lunedì, 23 giugno 2008
Image Hosted by ImageShack.us Riflessi in uno specchio scuro ("The Offence", 1972: sarebbe uno dei rari titoli italiani più belli dell'originale, non fosse una scopiazzatura dal melò di 7 anni prima Riflessi in un occhio d'oro) è un dramma diretto da Sidney Lumet: dramma in quanto film di matrice teatrale: tratto dall'opera di John Opkins This Story of Yours e costruito come dramma teatrale, basato su dialoghi di forte tensione: più parole che immagini, più attori che effetti. L'inizio fa pensare ad altro: lunghi silenzi, panoramiche sul bosco in cui la polizia cerca una bambina scomparsa, rapidi scambi di battute tra poliziotti. Un sospetto (Ian Bannen), ubriaco e sporco di sangue viene portato nella sala per gli interrogatori: qui il sergente Johnson (Sean Connery), fermamente convinto che sia il pedofilo che ha massacrato delle bambine e ne ha appena molestata una, lo brutalizza. Da qui il film diviene dramma teatrale: dopo una sequenza prettamente filmica, Johnson che torna a casa rivedendo i peggiori casi su cui ha indagato in passato, il film è fatto di dialoghi. Con la moglie (Vivien Merchant, prima moglie di Harold Pinter) che vorrebbe condividere le sue tragedie ma non sopporta il loro racconto; riportato alla base, col sovrintendente (Trevor Howard) che deve stabilire la legittimità o meno della sua condotta; il flashback dell'interrogatorio.
Voluto da Connery, che iniziava a tentare di staccarsi da James Bond, fu un fiasco (seppur poco costoso); più apprezzato dalla critica britannica che da quella estera.
Ma è un grande film: i dialoghi sono intelligenti, con nerbo; la vicenda avvince; la cupa fotografia di Gerry Fisher rende il fascino inquietante della provincia inglese; la regia di Lumet è un bel susseguirsi di brevi carrellate. I grandi Bannen e Howard reggono un film basato su un Connery magnifico, un'intepretazione impressionante: un personaggio complesso reso in tutti i suoi aspetti.

Tommaso
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categoria:cultura, cinema, arte, attori, polizia, sean connery, anglofilia
giovedì, 01 novembre 2007
Errata corrige: lunedì ho scritto che Innuendo è l'ultimo album dei Queen. Isy, Massima e Suprema Autorità in campo Queeniano e Mercuriano, mi segnala che è seguito da Made In Heave. Ringrazio e mi pento.

Da un pò ti tempo scrivo solo dei DVD che acquisto e non dei film che vedo per la prima volta. Da oggi recupero e la/il prima/o che pensa "e a noi che ci frega" si becca una mia cover di Kate Bush. Non l'ho ancora registrata ma per l'occasione mi metterei d'impegno. Immaginate, un baritono con ampiezza vocale 2 note (bassa e ancora più bassa) che canta Kate Bush. The Horror, the Horror. Con la "H" di "Halloween" maiuscola. Hammer Horror.

Il titolo del post si riferisce al fatto che di solito dò parei positivi a 9 film su 10 che vedo, forse perché guardo solo ciò che credo s'avvicini ai miei gusti (cioé: tutto ciò che sia appena presentabile). Sono però selettivo nel definire un film "perfetto". Gli ultimi, rispettabilissimi film che ho visto al cinema m'hanno però lasciato CORDIALMENTE perplesso.

Image Hosted by ImageShack.us Il famoso film italiano che a sorpresa ha sbancato il botteghino, contendendo il primato (sfiorato di poco) a I Simpsons. La regia c'è, abbastanza innovativa, ma il film sfocia presto nel nazional-popolare con l'onesto Servillo che fa la macchietta dello sbirro napoletano dal cuore d'oro, ci manca che canti Don Raffaé e così il pathos si perde.

