sabato, 03 gennaio 2009
5 stelle + (i migliori):
Rachel sta per sposarsi
Happy-Go-Lucky - La felicità porta fortuna
Repulsion
Yakuza
Changeling
La Rabbia di Pasolini
I Duellanti

5 stelle (bellissimi):
Burn After Reading
I misteri del giardino di Compton House
Wall-E
Frankenstein Jr.
Persepolis

4 stelle (ottimi):
- Racconto di Natale
- Orlando
- Cul-de-sac
- Blue
- Macbeth
- Il Vento e il Leone
- American Gangster
- Mezzanotte nel Giardino del Bene e del Male
- Riccardo III - Un Uomo, un Re
- L'Amico Americano
- Quel che resta del giorno
- Ratatouille
- Cronaca di un amore

3 stelle e 1/2:
- Lo Scafandro e la Farfalla
- Vogliamo anche le Rose
- Una squillo per l'ispettore Klute
- A 30 secondi dalla fine

3 stelle (discreti):
- Riflessi in uno specchio scuro
- Angel
- Tropic Thunder
- Bagdad Café
- 007 - Goldeneye
- 007 - Zona Pericolo
- Mamma mia!
- Onora il padre e la madre
- Il bacio dell'assassino

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2 stelle e 1/2:
- Paris, Texas
- 007 - Quantum of Solace
- Michael Clayton
- Velvet Goldmine
- La famiglia Savage
- The Orphanage

2 stelle (mediocri):
- Le balene d'agosto
- Ocean's Thirteen

1 stella e 1/2:
- Miracolo a Sant'Anna
- Sfida senza regole

1 stella (brutti):
- Broken Flowers
- Un segreto tra di noi

° (i peggiori):

- Vanilla Sky
- Le cronache di Narnia - Il leone, la strega e l'armadio

-Rivisti-
- Blade Runner * * * * * +
- Vivere e morire a Los Angeles * * * * * +
- La città incantata * * * * *
- Ispettore Callaghan il caso Scorpio è tuo * * * *
- Gli aristogatti * * *

Altre visioni meta-cinematografiche:
- la mostra di DAVID LYNCH alla Triennale di Milano;
- la mostra Valentina - La forma del tempo di Guido Crepax alla Triennale Bovisa.

Cinematograficamente il 2008 è stato per me un anno importantissimo... addirittura una svolta.

Ho finalmente portato Blade Runner nella mia cineteca, dopo noleggio-TV-cinema;
Ho re-incontrato Friedkin e stavolta ho anche la foto;
Ho incontrato Spike Lee;
Sono entrato nello staff di Tilda Swinton;
Ho scoperto il cinema indie, grazie a Derek Jarman e allo SpazioCinema di Milano;
Ho scoperto le riviste DUELlanti e Cahiers du Cinéma (l'ultima già nota);
Soprattutto, sono diventato assistente del mio boss.

Il 2008 cinematografico è stato... come gli altri anni.
Alcuni film notevolissimi, altri mediocri, altri orrendi.

E la distribuzione italiana non è cambiata: i grandi negozi di DVD sono troppo perbenisti per vendere Possession di Zulawski ma non abbastanza da non riempire i propri scaffali con allenatori nei palloni e cinepanettoni.
I polizieschi reperibili sono di bassa lega ma i "polar" francesi sono introvabili.
Della filmografia di Tilda Swinton sono disponibili molte copie di Narnia o Costantine, ma nulla dei film indie - e la sua è soprattutto una filmografia indie.

Alcuni tra i film migliori dell'anno, Rachel Getting Married e Happy-Go-Lucky, sono stati visibili sono in cinema d'essai... La Rabbia di Pasolini quasi invisibile.
Molto meglio dare spazio alle bugie della Hollywood fascista, dai 50 marchi di lusso nominati nei 145 minuti di Sex and the City ai soliti supereroi bianchi che sconfiggono i nemici degli U.S.A.; meglio il nazismo di Narnia che proseguire la trilogia de La Bussola d'Oro (boicottata dai cattolici U.S.A. dopo il 1° - e ultimo - episodio).

Tra le nuove uscite, piccola delusione per la fattura convenzionale di Michael Clayton, che si regge sull'ottimo quartetto attoriale Clooney-Swinton-Wilkinson-Pollack; rivelazione Racconto di Natale, né dramma né commedia, originalissimo, con grandi attori (Deneuve, Amalric - attore dell'anno, Consigny, C. Mastroianni, Devos). Burn After Reading è uno dei film più importanti, oltre che tra i migliori, degli anni 2000: come nota giustamente Kezich, dimostra che quest'epoca, pur non essendo la più tragica della storia, sia la più stupida.
Tra i film degli altri anni, I Duellanti spinge ulteriormente a detestare l'usanza dei distributori a scrivere, sulle locandine dei film di R. Scott, "dal regista de Il Gladiatore"... il regista di Blade Runner, Alien e I Duellanti ricordato per il suo film peggiore, una baracconata fascista omologata allo stile vuoto della ultima Hollywood. I Duellanti è un film magnifico, con i pregi del cinema classico e quelli del moderno, con grandissimo fascino visivo.
Repulsion, Cul-de-sac e Macbeth mostrano quanto originale fosse Polanski, uno dei più grandi (forse IL più grande) autori di sempre... prima di giungere a Hollywood.
Derek Jarman, coi suoi film e scritti, un grande esempio di libertà, artistica e intellettuale.
Il peggio... il primo Narnia, filmaccio idiota e mal fatto, tronfia esposizione di stupidità, incapacità nel girare, regia nulla. Persino peggio del vuoto pasticciaccio pseudo-new age Vanilla Sky.

