titolo nelle non luminosissime carriere; Washington e Crowe s'innalzano con personaggi accattivanti, Washington-Lucas gangster spietato ma affettuoso e responsabile, Crowe-Roberts poliziotto disordinato nella vita ma onestissimo e testardo nel lavoro (peccato diventi avvocato). Un Tony Montana psichicamente equilibrato contro un Richard Chance affidabile (Crowe-Roberts e Petersen-Chance son poi fisicamente identici, brutto fisico e volto cadente, non come i fighetti che si fingon duri di moda oggi) ma nonostante l'ampia gamma di paragoni disponibili, American Gangster è un film che sta in piedi da solo. Il tizio alla mia sinistra addormentandosi m'ha buttato addosso il suo beverone: per fortuna sua e della mia camicia stile Caine che fa Carter era finito.
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