Image Hosted by ImageShack.us Il libro è splendido, sembra Pinter in prosa, un meccanismo di pensieri e sentimenti perfetto, belle poi le riflessioni di Briony sulla lettaratura. Ho adorato la riduzione di Joe Wright di Orgoglio e Pregiudizio per la regia (e per l'occasione di vedere Donald Sutherland in una parte importante, perché lui e von Sydow dopo i 60 sono stati relegati nella gloria del "e con la partecipazione straordinaria di", ossia pochi fotogrammi?) innovativa e di grande inventiva: mi choccò la sequenza nella stanza tonda in cui la mdp compie evoluzioni senza tornare sui suoi passi tenendo però Knightley e partner sempre inquadrate. E la regia è anche qui impressionante: il 1° tempo è un sistema di sguardi e specchi legati a doppio filo, la visione segue suoni e pensieri (Robbie che pensa allo scambio di fogli - macchina che gli gira attorno; Robbie che realizza, macchina che gli si ferma di fronte). E James mcAvoy è bravissimo. Ma il film perde tono nel secondo tempo, la regia si concentra nel celebre (e vituperato, solo perché lungo, non si ha più pazienza) pianosequenza a Dunkerque e il finale è concentrato in una scialba intervista alla bravissima Vanessa Redgrave: ciò che nel libro era suggerito in varie pagine è qui squadernato in poche parole. Keira Knightley era più intensa in Orgoglio e Pregiudizio e a inizio film dovrebbe avere la vivacità dei film dei pirati, spero non pensi di vivere di rendita sulla sua già onoratissima carriera (aggiungerei che la più bella del cast è Saoirse Ronan alias Briony 13enne ma son stato sospettato d'omosessualità per la foto di Connery in Zardoz, non vorrei incorrere in qualcosa di mooooolto peggio). Ma Robbie nel libro non era imponente (ci volevo io - o von Sydow, stile La fontana della vergine)? E Lola scheletrica? Dettagli, ciò che conta è che comunque il film è notevole. Non fosse per il secondo tempo.

Selah!
lunedì, 29 ottobre 2007
Venerdì 26 è finito il mio contratto da 1 mese alla IHI, 4° esperienza come metalmeccanico (oltre a vigilante, e commesso). Tante persone simpatiche, qualche capetto ("Sai leggere i numeri? Non dico addirittura latini, bastano quelli arabi..." "Certo, so leggere molto bene la mia media di 29/30simi" tiè). Ho imparato più in questi periodi in fabbrica che all'università. Almeno, all'università ho imparato come non devo essere.

Sabato sono tornato alle superiori per l'orientamento universitario. Durante la presentazione ho balbettato e una ragazza in prima fila era molto divertita da ciò, rideva di gusto nascondendosi con la manica. Dovendo andarmene pochi minuti prima della fine, mi sono alzato per prendere la giacca e davanti a tutti le ho sibilato "Tu farai molta strada", poi col pollice alzato "Brava". Tre turni d'esposizione, ho raccomandato di non fare come me, di iscriversi a Lettere se si è appasionati e non per il "pezzo di carta" come chi arriva a lezione senza sapere chi siano Conrad e/o Eliot e/o le Bronte. Durante il primo turno una ragazza m'ha anche incoraggiato, "Calmati". Gli altri espositori gentilissimi, soprattutto la stupenda archeologa che ora insegna allo scientifico.

Nel weekend sono tornato a Cannobio (residenza estiva della famiglia di mio padre) dopo 8/9 anni. Tutti contenti, come me.
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Passato a Milano, shopping folle alla Feltrinelli della stazione Porta Garibaldi:

Image Hosted by ImageShack.uslo stupendo album dei dIRE sTRAITS Making Movies che già conoscevo (questa copia però è MIA);

Image Hosted by ImageShack.usil loro live che cercavo da molto On The Night, dall'"On Every Street" tour del '92-3 (l'ultimo); bello ma scaletta leggerina;

Image Hosted by ImageShack.usl'ultimo ('91) album dei Queen Innuendo; la title-track è una delle mie canzoni preferite in assoluto, I'm Going Slightly Mad è molto bella come These Are The Days Of Our Lives ma il resto è proprio brutto. Mi aspettavo dal booklet altre illustrazioni di Grandville come quella stupenda nella cover o quella per me molto unhemlich del retro ma niente. Mi sono tolto comunque uno sfizio.