Ma c'è ancora Clint Eastwood a salvare il cinema.

Tommaso
venerdì, 04 luglio 2008
1 anno di blog: 1 anno di cose viste e sentite. Dopo i premi ai bloggers, i premi alle opere in 1 anno di Out of the Vortex (da 07/06/2007 a 03/07/2008).

Miglior film:

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To Live and Die in L.A.

Miglior DVD:
(ex aequo)

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Blade Runner


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Scarface
(grazie Luca)

Miglior libro:
(ex aequo)

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John Boorman, Adventures of a Suburban Boy

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Antonio Scurati, Una storia romantica

Miglior disco
:
(ex aequo)

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 dIRE sTRAITS, aLCHEMY

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The Pretenders, Learning To Crawl

Miglior concerto:
(ex aequo)

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Coro Bach, Basilica di S.Marco, Milano 22/05/2008

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 Mark Knopfler, Datchforum, Assago (MI) 15/04/2008

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Lady Bugs, Alcatraz, Milano 20/10/2007

Miglior mostra:

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Nathalie Djurberg, Turn Into Me, Fondazione Prada, Milano 19/04-01/06/2008

Miglior evento:

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Milanesiana 2007

Miglior artista:

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Tilda Swinton

Tommaso
domenica, 06 aprile 2008

Dal post di Luca su Blade Runner si capisce quanto siano distanti le nostre posizioni sul cinema.
Per lui il cinema è un passatempo, per me un motivo di vita. Lui si occupa di cose più utili e concrete, io m'estraneo con questa forma d'arte e, considerandola tanto importante, vorrei che le si desse un pò di considerazione: non posso sopportare di dedicarmi tanto a qualcosa di fatuo.
Per questo chiedo non guardare Blade Runner come film d'azione più o meno avvincente, tecnicamente fatto molto o poco bene, ma come film pregno di significato. Perché in ciò stanno la sua importanza e utilità, e se Blade Runner non è importante, nessun film lo è: così il cinema non serve.
Tutto ciò si basa sulla condizione raffigurata da Friedkin lo scorso anno a Milano in poche parole: "i film di oggi paion giochi per la PlayStation". Basta vedere un contenitore di trailer per rendersene conto: sparatorie e scene frenetiche, divi da poco e sentimenti da nulla. Se il cinema era lo specchio del '900 perché riassunto artistico della sua multimedialità, ora è parodia della frenesia del 2000. I film sono frettolosi, non riflettono, sono uno spettacolo patinato di soldi, sesso e violenza. Perciò un fan de Il signore degli anelli  trova statico il miglior film di Ridley Scott, non proprio uno che s'addormenta dietro la m.d.p.: è l'abitudine a spettacoloni nazisti gonfi di sangue, scenografie computerizzate e combattimenti da 60 inquadrature al minuto. Molto meglio i film di James Bond, dinamici e leggeri ma attenti alle caratterizzazioni e con uno humour che gli danno fisionomie umane. Così le commedie romantiche: quelle degli anni '50 erano molto più belle e divertenti, ma come scambiarle con quelle di oggi, che avranno anche solo un paio di battute divertenti ma sono più sexy (guai poi a dirlo, è da moralisti)?
Un contributo arriva dalla TV, ossessionata dalla "realtà": fatta di reality e talk shows aggressivi per urla e ritmo, una finta realtà in cui non c'è tempo per pensare, solo per vedere. Così di fronte a grandi film non ci si chiede che ci stiano dicendo ma quanto manca alla fine, da quanto tempo i personaggi stanno zitti, se tra i protagonisti scatterà qualcosa.
Ritengo tutto ciò utile: i brutti film risaltano quelli belli, più film scadenti ci sono più hanno valore quelli belli - anche se alcuni brillano di luce propria. Ma spiace che il cinema ormai sia dominato dalla bruttezza. I film non sono più sogni: non si sogna un cinepanettone. Il sogno americano sta distruggendo i sogni da film, con rombanti macchine da incasso alla Il codice da Vinci (e pensare che il libro per quanto discutibile dà da pensare) o con uno Spider Man all'anno, con scenografie fatte al computer, finte acrobazie fatte con lo schermo verde e tanto sangue. Friedkin rappresentava la violenza: To Live and Die in L.A. dice tantissimo sul suo uso nella vita reale. L'Excalibur di Boorman ha pochissima violenza e oggi (a 27 anni dall'uscita) è considerato noioso. L'ossessione del mostrare: Rosemary's Baby non è attuale perché la sua violenza è psicologica, sottintesa, forse fittizia. Ma è un grandissimo film.
Luca, Blade Runner non è un film statico e con caratterizzazioni fumettistiche: è LA riflessione su cosa sia umano o no in una società che spaccia per "realtà" ciò che non lo è. La sua irrealtà è dovuta al fatto che mostra persone più grandi della vita: per mostrare la vita la guarda dall'alto. E rappresenta il cinema che, con la sua tecnologia simboleggia l'era del progresso tecnologico. A ciò serve il cinema: a portarci DAVVERO nel mondo in cui viviamo.
Ci restano il cinema indipendente: Tilda Swinton che ci fa pensare, i fratelli Coen che osano far film lenti, gli inglesi che mostrano storie di vita VERA. E Clint Eastwood, che avrà il marchio Warner Bros. ma fa film come dice lui, fuori moda, veri e BELLI.

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Lottare contro il razzismo durante il maccartismo ed esser ricordato come un fascista con l'ossessione delle armi: Charlton Heston.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:38 | Permalink | commenti (9)
categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, attori, lutto, ridley scott, clint eastwood, tilda swinton
lunedì, 24 marzo 2008
Ossia: un film più grande di tutto.

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Blade Runner è più d'un film: va oltre l'essere film in quanto tali degli altri film: non solo una trama, nonImage Hosted by ImageShack.us solo un contenuto, non solo un insieme d'espressioni visive e sonore, è la vita portata sullo schermo FISICAMENTE. Così l'esperienza Blade Runner non si limita alla sua visione, è qualcosa che circonda il suo spettatore. Il suo essere ovunque sta nel suo rappresentare totalmente il mondo. E' cinema realista visto fantascientificamente; la definizione "fantascientifico" è limitante, indicando solo l'ambientazione. E' miscuglio di generi (noir per la "chandlerianità" del personaggio di Ford, Deckard; sentimentale per la love story con Rachel; melò per il dramma interiore dei replicanti; azione per le scene violente; poliziesco per l'indagine di Deckard) che in quanto tale annulla i gImage Hosted by ImageShack.useneri di cui è costituito. La mediazione realtà/finzione è costituita dallo spostamento nel futuro dell'azione; se non fosse così, l'immediatezza sarebbe la più devastante mai vista. E' il cinema di Eastwood potenziato ma ammorbidito dall'essere irreale, distante. Questo suo mediare la realtà è la funzione primaria del cinema; se Blade Runner non fosse una proiezione, sarebbe nel mondo più di quanto non sia già. In un monologo scritto da David Peoples poi sostituito dal celebre "I've seen things..." di Rutger Hauer che lo pronuncerà, Roy immagina quanto debba esser triste tornare a casa la sera e trovare "the ordinary things": Blade Runner è la ricercaImage Hosted by ImageShack.us della straordinarietà, a ciò mira la ricerca della vita di Roy, un Pre-Raffaellita in cerca dell'arte utile o Wilde e Chrissie Hynde che guardano le stelle a dispetto della massa. A ciò si riferisce il suo "little man" a Deckard, che è sì Eroe della vicenda perché libera Rachel, perché è un ribelle, perché ha la simpatia di HImage Hosted by ImageShack.usarrison Ford ma è pur sempre uno che spara a una donna alle spalle (nota giustamente Hampton Fancher) e non capisce il dramma dei Nexus 6. "All'inizio non capì perché mi salvo" pensa la sua voce fuori campo (tagliata nel recente Director's Cut), nonostante il proprio altruismo nei confronti di Rachel non capisce quello di Roy, macchina che l'ha seguito per vendicarsi. Forse il messaggio di Roy è stato sprecato, sono state davvero "tears in rain". Come spesso le cose più intelligenti sono sottovalutate. Blade Runner fu stroncato all'uscita, si scrisse che crea un mondo affascinante ma non una storia solida; per Ghezzi è arretrato poiché ripete senza umorismo il cliché dei replicanti; le sale eran vuote, i trailer incentrati su scene d'azione illusero gli spettatori e il passaparola fece il resto. Fu presto recuperato come film di culto in cinema notturni e l'avvento delle VHS lo tramutò in successo planetario. Ma il fenomeno era già cominciato, c'era già chi vi vide qualcosa d'immenso e ne mutuò l'architettura, lo stile, gli abiti.
Visionarietà, gran recitazione, spettacolo, profondità: in Blade Runner c'è tutto, Blade Runner è tutto. La vita finta (il cinema) e la vita vera.

Tommaso
postato da: thomaspendragon alle ore 17:17 | Permalink | commenti (7)
categoria:cultura, opinioni, cinema, sogni, arte, ridley scott, blade runner