Image Hosted by ImageShack.usimmagino di non dover spiegare perché ho preso questo;

Image Hosted by ImageShack.usidem.

Selah!
mercoledì, 26 settembre 2007
Il colloquio è stato quel che è stato, ma ho trovato lavoro (per 1 mese)!
L'azienda da cui ho sostenuto il colloquio non voleva un neodiplomato come consulente vendite (ma se tutti vogliono esperienza, uno come fa ad iniziare), ma mentre ero in stazione Porta Garibaldi (da Feltrinelli poi ho trovato Golden Heart di MK; per non rendere la gita inutile son stato al Museo del Cinema "Gianni Comencini", piccolo ma è stupendo stare in un piccolo locale a Milano quando piove - e anche col bel tempo, direi... luce bassa, musica, disegni d'artisti milanesi) la telefonata da Adecco per far il controllo qualità mese 1 mese alla IHI, fabbrica di componenti per automobili in cui ho già lavorato per 2 settimane gli ultimi inverno e primavera (oltre a inventari e carichi-scarichi di camion vari).
Michael Caine / Peachy Carnehan m'avrebbe detto:
"Si vede che lei non è un contabile, i contabili son gente dal petto stretto"
(dialogo con Christopher Plummer / Rudyard Kipling in The Man Who Would Be King)
Il mio CV s'arricchisce e al concorso per ispettore di polizia farà colpo (come fece al colloquio per fare il vigilante).
Ormai sono come Clint: operaio, capelli castani, oltre il metro e novanta (ma quanto lo ripeto volentieri), faccia secca, con aspirazioni cinematografiche e duro come la roccia. Katherine Hepburn direbbe di me ciò che disse di John Wayne: "Quando m'appoggio a lui mi sembra d'appoggiarmi a una roccia".
Mò basta vantarsi e citare. Devo (lavorare e) pensare al post darthtessiano.

Selah!
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categoria:cultura, cinema, gioia, attori, clint eastwood, sean connery
sabato, 25 agosto 2007
Oggi compiono gli anni:

Thomas Sean "Big Tham" Connery
Marinaio, camionista, lattaio, culturista, attore, poeta, regista di documentari (l'immortale compie 77 anni);

 

e

Mel Ferrer
mio... rivale (90).



Auguri ragazzi!

Selah!
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categoria:cinema, sogni, gioia, attori, sean connery
giovedì, 26 luglio 2007

Il cinema è la mia religione. Secondo mia nonna m'è stata trasmessa da mio nonno; in effetti da bambino son stato forgiato dalle rievocazioni delle sue avventure nelle peggiori sale di Milano per vedere i duri d'allora (Lee Marvin, Robert Ryan, Sterling Hayden, Glenn Ford, Henry Fonda, Burt Lancaster, Telly Savalas...); ma tuttora il mio fanatismo è alimentato da mia madre che mi sottopone il meglio e il peggio della produzione odierna.

Lunedì aveva il turno di pomeriggio; tornando lei alle 22,30, le ho registrato da Canale5 Sotto il sole della Toscana. Un'esperienza mistica. S'è giustificata dicendo che il libro di Frances Mayle è diverso, dunque s'aspettava qualcosa di carino. Non sono italofilo (anzi...), ma i luoghi comuni non mi piacciono, siano rivolti a chicchesia. Davvero gli uomini italiani portano il colletto della camicia lungo la clavicola? Davvero in Italia non lavora nessuno e se qualcuno s'azzarda a farlo abbandona il posto con disinvoltura? Davvero in Italia si crede che ricevere feci di piccione in testa sia segno della volontà divina (una fandonia tra l'altro blasfema!)? Gradirei il parere di Severgnini. Leggendari i camei della signora Quattro Salti in Padella nel ruolo della contessa Bramasole, di Claudia Gerini come agente immobiliare, di Mario Monicelli come vecchietto che visita tutti i giorni una cappella (la protagonista dice: "per farlo tutti i giorni dev'esser scemo" e tu che lo guardi tutti i giorni?). Magnifica la frase: "Partorirai in un elegantissimo camice Armani" e la finestra della stanza d'ospedale che dà sul Duomo di Firenze. Manco Rosamunde Pilcher è tanto perversa.

La settimana prima abbiam visto Panico a Needle Park, con Kitty Winn (Palma d'oro a Cannes), la tata di Regan nei primi due L'esorcista e Al Pacino, 1971, l'anno prima della sua fama mondiale con Il Padrino. D'obbligo vederlo perchè mia mamma è devota di Al. Quando su Rai1 trasmisero la fiction su Woytla con Carey Elwes e Jon Voight la stessa sera di Le regole del sospetto su Canale5, guardò questo perché "sempre di religione si tratta". Adora Javier Bardem per aver detto di non credere in Dio ma in Pacino. S'è commossa per il trailer di Ocean's 13 perché c'è Lui. Lo scorso Natale le ho regalato Io, Al Pacino (biografia in forma d'intervista) e ha quasi pianto. Ah, dimenticavo... il film era bello. Secco, essenziale. La scena del cane però è pura crudeltà mentale nei confronti dello spettatore. Mi sembra che il cliente-pollo che denuncia Ellen-Kitty Winn sia Paul Sorvino; secondo voi? C'è anche Raul Julia, uno degli attori più sottovalutati e sfortunati di sempre.

Mi ha scandalizzato dicendo "L'uomo che volle farsi Re è carino, ma non aspettarti un gran film... più che altro loro due sono bravi...". A parte che Caine e Connery sono più che bravi... ma dire che non è un gran film... continua la diatriba su Luce dei miei occhi che io ho trovato grande, uno dei migliori film italiani d'oggi, più potente del neorealismo anni '50; per lei deprimente, angosciante. Io voglio aprire il "Sandra Ceccarelli & Luigi Lo Cascio fan club"; iscrizioni aperte. Mi voglio rovinare: la Ceccarelli è la Audrey Hepburn italiana. Un altro gran dibattito è su Niente da nascondere: per me uno dei più grandi film di sempre, un esperimento magnifico, non solo virtuosismo formale, gran profondità di contenuto (la scena dei galli però è pura crudeltà mentale nei confronti dello spettatore - ho già scritto una frase simile?); per lei deprimente, angosciante - ho già scritto una frase simile?

Per voi? E' Al Pacino il più grande attore di sempre? Per me un grandissimo, ma prima di affermare ciò... John Osborne ha avuto il coraggio d'affermare che "Nicol Williamson è il più grande attore di sempre dopo Marlon Brando". Un sondaggio pochi anni fa ha dato a de Niro il titolo di più gran attore di sempre. Per me de Niro è più bravo di Brando (troppo teatrale... non puoi fargli fare l'uomo della strada), ma Pacino meglio di de Niro. Per la scelta dei film, per l'energia, per l'intensità. Ma la recitazione nervosa non mi dice molto, troppo innaturale. Sono per il naturalismo, la scuola europea. Per me il migliore di sempre è Max von Sydow. Forse un pò per affinità intellettuale-spirituale-attitudinale-fisica, ma attori così intensi son rari. La sua faccia congestionata quando scopre la Morte nell'abbazia in Il settimo sigillo vale come dieci primissimi piani di Pacino. Ne L'esorcista II - L'eretico i primi piani che Boorman gli dedica son fenomenali, restando immobile raggiunge un'espressività incredibile. E' un attore intellettuale, "una faccia pensante", ma sa divertirsi come in Flash Gordon: freddo, statico, grande. Williamson è grande, in Excalibur (oggi Helen Mirren compie 62 anni!) calibra ogni inquadratura alla perfezione, fa un lavoro minuzioso, ma ha avuto una carriera cinematografica scarna, meritava di più. Un attore che mi ricorda von Sydow è David Caruso (un pò per la faccia identica), il modo di fare calmo, la recitazione minima, ma è tanto sotto le righe da ricordare più il primo Clint Eastwood (che non era da Oscar ma neanche meritava gli insulti che s'è preso), che ricevette la stima di Richard Burton. Burton: l'intensità di von Sydow e l'energia di Pacino. E uno sguardo spaventoso. E una voce splendida. E un volto scavato nella roccia. Se John Wayne fosse stato un'attore teatrale, sarebbe stato Richard Burton; se Richard Burton fosse stato un cowboy, sarebbe stato John Wayne. Il Duca sarebbe stato a suo agio nel cinema inglese (era anche fanatico di poesia inglese del '700): con Michael Caine o Sean Connery avrebbe fatto un gran L'uomo che volle farsi Re. Con Peter O'Toole, Richard Burton e Richard Harris tante gran partite di rugby. Ora ci sono Daniel Craig e Hugh Jackman; vorrei tanto vederli assieme. Quando farò la mia versione di Excalibur, Craig sarà Arthur e Jackman Lancelot. Merlin? Donald Sutherland o James Cromwell o Max von Sydow.

Ma la più grande di sempre, togliendo la distinzione attori-attrici, è Audrey Hepburn. Comica, drammatica, sopra le righe, sotto le righe. E quand'è inquadrata non guardi altro.

 

Selah!

lunedì, 23 luglio 2007

Ieri sera su  La7 uno dei più grandi film d'avventura di sempre... Sean Connery, Michael Caine e Christopher Plummer diretti da John Huston... L'uomo che volle farsi Re. Una leggenda.

Rudyard Kipling (da un cui racconto il film è tratto)  incontra in India Due sottufficiali dell'esercito britannico, massoni come lui, dotati di gran sense of humour (molto british) e flemma, che voglion diventare re del Kafikistan. Li sconsiglia, ma affascinato firma da testimonio il contratto con cui essi stabiliscono le regole dell'impresa.

Huston punta più sulla sceneggiatura che sulla regia, forse affidandosi a fascino dei paesaggi e carisma dei protagonisti, creando comunque un'intreccio di gag e battute raffinate splendido.

Connery si ritrova così in questi anni (in cui faceva di tutto per allontanarsi da 007: racconta Boorman che l'anno prima all'uscita dallo stadio di Dublino la gente vedendolo urlò "guardate, c'è James Bond!" - L'uomo che volle farsi Re è del '75) protagonista di film che rivoluzionano il modo di rileggere la letteratura inglese: nel '74 Zardoz (citato dai guerrieri con maschera da dio che assalgono i contadini) univa The Waste Land di Eliot (già summa della tradizione letteraria inglese e non solo) a The Wizard Of Oz di Baum e al superomismo di Nietzsche; nel '76 Robin & Marian (con  Audrey Hepburn...) del lisergico Richard Lester (già entrato nella cultura inglese coi film dei Beatles) offriva un finale alla leggenda di Robin Hood con un cast all star del cinema-teatro britannico (Nicol Williamson, Robert Shaw, Richard Harris, Ian Holm, Denholm Elliot!).

Gran lettura dell'immaginario britannico: senso di avventura (Kipling...), coraggio, amicizia, ricordi d'imprese, canti da camerata... e gli stessi Michael Caine e Sean Connery incarnano il meglio di tutto ciò.

A proposito di Connery e 007: Daniel Craig confermato Bond per i prossimi 2 episodi, in cui svelerà l'aspetto comico dell'agente. Aumento d'ingaggio: per il 1° film prese 6 milioni di $, per il 2° ne prenderà 7,5, per il 3° 12. Non onestissimo, ma nel cinema mainstream di oggi è poco... e ha 39 anni, quindi all'apice della carriera. Buon lavoro, Daniel. (Connery diede TUTTO il suo cachet di Diamonds Are Forever a enti benefici e in altre occasioni donò parti del compenso. Per The Man Who Would Be King, lui e Caine presero 250.000 £ a testa).

Selah!

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categoria:cultura, libri, cinema, sogni, arte, gioia, daniel craig, james bond, sean connery, michael caine, anglofilia